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KEEP CALM AND FUCK THE ILLUMINATI

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sabato 8 gennaio 2011

Film e mistero - Vita dopo la morte : Hereafter



Marie Lelay è una giornalista francese sopravvissuta alla morte e allo tsunami. Rientrata a Parigi si interroga sulla sua esperienza sospesa tra luccicanza e oscurità, alienandosi fidanzato ed editore. Marcus è un fanciullo inglese sopravvissuto alla madre tossicodipendente e al fratello gemello, investito da un auto e da un tragico destino. Smarrito e ‘spaiato’ cerca ostinatamente ma invano di entrare in contatto con Jason, di cui indossa il cappellino e conserva gli amabili resti. George Lonegan è un operaio americano in grado di vedere al di là della vita. Deciso a ripudiare quel dono e a conquistarsi un’esistenza finalmente normale, George ‘ascolta’ i romanzi di Dickens e frequenta un corso di cucina italiana. Sarà proprio la “piccola Dorrit” dello scrittore britannico a condurlo fino a Londra, dove vive Marcus e presenta il suo nuovo libro Marie. L’incontro sarà inevitabile. George, Marcus e Marie troveranno soccorso e risposte al di qua della vita.
Non si può vedere “al di là” delle cose senza finire prigionieri del dolore. Lo sanno bene George e Marie, protagonisti adulti di Hereafter, che hanno oscillato sulla soglia, sperimentando la morte e scampandola per vivere al meglio quel che resta da vivere nel mondo. Un mondo reso meno imperfetto da un ragazzino che ha negli occhi e nei gesti qualcosa di gentile. Qualcosa che piacerà al George di Matt Damon e troverà un argine alla sua solitudine. Nella compostezza di una straordinaria classicità, che si concede un momento di tensione quasi insostenibile nella sequenza lunga e spietata del maremoto, l’ultimo film di Clint Eastwood insegna qualcosa sulla vita confrontandosi con la morte, quella verificata (Marie), quella subita (Marcus), quella condivisa (George).
Hereafter prende atto che la vita è un esperimento con un termine e si articola per questo attraverso prospettive frontali: al di qua e al di là del confine che separa la presenza dall’assenza. È questa linea di demarcazione a fare da perno al montaggio alternato delle vite di una donna, di un uomo e di un bambino dentro una geometria di abbagliante chiarezza e spazi urbani pensati per gravare sui loro destini come in un romanzo sociale di Dickens. Destini colpiti duramente e deragliati ineluttabilmente dalla natura (lo tsunami in Indonesia), dalle tensioni sociali (gli attacchi terroristici alle metropolitane londinesi), dalla fatalità (l’incidente stradale), destini che si incontrano per un attimo (o per la vita) in un mutuo scambio di salvezza. Perché da tempo i personaggi di Eastwood hanno abbandonato l’isolazionismo tipico dell’eroe americano a favore di una dialettica che mette in campo più interlocutori e pretende il contrasto.
Hereafter non fa eccezione e prepara l’incontro, il controcampo del campo: lo sguardo di Cécile De France che ha visto, quello di Matt Damon che riesce a vedere, quello del piccolo Frankie McLaren che vuole andare a vedere. Facendosi in tre l’autore mette lo spettatore al centro di qualcosa di indefinibile eppure familiare come il dolore dell’essere, produce punti di vista potentemente fuori binario sul tema della morte e offre a Damon l’occasione di comporre la migliore interpretazione della sua carriera. Disfandosi della cifra della neutralità, il divo biondo conquista l’emozione e la cognizione del dolore, abitando un sensitivo che ha visioni di morti (e di morte) al solo contatto delle mani, una tristezza profonda piena di pietà e il desiderio di smettere di vedere il passato di chi resta e di immaginare il futuro (e il sapore) di un bacio.
Clint Eastwood con Hereafter conferma la vocazione alle sfumature, azzarda l’esplorazione della morte con la grazia del poeta, interroga e si interroga su questioni filosofiche e spirituali e contrappone alla debolezza del presente e dentro un epilogo struggente l’energia di un sentimento raccolto nel futuro. Raccolto inevitabile, come un trapasso e ogni altra dinamica di natura. 







 TESTIMONIANZE

DIALOGHI CON DEFUNTI
La principessa tedesca Eugenia von der Leyen (morta nel 1929) lasciò un Diario in cui narra le visioni e i dialoghi da lei avuti con anime purganti apparsele in un periodo di circa otto anni (1921-1929). Scrisse per consiglio del suo direttore spirituale. Donna sempre sana e di carattere allegro, «non si poteva assolutamente parlare di isterismo» a suo riguardo; nubile, profondamente religiosa, ma per nulla bigotta. Riporto alcuni fatti di quel Diario, tralasciando particolari di secondaria importanza.


«Non ho mai pensato alla mia anima»
11 luglio (19251. Adesso ho visto a U... sedici volte Isabella. Io: «Da dove vieni?». Lei: «Dal tormento!». Io: «Eri una mia parente?». Lei: «No!». Io: «Dove sei sepolta?». Lei: «A Parigi». Io: «Perché non riesci a trovar pace?». Lei: «Io non ho mai pensato alla mia anima!». Io: «Come ti posso aiutare?». Lei: «Una santa Messa». Io: «Non avevi più parenti?». Lei: «Essi hanno perduto la fede!». Io: «Sei sempre stata qui al castello in tutto questo tempo?». Lei: «No». Io: «E perché adesso?». Lei: «Perché ci sei tu». Io: «Ma quando eri viva sei stata qui parecchio?». Lei: «Sì, io ero l'amica di molti». Essa è impeccabile, compitissima...
11 agosto. Il povero Martino venne di nuovo da me in giardino. Io: «Che cosa vuoi di nuovo? Io faccio quello che posso per te». Lui: «Tu potresti fare ancora di più, ma tu pensi troppo a te stessa». Io: «Tu non mi dici niente di nuovo, purtroppo. Dimmi anche altro, se vedi qualche cosa di cattivo in me». Lui: «Tu preghi troppo poco e perdi forza andando in giro con la gente». Io: «Lo so, ma non posso vivere solo per voi. Che cosa vedi ancora in me, forse peccati per i quali tu devi patire?». Lui: «No. Altrimenti non mi potresti vedere né aiutare». Io: «Dimmi ancora di più». Lui: «Ricòrdati che io sono soltanto anima».
Mi guardò allora con tanta amabilità, che mi riempì proprio di gioia. Ma io avrei voluto sapere ancora di più da lui. Se io potessi dedicarmi solo alle povere anime, sarebbe una gran bella cosa, ma... gli uomini!

«I morti non possono dimenticare...»
Il 23 agosto si presenta a Eugenia un'anima in forma di uomo anziano. Tornò il 27 agosto.
Narra la principessa:
Egli parla. Mi gridò: «Aiutami!». Io: «Volentieri, ma chi sei?». «Io sono la colpa non espiata!». Io: «Che cosa devi espiare?». Lui: «Sono stato un diffamatore!». Io: «Posso fare qualcosa per te?». Lui: «La mia parola sta nello scritto e vi continua a vivere, e così la menzogna non muore!» [...].
28 agosto. Io: «Ti va meglio? Ti sei accorto che ho offerto per te la santa Comunione?». Lui: «Sì, così tu espii i miei peccati di lingua». Io: «Non puoi dirmi chi sei?». Lui: «Il mio nome non dev'essere più fatto». Io: «Dove sei sepolto?». Lui: «A Lipsia» [...].
4 settembre. Egli venne da me sorridendo. Io: «Oggi mi piaci». Lui: «Vado nello splendore». Io: «Non dimenticarti di me!». Lui: «I vivi pensano e dimenticano, i morti non possono dimenticare che cosa ha dato loro l'Amore». E disparve. Alla fine ancora una consolazione. Chi fu? Chiesi a tanti, ma non ebbi risposta.

«Vedo tutto così chiaro!»
24 aprile (1926]. Da oltre quattordici giorni viene un uomo assai triste e miserevole. 27 aprile. Era molto agitato e piangeva.
30 aprile. Egli irruppe in pieno giorno nella mia stanza come fosse stato inseguito, aveva la testa e le mani insanguinate. Io: «Chi sei?». Lui: «Mi devi pure conoscere!... Io sono sepolto nell'abisso!» [questa parola fa pensare al primo versetto del salmo 129, il più usato nella liturgia di suffragio per i defunti].
1 maggio. Venne di nuovo di giorno [...]. Lui: «Sì, io sono dimenticato nell'abisso». E se ne andò piangendo [...].
5 maggio. Mi venne in mente che poteva essere Luigi...
6 maggio. Allora è proprio come pensavo. Io: «Sei il signor Z. dell'infortunio alpinistico?». Lui: «Tu mi liberi»... Io: «Tu sei salvo». Lui: «Salvato, ma nell'abisso! Dall'abisso io grido verso di te». Io: «Devi ancora espiare così tanto?». Lui: «Tutta la mia vita fu senza un contenuto, un valore! Quanto sono povero! Prega per me!». Io: «Così ho fatto a lungo. Io stessa non so come lo possa fare». Egli si tranquillizzò e mi guardò con infinita gratitudine. Io: «Perché non preghi tu stesso?». Lui: «L'anima è soggiogata quando conosce la grandezza di Dio!». Io: «Me la puoi descrivere?». Lui: «No! Lo straziante desiderio di rivederla è il nostro tormento» [...]. Lui: «Vicino a te noi non soffriamo!». Io: «Ma andate piuttosto da una persona più perfetta!». Lui: «La via è segnata per noi!».
7 maggio. Egli venne alla prima colazione del mattino. Era quasi una cosa insopportabile. Finalmente potei andarmene, e quasi nel medesimo istante egli era di nuovo accanto a me. Io: «Per favore, non venite mentre sono fra la gente». Lui: «Ma io vedo solo te!» [...]. Io: «Ti accorgi che oggi sono stata alla santa Comunione?». Lui: «E appunto questo che mi attrae!». Ho pregato a lungo con lui. Ora aveva un'espressione assai più contenta.
9 maggio. Luigi Z... fu qui molto a lungo, e ha continuato a singhiozzare. Io: «Perché oggi sei così triste? Non ti va forse meglio?». Lui: «Io vedo tutto così chiaro!». Io: «Che cosa?». Lui: «La mia vita perduta!». Io: «Il pentimento che hai adesso ti aiuta?». Lui: «Troppo tardi!». Io: «Hai potuto pentirti subito dopo la tua morte?». Lui: «No!». Io: «Ma dimmi, com'è possibile che tu ti puoi mostrare solo così com'eri da vivo?». Lui: «Per la Volontà [di Dio]».
13 maggio. Z... è qui agitato [...]. Lui: «Dammi l'ultima cosa che hai, poi sono libero». Io: «Bene, allora non voglio pensare ad altro». Egli era sparito. Per la verità non è tanto facile ciò che gli ho promesso.
15 maggio. Io: «Sei contento adesso?». Lui: «La pace!». Io: «Viene sopra di te?». Lui: «Verso la luce abbagliante!». Durante il giorno venne tre volte, sempre un po' più contento. Fu proprio il suo commiato.

Un oppressore dei poveri
20 luglio (1926]. È un uomo vecchio. Indossa il costume del secolo scorso. Io: «Ce n'è voluto del tempo prima che tu sia riuscito a farti vedere in modo appropriato». Lui: «Tu ne sei responsabile! [...] Devi pregare di più!». Se ne andò per ritornare due ore dopo. Io avevo dormito; sono così stanca da morire. Non ne posso più. Tutto il giorno non avevo avuto un momento libero per me stessa! Io: «Vieni, adesso voglio pregare con te!». Mi sembrò contento. Mi si avvicinò. È un uomo anziano, con farsetto bruno e una catenina d'oro. Io: «Chi sei?». Lui: «Nicolò». Io: «Perché non hai pace?». Lui: «Io fui un oppressore dei poveri, ed essi mi hanno maledetto» [...]. Io: «E in che modo ti posso aiutare?». Lui: «Col sacrificio!». Io: «Che cosa intendi per sacrificio?». Lui: «Offrimi tutto quello che più ti pesa!». Io: «La preghiera non ti giova più?». Lui: «Sì, se ti costa!». Io: «Ci dev'essere sempre insieme l'offerta della mia volontà?». Lui: «Sì». Rimase ancora parecchio [...].
29 luglio. Nicolò mi poggiò la mano sul capo e mi guardò con tanta simpatia, che dissi: «Hai una faccia così contenta, puoi andare dal buon Dio?». Nicolò: «La tua sofferenza mi ha liberato» [...]. Io: «Non tornerai più?».
Lui: «No» [...]. Mi si accostò di nuovo e mise la mano sul mio capo. Non fu una cosa da far paura; oppure forse io sono ormai insensibile.

Eugenie von der Leyen, Meine Gespràche mit armen Seelen, Editorial Arnold Guillet, Christiana Verlag, Stein am Rhein. La traduzione in lingua italiana porta il titolo: I miei colloqui con le povere anime, 188 pp., ed è curata da don Silvio Dellandrea, Ala di Trento (al quale deve rivolgersi chi desidera acquistare il libro, essendo un'edizione fuori commercio). Qui sono citate, dell'ed. italiana, le pp. 131, 132-133, 152-154 e 158-160.





Dopo un incidente un sacerdote viene portato a visitare Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Un pastore cattolico della Florida settentrionale afferma che durante un’"esperienza di premorte" (NDE, Near Death Experience) gli sarebbe stato mostrato l’aldilà, avrebbe anche visto sacerdoti e perfino vescovi sia in paradiso che nell'inferno.
Il sacerdote è Don Jose Maniyangat, della chiesa di S. Maria in Macclenny, e afferma che l'evento sarebbe avvenuto il 14 aprile 1985 - domenica della Divina Misericordia - quando ancora viveva nel suo Paese natale, l'India.Presentiamo questo caso lasciandolo al vostro discernimento.

Ora 54enne e ordinato sacerdote nel 1975, Don Maniyangat ricorda che si stava recando ad una missione per celebrare la Messa quando la moto che stava guidando - un mezzo di trasporto molto comune in quei luoghi - venne travolto da una jeep condotta da un uomo ubriaco.
Don Maniyangat ha raccontato a Spirit Daily che dopo l’incidente venne trasportato d’urgenza in un ospedale distante più di 50 chilometri e durante il tragitto accadde che «la mia anima uscì fuori dal corpo. Immediatamente vidi il mio angelo custode», spiega Don Maniyangat. «Inoltre vidi il mio corpo e le persone che mi stavano trasportando all'ospedale. Stavano gridando, e subito l'angelo mi disse, "Sto per portarti in Cielo. Il Signore desidera incontrarti". Disse però che prima voleva mostrarmi l'inferno e il purgatorio».
Don Maniyangat afferma che in quel momento, in un’orribile visione, l’inferno si aprì davanti ai suoi occhi. Era spaventoso. «Vidi Satana e persone che lottavano, che venivano torturate, e che gridavano» racconta il sacerdote. «E c’era anche il fuoco. Vidi il fuoco. Vidi persone che soffrivano e l'angelo mi disse che ciò era dovuto ai peccati mortali e al fatto che non si erano pentite. Quello era il punto. Erano impenitenti».
Il sacerdote racconta che gli venne spiegato che ci sono sette "gradi" o livelli di sofferenza negli inferi. Coloro che in vita hanno commesso "peccato mortale dopo peccato mortale" soffrono il calore più intenso. "Avevano dei corpi ed erano molto brutti, tanto crudeli e brutti, orribili", dice Don Maniyangat.
«Erano umani ma erano come mostri: spaventosi, delle cose dall’aspetto molto brutto. Ho visto persone che conoscevo ma non posso dire chi erano. L'angelo mi disse che non mi era permesso rivelarlo».
I peccati che li avevano condotti in quella condizione – spiega il sacerdote - erano trasgressioni come l’aborto, l’omosessualità, l’odio e il sacrilegio. Se si fossero pentiti, sarebbero andati in purgatorio - gli avrebbe detto l'angelo. Don Jose rimase sorpreso delle persone che vide nell'inferno. Alcuni erano sacerdoti, altri erano vescovi. «Ce n’erano molti, perché avevano fuorviato la gente» afferma il sacerdote [...]. «Erano persone che non mi sarei mai aspettato di trovare la».

Dopo di ciò, il purgatorio gli si aprì innanzi. Anche lì ci sono sette livelli - dice Maniyangat - e c’è il fuoco, ma è molto meno intenso di quello dell'inferno, e là non c’erano "liti o lotte". La sofferenza principale è data dal fatto che non possono vedere Dio. Il sacerdote afferma che le anime che erano in purgatorio potevano aver commesso numerosi peccati mortali, ma erano arrivate là in virtù del semplice pentimento - ed ora avevano la gioia di sapere che un giorno sarebbero andate in Cielo. "Ho avuto la possibilità di comunicare con le anime", dice Don Maniyangat, che dà l’impressione di essere una persona pia e santa. «Mi hanno chiesto di pregare per loro e di chiedere anche alla gente di pregare per loro». Il suo angelo, che era "molto bello, luminoso e bianco", difficile da descrivere a parole - dice Don Maniyangat, lo portò a quel punto in Paradiso. Allora un tunnel - come quello descritto in tanti casi di esperienze di premorte - si materializzò.
«Il Paradiso si aprì ed io sentii la musica, gli angeli che cantavano e che lodavano Dio» racconta il sacerdote. «Una musica bellissima. Non ho mai sentito una musica come quella in questo mondo. Ho visto Dio faccia a faccia, e Gesù e Maria, erano così luminosi e sfolgoranti. Gesù mi disse, "Ho bisogno di te. Voglio che torni indietro. Nella tua seconda vita, per il Mio popolo sarai uno strumento di guarigione, e camminerai in una terra straniera e parlerai una lingua straniera".». Di lì ad un anno, Don Maniyangat si trovava appunto in una terra lontana chiamata Stati Uniti.
Il sacerdote dice che il Signore era molto più bello di qualsiasi immagine esistente su questa terra. Il Suo Volto somigliava a quello del Sacro Cuore, ma era molto più luminoso, dice Don Maniyangat, che paragona questa luce a quella di "mille soli". La Madonna era accanto a Gesù. Anche in questo caso sottolinea che, le rappresentazioni terrene sono "solo un'ombra" di come Maria SS. è realmente. Il sacerdote afferma che la Vergine gli disse semplicemente di fare tutto ciò che suo Figlio aveva detto.
Il Paradiso, dice il sacerdote, ha una bellezza, una pace, e una felicità che sono "un milione di volte" superiori a qualsiasi cosa che conosciamo sulla terra.
«Ho visto anche là sacerdoti e vescovi», nota Don Jose. «Le nuvole erano differenti - non scure o cupe, ma splendenti. Bellissime. Molto luminose. E c’erano fiumi che erano differenti da quelli che si vedono qui. E’ quella la nostra vera casa. Non ho sperimentato mai nella mia vita quel genere di pace e di gioia».
Maniyangat dice che la Madonna e il suo angelo gli appaiono ancora. La Vergine appare ogni primo sabato, durante la meditazione mattutina. «E’ personale, e serve per guidarmi nel mio ministero», spiega il pastore, la cui chiesa si trova a trenta miglia dal centro di Jacksonville. «Le apparizioni sono private, non pubbliche. Il suo viso è sempre lo stesso, ma un giorno appare con il Bambino, un giorno come Nostra Signora delle Grazie, o come Nostra Signora dei Dolori. A seconda dell’occasione appare in modi diversi. Mi ha detto che il mondo è pieno di peccato e mi ha chiesto di digiunare, pregare e offrire la Messa per il mondo, perché Dio non lo punisca. Abbiamo bisogno di più preghiera. È preoccupata per il futuro del mondo a causa dell’aborto, dell’omosessualità e dell’eutanasia. Ha detto che se la gente non ritorna a Dio, ci sarà il Castigo».
Il messaggio principale, tuttavia, è di speranza: come tanti altri, Don Maniyangat ha visto che l’aldilà era pieno di una luce che guarisce, e al suo ritorno ha portato con sé un po’ di quella luce. Qualche tempo dopo ha fondato un ministero di guarigione e dice di aver visto persone guarire da ogni tipo di malattia, dall’asma fino al cancro. [...]
E’ stato mai attaccato dal diavolo? Sì, particolarmente prima delle funzioni religiose. E’ stato vessato. È stato assalito fisicamente. Ma questo è niente - afferma lui - in confronto alla grazia che ha ricevuto.
Ci sono casi di cancro, AIDS, problemi di cuore, ischemia arteriosa. Molte persone attorno a lui sperimentano il cosiddetto "riposo dello spirito" [la persona cade a terra e vi resta per un po’ di tempo in una specie di "sonno"; N.d.R.]. E quando accade ciò, sentono in loro la pace e a volte vengono segnalate anche guarigioni che sono un assaggio di ciò che lui ha visto e vissuto in Paradiso.






Ecco alcune testimonianze narrate da Natuzza Evolo che ci faranno riflettere sui nostri comportamenti:
- Un giorno mentre era in cucina a sbucciare patate, vide un uomo abbastanza tarchiato, dall’aspetto un po’ goffo. “Chi siete?“ gli chiese Natuzza. Egli rispose: "Io sono X Y “. A queste parole, Natuzza si alzò in piedi pensando che fosse un santo, ma lui, con accento napoletano, le disse : “Che fai? Siedi. Io sono stato un celebre scienziato, ma adesso che sono morto mi pento amaramente della mia vita, perché il Signore mi ha dato tante occasioni di pentirmi e non l’ho mai voluto fare... Adesso sono all’inferno, dillo a tutti, affinché serva di esempio e dì che sono pentito per quanti granelli di sabbia ci sono sulla spiaggia del mare... - Un parente di un conoscente di Natuzza, massone e morto senza volere i sacramenti, apparendo a Natuzza disse: “ soffro... per me non c’è speranza, sono condannato al fuoco dell’inferno, sono per me sofferenze atroci, spaventose...” - A Natuzza sono apparse altre anime in stato di dannazione, anche di personaggi molto importanti, tra cui quella di “ X Y “ (1847–1905 ). Ebbe fama di filosofo cattolico e fu preso in considerazione da Pio IX e da Leone XIII. Scrisse vari volumi di notevole successo e fu uno dei primi a scrivere di estetica. Era cattolico dichiarato, tuttavia apparendo a Natuzza dichiarò di essere dannato per aver commesso dei gravi peccati, dei quali non aveva fatto in tempo a chiedere perdono a Dio.- Il 15 agosto 1986 ebbe un’apparizione della Madonna che le disse: "Figlia mia esorta tutti a pregare, a recitare il Rosario... ogni giorno migliaia di persone precipitano nell’inferno, così come li hai visti tu in quel sogno che io ti ho inviato... Offri le tue sofferenze al Signore per la salvezza delle anime...".- Il 15 agosto 1988 le apparve di nuovo la Madonna che le disse :"Io sono l’Immacolata Concezione... il mio cuore è trafitto da una spada per tutto il mondo intero che pensa a mangiare, bere, divertirsi e a vestirsi bene, mentre c’è gente che soffre. Pensa solo per il corpo, mai un pensiero a Dio... I peccatori di tutto il mondo e particolarmente i religiosi cadono nell’inferno come le foglie degli alberi...".


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