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venerdì 8 ottobre 2010

Room 5600, uno dei quartieri generali degli Illuminati Rockefeller


Rockefeller Center, New York. Il "quartier generale" dei Rockefeller, famiglia dell'Illuminati il cui scopo è fondare il Nuovo ordine mondiale.

L' IMPERO IN BILICO DEI GRANDI ROCKEFELLER


New York IN CIMA a un grappolo di grattacieli, esattamente nel cuore geografico di Manhattan, esiste un ufficio dal nome così anonimo, così banale, da sembrare misterioso: "Room 5600", Camera 5600. Ma è ben più che una stanza: una volta entrato, il visitatore scopre tre interi piani, 20 mila metri quadrati di scrivanie, archivi, computer, videoterminali, telefoni, poltrone, divani, tavoli da conferenza, librerie. 

La veduta è splendida, New York si allarga tutt' intorno con strade diritte come canyon, con le sue torri di cristallo, i suoi ponti sospesi, le sue mille luci. E la "Room 5600" è davvero una camera con vista sensazionale: solo che il panorama più interessante è all' interno, non all' esterno. Il turista coscienzioso non verrà fin quassù per guardare fuori dalla finestra, ma cercherà invece di fotografare quel che si vede dentro: l' impero economico dei Rockefeller, il tesoro di quella che è considerata la più aristocratica dinastia del Big Business Usa. In queste stanze sospese sulla città, 175 persone lavorano per conto degli 83 membri della famiglia Rockefeller: amministrano i loro soldi, pagano i loro conti, preparano per loro la dichiarazione dei redditi, organizzano la loro attività filantropica, si prendono cura di ogni loro problema legale, scrivono i discorsi che debbono tenere in pubblico, catalogano la loro preziosa collezione di opere d' arte, archiviano coscienziosamente tutto quello che riguarda i loro molteplici interessi. 

 Rockefeller Center (Radio City), New York City

I 175 funzionari dello staff chiamano gli 83 Rockefeller "i nostri clienti", e vengono profumatamente pagati per il lavoro che svolgono: il budget annuale della Camera 5600 è di oltre 15 milioni di dollari l' anno (circa 17 miliardi di lire). Gli 83 Rockefeller sborsano volentieri per il servizio che ricevono: qualcuno di essi non esita a dire che lo staff di "Room 5600" li cura come "una squadra di servizievoli, precisissime, infermiere tedesche". Ma da qualche tempo, oltre alle infermiere, ci sarebbe bisogno di un dottore, nella Camera 5600, perchè il cliente, la Rockefeller Dinasty, sembra essersi ammalato. Il morbo che l' ha colpito è una combinazione di eccessiva fertilità e prolungata ricchezza: la famiglia si è troppo estesa, e per troppo tempo le generazioni più giovani si sono abituate a maneggiare una fortuna senza dover lavorare. Il peggio è che una fortuna ancora più grossa, sotto forma di beni intoccabili ancora in mano ai vecchi Rockefeller, è passata e ripassata sotto il naso dei futuri eredi, che non hanno nè il gusto dell' avventura capitalistica che diede il successo ai loro nonni, nè la pazienza di aspettare a loro volta di diventare vecchi, per poter mettere le mani sul malloppo. 
Per molti di loro la parola d' ordine è vendere, realizzare, trasformare case, azioni, titoli, società, in contante, e poi spartirselo. Se ci riusciranno, potrebbe essere la fine della dinastia. Se ne intravvedono già i primi segni, come la lotta intestina intorno all' eredità di Margareth Strong de la Rain Rockfeller, nipotina prediletta del fondatore della dinastia, sposata e divorziata tre volte, morta nel 1985, a ottanta anni, lasciando tutti i suoi averi ad un vedovo quarantaduenne, un diplomatico cileno che aveva sposato due anni prima. 


Atlas Statue, Rockefeller Center, New York City, United States.

I figli dei precedenti matrimoni hanno fatto causa, sostenendo che il testamento era stato estorto con l' inganno, e il processo ha portato alla luce tutti i panni sporchi della vicenda, culminando nella scoperta che il giovane e aitante cileno era un omosessuale che teneva festini per travestiti nella villa dove stava morendo sua moglie. Il giudice ha salomonicamente diviso tutto a metà, fino alle ceneri della defunta, assegnate al vedovo allegro sino al giorno della morte di lui, e quindi destinate ai figli di lei. Il nome dei Rockfeller non era mai caduto così in basso. La saga di questa formidabile razza padrona si svolge, come in un romanzone dell' Ottocento, nel corso di sei generazioni. 
C' è un fondatore, John Davidson Rockefeller, "barone" del petrolio; il suo primogenito, John Davidson junior; i cinque figli di lui, che si fanno chiamare "i Fratelli"; poi 23 nipoti che si fanno chiamare "i Cugini"; quindi i 52 figli di questi ultimi; e infine sette bimbetti, la "sesta generazione". John Davidson I nacque nel 1839; Alexandra O' Neill Rockefeller è nata nel 1986. Tra loro due, c' è una storia lunga quasi un secolo e mezzo. A guidare la grande espansione dell' impero sono stati i cinque fratelli. E' sotto di loro che la compagnia della famiglia, il Rockefeller Group Inc., ha raggiunto un patrimonio globale di 3 miliardi e mezzo di dollari (circa 4 mila miliardi di lire), diversificato in vari beni e "trust", e negli investimenti individuali amministrati dalla Camera 5600. 

La Rockefeller Group Inc. possiede azioni, fondi, titoli, società nel settore dello show business e delle telecomunicazioni, banche, giornali, e immobili, a cominciare dai grattacieli del Rockefeller Center, il cuore di Manhattan, un complesso che si estende sopra e sotto il livello del suolo, con collegamenti sotterranei, shopping center, ristoranti, uffici, la sede della Nbc, uno dei tre network nazionali, tutto attorno alla piazzetta con la statua d' oro di Prometeo, che d' estate ospita un caffè all' aperto, e d' inverno una pista di pattinaggio. Una pista di pattinaggio

E' qui che ogni dicembre i newyorchesi vengono ad ammirare il più alto albero di Natale della metropoli, illuminato tra due schiere di angeli bianchi di cartapesta. La terra su cui sorge il Rockefeller Center apparteneva fino a due anni or sono alla Columbia University: finchè, dopo una lunga caccia, i "Fratelli" l' hanno finalmente acquistata per 400 milioni di dollari. I cinque fratelli, e la sorella Ebbye, terza generazione dei Rockefeller, sono stati a lungo i guardiani del tempio: ognuno di loro ha contribuito in modo differente al successo della dinastia, ma tutti si sono battuti per ampliare il potere della famiglia. Poi quattro di loro sono morti, Wintrhop nel 1973, Ebbye nel 1976, John Davidson III nel 1978, e Nelson (che fu vicepresidente degli Stati Uniti quando alla Casa Bianca c' era Gerald Ford) nel 1979. A tenere accesa la fiamma della dinastia è rimasto solo David Rockefeller.

Un altro fratello, Lawrence, un tempo considerato il vero genio degli affari, ha venduto gran parte delle sue proprietà ed è diventato un mistico zen, sparendo nel nulla. Ma anche il settantaduenne David, che è stato a lungo presidente della Chase Manhattan Bank, è ora pronto a farsi da parte. Apriamo allora un' altra porta, nel labirinto genealogico della Room 5600, ed entriamo nelle stanze dei figli dei "Fratelli", ovvero i 22 "Cugini", la quarta generazione. Essi variano in età dai 21 a 59 anni, e sono un gruppo quanto mai eterogeneo: tra loro ci sono uno psichiatra, un medico di campagna, un architetto, un preside d' università, un piccolo fabbricante di tazze da gabinetto ecologicamente avanzate, un qualcuno che ha legalmente rinunciato al cognome Rockefeller, considerandolo un onere troppo pesante da portare, uno che vive in una isolata fattoria dell' Arkansas, uno che insegna teologia, uno che fa il crociato difensore dell' ambiente, uno che promuove la ricerca dei poteri paranormali, uno che alleva cavalli Lippizaner, una che fa la poetessa, uno che non esce mai di casa (la cinquantenne Sandra, chiusa nella sua villetta di Cambridge, nel Massachussetts), ed uno che fa il senatore a Wahsington, John D. "Jay" Rockefeller, il più noto dei ventidue, che quasi certamente, prima o poi, si candiderà alla Casa Bianca. "Jay" Rockefeller milita nel Partito Democratico: ecco una delle novità per i "Cugini", abbastanza comune alla maggioranza di loro. I "Fratelli" erano dei moderati di centro, vicini all' ala più pragmatica del Partito Repubblicano. Tra i "Cugini", invece, ci sono molti "liberal", molti dei quali profondamente influenzati dalla tragica avventura americana in Vietnam. 

Ma c' è una seconda importante caratteristica comune: i Cugini sono dei frenetici consumatori di denaro, diversamente dai loro padri che il denaro preferivano generarlo. Certo, alcuni di loro lavorano, ma altri non lo hanno mai fatto, e probabilmente non lo faranno mai. Spendono voracemente, a cominciare dal senatore "Jay", che ha investito la incredibile somma di 24 milioni di dollari per le sue campagne elettorali, e ne ha spesi altri sette (otto miliardi e mezzo di lire) per comprare una favolosa magione a Washington. "Questa è gente che non sa vivere con un milione di dollari l' anno" dice con evidente disprezzo una segretaria della Camera 5600. 

Rockefeller Center, New York City

Forse si potrebbe dire, parafrasando Tolstoj, che tutte le famiglie con ottime ragioni per essere felici sono infelici alla stessa maniera. Il mondo infatti è pieno di ricche dinastie che non trovano eredi all' altezza dei padri, o dei nonni. In America, le immancabili statistiche dimostrano che nel 70 per cento dei casi il passaggio delle industrie di famiglia dal padre al figlio si risolve in un fallimento. Ma tra i ventidue Cugini, l' erede designato poco alla volta è venuto fuori: è il figlio del settantaduenne David Rockefeller, David Junior, 47 anni, che dopo aver studiato di tutto e coltivato a lungo se stesso, si è scoperto la vocazione del leader. La fondazione Rockefeller, cioè il ramo filantropico della famiglia, è già nelle sue mani, il resto, la guida formale dell' impero, lo sta diventando. 

E' lui che li convoca nei fine settimana alla residenza di famiglia a Pocantico nella campagna vicino a New York: un parco grande come Central Park con decine di villette e piscine immerse nel verde, un grande edificio centrale in comune e un campo da golf, fatto costruire da John D. Senior. Un' autentica reggia, dove i Cugini si riuniscono per giocare, discutere e sognare il loro domani collettivo. David Junior vuole mantenere unito e forte il suo regno, ma a quasi 50 anni, con la sua barbetta da intellettuale, sembra un po' stagionato per fare il principe della corona. Avrà abbastanza grinta e sagacia per convincere gli altri Cugini a non smembrare la Dinastia, e per dare l' esempio ai 52 membri della quinta generazione, giovani rampolli come Steven Rockefeller e la sua mogliettina Kimbery, per adesso impegnati soprattutto a farsi fotografare ai parti del jet-set? Molti ne dubitano, a Wall Street, e anche dietro le scrivanie dei saggi amministratori della Camera 5600. Forse, azzarda qualcuno, si è estinta una razza, è finito per sempre un certo genere di capitalista: Ford è morto, Getty fa il direttore d' orchestra per hobby, pochi mesi fa la Borsa è crollata, i personaggi vincenti sono speculatori spregiudicati, volgari e un po' da operetta, come il padrone della Twa, Carl Ichan, o il costruttore di grattacieli e casinò, Donald Trump. Forse l' America deve accontentarsi degli istrionismi un po' ipocriti di un Lee Iacocca, o del coraggio da cow-boy di un Ross Perot. O dei sogni utopici, egocentrici, tecnologici, dello Steven Jobs che inventò il Personal computer. 

Ma per questa nazione priva di un autentico passato, sarebbe importante che i Rockefeller continuassero ad esistere, a rappresentare qualcosa, naturalmente rifondati e modernizzati, toccati dal liberalismo, dalla nuova morale, dai diritti civili dell' ultimo ventennio (sisi, come no aggiungo io - NB)

Perckè "Rocky" e i suoi fratelli simboleggiano per il business ciò che i Kennedy sono per la politica: una Dinastia, più che una famiglia. Nella "Camera 5600" siamo dunque giunti davanti ad una porta che non si può ancora aprire, quella del futuro. Solo adesso si può guardare fuori, trenta piani più giù, verso la Quinta strada, dove continua come sempre la vita di piccoli uomini e piccole donne, che arriva quassù sottoforma di un rombo attutito, come un fiume in piena che scorre lontano. - di ENRICO FRANCESCHINI

Come appare chiaramente dal seguente video Jay Rockefeller è completamente estreneo al Gruppo Bilderberg tanto da darne una esauriente ed esaustiva prova inconfutabile della propria innocenza.



...e intanto Rockefeller & Company si fanno l’Arca di Noè (vedi link).

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