BABBO E NASTRO
FRASE LUTTO
CANDELA GIF
Translate
ELENCO BLOG
Cerca nel blog
domenica 28 gennaio 2018
Schifosissimi Illuminati in riunione segreta (Austria) con i loro scagnozzi del club Bilderberg
I segreti del club Bilderberg. L'Austria blinda con 2.100 poliziotti, esercito e posti di blocco il meeting annuale dei potenti del mondo. Sul tavolo del convegno ci sono importanti argomenti di interesse pubblico, ma cittadini e giornalisti sono tenuti a distanza (Marco Ferini).
Gli schif. Illuminati agiscono come una famiglia mafiosa a livello mondiale. La differenza però è sostanziale : la Mafia delinque per denaro, gli s. Illuminati per il controllo totale del pianeta e sono mille volte più velenosi.
MYSTERIUM
domenica 22 novembre 2015
Estulin, l'uomo che fregò gli Illuminati.
![]() |
| DANIEL ESTULIN |
Daniel Estulin riuscì ad infiltrarsi come un sorcio in perfetto stile Arsenio Lupin in una loro riunione rischiando grosso.
Hanno provato a farlo tacere prima cercando di assassinarlo ma fallendo nel loro piano, poi cercarono di rapirlo ed anche qui andarono a vuoto, infine gli fu offerto un assegno in bianco ma lui prontamente rifiutò.
In sostanza è riuscito a fregare gli schifosissimi Illuminati facendogli una pernacchia come Alberto Sordi nel film I VITELLONI (vedere link).
Cos’è il Gruppo Bilderberg
La conferenza del gruppo Bilderberg è un incontro annuale al quale partecipano circa 130 persone, tramite invito, la maggior parte delle quali sono personalità influenti nel campo economico, politico e bancario. Il gruppo si riunisce annualmente in hotel o resort di lusso in varie parti del mondo, solitamente in Europa, ma una volta ogni quattro anni organizza l’incontro negli Stati Uniti o in Canada. L’Italia ha ospitato tre vertici (Cernobbio nel 1965 e nel 1987 e Stresa nel 2004) mentre tra gli invitati ci sono stati Mario Draghi, Ignazio Visco, Romano Prodi, Enrico Letta, Carlo De Benedetti e Gianni Agnelli.
I nomi dei partecipanti sono resi pubblici attraverso la stampa, ma la conferenza è chiusa al pubblico e ai media. Proprio perché le discussioni non sono mai registrate o riportate all’esterno, questi incontri sono stati oggetto di critiche e di varie teorie del complotto, come ad esempio quella sostenuta da Daniel Estulin, scrittore russo, nel libro Il Club Bilderberg. Gli organizzatori della conferenza, tuttavia, spiegano questa loro scelta con l’esigenza di garantire ai partecipanti maggior libertà di esprimere la propria opinione senza la preoccupazione che le loro parole possano essere travisate dai media.
La prima conferenza è nata per iniziativa di David Rockefeller (ti pareva! Ed ecco una famiglia degli Illuminati fare capolino! - NB).
Si tenne il 29 maggio 1954 nell’hotel de Bilderberg a Oosterbeek, vicino Arnhem, nei Paesi Bassi. Tra gli organizzatori c’era anche il politico polacco Józef Retinger. Il suo obiettivo era favorire la cooperazione tra Europa e Stati Uniti in campo politico ed economico.
Per la prima conferenza furono contattati il principe olandese Bernhard van Lippe-Biesterfeld, il primo ministro belga Paul Van Zeeland e l’allora capo della multinazionale Unilever, l’olandese Paul Rijkens. Il principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld a sua volta coinvolse Walter Bedell Smith, capo della Cia. La lista degli ospiti fu redatta invitando due partecipanti per ogni nazione, uno per la parte liberale e l’altro per l’opposta parte conservatrice. In tutto furono 61 le persone invitate: cinquanta da undici paesi europei e undici dagli Stati Uniti.
Il successo di questo primo incontro spinse gli organizzatori a pianificare delle conferenze annuali e fu istituita una commissione permanente. I presidenti sono stati Bernhard van Lippe-Biesterfeld (1954–1975), Walter Scheel (1975–1977), Alec Douglas-Home (1977–1980), Eric Roll (1986–1989), Peter Carington (1990–1998) ed Étienne Davignon (1998-2001). Il gruppo è guidato dal 2001 da Henri de Castries, imprenditore francese, ex amministratore delegato di Axa.
“L’impero invisibile”, una nuova analisi sulle verità nascoste
È uscito “L’impero invisibile”, l’ultima opera di Daniel Estulin, già autore di diversi libri riguardanti il Club Bilderberg ed i suoi membri. Russia, Kosovo, traffico di stupefacenti, mercanti d’armi internazionali, attentati nucleari. Il giornalista russo cerca di mettere in relazioni tutte queste tematiche, accomunate da un aspetto: la manipolazione della verità.
di Francesco Bevilacqua - 13 Dicembre 2012
A circa tre anni di distanza dalla pubblicazione in Italia del suo libro “Il Club Bilderberg” (Arianna Editrice, 2009), il giornalista investigativo Daniel Estulin torna nel nostro paese con una seconda opera, “L’impero invisibile”, edito da Castelvecchi. Il sottotitolo della pubblicazione – “La vera cospirazione di chi governa il mondo” – comunica con immediata chiarezza al lettore l’intento dell’autore: denunciare la trama dei “grandi burattinai” che da anni, lontano dalle luci della ribalta, influenzano in maniera decisiva le politiche dei governi e degli organismi sopranazionali di tutto il pianeta. Il compito tuttavia è molto rischioso: l’autore si deve muovere mantenendo un delicato equilibrio, in bilico fra una denuncia credibile e documentata dell’operato di questi “governanti ombra” e lo sconfinamento nel territorio dei “teorici della cospirazione”, visionari interessati più al sensazionalismo gratuito che alla ricerca della verità, inevitabilmente funzionali ai poteri forti. Estulin in realtà ha sempre arricchito in suo lavoro editoriale con una robusta mole di documenti comprovanti le sue teorie: inviti e verbali dei meeting bilderberghiani, ordinanze e mandati d’arresto, comunicati, rassegne stampa e fotografie da lui stesso scattate.
Così come “Il Club Bilderberg” infatti, anche “L’impero invisibile” può contare su un’ampia appendice con la documentazione da lui raccolta in merito agli argomenti trattati. Entrando nel merito però, rispetto al suo lavoro precedente e all’incessante opera di sensibilizzazione e divulgazione da lui portata avanti nel corso degli ultimi anni, si nota una variazione sul tema, che rende il percorso del lettore più tortuoso e bisognoso di un attento lavoro di approfondimento e analisi, anche dopo la conclusione del libro. Questo è forse dovuto alla volontà, da parte di Estulin, di ampliare il raggio d’azione della sua ricerca.
Dopo aver seguito le mosse degli organizzatori e dei frequentatori del Club Bilderberg per diversi anni, infiltrandosi ai meeting, raccogliendo materiale documentale e scattando fotografie, il giornalista di origini russe ha ritenuto opportuno arricchire la sua attività investigativa con un’analisi che sconfina nella geopolitica, nello spionaggio e nel terrorismo internazionali, nella storia politica e addirittura nelle tecniche di guerra di massa.
Naturalmente il terreno da esplorare è vastissimo e insidioso: grazie anche alle premesse, appare chiaro a tutti come le vicende della storia moderna che sono state influenzate – se non indotte o provocate – da questo gruppo paragovernativo sono innumerevoli. La difficoltà sta proprio nel provare a tracciare un filo logico che le unisca, costruendo un quadro coerente dal punto di vista storico, politico, militare e giudiziario. Per fare questo, Estulin individua alcuni temi chiave, ai quali dedica i diversi capitoli del suo libro: si va quindi dalla transizione dal comunismo al capitalismo della Russia alla guerra in Kosovo, dalle vicende del presunto trafficante di armi Viktor Bout alle tecniche di guerra nucleare. Minimo comune denominatore è la verità dietro la verità, ciò che non è mai stato detto riguardante gli scopi, le modalità d’azione, le persone e i governi coinvolti, a volte addirittura le conseguenze in termini di vite umane, di questa politica parallela e occulta.
A dirla tutta, l’analisi si apre con alcune affermazioni non propriamente condivisibili. Mentre è da sposare in toto la posizione di Estulin in merito alla sovranità monetaria – “qualunque nazione incapace di controllare la propria moneta non può essere sovrana e qualunque nazione che non sia sovrana è vulnerabile agli assalti e ai sovvertimenti messi in atto da questa oligarchia”, osserva nell’introduzione –, non convince l’ostilità nei confronti dell’idea di decrescita e della necessità di porre un limite allo sviluppo, così come sembra riduttiva l’etichetta attribuita a tematiche quali scarsità delle risorse, inquinamento, surriscaldamento globale, visti come specchietti per le allodole utilizzati per frenare il progresso tecnologico e controllare le popolazioni.
È forse anche sottovalutato il ruolo di paesi come la Russia o l’Iran che, pur caratterizzati da grandi contraddizioni interne, rappresentano un argine fondamentale al dilagare degli interessi delle elite globali, quantomeno dal punto di vista geopolitico e militare. Sarebbe coerente con questa visione anche l’analisi proposta da Estulin in merito alla trasformazione dell’ex Unione Sovietica in un polo capitalistico. È interessante l’accento posto sulle storture che caratterizzano gli apparati interni della nomenklatura russa, corrotta e spesso funzionale agli interessi occidentali. Si tratta di un aspetto che è molto utile soprattutto nel chiarire al lettore che i vari attori in gioco – i governi occidentali, gli organismi sopranazionali, le elite finanziarie, i cosiddetti “stati canaglia”, i terroristi buoni e cattivi, le opposizioni e i regimi – non rappresentano due schieramenti contrapposti e ben distinti, ma spesso si mescolano, anche in maniera trasversale. Interpretare la situazione in bianco e nero, senza saperne cogliere le sfumature, sarebbe riduttivo e fuorviante. Al tempo stesso, è sempre più difficile raccapezzarsi e individuare i reali interessi in gioco e chi li rappresenta.
Nel capitolo successivo, l’obiettivo si sposta sul Kosovo, località di fondamentale importanza strategica per via del suo posizionamento. Crocevia del passaggio dei flussi di risorse naturali, elemento potenzialmente destabilizzante in una zona dalle forti tensioni etniche e culturali, rifugio per ricchi e influenti delinquenti internazionali, negli anni novanta questo paese è stato al centro di una sanguinosa guerra, che rappresenta anche una delle operazioni mediatiche meglio riuscite mai attuate dalle potenze occidentali. Estulin è abile nell’evidenziare le contraddizioni che spesso smentiscono le versioni ufficiali, proposte dai media del mainstream e finalizzate a strumentalizzare avvenimenti comunque tragici dal punto di vista umano e civile. Grande attenzione, nel prosieguo del libro, viene rivolta a Viktor Bout, presunto trafficante di armi internazionale, accusato dagli Stati Uniti di essere coinvolto nell’organizzazione di un attentato nucleare pianificato dalle FARC.
Oltre che sulla sua vita, l’analisi dell’autore si concentra sulla ricostruzione della vicenda giudiziaria di Bout, la cui posizione sembra chiarita da un suo vecchio compagno nei servizi segreti sovietici al quale Estulin rivolge un’ampia intervista. In realtà, al di là della denuncia dell’ennesimo episodio al limite della legittimità e della legalità internazionali, che vede coinvolti gli Stati Uniti, non viene fornita una chiave di lettura chiara della vicenda Bout e il lettore viene come lasciato in sospeso, con il compito di collocare lui stesso questo episodio nel contesto storico e politico globale. Molto più interessante è la parte conclusiva, dedicata alle tecniche di guerra nucleare.
Estulin ricorre opportunamente a spiegazioni tecniche il più precise possibile, analizzando cinque grossi attentati della storia recente: quello del 1995 a Oklahoma City, quello alla discoteca di Bali del 2002, quello del 2005 di Beirut, quando venne assassinato l’ex Primo Ministro libanese Rafiq Hariri, quello di Dharhan, Arabia Saudita, del 1996, e infine quello del 2006 al parcheggio dell’aeroporto di Madrid. Sulla base dei danni causati alle cose e alle persone, dei segni lasciati sul terreno, delle dinamiche dell’azione e confrontando i dati disponibili con le versioni fornite dai media e dalle istituzioni, Estulin conclude che in nessuno di questi episodi la verità ufficiale corrisponde a quella effettiva. Infatti, i danni provocati non sono attribuibili agli esplosivi che – è stato stabilito – sono stati utilizzati, ma secondo l’autore sono compatibili solo con ordigni atomici, per la precisione mini bombe nucleari. Ancora una volta dunque, viene svelata una versione dei fatti che non corrisponde a quella contrabbandata come veritiera. E ancora una volta, tocca al lettore il compito di collocare queste nuove informazioni nello scenario storico e politico e fornire loro una chiave di lettura.
FONTE :
http://www.ilcambiamento.it/recensioni/impero_invisibile_nuova_analisi_verita_nascoste.html
giovedì 17 settembre 2009
Il Club Bilderberg: i veri controllori dei destini del mondo
E' uscito per Arianna Editrice “Il Club Bilderberg”, scritto dal giornalista investigativo Daniel Estulin. Uno sconvolgente approfondimento sull'organizzazione più segreta e più potente del pianeta, che opera col dichiarato scopo di instaurare un nuovo ordine mondiale.
di Francesco Bevilacqua

Daniel Estulin vive in Spagna ed è un prestigioso giornalista investigativo
Questa storia ha inizio in un luogo e una data precisi, il 29 maggio del 1954 a Oosterbeek, una piccola cittadina dei Paesi Bassi, presso l’Hotel Bilderberg. Lì, su iniziativa del principe olandese Bernhard, si riunirono le maggiori personalità del mondo politico, di quello economico, industriale e militare, ponendo le basi per la creazione di una sorta di conferenza, o se volete di società segreta, che da quel momento ogni anno, per un fine settimana, si sarebbe riunita in un paesino del mondo occidentale per confrontarsi sulle problematiche del pianeta e studiare delle soluzioni a esse da attuare attraverso gli strumenti a propria disposizione, a ben vedere sostanzialmente illimitati dato che si trattava di presidenti, governatori, potenti industriali, affermati giornalisti e personalità di elevatissimo calibro.
Se vogliamo essere meno diplomatici e più schietti, possiamo dire che dal 1954 un gruppo di persone estremamente influenti prende tutte le decisioni più importanti che riguardano il destino di tutti noi e lo fa lontano da occhi indiscreti e, soprattutto, dal controllo popolare.
Già, perché i meeting del Bilderberg hanno caratteristiche molto particolari: si tengono generalmente in piccole cittadine, dove l’opinione pubblica e l’informazione non sono massicciamente presenti (nel 2004 la riunione ha avuto luogo a Stresa, un piccolo comune sul Lago Maggiore). L’accesso è rigorosamente a invito, il quale avviene secondo criteri che prendono in considerazione l’influenza della posizione dell’ospite e il grado di controllo che egli ha su determinati settori chiave.

Il gruppo include praticamente tutti i dirigenti delle istituzioni, delle aziende e delle organizzazioni più importanti del mondo
Segretezza è dunque una delle parole chiave del Gruppo Bilderberg. Un’altra è sicuramente controllo; come detto, uno dei requisiti fondamentali per essere invitati è quello di occupare una posizione di prestigio e potere, che permetta appunto di controllare i punti nodali di determinati settori.
Grazie a questo criterio, il Bilderberg ha sviluppato una rete formata da molte componenti: una di esse è per esempio la RCA, Radio Corporations of America, colosso dell’informazione che comprende NBC, CBS e ABC, mentre il suo omologo dal punto di vista politico-militare è la NATO, uno dei bracci armati della struttura.
Più in generale, il gruppo include praticamente tutti i dirigenti delle istituzioni, delle aziende e delle organizzazioni più importanti del mondo: ne fanno infatti parte Romano prodi, ex Primo Ministro italiano, Bill Clinton, ex Presidente americano, Jean-Claude Trichet, governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, Peter Sutherland, presidente della British Petroleum, Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale, la Regina Beatrice d’Olanda, tanto per citarne alcuni, ma la lista include centinaia di nomi. Ognuno di essi ricopre un ruolo di assoluto controllo del suo settore di competenza e appare chiaro che una rete che mette in sinergia queste personalità può controllare con facilità il mondo intero.
Fra i membri del Bilderberg ve ne sono alcuni che hanno alle spalle una militanza decennale e che hanno acquisito notevole potere all’interno della stessa organizzazione, tanto da essere considerati come organizzatori e gestori dei meeting. Uno di essi è certamente il rappresentante della corona olandese, solitamente indicato come il chairman, il padrone di casa.

All'interno del gruppo è di assoluta preminenza la posizione di Henry Kissinger
Altri membri importanti e influenti del Bilderberg sono Zbigniew Brzezinski, Vernon Jordan, Cyrus Vance e altre personalità che ciclicamente vengono impiegate nei posti chiave delle amministrazioni politiche americane e internazionali, indipendentemente dal loro schieramento
Il Bilderberg può inoltre contare su altre organizzazioni parallele che cooperano con esso per la realizzazione dei suoi intenti. Una di queste è il CFR, Council on Foreign Relations, creato nel 1921 su iniziativa di Edward House, potente e influente consigliere del presidente Wilson (già avvezzo a questo tipo di iniziative, come testimonia la sua idea della Lega delle Nazioni), e massicciamente finanziato guarda caso dalla Fondazione Rockfeller. Inizialmente il CFR fu concepito come distaccamento americano della Tavola Rotonda Mondiale, ma sin da subito i suoi intenti erano chiari: «creare un governo unico mondiale, basato su un sistema finanziario centralizzato, caratterizzato da un particolare mix di capitalismo e socialismo, di opportunismo e di idealismo».
Inutile dirlo, tutti i più importanti protagonisti della recente storia politica americana – da Colin Powell a Madaleine Albright, da Condoleezza Rice a Donald Rumsfeld, da Dick Cheney a Richard Perle, ma non Gorge W. Bush – fanno parte del CFR. Così come facevano parte del CFR Bill Clinton, personaggio secondario nella scena politica statunitense fino al momento della sua elezione, e John Kerry, sfidante di Bush alle elezioni presidenziali del 2004 (della serie: proponendo un proprio candidato e appoggiando comunque quell’altro è impossibile perdere).
Un’altra organizzazione analoga, che si differenzia dal CFR per essere internazionale e non riservata agli americani, è la Trilateral Commission. La Trilateral è stata fondata e finanziata, ancora una volta, da David Rockfeller, che ebbe l’idea e la propose al meeting del Bilderberg del 1972, in Belgio. Pur privilegiando il settore della finanza e del commercio, l’obiettivo della Trilateral è sempre lo stesso: creare un governo unico mondiale.

La storia raccontata da Estulin ha inizio in un luogo e una data precisi, il 29 maggio del 1954 a Oosterbeek, una piccola cittadina dei Paesi Bassi, presso l’Hotel Bilderberg
Il reperimento di questo interessantissimo materiale è stato possibile grazie a una fitta rete di contatti che Estulin ha sapientemente intessuto, coinvolgendo funzionari, giornalisti, addetti ai lavori, fino ad agenti segreti e membri dei servizi di vari paesi. Interessanti e attuali – ma anche assai inquietanti – sono poi i collegamenti che vengono evidenziati fra importanti avvenimenti della seconda parte del ventesimo secolo e l’azione segreta del gruppo Bilderberg: il Piano Marshall, l’uccisione di Aldo Moro, il Watergate, il caso Iran-Contra, la guerra in Afghanistan e tanti altri episodi – incluso un presunto e clamoroso piano di annessione del Canada agli Stati Uniti – determinanti appartenenti alla recente storia mondiale vedono lo zampino dei propugnatori del nuovo ordine mondiale.
Estulin colpisce quindi questa organizzazione proprio dove fa più male: la priva della segretezza, della discrezione e dell’ombra di cui si è sempre servita e di cui necessita per attuare i suoi piani. La prova di ciò ce la fornisce lo stesso autore con la frase che fa da intestazione a Il Club Bilderberg: «Nel 1996 cercarono di uccidermi, nel 1998 di sequestrarmi, nel 1999 di corrompermi, nel 2000 di arrestarmi e l’anno dopo mi offrirono un assegno in bianco se avessi taciuto una volta per tutte». Per nostra fortuna, quell’assegno Estulin non lo accettò mai.
Il Club Bilderberg nel 1996 cercarono di uccidermi, nel 1998 di sequestrarmi, nel 1999 di corrompermi, nel 2000 di arrestarmi,... Continua... | Il Lato Oscuro del Nuovo Ordine Mondiale Banche che creano denaro dal nulla, i rotschild, l'assassinio di kennedy e di tesla, l'11 settembre, il... Continua... |
Jugoslavia: Prima Vittima del "Nuovo Ordine Mondiale" Wall street e le banche internazionali sono coinvolte in tutte le grosse guerre e controrivoluzioni. la... Continua... | Lo Scontro delle Civiltà e il Nuovo Ordine Mondiale Questo libro ha una genesi curiosa e affascinante, che può spiegare il suo enorme impatto sul pubblico... Continua... |







