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KEEP CALM AND FUCK THE ILLUMINATI

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venerdì 30 maggio 2008

Rompere il muro del silenzio: i coraggiosi contro il cover-up

Sebbene rischiando alcuni hanno voluto ugualmente parlare su ciò che non si doveva sapere.
Ex ricercatori, scienziati, militari ecc. messi a confronto in questo sito:

http://digilander.libero.it/Alien/Misteri/Ufo/RIVELAZ.htm

Entità aliena minaccia: "morirete tutti...vedrete che casino" - ipnosi Malanga su una bambina

Tramite questa ipnosi su una bambina di 9 anni Malanga "evoca" due entità aliene.
La seconda si manifesta dopo un minuto e lascia dichiarazioni alquanto minacciose.

mercoledì 28 maggio 2008

I teschi di cristallo

Con la recente uscita nelle sale cinematografiche del film INDIANA JONES ED IL TESCHIO DI CRISTALLO (vedi trailer originale sotto) i misteriosi teschi sono tornati a fare parlare di loro. Cosa sono e quale sarebbe la loro storia?
Il teschio di cristallo è un modello di un teschio umano realizzato in cristallo di quarzo trasparente. Alcuni di questi manufatti sono considerati reperti archeologici precolombiani dai sostenitori dell'archeologia misteriosa. Nuovi teschi ricavati dal cristallo vengono prodotti e venduti regolarmente.
Alcuni ritengono che i teschi di cristallo abbiano poteri curativi, ma questo non è mai stato scientificamente stabilito. La comunità scientifica non ha mai riscontrato prove di qualsiasi fenomeno inusuale legato ai teschi di cristallo, né ha trovato alcun motivo per ulteriori investigazioni.

Storia

I primi di cui si è avuta notizia sono stati rinvenuti a Lubaantun, nello Yucatan, e nel Belize, e sono stati considerati da alcuni come risalenti almeno al XV secolo-XVI secolo della nostra era.
Sulla loro origine e natura sono state espresse svariate teorie e sono stati classificati da alcuni sostenitori dell'archeologia misteriosa come OOPArt.

Da uno studio effettuato nel 1970 da ricercatori della Hewlett-Packard guidati da Frank Dorland, su almeno uno di questi teschi (il Mitchell-Hedges), risulta che non furono utilizzati strumenti di metallo o pietre o di legno per scolpirlo. Gli scienziati affermarono alla fine della analisi che il teschio sembrava essere stato scolpito con un moderno laser o con ceselli di precisione.
Negli anni ottanta sull'onda della moda lanciata dalle pubblicazioni su questi artefatti comparvero numerosi altri teschi, dal Texas a Los Angeles; ad alcuni di questi venivano attribuite origini avventurose o poteri taumaturgici, ma di nessuno di questi si è potuta provare l'autenticità (mentre alcuni sono risultati veri e propri tentativi di truffa).


Negli anni novanta altri due teschi vennero "rinvenuti" da Nick Nocerino, personaggio televisivo autodefinitosi "esperto di teschi di cristallo", nella provincia messicana di Guerro. Nocerino non rivelò mai l'origine del ritrovamento, giustificandosi attribuendo la riservatezza a presunte "questioni di sicurezza per il personale coinvolto, a causa della situazione politica messicana".

Né i teschi né gli altri oggetti che Nocerino avrebbe rinvenuto sono mai stati sottoposti ad analisi indipendenti. Al contrario, sarebbero stati sottoposti ad un gran numero di esperimenti pseudoscientifici, come esami quali psicometria, scrittura automatica o percezioni extrasensoriali.

Questi esperimenti vennero realizzati presso tre società non accreditate dalla comunità scientifica: Pelton Foundation of Applied Paranormal Research, Institute of Psychic and Hypnotic sciences, The Society of Crystal Skulls International.

Stando ai risultati di queste prove, i teschi avrebbero trasmesso agli psichici immagini di cerimonie antiche o collegamenti con Atlantide.

Analisi approfondite condotte tra il 2003 e il 2005 su un esemplare sicuramente originale conservato al British Museum, hanno dimostrato senza ombra di dubbio che almeno il teschio è stato realizzato con l'aiuto di una fresa meccanica da gioielliere, uno strumento diffuso in tutta Europa già dal XIX secolo. Sono evidenti sulle cavità oculari e la dentatura i segni di lavorazioni sicuramente successive al medioevo.

In passato, intorno al teschio inglese si erano catalizzati folkloristici quanto infondati racconti, che suggerivano che il teschio si muovesse all'interno della teca. Anche il fatto che il teschio fosse stato rimosso dall'esposizione aperta al pubblico è una leggenda urbana: il teschio è oggi esposto all'interno della prima sala dell'ala sinistra, sul lato sinistro della parete dove si apre la porta d'ingresso.

In particolare, per l'esemplare esaminato si è riusciti a risalire ad una probabile origine tedesca della lavorazione, mentre la roccia cristallina è di origine brasiliana. Ricerche documentarie negli scritti relativi alle collezioni del museo, hanno portato a identificare nel collezionista francese Eugene Boban l'organizzatore di questo traffico di falsi. Altri teschi furono analizzati insieme a quello del British, tra cui quelli di Nocerino e quelli americani. Nessuno di questi teschi aveva evidenze che potessero supportare una presunta antichità, mentre anzi le probabilità spingevano a pensare ad un'origine molto più moderna.


È oggi certo che questi teschi, almeno quelli più antichi, sono stati realizzati nel XIX secolo con il solo scopo di venderli a ingenui quanto ricchi appassionati di antichità.

Un altro teschio, pesante 20 kg e donato al prestigioso Smithsonian Institute nel 1990, è stato sottoposto ad analisi nel 1996 durante la produzione di un documentario per conto della BBC, ed è risultato senz'ombra di dubbio un falso.

Le analisi su un quarto teschio, detto di Mitchell-Hedges, sono state rese impossibili dal divieto della stessa Anna Mitchell Hedges, che, allora diciassettenne, affermò di aver ritrovato l'oggetto durante una spedizione archeologica col padre nel 1927.

Secondo alcune fonti , i teschi sarebbero oggi conservati a Parigi (Musée des Arts Premiers, quai Branly, Parigi) e Londra (British Museum), ma non vi sono prove a favore di questa affermazione.




Corrado Malanga: L'odissea spaziale di Baruk

Una sperimentazione genetica scritta nel 600 a.C.
Leggendo alcuni passi dei testi apocrifi del Vecchio Testamento risulta chiaro che gli Alieni hanno accompagnato l'Uomo dalla sua alba... e il nostro addotto renderà gloria a Dio...


di Corrado Malanga

Esistono importanti studi sulle antiche scritture (1) che analizzano la possibilità che gli alieni abbiano visitato il nostro mondo prima che noi fossimo in grado di accorgercene o prima che gli storici scrivessero la storia così com'è oggi. Religioni costruite ad hoc, mondi scientifici costruiti in totale assenza di alieni, tradizioni e testi antichi purgati da strani racconti che possano far pensare che le cose non sono come ce le raccontano. E le testimonianze antiche sono lì, ferme, immobili in attesa di essere interpretate. Guai però a dire che le civiltà egiziane potrebbero aver avuto a che fare con interferenze aliene, guai a sostenere che in America Latina, nella penisola dello Yucatan, le razze precolombiane avevano conoscenze di natura estremamente sofisticata riguardanti la posizione delle stelle nel nostro firmamento. Cosa dire delle antiche leggende irlandesi (2) che parlano degli dèi venuti dallo Spazio che insegnavano ai terricoli le più banali arti, quali la coltivazione dei cereali o la costruzione di acquedotti. A chi appartengono i cadaveri di tre esseri giganti, alti più di tre metri, che il lama Lohsang Rampa (3) racconta di aver visto in un antico convento tibetano, custoditi segretamente e riconosciuti come gli antichi giganti, appunto, abitanti della Terra prima del diluvio universale? E sono figli delle stelle gli angeli cui fa riferimento il sesto capitolo del libro etiopico di Enoch, nel riferire di quella razza di Vigilanti, successivamente distrutta col diluvio da Dio? I progenitori di questa stessa razza, gli angeli caduti (ma noi diremmo dissidenti) saranno poi relegati in una prigione spaziale fatta di nove brillantissime stelle. Non a caso il libro di Enoch (1) è considerato apocrifo perché, vero o falso che sia, ha un contenuto imbarazzante per la Chiesa Cattolica. E verosimile che gli esperti del settore siano stati influenzati dalla loro cultura e nozioni nel tradurre e decodificare: è la "ruota della Storia", che porta l'uomo ad interpretare gli avvenimenti che lo circondano a suo favore ed ovviamente a sfavore degli avversari politici, militari e religiosi. Ci sono però opere che, una volta tradotte, ci appaiono chiare nei loro contenuti e simbolismi.

Dall'Apocalisse apocrifa...
Leggendo alcuni passi dei testi apocrifi del Vecchio Testamento le cose appaiono proprio come la storia ufficiale oggi non vuole ammettere e cioè che gli alieni non solo ci sono, ma ci sono sempre stati! Questo è il caso dell'Apocalisse apocrifa del profeta Baruk che piangendo sulla prigionia di Gerusalemme, stava presso il fiume Kibron, quando anche Abimelech fu salvato dalla mano di Dio nei possedimenti di Agrippa. Egli sedeva presso le bellissime porte ove aveva sede il Santo dei Santi...
Così comincia la narrazione di Baruk, al quale, mentre si chiedeva come mai Dio permettesse al re Nebukadneazar di invadere la sua città, apparve un angelo mandato dal Signore con il compito di mostrargli i misteri del Cosmo.
"...suvvia - dice l'angelo - ...ti mostrerò i segreti di Dio". La storia che segue ha dell'incredibile, di sapore pressoché contattistico. Baruk è il Kenneth Arnold di 2.600 anni fa. Baruk vede macchine volanti, satelliti artificiali e razze aliene, ma lasciamo a lui il racconto...

Il primo cielo
"Egli mi condusse dove il cielo è fortificato e dove c'era un fiume che nessuno poteva transitare... poi mi condusse al primo cielo dove esisteva una porta grande e possente e mi disse 'passiamo attraverso di essa' e noi entrammo come portati da ali percorrendo un tragitto di circa trenta giorni di viaggio. E mi indicò una pianura nel cielo e su di essa abitavano uomini con il volto di bambini altri avevano corna come cervi ed altri ancora piedi come capre e fianchi come agnelli..."
Baruk chiede chi siano queste entità e l'angelo dice che si tratta di quelli che volevano costruire la Torre di Babele, a Dio sgradita e quindi sono stati relegati in questa strana pianura. L'interpretazione del passo è importante.
Baruk vede personaggi diversi, tra cui anche esseri simili a bambini: intendeva creature piccole e macrocefale? Altri esseri hanno fattezze diverse dalle nostre. Cosa sono le ali che portano Baruk a passare la strana porta che lo conduce al primo cielo (noi oggi diremmo alla prima orbita, visto che il Sole abita il terzo cielo di questo racconto)?

Il secondo cielo
"Poi l'angelo mi prese e mi portò al secondo cielo e mi indicò anche qui una porta simile alla prima e mi disse 'passiamo attraverso di essa' e poi percorremmo, sollevati da ali, un tratto di cammino di circa sessanta giorni."
Qui sono vere e proprie ali che portano Baruk in volo verso un'altra pianura. Baruk descrive le cose con i nomi che conosce: un posto piatto nello Spazio, dove qualcuno abita, viene detto "pianura" ed una qualsiasi cosa che vola ha le ali e deve essere un uccello. Qui Baruk vede altri Alieni che avevano il volto come i cani e i piedi come i cervi, ed anch'essi (razze diverse) avevano avuto a che fare con la costruzione della Torre di Babele e anzi ne erano stati gli ideatori. L'angelo spiega che tali esseri avevano costruito una grande torre per raggiungere Dio e, preso un grande trapano, avrebbero traforato il cielo per vedere cosa c'era dall'altra parte. Dio, irato, li confuse e li disperse. Si tratta di allegorie di macchine volanti, ma ciò era contrario a quel Dio creatore che aveva altri interessi, forse il dominio incontrastato del teatro stellare?

Il terzo cielo
"E io Baruk dissi 'ecco o Signore mi hai già fatto vedere cose grandi e meravigliose...' e l'angelo mi disse 'suvvia entriamo' ed io con l'angelo proseguii da quel luogo per un tratto di circa centottantacinque giorni di cammino."
Ecco descrizioni tanto chiare da non richiedere un'interpretazione soggettiva.
"E lui mi mostrò una pianura ed un serpente lungo circa centottanta pletri (circa sei chilometri) e mi mostrò l'ade il cui aspetto era oscuro ed orribile."
L'ade è dunque buio e nell'ade c'è una macchina (?) lunga sei chilometri. Nel terzo cielo fra breve incontreremo il Sole, quindi siamo nello Spazio. Baruk chiede all'angelo particolari sull'ade e sul drago di sei chilometri che beve un braccio di mare senza che questo si consumi. Il mare va anch'esso inteso come spazio profondo. Il drago mangia lo spazio ma non lo consuma, se ne nutre ma lo rigetta.
"Ti sottopongo ancora una domanda, Signore. Come mi hai detto che il drago beve un braccio di mare, così dimmi anche quanto è grande il suo ventre... e l'angelo rispose 'il suo ventre è l'ade ed è grande quanto una palla di piombo lavorata da trecento uomini'."
Il profeta ci restituisce l'idea di una macchina, il drago, che abbia al suo interno qualcosa che assorba l'ade, lo spazio profondo, ma che non lo consuma e che è il motore del drago, il suo ventre, grande come una palla di cannone. Ci intendiamo poco di buchi neri e di altre singolarità spaziali, ma questa sembra proprio la descrizione di un buco nero all'interno della macchina volante.
"E l'angelo mi prese e mi portò la dove sorge il Sole e mi mostrò un carro con quattro ruote, sotto il quale fiammeggiava il fuoco, sul carro stava un uomo che portava una corona di fuoco. Il carro fu messo in movimento da quaranta angeli."
E forse la macchina che per alcuni ha portato Ezechiele nello Spazio? Ma ora viene il bello...
"Ed ecco un uccello volava veloce intorno al Sole ed io chiesi all'angelo: 'cos'è quell'uccello?' Egli mi rispose 'questi è il guardiano dell'orizzonte' ed io chiesi: 'fammelo sapere' e l'angelo mi disse 'questo uccello corre intorno al Sole e quando distende le ali intercetta i suoi raggi che sono simili al fuoco. Se infatti essi non fossero intercettati, non resterebbe in vita né il genere umano né alcun altro essere vivente ma Dio ha provveduto al compito proprio con questo uccello'. E quello stese le sue ali ed io vidi sulla sua ala destra alcune enormi lettere, tanto grandi quant'è lo spazio occupato da un'aia che possa contenere quattromila moggi. Ed erano lettere d'oro e l'angelo mi disse: 'leggi' ed io lessi e dicevano così: Non mi produssero né la Terra né il cielo, mi produssero invece le ali di fuoco."
Soffermiamoci sulla descrizione di Baruk di questo uccello che possiede ali che sono pannelli solari o qualcosa di estremamente connesso. C'è persino, sulle ali semoventi e retrattili, classiche di alcuni nostri satelliti, il marchio di fabbrica stampato a lettere d'oro che sembra dire... non sono terrestre. Gli angeli chiamano il loro satellite il "guardiano dell'orizzonte", come accade con i nostri satelliti chiamati "Uccello del mattino" o "Intruso". Si parlerà in seguito di questo corpo celeste come della mitica Fenice.
"...e l'angelo disse: 'ascoltami Baruk! Tutto ciò che ti ho mostrato sta nel primo e nel secondo cielo mentre nel terzo cielo c'è il Sole ma ora attendi e vedrai la gloria del Signore.' Mentre parlavo così con lui vedo l'uccello, e diviene visibile di fronte a me e cresce sempre di più ed infine diviene completamente visibile e dietro di lui vedo il Sole brillare e con lui gli angeli che lo tirano ed una corona brillare, una visione cui non possiamo rivolgere gli occhi per fissarla. Contemporaneamente, mentre il Sole brillava e la Fenice estendeva le sue ali... io scappai sbigottito ma l'angelo mi disse: 'non temere Baruk, e potrai vedere anche il suo tramonto'."
Appare evidente che la cosiddetta "Gloria del Signore" altro non è che una grande macchina volante, spinta da un motore che produce molta luce, tanta da impedirne la vista. Baruk viene portato ad Occidente, dove questa volta assiste al fenomeno della Fenice che si avvicina nuovamente verso di lui e che, appena passata nella zona in ombra (siamo in orbita attorno alla Terra), riavvolge le sue ali (i pannelli solari) e vengono alcuni angeli a togliere la corona fiammeggiante dalla testa della Fenice. L'angelo infatti spiega che la corona si è sporcata e deve essere cambiata tutti i giorni perché si è contagiata con certi raggi (cosmici?). Poi a Baruk viene mostrata la Luna (sembra di assistere al Tour spaziale della NASA).

Il quarto cielo
"E l'angelo mi condusse nel quarto cielo ed io vidi una pianura uniforme ed in mezzo ad essa uno stagno pieno d'acqua. E vi era una gran quantità di uccelli di ogni tipo, ma non erano simili a quelli della Terra" (ovviamente n.d.a.). "Ma vidi una gru delle dimensioni di un grosso vitello ed io chiesi all'angelo: 'che pianura è questa e cos'è questo stagno e questa gran massa di uccelli che gli stanno intorno?' L'angelo rispose: 'ascoltami Baruk, la pianura che circonda lo stagno e tutte le altre cose straordinarie che sono in essa sono il luogo dove le anime dei giusti vanno quando si radunano per vivere insieme in gruppi. L'acqua poi è quella che ricevono le nuvole per farla piovere sulla terra' (Vapore?)... 'e gli uccelli sono coloro che cantano in continuazione le lodi del Signore' (altri satelliti artificiali per le telecomunicazioni?)":
"Oh Signore, come possono gli uomini dire che l'acqua che piove sulla Terra proviene dal mare?" E l'angelo disse: 'L'acqua che piove giù proviene dal mare e dalle acque che sono sulla Terra quella invece che produce la crescita dei frutti, proviene unicamente da questa qui. Sappi inoltre che da essa proviene anche quella detta rugiada del cielo'".
In questo luogo dunque c'è un'acqua particolare, che non è acqua ma una strana linfa vitale, una corrente che tiene in vita le anime dei giusti (vedremo fra poco cosa si intende per giusti). Se questo luogo non fosse così tecnologizzato si potrebbe dire che siamo in un paradiso extraterrestre.

Il quinto cielo
"E l'angelo mi prese di lì e mi condusse in un quinto cielo.
La porta era chiusa. Dissi: Oh Signore! Questa, porta non verrà aperta così che possiamo attraversarla? E l'angelo mi disse 'Noi non potremo avanzare finché non giunga Michele che conserva le chiavi del regno dei Cieli ma tu attendi e potrai vedere la Gloria di Dio. E si ebbe un rombo violento.'"
La "Gloria di Dio" si manifesta con un forte rumore e Michele scende per accogliere le preghiere degli uomini. Si punta l'attenzione su qualcosa che scende ma… se fossimo nello spazio aperto, ciò non avrebbe significato, in quanto non esiste un verso alto ed un verso basso: nello Spazio tutto è relativo. Ma chi vede e descrive le cose ha un suo punto d'appoggio, una sua gravità di tipo artificiale. L'altro interessante particolare è la presenza di rumore. Nello Spazio il rumore non si può propagare: se si percepisce rumore si deve essere in una stanza chiusa e separata dallo spazio profondo e tale stanza deve essere riempita di un fluido, un'atmosfera che permette alle onde sonore di espandersi. E anche al di là della porta ci deve essere atmosfera, altrimenti non si sentirebbe il frastuono prodotto dalla venuta di Michele; non è infatti la porta che si apre a far rumore, ma qualcosa che si muove dietro di essa.
"Ed ecco si sente una voce. Si aprano le porte! E si udì uno stridore forte come il rombo del tuono e venne Michele e l'angelo che mi accompagnava gli andò incontro."
L'angelo accompagnatore appare subalterno di Michele che è venuto per raccogliere i cesti pieni di fiori presi ai giusti. Tali fiori sono le sofferenze dei giusti. Si scopre che ci sono altri angeli che invece non hanno raccolto niente, perché gli uomini a cui badavano per estrarre le sofferenze non erano giusti e rimanevano dunque a mani vuote. Michele ha una scodella molto grande... "profonda come la distanza tra cielo e Terra e larga quanto la distanza tra nord e sud", dove mette le cose che sono state estratte dai giusti. Giusti in che senso? Che fanno le cose giuste? O che sono fisicamente giusti a livello biogenetico? Ad un certo punto della narrazione Michele ritorna dietro la porta, che si richiude e si sente il solito rombo. E Michele va a consultarsi con Dio per sapere cosa fare degli uomini da cui non è stato estratto niente. Poi l'arcangelo ridiscende nel quinto cielo, si riapre la porta e gli uomini giusti verranno conservati e curati così come quelli che sono semigiusti, che nel tempo si spera migliorino, ma quelli non giusti verranno eliminati attraverso i sistemi peggiori, tra cui guerre, carestie ed epidemie. Sarebbe dunque una scelta genetica, quella praticata da Michele, peraltro raccontata come una scelta basata sulla bontà? Non si tratterebbe allora di bontà d'animo, ma di bontà genetica. Esisterebbero uomini buoni per avere dei frutti che Michele porta al cospetto di Dio mettendoli in questa strana scodella molto grande (un UFO?) e uomini non adatti, che nel tempo dovrebbero essere eliminati. Se questo non si chiama "razzismo esobiologico" allora cos'altro è?
Baruk ha visto tutto e l'angelo lo riaccompagna sulla Terra.
"Quando fui di nuovo in me..." continua la storia ed il nostro addotto renderà gloria a Dio. L'espressione "quando fui di nuovo in me" fa pensare allo stato confusionale degli addotti al termine della loro esperienza, mentre supporre che Baruk abbia sognato e che tutto il racconto sia frutto della sua fervida fantasia appare poco probabile, data l'esattezza tecnica di alcuni particolari, pur raccontati con le parole di un uomo che non aveva mai visto macchine volanti aliene.
La nostra interpretazione del testo non deve apparire forzata. Si vuole piuttosto mettere in evidenza il meccanismo di interpretazione storicistico, cioè relativo al momento storico in cui esso avviene, in quanto dipendente dai prerequisiti che gli interpretatori possiedono. Così questo testo interpretato cento anni fa sarebbe stato visto come una visione mistica di Baruk, ma nel 2000, dopo la conoscenza di satelliti artificiali, dopo la comprensione parziale del problema UFO, dopo le esperienze degli addotti, dopo tutto questo, un'interpretazione alternativa è d'obbligo.

Morale della favola
Se le cose stanno veramente così, ci troviamo di fronte ad un'altra conferma della sperimentazione genetica che una razza aliena, forse i nostri creatori, stanno eseguendo nei nostri confronti da centinaia, o migliaia di anni ed il dilemma è: sperare di essere non biologicamente adatto agli alieni e quindi essere eliminato dal razzismo esobiologico? O sperare di essere adatto ai nostri Creatori e quindi subire, a nostra insaputa, le "Abductions" ed essere contento?
A voi la scelta.


Fonte: Dossier ALIENI - n. 15 (Novembre - Dicembre 1998)

giovedì 22 maggio 2008

Padre Amorth : l'eterna lotta contro il maligno da Padre Pio a Giovanni Paolo II


Il famoso esorcista padre Amorth in questa intervista narra l'eterna battaglia dell'uomo contro il male. Tecniche, strategie e furbizie che il maligno mette in pratica sottolineando la "battaglia" che ebbe con esso lo stesso padre Pio fino da giovane:

Qual è stato il rapporto tra Padre Pio e il demonio?

Padre AMORTH: è stato un rapporto costante. Dobbiamo partire da lontano. Padre Pio ha sempre dato importanza ad una visione che ebbe da fanciullo. In questa visione si vedeva un grande campo. Da una parte una schiera di Angeli bellissimi vestiti di bianco; dall’altra una grande schiera di visi orribili. Ad un certo punto si avvicina un uomo altissimo, un gigante con la testa che toccava, addirittura, le nuvole. Il fanciullo ha paura, cerca di scansarsi: com’è possibile io così piccolo e lui così grande, un gigante! Gli appare quindi un uomo misterioso che gli dice: «non aver paura: io ti aiuterò e tu lo vincerai». Ci fu quindi una zuffa tremenda tra quel gigante e il piccolo Francesco Forgione, in seguito alla quale il gigante fu sconfitto. E allora mentre la schiera dei demoni se ne andava arrabbiata, la schiera degli Angeli applaudiva al personaggio misterioso al quale, in realtà, era dovuta la vittoria. Padre Pio non ha mai voluto rivelare il nome di quel personaggio: probabilmente si trattava di Gesù stesso. Questo episodio si è ripetuto così spesso che questo personaggio disse a Padre Pio, giovanetto: «guarda che tu continuamente dovrai azzuffarti con questo gigante e sempre io ti assisterò e con il mio aiuto sempre lo vincerai, ma dovrai sempre lottare contro di lui».

Padre Pio ha guarito e liberato dal demonio molte persone: si può parlare di lui come di un esorcista, nel termine propriamente detto?

Padre AMORTH: No. Padre Pio non è mai stato un esorcista. Esorcista è un sacerdote che riceve questa facoltà dal suo vescovo. Padre Pio non ha mai fatto esorcismi veri e propri, ossia sacramentali dell’esorcismo. Tutti possono scacciare satana. Coloro che credono «nel mio nome scacceranno i demoni». Lui ha più volte allontanato i demoni, usando del suo sacerdozio, della sua fede, della sua forza di cristiano. Si può parlare di lui come di una persona che ha cacciato molti demoni, ma non di un esorcista.

C’è qualche episodio particolare che possa riassumere questo «conflitto» che ha visto Padre Pio protagonista nelle lotte con il diavolo sia a Pietrelcina che nei conventi dove ha dimorato e a San Giovanni Rotondo?

Padre AMORTH: Ci sono molti episodi che caratterizzano la vita di Padre Pio che ha dovuto tutti i giorni lottare contro il demonio. Più volte il demonio lo ha frustato a sangue. Una volta gli ha battuto la testa contro la terra: hanno dovuto dargli dei punti di sutura nella parte sopraccigliare. Però ha confessato: «l’ho sempre vinto». Ha lottato tutti i giorni contro il demonio, tutti i giorni ha avuto botte dal demonio, ma tutte le volte ne è uscito vincitore. Direi che gli episodi molto significativi, se vogliamo dire, li troviamo nel periodo in cui Padre Pio era a Venafro per studiare Sacra Eloquenza: nella mente dei suoi superiori avrebbe dovuto diventare un frate predicatore. Qui satana si è presentato in tante sembianze diverse. Diciamo innanzitutto che il demonio è puro spirito, non ha corpo, non è rappresentabile. Tante volte mi viene chiesto se io ho visto il demonio. Non l’ho mai visto. Il demonio, per potersi rendere visibile, deve poter prendere un corpo fasullo, falso. E lo prende con forme che variano in base allo scopo che vuole raggiungere. A Venafro il demonio si è presentato il più delle volte sotto forma di un cagnaccio o di un gatto anormale per dimensione, con la volontà evidente di fargli paura. Altre volte si è presentato a lui nelle forme di fanciulle nude e provocanti, quando voleva cercare di sedurlo riguardo alla purezza. Altre volte si è presentato sotto forma di Gesù e di Maria o del Padre Provinciale o spirituale. In questa veste gli dava anche degli ordini che al giovane frate sembravano molto strani. Quando il demonio andava via, egli si recava dai suoi superiori chiedendo spiegazione e gli veniva risposto che tutto quello che gli era stato ordinato di fare era opera del demonio.

Nell’ottica di Dio che senso ha questa battaglia «senza esclusione di colpi», quella tra il frate di Pietrelcina e «il re degli inferi», una lotta per la vita e la morte iniziata quando Padre Pio era solo un fanciullo e chiusa solo dalla sua morte? C’è una spiegazione ascetica in tutto questo?

Padre AMORTH: Noi vediamo la lotta incessante tra Gesù e satana, durata tutta la vita. è una partecipazione a questa lotta tra Cristo e il demonio. La vera lotta è quella di Cristo con il demonio, alla quale noi siamo chiamati a partecipare. La spiegazione, mi pare, dipende proprio da questo: come il demonio cerca di distoglierci dalla retta via e da Cristo, e come noi uniti a Gesù usciamo sempre vittoriosi. Se ci stacchiamo da Dio allora perdiamo, siamo sconfitti. Lo scopo del demonio è proprio questo: distrarci da Dio, renderci infedeli a Dio. Da qui lo sforzo di satana. A lui interessano poco le possessioni diaboliche vere e proprie. A lui interessa portare l’uomo al peccato, all’infedeltà a Dio. Il motivo di questa lotta è quello della lotta contro il male. Da tener presente che Padre Pio lottava contro il demonio per se stesso, ma anche per difendere tutte le persone che si rivolgevano a lui, per difendere da satana coloro che erano schiavi di satana, perché erano peccatori e poi si avvicinavano a Padre Pio per il sacramento della Confessione. Quindi la lotta di Padre Pio non era contro il demonio, ma contro i demoni di tutte le persone che lo avvicinavano.

Mettendo in parallelo il mistico Padre Pio e la mistica santa Faustina Kowalska e i messaggi di Fatima, si può parlare oggi di «inferno vuoto» come dicono tanti?

Padre AMORTH: Purtroppo, oggi sono tanti che parlano di inferno vuoto, anche un teologo famosissimo ed un cardinale, eppure non c’è niente di più chiaro nel Vangelo che la certezza dell’inferno, delle persone che ci vanno e dell’eternità dell’inferno. Per cui parlare di inferno vuoto è tradire la Bibbia, è tradire il popolo di Dio. Togliere la paura dell’inferno è togliere un incentivo a resistere contro le tentazioni e quindi è un vero inganno ed una vera bugia. L’inferno, purtroppo, c’è, in esso cadono tante anime come hanno visto in visioni private, per esempio, i fanciulli di Fatima, e come hanno visto tanti Santi. Chi ci va, ci resta per tutta l’eternità. C’è un episodio, se vuole, che può essere interessante da ricordare. Un episodio avvenuto a una delle ragazze a cui è apparsa la Madonna di Medjugorje. Chiese una volta la fanciulla (lasciamo stare il caso Medjugorje, se si può credere o no, a me interessa l’episodio in sé): «Mamma cara, non potrebbe un dannato pentirsi delle sue colpe e non potrebbe Dio toglierlo dall’inferno e portarlo in Paradiso?». La Madonna, sorridendo, disse: «Dio potrebbe, Dio potrebbe, ma sono loro che non vogliono». Quando uno s’incancrenisce nel peccato, nella via contro Dio, non ne vuol sapere di tornare indietro. Tutte le volte che io ho detto al demonio: «tu sei il più grande stupido che esiste al mondo. Con tutta la tua intelligenza prima eri in Paradiso e adesso sei all’inferno. Dimmi: se potessi tornare indietro, cosa faresti?». «Farei la stessa scelta», è stata la risposta che mi ha sempre dato. L’eternità dell’inferno dipende proprio da come uomini e demoni siano incancreniti, cocciutamente attaccati all’odio contro Dio e ad uno stato di opposizione a Lui. Ecco perché l’inferno è eterno.

Ci sono stati dei Santi «posseduti» dal diavolo?

Padre AMORTH: Ce ne sono stati vari, e questo ci dà l’occasione di ricordare che la possessione diabolica può avvenire per motivi colpevoli (per esempio, se uno si dà a pratiche di occultismo), ma può avvenire anche per motivi non colpevoli. Questa è una forma di penitenza, di sofferenza, estremamente meritoria. Ci dà l’occasione di ricordare che, se uno ha una forma di possessione diabolica, non vuol dire che sia un’anima in peccato o che abbia commesso dei peccati. Mi piace ricordare una persona dei nostri tempi: suor Maria di Gesù Crocifisso, carmelitana, chiamata anche la «piccola araba», nata a pochi chilometri da Nazareth. Ha avuto due volte nella vita la possessione diabolica con la necessità di ricevere esorcismi. Quindi il demonio può anche colpire persone sane, e i sacrifici, le sofferenze, le percosse, le umiliazioni, tutto quello che il demonio provoca in queste persone è altamente meritorio per la loro santificazione e per il loro apostolato verso le anime bisognose di Dio.

Cosa vuol dire oggi essere «esorcista»?

Padre AMORTH: Fare l’esorcista, oggi, è un compito duro e, da un punto di vista di popolarità, è un lavoro estremamente ingrato. D’altra parte, se noi leggiamo il Vangelo, Gesù è molto chiaro: dà agli Apostoli e a tutti i loro successori tre compiti precisi, e cioè predicare, scacciare i demoni e guarire i malati. Se non si compiono tutte e tre questi compiti, non si corrisponde pienamente al volere di Dio. Da notare che molte volte sacerdoti santi hanno scacciato demoni, hanno liberato anime senza nemmeno che se ne accorgessero. Io vedo, esercitando questo compito, il completamento del mio sacerdozio. Quindi, essere esorcista oggi significa essere uomini di grande fatica, sforzarsi di essere persone di grande preghiera e di grande fede - perché senza fede non si combina nulla, è la fede che guarisce e libera - e significa essere esposti alle critiche o ai risolini di presa in giro da parte degli altri sacerdoti.

Si è parlato, in alcuni casi, anche di Giovanni Paolo II come esorcista...

Padre AMORTH: Sì. Ci sono almeno due episodi, che io conosco, in cui Giovanni Paolo II ha compiuto esorcismi. Uno, il più famoso, descritto da un cardinale e raccontato in un libro. è l’episodio di quando il Papa ha esorcizzato una ragazza che gli era stata portata dall’allora vescovo di Spoleto, mons. Alberti. Ha compiuto un esorcismo vero e proprio nei confronti di una ragazza che si rotolava per terra nel suo appartamento. Una cosa nuova per i pochi presenti che dicevano che queste cose si erano solo lette nel Vangelo. Erano increduli senza sapere che, per noi esorcisti, è pressoché pane quotidiano. E il Papa verso la fine dell’esorcismo, ha detto una frase: «domani celebrerò per te la Santa Messa». A questa frase la ragazza si è alzata, sorridente, provvisoriamente liberata. Dico «provvisoriamente» perché bisogna tener presente che la liberazione dal demonio è un atto e un intervento straordinario di Dio. è un vero e proprio miracolo. Per cui avviene, in genere, dopo lungo tempo. Ci sono persone che io sto esorcizzando da oltre quindici anni: questo vuol dire che ho compiuto su di loro centinaia di esorcismi. Alla fine di ogni esorcismo danno l’impressione di essere libere, di essere guarite. Invece dura poco questo stato di liberazione. Il demonio le attacca di nuovo. Per aver la liberazione definitiva ci vuole tempo. Io sono al corrente di un altro esorcismo di Giovanni Paolo II, che aveva fatto in precedenza: me ne aveva parlato padre Candido (un altro famoso esorcista di Roma, n.d.r.). E ancora, due anni fa, in piazza San Pietro si era vista una ragazza che camminava tutta storta, gobba. L’avevano messa in prima fila tra i malati. Appena scese il Papa, questa ragazza si mise ad urlare come una forsennata. Allora l’hanno allontanata. Il Papa ha detto: «lasciatela da parte, dopo voglio benedirla». Dopo l’udienza, in una stanzetta vicino all’arco delle campane, alla presenza dei genitori e di mons. Danzi, un vescovo molto noto in Vaticano, il Papa per oltre una mezz’ora ha pregato su di lei. Anche qui non si può parlare di una liberazione totale, ma che abbia fatto un buon passo verso la liberazione, questo sì. Non sono a conoscenza di altri episodi, ma certamente posso dire che Karol Wojtyla ci crede e che molto spesso ha parlato del demonio.

In casi di esorcismo si è parlato anche di episodi molto particolari: gente che ha «sputato» fuori vari oggetti. Intorno a questo c’è molto scetticismo: si parla di un ritorno al Medioevo...

Padre AMORTH: è vero. Questa accusa viene fatta, purtroppo, e dico sempre a queste persone che sono dei grandi ignoranti. Io sono un ammiratore del Medioevo, un’epoca stupenda. Quando questa osservazione mi è stata fatta in Francia, ho risposto: iniziate a buttare giù le più belle chiese e basiliche che avete, perché sono tutte di quel periodo. Io non vi faccio tornare al Medioevo e neppure al periodo di Cristo, ma ad Adamo ed Eva. è cominciato lì l’intervento del demonio sull’uomo e la lotta contro il maligno. Il demonio c’è sempre stato, ha sempre agito. Il suo trucco, la sua vittoria principale è nota: far credere che non esiste. Il demonio ci tiene a lavorare di nascosto per intervenire indisturbato e per portare l’uomo al male. Il demonio ha anche un altro compito straordinario, raro: quello di dare dei mali particolari che possono portare anche alla possessione diabolica e a cui il demonio tiene meno. Il demonio è più concentrato verso la sua attività ordinaria, che è quella di cercare di tentare l’uomo, portarlo al male e farlo cadere nel peccato. Per questo è molto importante per il demonio che non si creda alla sua esistenza, così da poter agire indisturbato.

In una società secolarizzata, in cui gli esorcismi sono spesso considerati degli atti di stregoneria, quale messaggio potremmo lanciare?

Padre AMORTH: Se c’è una società in cui il demonio trionfa è la nostra. Basta guardarci intorno e vedere come i peccati vengono considerati delle esperienze. Un esempio: non c’è mai stata una guerra che abbia ucciso tanti bambini ogni giorno così come avviene con l’aborto. L’aborto è un vero e proprio omicidio approvato ufficialmente dagli Stati. Questo è un trionfo di satana, un trionfo meraviglioso. Altro esempio, il divorzio. Questo è il trionfo di satana perché Dio è Dio dell’amore, della pace, dell’unione, della concordia. Le guerre sono diventate sempre più difficili da combattere, perché sono in mezzo alle popolazioni. Viviamo in una società in cui il satanismo è generalizzato e, notate, qui parlo solo di azioni di satana nella sua esplosione e nei suoi effetti. Pensiamo anche al satanismo vero e proprio, a come si sono divulgate nel mondo le sette sataniche: quante persone che si consacrano a satana! Ho bruciato tante consacrazioni a satana, scritte con il sangue per chiedere denaro, successo e piacere, le tre grandi passioni umane che fanno vendere l’anima al diavolo. Dio non voglia che avvenga una punizione di quelle robuste da rimettere giudizio alla gente. Credo che ci stiamo avviando verso una terza guerra mondiale: lo vedo da tanti segni esteriori che, chi ha occhi per guardare, non può non vedere. Su questo ci sono tante profezie, come quella di Teresa Musco, una veggente di Caserta, morta in concetto di santità e per la quale è avviata la causa di beatificazione. Aveva predetto la guerra dei sei giorni in Israele, aveva predetto la seconda guerra e poi ha predetto anche (tutte predizioni che lei mette in bocca alla Madonna) «cercheranno sempre palestinesi ed israeliti di mettersi d’accordo, ma non ci riusciranno mai, perché da lì nascerà la terza guerra mondiale». Ora che da lì nascerà la terza guerra mondiale non l’abbiamo ancora visto, ma che in tutti questi anni i due popoli hanno tentato di mettersi d’accordo senza successo lo vediamo con chiarezza tutti. Io vedo l’azione di satana estremamente in auge, trionfante, e grazie al cielo sappiamo che non sarà vincente, perché le porte dell’inferno non prevarranno contro la Chiesa. Un carismatico morto di recente diceva: «troviamo molta gente che ogni giorno trova il tempo per leggere il giornale, ma non trovano il tempo, durante tutta la vita, di leggere la Bibbia». E questo è un fatto molto, ma molto diffuso.

Qual è il modo per difendersi dal maligno?

Padre AMORTH: Ritornare ai dieci Comandamenti, alle leggi di Dio. Vedere che le leggi di Dio non sono proibitive, ma leggi di salvezza. Ritornare ad amarci, ritornare alla concordia, ritornare all’onestà. Oggi la società è basata proprio sull’ingiustizia: bisogna ritornare a Dio.

Padre Pio le ha mai predetto la sua attività di esorcista?

Padre AMORTH: No. Quando frequentavo Padre Pio non ero ancora sacerdote esorcista e non pensavo minimamente di diventarlo. Avevo dei figli spirituali e gli ho parlato di loro chiedendogli di poterli affidare a lui, e Padre Pio ha accettato. Gli dissi: «così i miei figli spirituali la chiameranno nonno Pio». Si è messo a ridere. Quindi un mio figlio spirituale è anche figlio spirituale di Padre Pio.













padre Amorth

martedì 20 maggio 2008

Trilogia film MATRIX: molti significati occulti.

La famosa trilogia del film MATRIX nasconde non poche sorprese simboliche.

Per saperne di più vi rimanderei direttamente ai siti sotto elencati per avere una maggiore e completa panoramica di tutto ciò che è sfuggito ai più.






http://xoomer.alice.it/vcavoret/matrix/

http://www.menphis75.com/the_matrix.htm









martedì 13 maggio 2008

Tesla e l'esperimento di Colorado Springs

Nel 1899 Nikola Tesla decise di trasferirsi per portare avanti le sue ricerche a Colorado Springs, nel Colorado, dove avrebbe avuto molto spazio per i suoi esperimenti sulle alte tensioni e le alte frequenze. Fin dal suo arrivo, egli spiegò ai giornalisti che stava conducendo degli esperimenti sulla telegrafia senza fili. Il suo diario contiene numerose spiegazioni delle sue congetture sulla ionosfera e sugli esperimenti sulle scosse telluriche del suolo, fatte di onde trasversali e onde longitudinali. All'interno del suo laboratorio, Tesla provò che la terra era un buon conduttore, e produsse dei fulmini artificiali (con scariche di milioni di volt, lunghe fino a 40 metri).

Lo scienziato indagò allo stesso tempo sull'elettricità atmosferica, osservando i segnali dei fulmini, catturati con i suoi ricevitori. Le riproduzioni di questi ultimi e dei suoi coesori dimostrano un inatteso livello di complessità (per esempio, modelli a elementi distribuiti, fattore Q, eliche, ritorno della radio frequenza, schemi di eterodina grezza e circuiti rigenerativi.

Tesla dichiarò che a quei tempi stesse compiendo le sue osservazioni sulle onde stazionarie. Nel suo laboratorio a Colorado Springs, egli "registrò" alcune tracce di ciò che credeva fossero segnali radio extraterrestri; ciononostante i suoi pubblici annunci e i dati che aveva rilevato furono duramente respinti dalla comunità scientifica.

Tesla aveva notato alcune misure di segnali ripetitivi dal suo ricevitore, che erano sostanzialmente differenti da quelli registrati durante i temporali e dal rumore terrestre. Nello specifico, egli ricordò più avanti che i segnali apparivano in gruppi di uno, due, tre e quattro scatti insieme.

Il laboratorio di Tesla a Colorado Springs, 1900 circa
Il laboratorio di Tesla a Colorado Springs, 1900 circa

Tesla spese l'ultimo periodo della sua vita tentando di segnalare il pianeta Marte, ma solo nel 1896 Corum and Corum pubblicò una analisi dei segnali provenienti dalla magnetosfera di Giove, che indicavano una chiara corrispondenza tra la posizione di Marte a Colorado Springs e la cessazione dei segnali da Giove, nell'estate del 1899, quando lo scienziato era laggiù.

Tesla lasciò Colorado Springs il 7 gennaio del 1900: il suo laboratorio fu demolito e le sue apparecchiature vendute per pagare i debiti. Gli esperimenti compiuti in Colorado prepararono Tesla per il suo progetto successivo, la costruzione di un'infrastruttura per la trasmissione senza fili di potenza, che sarebbe divenuta meglio nota come Wardenclyffe. Gli fu assegnato il brevetto U.S. Patent 685012 per i modi di incrementale l'intensità delle oscillazioni elettriche. Il sistema di classificazione dell'ufficio brevetti degli Stati Uniti assegna correntemente questa certificazione alla Primary Class 178/43 ("telegrafia/induzione spaziale"), invece gli altri settori applicabili includono il 505/825 ("apparati relativi alla superconduttività a basse temperature").



Davvero Tesla riuscì a stabilire una forma di contatto con esseri da altri mondi?

giovedì 8 maggio 2008

L' automobile fantasma

Garden City, Long Island, New York, USA.
Il guidatore di questa auto corre in modo spericolato come se fosse in preda all'alcool o altre sostanze. Subito un'auto della polizia si mette all'inseguimento ma con il solo risultato di trovarsi con un pugno di mosche in mano...l'auto sparisce all'improvviso!
La telecamera posta sulla vettura di servizio riprende tutta la scena.




Nel seguente video potrete vedere maggiori dettagli su "cosa" guidava l'auto.