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lunedì 26 dicembre 2016

Nazismo - Tra cospirazioni e profezie sconvolgenti

 

I nazisti avevano una base segreta in Antartide denominata BASE 211? Prima del Nazismo si sapeva della sorte che sarebbe toccata agli ebrei? Perchè, se si sapeva, non fu fatto niente?


maurobiglino.it

Chi è che molti decenni prima di Hitler già sapeva (o aveva deciso?) che sarebbero morti 6.000.000 di ebrei?

RAI Storia produce programmi spesso molto interessanti.
Ieri sera Paolo Mieli ha condotto un programma sul nazismo e sulla shoah.
L’ho visto tutto e purtroppo ho notato che, come al solito, nessuno mai sente la necessità di porsi una domanda: chi è che molti decenni prima di Hitler già sapeva (o forse aveva deciso?) che nel sud-est dell’europa sarebbero morti 6.000.000 di ebrei?

Eppure lo pubblicavano addirittura i principali giornali dell’occidente già all’inizio del ‘900 (anzi ancora prima, già da fine ‘800).
Per brevità ne riporto solo alcuni:
The Sun il 6/6/1915 scrive: 
6.000.000 di Ebrei in Russia, la metà degli Ebrei del mondo, sono perseguitati, cacciati, umiliati, torturati, fatti morie di fame, migliaia di essi massacrati, oltraggiati, depredati…

The New York Times il 18/10/1918 scrive:
6.000.000 di Ebrei hanno bisogno di aiuto…

The New York Times il 8/9/1919 scrive:
In Ucraina 6.000.000 di Ebrei sono in pericolo… 6.000.000 di ebrei in Ucraina e in Polonia hanno ricevuto la notizia che stanno per essere completamente sterminati

The New York Times il 12/11/1919 scrive:
6.000.000 di Ebrei, la metà degli ebrei del mondo, in Europa sono stati ridotti in condizioni di povertà, fame e malattia…

The Atlanta Constitution il 23/2/1920 scrive:
Vengono raccolti 50.000 dollari per contribuire a salvare la vita di 6.000.000 di Ebrei in Europa e in Palestina che stanno subendo persecuzioni non solo negli ultimi 4 anni ma da almeno un secolo… molte migliaia sono morti per la fame e per le malattie e molte migliaia ne moriranno

The New York Times il 7/5/1920 scrive:
100.000 dollari di contributo per 6.000.000 di Ebrei che vivono e muoiono di fame e di malattie…

The New York Times il 20/6/1921 scrive:
All’America si chiede di salvare 6.000.000 di Ebrei in Russia… un massacro minaccia tutti gli Ebrei sotto il potere sovietico… 6.000.000 di Ebrei sono di fronte al massacro in Russia”

The Gazette (Montreal) il 29/12/1931 scrive: 
6.000.000 di Ebrei sono di fronte alla morte per fame nel sud-est dell’europa…

The New York Times il 31/5/1936 scrive:
La comunità cristiana chiede che venga concessa la possibilità di rifugiarsi in Palestina ai milioni di Ebrei che stanno soffrendo a causa del “european holocaust”… si chiede alla Gran Bretagna di aprire le porte della Palestina agli Ebrei che sfuggono allo “european holocaust”.

The New York Times il 23/2/1938 scrive:
6.000.000 di Ebrei in Europa privi di tutela e di possibilità economiche stanno lentamente morendo di fame.

Ho messo questo post perché Hitler nel “Mein kampf” fa riferimento ai versetti biblici in cui l’elohim introduce e definisce il contrasto tra due razze: quella adamitica e quella del serpente.
Se io fossi un ebreo chiederei ai miei storici una analisi attenta e approfondita.
Trovo molto strano che Paolo Mieli (ebreo) non se ne occupi pubblicamente: non mi pare che possa essere una semplice coincidenza la “persistenza costante e invariata” di quel numero (6.000.000) nei decenni.

Le domande fondamentali cui vorrei che gli storici rispondessero in modo documentato sono:
Perché rimangono sempre invariabilmente 6.000.000 per circa 50 anni?
Chi sapeva o aveva deciso che sarebbero morti quei 6.000.000?
Perché nei decenni non si è fatto nulla per prevenire, visto che lo si sapeva pubblicamente?


LINK DI APPROFONDIMENTO :

http://stopilluminati.weebly.com/base-211.html

http://alfazulu.altervista.org/articoli/base211_8.htm

http://metaldetectornewgolddream.forumfree.it/?t=57875683

giovedì 27 gennaio 2011

Misteri della storia: i nazisti in Antartide e la base sotterranea Neuschwabenland

Tramite Google Earth è stata avvistato un cunicolo sotterraneo in Antartide. Si tratterebbe forse della base sotterranea nazista, la "Neuschwabenland"? I nazisti possedevano avanzate conoscenze aereonautiche da potere creare un loro disco volante? Hitler riuscì a scappare in Antartide?


Secondo molte voci una base nazista in Antartide sarebbe sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale e ospiterebbe, forse ancora oggi, i discendenti dei gerarchi e dei criminali di guerra tedeschi: ma è davvero esistita la "Neuschwabenland"?

Si parla molto dell'esoterismo di Hitler, del possibile contatto dei nazisti con gli ufo e la sucessiva costruzione di dischi volanti...molto di tutto questo è pura fantasia ma volevo mettervi a conoscenza di un lato segreto dell'ultima guerra mondiale che probabilmente ha un fondamento di verità!

Tutto iniziò nel 1938, hitler decide di inviare una spedizione SCIENTIFICA in antartide, precisamente nella regione di "Terra della regina Maud, una zona scoperta nel 1931 dai norvegesi.



La missione fu un enorme successo per tutti, infatti la zona fu scansionata e fotografata.
Bisogna ricordare che questa missione fu un enorme dispendio di risorse per quel periodo e furono mandati al polo sud un centinaio di scienziati tra biologi, cartografi, geologi, ingegneri e idrologi della Società Tedesca per la Ricerca Polare e si utilizzò anche 2 idrovolanti per le fotografie aree mentre la base operativa rimase il mercantile modificato Schwabenland.

 


Hitler rimase molto soddisfatto della missione e della zona antartica e decise la costruzione di una base per gli U-BOOT nella regione delle Montagne di Muhlig-Hoffman, sempre nella Neuschwabenland (LA REGIONE ANALIZZATA DAI TEDESCHI FU RINOMINATA COSì)
Le teorie più estreme affermano che i nazisti scoprirono una serie di gallerie sotterranee che collegavano una parte all'altra l'Antartide; questo può spiegare il continuo e mai interrotto collegamento tra la marina tedesca e quella giapponese durante tutta la guerra, infatti tutti gli sforzi di embargo navale degli alleati furono vani.



In queste grotte i nazisti avrebero costruito la più impenetrabile base in loro possesso, la straordinaria Base 211 o "Nuova Berlino". Una vera città sotto il ghiaccio, alimentata in parte con l'energia geotermica, avrebbe costituito l'ultimo, estremo baluardo nazista contro l'invasione alleata… Le testimonianze indicano che la Base 211 sarebbe stata iniziata nel 1942 mediante il trasporto di viveri e materiali ad opera di speciali U-Boot capitanati da ufficiali avvezzi alla navigazione polare, come quelli che prestarono servizio al largo della Norvegia.
Questi uomini, utilizzando come punto di appoggio l'Argentina, avrebbero costruito la base in due anni, al punto che nel 1944 era in atto un graduale invio di materiale riservato tramite finanziamenti (effettivamente stanziati) da parte delle potenti SS. Perché Himmler e i suoi scagnozzi avrebbero sprecato tanto denaro per inviare materiale nel nulla antartico? Evidentemente, qualcosa ci doveva essere. Secondo alcuni studiosi di misteri, tra gli oggetti che Himmler fece trasportare a Neuberlin ci fu l'originale della Heilige Lance, la Lancia di Longino. E tra gli oggetti che dovrebbero essere ancora presenti, vi sono i tanti tesori d'arte trafugati dai soldati tedeschi durante l'invasione di mezza Europa, tra cui la celebre Sala d'Ambra di San Pietroburgo, mai ritrovata.






Negli ultimi giorni di guerra centinaia di sommergibili tedeschi si diresso inspiegabilmente verso l'Antartide con a bordo molti alti gerarchi nazisti...quale era la loro reale destinazione? l'Antartide o l'Argentina?
Nel 1946 gli alleati erano ancora turbati dalla possibile presenza di nazisti al polo sud e per questo vi fu l'operazione militare più grande della storia nella zona antartide chiamata L'Operazione High Jump.
L'operazione fu mascherata come scientifica ma in realtà vi parteciparono la portaerei Philippine Sea, due cacciatorpediniere (le USS Brownsen e USS Henderson), due rompighiaccio (le USCGC Burton Island e USCGC Northwind), quattro navi da supporto logistico (le USS Yankee, USS Canisted, USS Merrick e USS Capacan), una nave per comunicazioni (la USS Mount Olympus), un sommergibile (l'USS Sennet di classe Balao) e due navi per appoggio idrovolanti (le USS Currituck e USS Pine Island). In tutto, dodici idrovolanti, sei elicotteri e 4700 marines.
L'operazione durò 3 settimane (doveva durare 18 mesi ) e si persero 2 elicotteri e un idrovolante.

Tutte fantasie? io non credo; gli alleati credevano alla fine della guerra che qualche sottomarino tedesco si fosse nascosto in antartide in questa base segreta...questo spiegherebbe un così grande dispendio di forze da parte degli americani; bisogna poi considerare il centinaio di U-boot misteriosamente scoparsi di cui non si ebbe più traccia tra cui i modernissimi Type XXI.


http://voyagerfanclub.forumfree.it/?t=38158830


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giovedì 9 settembre 2010

Hitler burattino degli Illuminati

· Edsel B.Ford, della Ford Motor Company;
· H.A Met, direttore della Bank of Manhattan;
· C.E. Mitchell, direttore della Federal reserve bank of N.Y e della National City Bank;
· Walter Teagle, direttore della Standard Oil of New Jersey (poi Exxon) e della Federal reserve bank on N.Y;
· Paul M. Warburg; direttore della Federal reserve bank of N.Y e della bank of Manhattan;
· W.E Weiss, direttore della Sterling products. 

Questi signori/Illuminati finanziarono Hitler e la sua ascesa al potere. In pratica: l'elite della finanza e dell'industria americana (Ford, Standard Oil, Bank of Manhattan, Federal reserve of N.Y) sedeva nel consiglio di amministrazione dell'azienda che aveva sostenuto Hitler prima e durante la guerra. Era tutto già stato calcolato e studiato a tavolino alla faccia delle ideologie. 
Risultato = 50.000.000 di morti.


Guerra e Pace
di: Alessandra Molteni D'Altavilla - almodal@email.it















Chi ha finanziato la guerra di Hitler?





Sconfitta nella prima guerra mondiale, alla conferenza di pace di Versailles, la Germania veniva ridotta in miseria: inglesi e francesi gli avevano imposto pesanti risarcimenti di guerra oltre a significativi ridimensionamenti territoriali.

I francesi si erano appropriati delle zone minerarie di confine e l'industria tedesca boccheggiava per mancanza di materie prime. La situazione politica interna era altrettanto disperata e l'intero paese scivolava, in breve, nel caos.

Si succedevano i governi, tutti ugualmente deboli e inconcludenti, sicché, quando arrivò la grande depressione del 1929, l'ex grande potenza, si ridusse al rango di paese affamato; la disoccupazione sfiorava il 50% e l'inflazione superava il 1000% l'anno.
Se volessimo fare un paragone storico, potremmo dire che: la situazione tedesca di quegli anni, era addirittura peggiore delle condizioni in cui oggi versa l'Argentina.
La gente andava in giro con le carriole piene di marchi (in rapida svalutazione) per comprare generi di prima necessità.

Oltre il confine, i francesi sghignazzavano sulle disgrazie degli ex-potenti vicini e, subito dopo la nascita della repubblica di Weimar, i giornali inglesi ironizzavano su quel popolo di straccioni che, insieme alla guerra aveva perso anche la dignità.
Tutti, ovunque nel mondo, concordavano che la potenza tedesca era stata, per sempre, sepolta sui campi di battaglia della prima guerra mondiale e, dunque, l'europa doveva farsi carico di nutrire gli "straccioni crucchi".
Quando Hitler salì al potere, venne "accolto" dallo scherno generale: un caporale illetterato e chiuso di mente.

Non solo; il fuhrer lasciò credere a tutti di essere un dittatore debole: prese difatti il potere appoggiato dalla destra conservatrice di Von Papen che, per un anno e mezzo, si vantò di poterlo eliminare a piacimento.
Quel caporale austriaco, però, era un grande stratega e un finissimo politico: il 30 giugno 1934, in quella che passò alla storia come la notte dei lunghi coltelli, fece uccidere tutti i collaboratori di Von Papen, il quale ebbe salva la vita solo perché era più utile da vivo che da morto (ad Hitler servivano i contatti di Von Papen con gli industriali tedeschi e i finanzieri inglesi e americani).

Da li in poi, le sorti della Germania, "miracolosamente" si capovolsero e, in pochi anni, il terzo Reich diventò una superpotenza economica e militare.
Nel 1939 Hitler disponeva di 106 divisioni (di cui 10 corazzate) per un totale di 2 milioni di uomini, 10.000 aerei modernissimi e una flotta in grado di competere con la Royal Navy inglese.
L'anno dopo, l'industria bellica riuscì ad armare un altro milioni di uomini (per un totale di 3 milioni), a dotare la Luftwaffe di migliaia di nuovi aerei e a costruire centinaia di micidiali U-boats oltre alle modernissime corazzate Graf-Spee e BismarcK.
Quando Hitler invase la Polonia, potè schiacciarla in poche settimane e, quando volse le sue divisioni ad occidente, polverizzò le armate di Francia, Inghilterra, Belgio e Olanda in meno di un mese.



In meno di 5 anni, quel caporale illetterato e chiuso di mente, aveva creato la più micidiale macchina da guerra della storia dell'umanità.
La domanda che, ovviamente, si pone (adesso come allora) è: dove ha preso le risorse finanziarie per rimettere in piedi un paese affamato?
Ancora oggi questa questione è sottaciuta dalla "storia ufficiale" e si sa, ancora, molto poco su quello che è il vero "mistero" del nazismo: chi lo ha finanziato e perché?
Sappiamo per certo che Hitler "suscitava" molte simpatie "autorevoli" in America e in quasi tutto l'occidente: si era ritagliato il ruolo di difensore del capitalismo contro il comunismo e, dunque, trovava molte orecchie disponibili ad ascoltare, sia a Wall street che alla City di Londra.

Joseph Kennedy (il padre del futuro presidente americano) era un suo fervente ammiratore e, nella sua qualità di ambasciatore americano a Londra, non disdegnava di avere colloqui molto riservati con il fuhrer ed i suoi collaboratori.
La famiglia Kennedy si arricchì smisuratamente durante il secondo conflitto mondiale.
George Bush, il bisnonno dell'attuale presidente americano, aveva (anche lui) continue frequentazioni con i nazisti: il magnate americano (già molto ricco) non disdegnava di "finanziare" l'industria tedesca (di cui ammirava l'efficienza).
Esistono prove inconfutabili di contatti tra i dirigenti della General motors (il quinto produttore di armi al mondo) e il regime nazista.
Ma il vero motore dell'irresistibile ascesa militare della Germania fu un'azienda tedesco-americana: la IG-Farben.

Nel 1925, con l'assistenza dei maghi della finanza di Wall street, Hermann Schmitz, organizzò una fusione di 6 grandi aziende chimiche tedesche (Badische Anilin, Bayer, Agfa, Hoechst, Weiler-ter-Meer, and Griesheim-Elektron) in un grande complesso industriale chiamato IG-farben, con attività in Germania e negli Stati uniti e, importanti, soci finanziatori americani.
Tutti i documenti societari della IG Farben furono distrutti nel 1945, per evitare che il mondo sapesse che, l'alta finanza americana, aveva partecipato all'ascesa al potere di Adolf Hitler e al finanziamento del grandioso riarmo tedesco: la IG-Farben, infatti, diventò la vera "forza" del terzo reich e, serve ricordare, che le sue fabbriche tedesche, nonostante fossero importantissime sul piano militare, non vennero mai bombardate; l'intera Germania fu rasa al suolo dall'aviazione anglo-americana, mentre gli stabilimenti di quella sola azienda non furono mai sfiorati.

Quegli stabilimenti erano fondamentali per la produzione di armi tedesche e, da essi uscivano le micidiali armi chimiche dei nazisti; eppure non furono mai bombardati.

Chi erano i direttori americani della IG-Farben?
· Edsel B.Ford, della Ford Motor Company;
· H.A Met, direttore della Bank of Manhattan;
· C.E. Mitchell, direttore della Federal reserve bank of N.Y e della National City Bank;
· Walter Teagle, direttore della Standard Oil of New Jersey (poi Exxon) e della Federal reserve bank on N.Y;
· Paul M. Warburg; direttore della Federal reserve bank of N.Y e della bank of Manhattan;
· W.E Weiss, direttore della Sterling products.

In pratica: l'elite della finanza e dell'industria americana (Ford, Standard Oil, Bank of Manhattan, Federal reserve of N.Y) sedeva nel consiglio di amministrazione dell'azienda che aveva sostenuto Hitler prima e durante la guerra.

Mentre le armi della IG Farben mietevano milioni di vittime (anche americane), il gotha di Wall street spartiva (con la controparte tedesca) profitti e responsabilità gestionali.
A titolo di curiosità faccio notare che: Walter Teagle rappresentava la Standard Oil (poi Exxon) che, in realtà, era di proprietà di Rockfeller.

In definitiva: il gotha della finanza americana e le più grandi aziende di quel paese (Ford, Standard Oil, General motors etc...) partecipavano all'atroce......banchetto di quella spaventosa guerra (50 milioni di morti dal 1939 al 1945).

E, finalmente, il cerchio si chiude: nella prima e nella seconda guerra mondiale, gli ideali di pace e giustizia erano solo l'ipocrita copertura dietro cui si nascondeva il brutale interesse di pochi capitalisti senza scrupoli.

Quasi 100 milioni di esseri umani furono massacrati in quei due spaventosi conflitti, affinchè il loro sangue diventasse denaro contante nelle capienti cassaforti di quei pochi uomini spietati.


http://www.amadeux.it/forum/topic.asp?ARCHIVE=true&TOPIC_ID=182



La sporca elite degli Illuminati pianificò questo ed altri genocidi. 
Dal libro dell'australiano Thomas Keneally La lista. L'industriale tedesco Oskar Schindler, in affari coi nazisti, usa gli ebrei dapprima come forza-lavoro a buon mercato, un'occasione per arricchirsi. Gradatamente, pur continuando a sfruttare i suoi intrallazzi, diventa il loro salvatore, strappando più di 1100 persone dalla camera a gas. È il film più ambizioso di S. Spielberg e il migliore: prodigo di emozioni forti, coinvolgente, ricco di tensione, sapiente nei passaggi dal documento al romanzesco, dai momenti epici a quelli psicologici. La partenza finale di Schindler è l'unica vera caduta del film, un cedimento alla drammaturgia hollywoodiana, alla sua retorica sentimentale. L. Neeson rende con grande efficacia le contraddizioni del personaggio. L'inglese R. Fiennes interpreta il paranoico comandante del campo Plaszow come l'avrebbe fatto Marlon Brando 40 anni fa. Memorabile B. Kingsley nella parte dell'ebreo polacco, contabile, suggeritore e un po' eminenza grigia di Schindler. 7 Oscar: film, regia, fotografia di Janusz Kaminski (in bianconero, tranne prologo ed epilogo), musica di John Williams, montaggio, scenografia e sceneggiatura. Quel rosso del cappottino della bambina che cerca di sfuggire al rastrellamento è una piccola invenzione poetica, un esempio del modo con cui gli effetti speciali possono diventare creativi.

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=21794



lunedì 2 febbraio 2009

Gli attentati contro Hitler: una lunga scia di fallimenti











































Il nuovo film " OPERAZIONE VALCHIRIA " sul tentativo di assassinare Hitler il 20 Luglio 1944 da parte del colonnello von Stauffenberg interpretato da Tom Cruise ed altri congiurati (vedi trailer in fondo) fu solo l'ultimo di una serie di tentativi.

GLI ATTENTATI CONTRO HITLER:

UNA LUNGA SCIA DI FALLIMENTI
di ALESSANDRO FRIGERIO



In un suo libro lo storico Moorhouse racconta i vari tentativi fatti da privati cittadini, dai "servizi" inglesi e sovietici e dalla resistenza polacca e tedesca:


In fondo il 20 luglio 1944 fu l'epilogo. Ma un epilogo che non concluse nulla. L'attentato a Rastenburg in cui Hitler scampò miracolosamente alla bomba piazzata sotto il tavolo dal colonnello von Stauffenberg non fu altro che l'ultimo di una serie di attentati mal congegnati, mal eseguiti o sventatati prima della loro attuazione, messi in campo a partire dal 1938 da quell'evanescente pattuglia a cui è stato dato il nome di "resistenza" al nazionalsocialismo. Se fosse andato a buon fine, quello del 20 luglio forse non avrebbe cambiato il corso della storia, ma certo avrebbe risparmiato la vita ad alcuni milioni di uomini. Soprattutto al popolo tedesco, che nei nove mesi successivi subì più di quattro milioni di vittime per una guerra il cui esito era segnato da tempo.
La storia dei tentativi di uccidere Hitler è ricostruita in un originale volume di Roger Moorhouse, ricercatore alla London University e collaboratore di BBC History Channel, attraverso un'indagine giocata su un doppio piano: la ricostruzione dei singoli complotti e la contemporanea storia del nazismo. Inclusa naturalmente quella del suo "genio del male", Adof Hitler.
Pochi uomini furono così dominati dal sentimento del pericolo e dalla necessità di innalzare intorno alla propria persona un baluardo di protezione. Ma pochi furono altrettanto convinti della propria invulnerabilità. Fra gli uomini pubblici del suo tempo, Hitler fu uno dei primi che si servì per i suoi spostamenti di vetture blindate, di aerei gelosamente sorvegliati fino al momento della partenza, e di corpi speciali composti da uomini fedeli e pronti a sacrificarsi per la sua sicurezza (su tutte la Leibstandarte, la truppa d'élite delle SS che aveva il compito di sorvegliare la Cancelleria del Reich, i tre aeroporti di Berlino, i ministeri, Berchtesgaden e la casa di Himmler).

Ma Hitler preferiva le vetture scoperte e diede prova, in molte circostanze, di una irresponsabile audacia. Come spiega Moorhouse, il dittatore nazista «preferiva attribuire la propria sopravvivenza alle benevole attenzioni della Provvidenza. Anzi, era notoriamente facile a irritarsi con i suoi più stretti difensori. Aveva un'avversione quasi viscerale per i poliziotti, conseguenza forse dei suoi "anni di battaglia", e non sopportava di sentirsi osservato».
Questo soprattutto attorno alla seconda metà degli anni Trenta, quando le misure di sicurezza nei confronti della sua persona non erano ancora state messe a punto nei minimi dettagli. Per un sicario determinato, dotato di intraprendenza e tenacia, esistevano quindi molte possibilità di fare centro. Anche perché fino allo scoppio del conflitto Hitler non lesinò mai le apparizioni in pubblico, i discorsi alle sue platee, le marce legate alle liturgie del regime in cui folle di simpatizzanti avrebbero offerto la confusione ideale per un attentato.





Gli uomini delle SS adibiti alla scorta personale di Hitler







Uno dei primi fu ordito da un cittadino svizzero poco più che ventenne, Maurice Bavaud, fervente cattolico ed ex seminarista che in Hitler aveva riconosciuto il principale pericolo per l'umanità, l'incarnazione di Satana in pieno XX secolo. Il complotto fu messo a punto in totale autonomia e con una buona dose di dilettantismo. Il piano prevedeva che Bavaud, mischiatosi alla folla che assisteva alle celebrazioni della Giornata degli eroi a Monaco nel novembre del 1938, sparasse alcuni colpi di pistola su Hitler. Durante la sfilata, organizzata annualmente per commemorare il fallito putsch della birreria del 1923, il dittatore si sarebbe recato a piedi, tra due ali di folla, a deporre una corona al monumento alla vittime naziste.

Ma la folla assiepata e la selva di braccia tese impedì all'attentatore finanche di esplodere un colpo. In pratica fallì prima ancora di iniziare. Qualche giorno dopo Bavaud si spostò a Berchtestgaden, dove intanto la sua vittima si era trasferita, ma anche qui non riuscì a cogliere l'attimo. Fermato nel corso di un normale controllo della polizia, gli fu scoperta la pistola e il suoi piani sgangherati vennero alla luce. Incriminato per tentato omicidio, fu ghigliottinato nel 1941.
Più determinato, ma altrettanto solitario nel suo agire Georg Elser, un modesto operaio del Württenberg. Abbandonato dalla moglie, disoccupato, viveva quasi ai margini della società (per la sua mancanza di coscienza di classe lo si potrebbe definire, con terminologia marxista, un lumpenproletariat). Poco ideologizzato, nutriva però un profondo odio per Hitler, soprattutto dopo la prova di forza con la Cecoslovacchia del 1938. Fu così che nel 1939 decise di mettere in opera un tentativo di assassinio. Il suo intento era di far saltare la sala della birreria di Monaco dove Hitler l'8 novembre 1939 avrebbe tenuto un discorso. Il tentativo ha del rocambolesco e del metodico al tempo stesso. Per due mesi si intrufolò di notte nei locali chiusi della birreria per scavare una nicchia nel pilastro davanti al quale sarebbe stato allestito il palco. Quando la cavità fu ampia a sufficienza vi nascose un ordigno costruito artigianalmente e collegato a un timer. Ma la sera prevista Hitler tenne sì il suo discorso, ma con mezzora d'anticipo, per non incappare nella nebbia che stava calando sulla città e non compromettere il suo ritorno a Berlino.






Monaco 1938: durante questa parata fallì un attentato.








La bomba scoppiò puntualmente, causando la morte di otto persone e il ferimento di una settantina. Il dittatore in quel momento era già in viaggio verso la capitale. Dell'attentato il regime incolpò prima i servizi segreti britannici. Poi, dopo aver catturato Elser mentre tentava di varcare il confine con la Svizzera, dovette ricredersi. E con sommo rammarico: perché la sua figura apparteneva a quella dello stereotipo di lavoratore che forniva il nerbo al partito nazionalsocialista: «... a parte un breve flirt con il comunismo, era praticamente astemio, non praticava promiscuità sessuali, non se la faceva con gli ebrei e non era vicino alla Chiesa. In effetti, era esattamente il genere di solido, concreto lavoratore tedesco che ritenevano di aver conquistato, e che, anzi, era diventato la spina dorsale del Partito nazista. Forse semplicemente per questo motivo non riuscivano a credere che avesse operato da solo». L'attentato servì comunque al regime come scusa per liquidare dissidenti e presunti avversari. Hitler ne trasse invece una conferma della sua missione divina. Appena avuta la notizia esclamò: «Il fatto che io abbia lasciato la Bürgerbraükeller prima del solito è una conferma dell'intenzione della Provvidenza di farmi raggiungere il mio obiettivo». Il fallito attentato di Elser lo confermò nella sua megalomania. Il colpevole, rinchiuso a Dachau, fu ucciso dalle SS poche settimane prima che l'Armata Rossa alzasse la sua bandiera sulle rovine del Reichstag.

Ma i piani per l'eliminazione del dittatore non furono solo appannaggio di individui isolati e solitari, provenienti dalle file del popolo. Anche nomi eccellenti delle istituzioni valutarono in più occasioni l'opportunità di giungere a soluzioni estreme per liberare il Paese dalla deriva nazionalsocialista. Fu il caso di Wilhelm Canaris, responsabile del servizio informazioni militari del ministero della Difesa. Dopo un'iniziale appoggio alla politica anticomunista di Hitler e ai suoi piani di espansione, Canaris abbracciò la causa antinazista, denunciando, in ristrette e selezionate cerchie di conoscenti, l'immoralità delle SS e la totale subordinazione dell'esercito al partito. Assieme ad Hans Oster, anch'egli funzionario del servizio informazioni tedesco, ma tenendosi sempre un passo indietro, animò un movimento di resistenza antinazista che nel 1937 iniziò a studiare l'ipotesi di uccidere il dittatore. Il piano sarebbe dovuto scattare nel 1938, non appena il Fürher avesse ordinato la mobilitazione contro la Cecoslovacchia. I congiurati avevano progettato anche un colpo di Stato che avrebbe portato all'occupazione di tutti i ministeri chiave. Ma la politica di appeasement di Chamberlain e la consegna dei Sudeti ruppero le uova nel paniere. Il colpo poteva riuscire solo dimostrando al popolo tedesco che ciò era necessario per impedire a Hitler di scatenare la guerra. Ma venendo incontro alle richieste di Berlino, di fatto le potenze occidentali (e Mussolini) tolsero ai congiurati questo argomento. Le truppe non si sarebbero mai rivoltate contro il loro capo nel momento del massimo successo diplomatico.

Il piano fu recuperato nel 1939 quando le nubi di guerra tornarono ad addensarsi sulla Germania. Ma questa volta furono i fulminei successi in Polonia a fare da deterrente. «L'imbarazzante verità sulla questione è che nonostante tutta la sua indignazione morale, determinazione e ingegnosità, la resistenza tedesca si trovò effettivamente azzoppata dai successi diplomatici e militari di Hitler. Solo quando il vento cambiò, nel 1943, furono liberati da questa pesante afflizione». Ma intanto Canaris e Oster erano stati scoperti. Furono uccisi nella primavera del 1945, lo stesso giorno dell'operaio disoccupato che aveva fatto saltare la birreria di Monaco.
Se fino a quel momento l'opposizione a Hitler nei vertici delle istituzioni naziste non aveva dato risultati pratici, perdendosi in iniziative velleitarie o comunque agganciate al verificarsi di situazioni politiche che di fatto limitavano le possibilità di giungere a una svolta contro il dittatore, non meno effimere furono alcune iniziative attribuite al movimento clandestino polacco. La Polonia era stato il primo Paese a cadere, manu militari, sotto il giogo nazista. Ma, nonostante la feroce repressione praticata da tedeschi e russi nelle rispettiva aree di influenza, un movimento di resistenza era riuscito a coagularsi attorno ad alcuni esponenti del disciolto esercito. Moorhouse dà conto di un tentativo per uccidere Hitler negli ultimi giorni del settembre 1939, durante una breve visita nella capitale appena conquistata. Cinquecento chili di tritolo furono sistemati sotto la massicciata stradale, in un incrocio dove la Mercedes scoperta del dittatore sarebbe dovuta transitare.



Il colonnello  Claus Schenk von Stauffenberg


La parata, però, si svolse ancora una volta senza intoppi. Non è chiaro cosa non abbia funzionato: probabilmente si trattò di un difetto nell'innesco. Fatto sta che Hitler riuscì a salvarsi per l'ennesima volta. Per nulla sconfortato, il movimento di resistenza polacco, questa volta sostenuto dai servizi segreti inglesi, decise di cambiare strategia e di rivolgere le sue attenzioni al treno personale del dittatore, l'Amerika, a bordo del quale era solito spostarsi dal quartier generale di Rastenburg verso Berlino. La sera dell'8 giugno 1942 il convoglio doveva portare il suo illustre passeggero nella capitale per partecipare ai funerali di Reinhard Heydrich, il gauleiter di Boemia e Moravia ucciso pochi giorni prima dalla resistenza ceca. Il treno doveva esser fatto deragliare e un commando appostato lungo la massicciata avrebbe fatto fuoco sui sopravvissuti. Ma gli organizzatori del piano non valutarono la presenza di un treno civetta che precedeva il convoglio principale e la missione si infranse sull'obiettivo sbagliato.
Alla lunga teoria di attentatori visti fin'ora occorre poi aggiungere anche l'NKVD, la polizia segreta di Stalin. Anche il satrapo sovietico si lasciò lusingare per un certo periodo dall'idea di eliminare il suo emulo tedesco. Sembra che tra il 1938 e il 1939 un agente dell'NKVD avesse messo a punto un piano che prevedeva un attentato, ancora una volta a Monaco, all'interno di un'osteria dove Hitler (che evidentemente si muoveva in totale spregio di qualsiasi regola di sicurezza) era solito pranzare con i suoi seguaci.

Il piano fu però presentato nella sua fase operativa proprio nell'estate del 1939, quando Stalin stava muovendosi in direzione dell'alleanza con la Germania. E fu lasciato cadere.
Non migliore fortuna ebbe un l'idea di creare un commando che avrebbe dovuto attaccare il quartier generale del Fürher allestito nei primi mesi dell'operazione "Barbarossa" nella cittadina di Vinnitsa, nell'Ucraina occidentale. In questo caso le imponenti misure di sicurezza impedirono agli agenti sovietici infiltratisi dietro le linee di portare a termine la missione.
Lo stop finale a qualsiasi impresa fu poi dato dallo stesso Stalin nell'estate del 1943. Con la sconfitta di Stalingrado e la progressiva ritirata tedesca, la vittoria dell'Armata Rossa era solo questione di tempo. Per Stalin «un assassinio in questa circostanza - spiega Moorhouse - poteva rivelarsi addirittura controproducente, portando a una reviviscenza militare della Germania e, eventualmente, a una pace separata con gli Alleati occidentali, che avrebbe lasciato l'Urss a combattere da sola». Paradossalmente, da quel momento Stalin si accorse che il fanatismo di Hitler e la sua volontà di resistenza ad oltranza giocavano a favore dell'Unione Sovietica perché impedivano un accordo a occidente con americani e inglesi.
Inglesi che dal canto loro non erano rimasti inattivi. La storia del coinvolgimento dei servizi segreti di sua maestà (l'M16) in progetti di attentato contro Hitler si scontrò inizialmente con il pittoresco ideale ottocentesco della "spia gentiluomo", cioè dell'agente che doveva carpire segreti ma mai sporcarsi le mani di sangue.

Fu proprio per questo motivo che le reiterate proposte dell'addetto militare britannico a Berlino, Noel Mason-MacFarlane, di imbracciare un fucile di precisione e piazzare uno o più colpi all'indirizzo del dittatore durante una delle numerose parate che si svolgevano proprio sotto la sua abitazione, non trovarono mai sostegno a Londra. Il segretario agli Esteri lord Halifax reagì severamente, ricordando che «non siamo arrivati al punto di dover usare l'assassinio come sostituto della diplomazia». E il volenteroso quanto irruento Mason-MacFarlane fu garbatamente informato che un atto del genere sarebbe stato decisamente "poco sportivo"!
Un più articolato studio di fattibilità per assassinare Hitler (operazione Foxley) fu redatto, sempre dai servizi segreti britannici, attorno al 1944. Tra le ipotesi messe sul tavolo, ancora una volta il deragliamento del treno personale, l'avvelenamento, o il colpo di un tiratore scelto infiltrato nell'area del Berghof, la casa di vacanza nelle Alpi Bavaresi. Quest'ultima opzione rimase in piedi a lungo, perché si pensava di sfruttare la passione del dittatore per le passeggiate pomeridiane, che avvenivano solitamente senza un eccessivo dispiego di misure di sicurezza. Ma, come nel caso di Stalin, i successi alleati sul campo di battaglia resero meno urgente l'operazione. Tanto più che da alcuni ambienti si osservò come l'assassinio avrebbe trasformato Hitler in un mito. E forse dato vita a un'ulteriore leggenda: una Germania che avrebbe potuto vincere se lui fosse rimasto in vita.

In breve, anche l'operazione Foxley fu consegnata agli archivi. Tornando al fronte interno, cioè ai complotti orditi nell'entourage stesso del dittatore, meritano un cenno anche le operazioni organizzate dal colonnello Henning von Tresckow, che progettò di rapire Hitler nel corso di una sua visita in prima linea sul fronte Orientale, o l'ordigno sistemato sull'aereo presidenziale che non si innescò a causa della bassa temperatura. O, ancora, il fallito attentato dinamitardo nel corso di una visita all'armeria di Berlino nel 1944. Le indecisioni, i fallimenti, i contrasti tra gli attori di questo intrigo internazionale iniziato nella seconda metà degli anni Trenta avrebbero poi trovato la loro massima espressione nel ben noto attentato del 20 luglio 1944, del quale l'autore ripercorre le fasi cruciali nonché il drammatico epilogo con la cattura e la fucilazione dei principali congiurati.
Come sarebbe cambiata la storia se Stauffenberg avesse conseguito il suo obiettivo non è dato sapere. Benjamin Disraeli disse un giorno alla Camera dei Comuni che l'assassinio politico «non ha mai cambiato il mondo». Per Moorhouse, invece, la morte violenta del dittatore nazista avrebbe potuto cambiare qualcosa, ma non necessariamente nella direzione voluta dai complottisti. Una cosa è certa: la fede di Hitler nella propria invulnerabilità era ben riposta. L'unica pistola che riuscì ad ucciderlo fu quella impugnata dalla sua stessa mano.