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sabato 21 agosto 2021

MUSICA E MISTERO : Ballo in Fa diesis minore - Danza macabra (Branduardi)

Nel precedente articolo Schiarazula Marazula (danza del 1500) sul blog LE MUSE avevo riportato il link dove si spiegava l'origine della danza medievale a cui Branduardi aveva attinto. 

In questo articolo altri particolari esoterici.

Mysterium

losbuffo.com

Si potrebbe pensare che il Medioevo non abbia tanto a che vedere con la musica attuale. In realtà, Angelo Branduardi ha fatto a più riprese riferimento a testi e musiche antiche. Uno degli esempi più eclatanti di questo suo eclettismo è Ballo in Fa diesis minore¸ un brano inserito nell’album La pulce d’acqua, datato 1977.

Angelo Branduardi nasce in provincia di Milano nel 1950. Trasferitosi in giovane età a Genova, si diploma in violino al Conservatorio Niccolò Paganini a soli sedici anni: è tra i più giovani diplomati al Conservatorio d’Italia. Una volta tornato a Milano, conosce negli anni ’70 colei che sarà sua moglie e l’autrice di gran parte dei suoi testi, Luisa Zappa. La pulce d’acqua è il suo quarto album, vi sono contenuti brani che si ispirano a miti, leggende e poesie di diverse epoche.


Ballo in Fa diesis minore è il primo brano dell’album. Il lavoro di Angelo e Luisa Branduardi su questa canzone non è stato tanto compositivo, quanto di riarrangiamento, lavoro comunque notevole, che ha reso attuali e piacevoli un testo e una musica di più di quattrocento anni fa. 

Il tema di fondo di questa canzone è quello della danza macabra, presente anche nel film Il settimo sigillo, in cui i protagonisti danzano con la Morte. Nelle arti figurative, tale tema compare a fine XIV secolo. Il significato sotteso è l’inesorabilità della morte: bisogna porsi nell’ottica medievale, in cui la morte era temuta per l’inconoscibilità del giudizio divino in merito alla vita ultraterrena. 
Sono numerosissime le rappresentazioni di uomini che danzano con il loro scheletro-alter ego, come quella della chiesa di Hrastovlje (Slovenia) qui riportata.

Tuttavia, il testo ripreso nella canzone è del XVI secolo e si riferisce alla “danza della cintura” centro europea, ma anche al “ballo tondo” sardo. L’incisione a cui si rifà il brano è quella di Simone Baschenis (1495-1555) presente sulla facciata della chiesa di Pinzolo. Il testo e l’affresco di Baschenis doveva fungere da memento mori, ma il finale della canzone di Branduardi ne capovolge il senso. La Morte viene sconfitta danzandoci insieme, il tempo si ferma e quindi la Morte non può più essere “signora e padrona” del tempo e degli uomini. Branduardi stesso ha riferito che si tratta di “un esorcismo della morte attraverso la musica e la danza”.


Per quanto riguarda la musica che Branduardi ha posto come accompagnamento a un testo in questo modo reinterpretato, le sue origini sono da ricercarsi in Friuli. L’opera ci è giunta in un’opera del 1578 di Giorgio Mainerio, Il primo dei libri accomodati per cantar et sonar d’ogni sorte de instromenti. Il titolo del brano è Schiarazula marazula, motivo tipico friulano precedente al Cinquecento, con origini medievali. Il riarrangiamento di Branduardi, comunque, è notevole: sebbene il motivo sia lo stesso, gli strumenti utilizzati sono molti di più. Anche il ritmo subisce delle variazioni notevoli, anche se mantiene l’andamento di marcata accelerazione verso la fine, che però si ferma nel momento in cui inizia il cantato.

Un lavoro di ricerca, quello dei coniugi Branduardi: la scelta di un motivo tradizionale friulano come accompagnamento a un testo che da lugubre si ricopre di un senso nuovo è degno di nota. Non sono molti gli artisti che in Italia si dedicano alla riscoperta di motivi quasi sconosciuti; ancor più difficile è attualizzarli, pur lasciandoli ancorati alla loro realtà storica e sociale. Nell’apostrofe alla Morte queste sono le parole con cui gli uomini la invitano alla danza:

Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo
Posa la falce e danza tondo a tondo
Il giro di una danza e poi un altro ancora
E tu del tempo non sei più signora.

Una rivalutazione della morte che non è una svalutazione, ma un’accettazione di essa come parte integrante della vita: in questo consiste il salto che compie l’umanità di Branduardi rispetto a quella medievale.

TESTO :

Sono io la morte e porto corona,
Io Son di tutti voi signora e padrona
E così sono crudele, così forte sono e dura
Che non mi fermeranno le tue mura.
Sono io la morte e porto corona,
Io non di tutti voi signora e padrona
E davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare
E dell 'oscura morte al passo andare.
Sei l'ospite d'onore del ballo che per te suoniamo,
Posa la falce e danza tondo a tondo:
Il giro di una danza e poi un altro ancora
E tu del tempo non sei più signora
Sei l'ospite d'onore del ballo che per te suoniamo,
Posa la falce e danza tondo a tondo:
Il giro di una danza e poi un altro ancora
E tu del tempo non sei più signora
Sono io la morte e porto corona,
Io Son di tutti voi signora e padrona
E così sono crudele, così forte sono e dura
Che non mi fermeranno le tue mura.
Sono io la morte e porto corona,
Io non di tutti voi signora e padrona
E davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare
E dell 'oscura morte al passo andare.
Sei l'ospite d'onore del ballo che per te suoniamo,
Posa la falce e danza tondo a tondo:
Il giro di una danza e poi un altro ancora
E tu del tempo non sei più signora
Sei l'ospite d'onore del ballo che per te suoniamo,
Posa la falce e danza tondo a tondo:
Il giro di una danza e poi un altro ancora
E tu del tempo non sei più signora

Fonte: Musixmatch

Compositori: Angelo Branduardi

sabato 4 febbraio 2017

Musica e mistero : DANZA MACABRA (Saint-Saëns)


it.wikipedia.org

Danza macabra



La danza macabra è un tema iconografico tardomedievale nel quale è rappresentata una danza fra uomini e scheletri.

Descrizione


Gli scheletri sono una personificazione della morte, mentre gli uomini sono solitamente abbigliati in modo da rappresentare le diverse categorie della società dell'epoca, dai personaggi più umili, come contadini e artigiani, ai più potenti, come l'imperatore, il papa, principi e prelati.

Il soggetto ha la funzione di memento mori ("ricordati che devi morire") e, rispetto ai soggetti apocalittici più diffusi nell'alto medioevo, come le rappresentazioni del giudizio universale, esprime una visione più individualistica della morte e talvolta anche una certa ironia nei confronti delle gerarchie sociali dell'epoca. È importante notare che con il tempo la figura della Morte come agente della volontà divina scompaia, lasciando iconograficamente soltanto i cadaveri, simboli del conturbante richiamo dell'aldilà, laicizzando l'ideale della morte stessa.

Questa parentesi però dura per poco tempo: a breve, componimenti come La Danza macabra delle donne (Martial d'Auvergne) e La Danza dei ciechi (Pietro di Michault) riconsegnano il tema della Danza Macabra al moralismo ed alla sfera religioso-sacrale cristiana.

La diffusione del tema, assieme ad un certo compiacimento nella rappresentazione di scheletri e di morti, è stata messa in relazione con la grande peste del 1348, che infuriò in tutta Europa e che rese la morte un fenomeno familiare nei vari paesi europei. Alberto Tenenti sottolinea come il "senso di pietà" per la propria sorte e l'ironia tragica, tipica di questi componimenti, siano stati passaggi fondamentali per liberare l'uomo dall'ideale cristiano della morte.

I dipinti dedicati a questo tema sono visitabili in varie località d'Europa: Italia, Croazia (Cristoglie, Vermo), Francia, Germania[1], Polonia (Cracovia), Svizzera[2], Estonia ecc.
Una delle più antiche raffigurazioni conosciute della "Danza macabra" è senza dubbio quella che venne realizzata, a Parigi, lungo una delle mura del vecchio Cimitero degli Innocenti, nel 1424. Da qui il nome venne consacrato con il suo termine latino Chorea macabæorum. Questo murale andò distrutto nel 1669, ma venne subito copiato su mura di altri cimiteri europei, come quello vicino la Cattedrale di Saint Paul, a Londra.

Iconografia

Nel XX secolo

In concomitanza di periodi particolarmente sanguinosi, il tema della danza macabra o della danza degli scheletri è stato talvolta riproposto dall'arte figurativa pittorica o scultorea. Un curioso esempio di danza macabra, dal valore più grottesco che didattico, è messa persino su pellicola da Woody Allen, nel film Amore e guerra.[3] Ben più drammatica è la rappresentazione della danza macabra messa in scena dal regista Ingmar Bergman nella scena finale de Il settimo sigillo.

Danza macabra in musica



it.wikipedia.org

Danza Macabra (Saint-Saëns)


Danza Macabra
Compositore Henri Cazalis (parole) / Camille Saint-Saëns
Tonalità sol minore
Tipo di composizione chanson, strumentata in poema sinfonico
Numero d'opera op. 40
Epoca di composizione 1874
Prima esecuzione Concerts Colonne, Parigi, 25 gennaio 1874
Dedica Gustave Jacquet
Durata media 7 minuti
Organico chanson originale: voce e pianoforte strumentazione sinfonica: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti in si♭, 2 fagotti, 2 corni in sol ordinari, 2 corni in re cromatici, 2 trombe in re cromatiche, 3 tromboni e tuba, xilofono, 3 timpani in re, la, sol, triangolo, piatti, grancassa, arpa, violino solo scordato (mi♭/la/re/sol), archi
Movimenti
unico (Moderato di valzer)

Danza Macabra op. 40 (Danse macabre) è un breve poema sinfonico composto nel 1874 da Camille Saint-Saëns che nacque come chanson (voce e pianoforte) e fu successivamente strumentata.

Storia della composizione


La Danza Macabra è stata eseguita per la prima volta il 25 gennaio 1874 ai Concerts Colonne di Parigi, dove qualche settimana prima era stato presentato il "Phaéton op. 39", il secondo lavoro del genere di Camille Saint-Saëns.
Tra le numerose fonti d'ispirazione - la danza macabra, amata dall'iconografia medievale, fu soggetto ispiratore di musiche (Totentanz di Liszt, ad esempio) e trasfigurazioni letterarie (come La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe) - il compositore si rivolse al poemetto grottesco scritto da Henri Cazalis sulla scorta della rinomata ballata di Goethe aveva creato una scena parodistica in cui la morte suonava un violino scordato in un cimitero.
La musica di Saint-Saëns non accoglie le ordinarie suggestioni demoniache ma prende le mosse dall'originale rilettura per cercare il "caratteristico" in una strumentazione ammiccante e spiritosa.

Testo

Qui è la traduzione italiana del testo di Henri Cazalis.
« I raggi della luna filtrano a intervalli fra nuvole a brandelli. Dodici cupi rintocchi risuonano dal campanile della chiesa. Svanito l'ultimo di essi, si odono strani rumori dall'attiguo cimitero, e la luce della luna investe una fantomatica figura: la Morte, che suona il violino, seduta su una pietra tombale. Si odono strida dai sepolcri circostanti e il vento ulula fra le cime degli alberi spogli.
Le note sinistre dello scordato violino della Morte chiamano i morti fuori dalle tombe; e questi, avvolti in bianchi sudari, volteggiano attorno in una danza infernale. La quiete del sacro recinto è distrutta da grida sorde e risa orribili. La ridda degli scheletri, col rumore secco delle ossa, diviene sempre più selvaggia, e la Morte, nel mezzo, batte il tempo col suo piede scricchiolante di scheletro. Improvvisamente, come presi da un sospetto terribile, i morti si arrestano. 

Nel vento gelido si sentono le note della Morte. Un fremito percorre i ranghi dei trapassati: i teschi sogghignanti si rivolgono in ascolto verso la pallida luna. Ma le note stridenti della Morte di nuovo rompono il silenzio, e i morti riprendono a danzare più selvaggiamente di prima. L'ululo del vento si unisce al coro dei fantasmi, gemendo fra i rami nudi dei tigli. D'improvviso la Morte smette di suonare, e nel silenzio che segue si ode il canto del gallo. I morti si affrettano verso le tombe e la fatale visione svanisce nella luce dell'alba. »

Analisi della composizione


I dodici rintocchi della mezzanotte sono eseguiti pizzicando una corda d'arpa (quella del Re).
Si odono strani passi nel cimitero, riprodotti da un contrabbasso pizzicato e allora appare la Morte che suona il violino. Il violino della Morte, oltre ad avere la corda più alta "scordata" appositamente, suona anche in tonalità diversa: infatti esegue degli accordi di Mi minore, mentre il brano è in Mi maggiore. Questo tema, il tema del richiamo, rappresenta la Morte che accorda il violino ed è costituito da tre suoni: Re, Mi♭ e Sol.

Il tema A rappresenta i corpi dei defunti che si levano dalle tombe. Tutta la melodia si svolge sulla successione cromatica di sei semitoni: Sol, La♭, La, Si♭, Si e Do. Inizia con un'introduzione "spettrale" del flauto accompagnato dall'arpa per poi passare agli archi. Una terzina di timpani e riappare la Morte che comincia a suonare la sua lamentosa melodia con il suo violino scordato. Gli scheletri escono dalle tombe: sono rappresentati dal flauto e dopo la loro introduzione sulla scena riappare il violino della Morte. Avvolti in bianchi sudari si mettono a ballare forsennatamente: questa scena è descritta dal violino e dall'orchestra, sotto i rintocchi cadenzati del triangolo e dei timpani, tutti in fortissimo.

La danza vera e propria è formata da contrabbassi e violoncelli (sempre in fortissimo) che ripropongono il tema B inframmezzati da suoni "animaleschi" degli ottoni: le grida e le risa dei defunti. Nel quadro successivo riappare il tema A suonato dal violino scordato della Morte e a intervalli si presenta lo xilofono, una rappresentazione comica del rumore secco delle ossa degli scheletri che danzano. Il tema B diventa una fuga, una variazione sul famoso tema del Dies irae, suonato da tutta l'orchestra e poi presentato prima dai legni e poi dai tromboni. 

Un'altra variazione sul tema B: introduzione del violino, passaggio ai legni, ritorno al violino e ripresa da tutti gli archi. Il silenzio è rotto dalla Morte che riprende a suonare prima il tema A e poi il tema B, sotto forma di canone, presentato da violino, trombe e xilofoni. A questo segue un breve tema di passaggio eseguito dall'orchestra al completo, poi decrescere in un pianissimo: l'orchestra ripropone frammenti del tema A interrotti dal rullare in crescendo dei timpani. Il tema passa poi alle trombe.

Inizia un folle crescendo: gli archi imitano le folate del vento mentre il violino scordato suona di nuovo il tema A e il tema B (quest'ultimo variato): il crescendo arriva a un fortissimo, fatto dalla sovrapposizione del tema A suonato dagli archi e del tema B, riproposto dagli ottoni, il tutto scandito dall'assordante esplodere degli archi. Persino il vento (rappresentato ancora dagli archi) si unisce al coro degli spiriti (orchestra).

Improvvisamente si arresta tutto. Si sente solo un oboe, che rappresenta il canto del gallo, ovvero l'alba. Un rabbioso colpo di timpani e il tremolo d'archi segna la fine della ridda e la Morte, vinta dall'arrivo dell'alba, suona il tema conclusivo con il suo scordato violino. La scena (e la composizione) si conclude con un pizzicato d'archi.