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giovedì 28 gennaio 2010

Musica e mistero : il canto gregoriano


Il canto gregoriano ha una struttura complessa, nonostante la sua apparente semplicità ed impone una preparazione specifica per essere compreso, non tanto sul piano musicale, quanto sul piano esoterico: ognuno dei suoi elementi ha particolari significati simbolici, liturgici, rituali e fonici atto a favorire lo stato di ascesi.


Tra le forme più antiche di canto religioso, ricordiamo la salmodia dei Laici.
Tra le forme più primitive del rito cristiano, dobbiamo invece ricordare le letture che si svolgevano per mezzo della "cantillazione": sorta di amplificazione sonora di ogni parola, regolata dal ritmo verbale (14).
Non sappiamo di preciso cosa fosse ma penso che la cantillazione sia in parte sopravvissuta nel canto gregoriano, tipico esempio si musica liturgica.
Il canto gregoriano ha una struttura complessa, nonostante la sua apparente semplicità ed impone una preparazione specifica per essere compreso, non tanto sul piano musicale, quanto sul piano esoterico: ognuno dei suoi elementi ha particolari significati simbolici, liturgici, rituali e fonici atto a favorire lo stato di ascesi.
La sua ripetitività è consapevole e progressiva: si deve cioè ripetere la formula ogni volta come se fosse nuova, così come ogni giorno è nuovo.
Questo fattore di novità è essenziale alla musica: quando essa manca la musica si trova al servizio del caos e del disordine (15).

C'è un altro aspetto che non deve essere né dimenticato né sottovalutato. È quello dell'elemento di magia presenta nella musica.

La chiesa cristiana ha riconosciuto la presenza di valenza magiche in alcuni canti rituali: ne è dimostrazione la circostanza che il Concilio di Colonia del 1316 vietò l'intonazione della "Media vita" adversus personas, salvo speciale dispensa.
Si ritenne, infatti, che la melodia potesse produrre danno e sofferenza negli ascoltatori (16). In effetti potrebbe trattarsi dello stesso principio secondo il quale il canto gregoriano dovrebbe esser intonato solo dai monaci: perché essi, unici, possederebbero la consapevolezza iniziatica della sua simbologia (17).

L'introduzione del tema del canto gregoriano mi induce a considerare il rapporto tra musica e religione cattolica che è stato molto stretto fin dalle origini.
Storicamente, nelle prime comunità cristiane la munisca era utilizzata unicamente nella liturgia. Tuttavia, nel medioevo, con il mutare delle condizioni politico-sociali, si produsse una sorta di teatralizzazione del rito religioso: nel popolo crebbe l'esigenza di poter assistere a rappresentazioni (per altro verso spesso condannate dalla Chiesa), ma anche la necessità di conoscere i sacri testi, quanto meno nelle forme divulgative (al di fuori del testo latino divenuto incomprensibile ai più).
Dalla drammatizzazione delle sacre scritture derivò, abbastanza presto, da un lato, la cristallizzazione e volgarizzazione dei testi che rimasero da quel momento estranei al linguaggio degli iniziati; dall'altro, la nascita del dramma liturgico.


Note:

14. In questo modo si declamavano i Vangeli e le Epistole: ad essa erano addetti esclusivamente lettori dell'ordine sacerdotale (chierici): si trattava evidentemente di una pratica interpretativa esoterica del testo sacro per la quale era necessaria una preparazione iniziatica.
15. Si è diffusa ultimamente negli Stati Uniti, tra le sette integraliste cristiane, la teoria secondo la quale certi generi musicali, particolarmente frastornanti (musica da discoteca, musica rock, heavy metal) sarebbero frutto di un insidioso intervento Diretto di Satana e dei suoi adepti.
16. Più di recente ricorderemo che nel 1990 Giovanni Paolo II ha utilizzato la melodia "Ad petendam pluviam" per invocare la pioggia dopo un periodo di siccità. Ma ricorderemo anche le veglie di preghiera ad Assisi accompagnate da canti.
17. Per questo si ritiene che l'introduzione del canto dei fedeli nelle cerimonie religiose sia una pura e semplice concessione alla mondanità. Sul significato del canto monodico e della cantillazione si veda il "quaderno" sui Salmi di V. M. Romano. Al contrario si deve ricordare che nel Congresso nazionale di Musica sacra di Bologna (1992), il Card. Biffi, ispirandosi ad un testo forse mal compreso di S. Agostino, ha ribadito che la musica sacra deve costituire "la voce unanime del popolo di Dio" anche se occorre saper distinguere tra la semplice emozione estetica e la profonda sostanza rituale.



Fonte : http://www.edicolaweb.net/arca026g.htm










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