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giovedì 21 febbraio 2013

Giganti del passato - 2


In Sud-America, nella Cordigliera delle Ande, possiamo ammirare tra le vestigia della città di Tianhuanaco, delle muraglie costruite con splendide pietre di sessanta tonnellate poste su dei blocchi di gres di cento tonnellate. L´insieme, malgrado l´erosione del tempo, presenta una superficie liscia, come se una pialla avesse tolto ogni irregolarità. A questo lavoro di un´incredibile precisione, si aggiunge l´incomprensione relativa al trasporto di tali blocchi, estratti, secondo gli archeologi, da una cava lontana 320 chilometri. Quali tecniche utilizzarono quei misteriosi costruttori in un´epoca in cui, come per le piramidi d’Egitto, erano sconosciute la leva e la ruota? Gli indiani che abitano questa regione delle Ande, dicono che la città di Tianhuanaco è stata costruita prima del Diluvio da una razza di giganti che viveva a contatto degli uomini. Atlan ed Theitan erano i loro nomi. Questi uomini, descritti come molto intelligenti, di pelle chiara, sarebbero stati i discendenti di ospiti extraterrestri e terrestri, chiamati figli del sole! Del resto, si racconta che questa città è stata costruita da un figlio del sole, Con-Tiki-Viracocha.


FONTE :  http://digilander.libero.it/bibbiaescienza/gb001.htm


I giganti: un´evidenza biblica provata dall´archeologia!

 

Laurent Glauzy


Sui cinque continenti, molte leggende e racconti menzionano l´esistenza dei giganti già migliaia di anni prima di Cristo. Sulle coste del bacino Mediterraneo, nel cuore dell’America del Nord e del Sud, nel Tibet, in Oceania, tra i Tianhuanaco e gli Eschimesi, i giganti sembrano aver lasciato altrettanti ricordi. Sovente, essi spuntano dai tesori letterari dei poemi epici come quelli di Normandia. Antichi poemi anglosàssoni raccontano che queste regioni erano un tempo abitate da civiltà scomparse, da uomini di grande taglia. Questi giganti sarebbero stati sfidati e vinti, in battaglie come quelle di Gog e Magog, da uomini di corporatura normale. Alcune tradizioni raccontano anche che i primi giganti erano buoni. Bellicosi ed aggressivi, alcuni divennero poi dei terribili cannibali e costituirono presto una minaccia per loro stessi e per gli altri uomini. La mitologia scandinava descrive l´esistenza di giganti a Utgard, nemici dei giganti di Asgard. Gli Indiani raccontano dei fatti simili, per non parlare della mitologia greca che trabocca di racconti dove giganti dalle forme singolari incontrano degli uomini di taglia normale.
Un esempio è il gigante Cronos, cannibale, che divorava i suoi figli, o gli omerici Ciclòpi che si nutrivano di carne umana. I giganti sono menzionati anche nei Mahabharata, testi sacri thailandesi. Gli antichi Caldèi parlano di un gigante chiamato Irdubar. In India, si parla delle peripezie di Danawa e Daita, o di Rakshasa sull´isola di Ceylon. Ma quei tempi ci sembrano molto lontani, ed oggi non accordiamo a tutte queste eredità che poco interesse e poca serietà. Che pensare di questi «esseri» fuori dal comune? Al di là del mito, sono solo frutto delle nostre credenze o sono realmente esistiti? Per rispondere a questa domanda, elaboreremo le nostre ricerche in tre campi principali: I giganti e i testi religiosi, i giganti e l´archeologia, la spiegazione scientifica dell´ «esistenza» dei giganti. Infine, potremo apprendere meglio le ragioni ed i silenzi della «scienza» su questo argomento appassionante ed essenziale per una comprensione più profonda del mondo e della sua creazione.

La Bibbia insegna con molti dettagli che i giganti appartengono a dei popoli pagani che praticano il cannibalismo. In Amos II, 9, si fa riferimento alla forza dei giganti: «Eppure io ho sterminato davanti a loro l´Amorreo, la cui statura era come quella dei cedri, e la forza come quella della quercia...». Il passaggio relativo alle dodici spie inviate da Mosé per esplorare il paese di Canaan è particolarmente esplicito. Di ritorno, essi spiegano ciò che hanno visto: «Noi non saremo capaci di andare contro questo popolo, perché è più forte di noi». Screditarono presso gli Israeliti il paese che avevano esplorato, dicendo: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo notata è gente di alta statura; vi abbiamo visto i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro». (Numeri XIII, 31-33).

Gli Anachiti abitano a Hébron, come pure i figli di Anak, Ahiman, Sesaï e Tholmai. è il caso di sottolineare che Hébron non è il nome originale di questa città… Il Libro dei Giudici I, 10 scrive: «Giuda marciò contro i Cananei che abitavano a Ebron, che prima si chiamava Kiriat-Arba, e sconfisse Sesai, Achiman e Talmai». Giacchè Arba è il nome del padre dei giganti: gli Enachim. Su ordine di Dio, gli Anachiti sono sfidati e sterminati dal popolo di Israele: «In quel tempo, Giosuè si mosse per eliminare gli Anachiti dalle montagnea, da Hébron, da Dabir e da Anab, di tutte le montagne di Giuda e da tutte le montagne di Israele; Giosuè li votò allo sterminio con le loro città. Non rimase un Anachita nel paese dei figli di Israele; solo ne rimasero a Gaza, a Gat e ad Asdod» (Giosuè XI, 21-22). Come i Refaïm, gli Emim sono una temibile razza di giganti che troviamo anche in Genesi XIV, 5 e Deuteronomio II, 10. Le traduzioni moderne della Bibbia non forniscono alcun dettaglio sulla loro taglia. Bisogna riportarsi ai Settanta, la versione greca dell´Antico Testamento utilizzata anche da S. Agostino. In essa si traduce la parola Emim con Gigas (Giganti) e Titanes (Titani).

La Bibbia attribuisce parecchi discendenti ai Réphaïm. Uno di loro si chiama Jesbi-Benob. Ha una lancia molto pesante: «I Filistei mossero di nuovo guerra ad Israele e Davide scese con i suoi sudditi a combattere contro i Filistei. Davide era stanco e Isbi-Benòb, uno dei figli di Rafa, che aveva una lancia del peso di trecento sicli di rame ed era cinto di una spada nuova, manifestò il proposito di uccidere Davide…» (II Samuele XXI, 15-16). Il primo Libro delle Cronache XX, 5, descrive un´altra lancia molto grande: «Ci fu un´altra guerra con i Filistei, nella quale Elcanan figlio di Iair uccise Lacmi, fratello di Golia, di Gat, l´asta della cui lancia era come un subbio di tessitore» e «Dall´accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. L´asta della sua lancia era come un subbio di tessitori e la lama dell´asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudiero» (I Samuel XVII, 4-7). Nelle misure attuali, il gigante Golia misurava 3,12 metri, la sua corazza pesava tra 55 e 80 kg. e le punte della sua lancia tra 6,6 e 9,6 chili.

La Bibbia parla anche di un altro gigante, Saf. è un discendente di Rafa: «Dopo, ci fu un´altra battaglia contro i Filistei, a Gob; allora Sibbecài il Cusatita uccise Saf, uno dei figli di Rafa» (II Samuele XXI, 18). Supponiamo da ciò che gli Anachiti ed i Refaim discendono verosimilmente dalla stessa razza di giganti i cui superstiti avrebbero potuto mescolarsi con l´ultima razza di giganti conosciuti nella Bibbia, i Filistei.

L´Antico Testamento descrive un gigante che ha sei dita per mano e per piede: «Ci fu un´altra battaglia a Gat, dove si trovò un uomo di grande statura, che aveva sei dita per mano e per piede, in tutto ventiquattro dita: anch´egli era nato a Rafa» (II Samuele XXI, 20). Lo stesso passaggio è ripreso in I Cronache XX, 6. Il Re Og, uno dei re Amorrei: «Perché Og, re di Basan, era rimasto l´unico superstite dei Refaim. Ecco, il suo letto, un letto di ferro… è lungo nove cubiti secondo il cubito di un uomo» (Deuteronomio III, 11). Egli farà parte dei re vinti il cui territorio sarà occupato dai figli d´Israele (Giosuè XII, 4).

In Numeri XXI, 33 si menziona ancora il gigante Og. Battuto da Mosé e dal popolo d´Israele nella battaglia di Edraï, regnò su Ashtaroth che comprende la regione di Argob e sessanta città fortificate protette da alte mura. «Mosè aveva dato una parte a metà della tribù dei figli di Manàsse, secondo le loro famiglie ed essi ebbero il territorio da Macanaim, tutto il Basan, tutto il regno di Og, re di Basan, e tutti gli attendamenti di Iair, che sono in Basan: sessanta città. La metà di Gàlaad, Astarot e Edrei, città del regno di Og in Basan furono dati ai figli di Machir, figlio di Manàsse, anzi alla metà dei figli di Machir, secondo le loro famiglie» (Libro di Giosuè XIII, 29–31). Og, al presente, resta il solo della razza dei Refaim dopo il Diluvio (Deuteronomio III, 11).

La letteratura rabbinica, stando alla Jewish Encyclopedia, scrive che Og non è morto durante il Diluvio (Talmud di Babilonia, tratto da Niddah p. 61 foglio a). Le acque bagnarono solamente le sue caviglie. (Midrash Petirat Mosheh I-128, in Jellinek, "B. H." II.). Un´altra tradizione talmudica spiega che egli se ne fuggì in Palestina, dove non vi fu nessun Diluvio (Rashi to Niddah, ad loc.). Secondo una terza leggenda, Og sfugge al Diluvio seduto sul gradino di una scala all´esterno dell´Arca. Avendo promesso a Noè e ai suoi figli di divenire il loro schiavo, egli ricevette ogni giorno del cibo per un buco fatto nell´Arca (Pirqe Rabbi Eliezer XXIII). Il giudaismo, più esattamente il Talmud e la Torah[1], spiegano che i giganti sono rappresentati da Si‘hon e Og. Essi erano due fratelli, figli di A‘hia, il cui padre, Cham‘hazaï era un «angelo decaduto» (Nidda 61a), e la madre la donna di ‘Ham (Yalqout reouvéni sur Berèchith 7, 7). Og è nato prima del Diluvio ed è salvato da Noè sulla sua promessa che lui e i suoi discendenti sarebbero per sempre rimasti i suoi schiavi (Pirkei de-rabbi Eliézèr 23).

Secondo le fonti midrachiche (Pirkei de-rabbi Eliézèr 16), Og si identifica a Eliézèr, il servo di Abramo, che l´ha ricevuto in dono dalle mani di Nemrod, che aveva fatto del bene in questo mondo e Hachem l´ha retribuito facendolo re. Gli angeli decaduti (nefilim) di cui parla la Torah (Berèchith 6, 4) sono dei discendenti di Caino (Agadath Berèchith). Allora, quando Davide uccide il gigante Golia lanciandogli un sasso in mezzo alla fronte e diviene re dei Giudei, i giganti, generati dell´unione di angeli ribelli, di umani e di Lucifero che possiede uno smeraldo in mezzo alla fronte, possiamo vedervi un´interpretazione ricca di simboli.

La maggior parte dei commentatori tradizionali del Talmud pensa che questi angeli decaduti non avevano niente delle creature mitologiche. I loro matrimoni con le « figlie dell´uomo » (Berèchith 6, 4) sono stati delle unioni reali. Rachi li presenta (Berèchith 6, 2) come «dei figli di giudici e di prìncipi», secondo Berèchith rabba 26, 5. Quanto a Ramban e Abarbanel, essi considerano che i «figli di Eloqim» erano dei personaggi di alto livello sociale. Sono stati chiamati nefilim perché il loro rango sociale e morale è « caduto » in rapporto a quello dei loro genitori. Purtroppo, solo i testi religiosi ci informano su questi diversi personaggi. Essi non hanno lasciato nessun discendente, né alcun sito archeologico esplorabile, né alcun osso…

La chiesa Cattolica propone una spiegazione diversa da quella dei testi ebraici. Da una parte, in Le juif talmudiste (1888), gli Abati Auguste Rohling e Maximilien di Lamarque si oppongono alle interpretazioni talmudiche in generale ed a quelle sul Re Og in particolare. Così possiamo leggere: «Og, il re di Basan di cui si parla nella Bibbia, fu chiamato così perché trovò Abramo occupato a cuocere dei dolci di Pasqua (in ebraico: ùgga). Al tempo del Diluvio, Og fu salvato con un rinoceronte, camminando accanto all´arca. L´acqua vicino ad essa era fredda, e altrove era bollente. Og mangiò 2.000 buoi tutti i giorni e altrettanta selvaggina. Bevve 1.000 misure. Quando Israele andò a Basan, Og apprese che il campo di Israele aveva una superficie di 3 miglia. Strappò allora della terra una roccia di 3 miglia e se la mise in testa.
Ma Dio fece venire su questa roccia delle formiche che, mangiandone, vi fecero un buco che la fece scendere intorno al collo di Og, ed avendo egli penetrato i suoi denti nella roccia, non potè più ritirare il collo. Allora intervenne Mosé, prese un´ascia lunga dieci aune, saltò di dieci aune nell´aria colpendo Og alla caviglia e lo uccise. -E tuttavia in un altro posto del Talmud (XXX) è riportato che Og è entrato vivente nel Paradiso. Più oltre (XXX) si legge di nuovo che, avendo trovato la gamba di un morto, il rabbino Jochanan seguì per tre miglia questa gamba senza poter arrivare all´estremità. Era la gamba di Og di Basan. Secondo il Talmud (XXXX), Abramo ha mangiato e bevuto quanto settantaquattro uomini insieme; per questo era forte come settantaquattro uomini. Ma, paragonato a Og, era piccolo. Quando un giorno Og perse un dente, Abramo se ne fece un letto. Tuttavia, i rabbini disputano tra loro (XXXX) per sapere se questo dente è diventato un letto o una poltrona. Confessiamo francamente che i Cristiani non hanno questi misteri, né in realtà, né in figure, benchè anch´essi siano originari dell´Oriente.»






Un museo espone 15.000 pietre incise risalenti ad un periodo antidiluviano, secondo le analisi del Dr. Cabrera Darquea. Su alcune di queste, si vedono dei dinosauri e degli uomini, mentre altre mostrano dei chirurghi che effettuano un´operazione al cuore, delle rappresentazioni stellari o su svariati argomenti che hanno attinenza ad altre conoscenze scientifiche.

 



D’altra parte, la Chiesa Cattolica prende questo passaggio di Genesi VI, 1-4 per spiegare l´apparizione dei giganti: «Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: "Il mio spirito non resterà sempre nell´uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni". C´erano sulla terra i giganti a quei tempi -e anche dopo- quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell´antichità, uomini famosi». Non dice in modo esplicito chi sono i figli di Dio e le figlie degli uomini. La lettura dei Padri della Chiesa è essenziale. Essa ci rivela il senso spirituale di questo passaggio.
Sant’Ambrogio[2] scrive che «Dio non disdegna di chiamare suoi figli gli uomini fedeli. Parimenti, come gli uomini di vita retta sono chiamati figlio di Dio, quelli le cui opere sono carnali sono detti dall´autorità delle Scritture figli della carne». (Giovanni I, 13).

San Tommaso insegna: «Ci si chiede cosa si intende per figlio di Dio? Bisogna dire che, come tutta la discendenza dei Saraceni o degli scismatici è separata dalla discendenza dei buoni Cristiani, così tutta la discendenza di Caino era allora separata dalla discendenza di Seth. I membri di quest’ultimo sono chiamati qui figli di Dio, quelli dell´altro figli degli uomini[3]» e «si crede con probabilità che Adamo e Seth, come pure gli altri Santi Patriarchi, vietarono ai loro discendenti di unirsi coniugalmente con i figli o le figlie del popolo di Caino, come è ora vietato dalla Chiesa sposarsi coi Saraceni. Appare principalmente da ciò la pena del suo crimine, giacchè non fu giudicato degno che nessuno dei suoi discendenti si collegasse alla generazione del Salvatore, né che la sua discendenza andasse oltre il Diluvio.»

Di conseguenza, i «figli degli uomini» designano la discendenza di Caino (primo figlio di Adamo ed Eva), ed i «figli di Dio» quella di Seth. Seth nasce dopo l´omicidio di Abele ad opera di Caino: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello» (Genesi IV, 10-11). Possiamo comprendere dunque, anche se la Bibbia non lo scrive, perché la stirpe di Caino non potè mescolarsi con quella di Seth. Quando ciò avvenne, i giganti vennero sulla terra giusto prima del Diluvio: «Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra; nell´anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti» (Genesi VII,10-12). Non c´è nessun rimedio alla ribellione contro Dio; il giudizio predetto da énoch doveva compiersi.

Possiamo porci la domanda sulla natura degli angeli decaduti a potere procreare e di conseguenza a poter generare una razza di giganti empi. Secondo il Nuovo Testamento, gli angeli sono asessuati: «Alla risurrezione infatti, non si prenderà né moglie né marito, ma si sarà come angeli nel cielo» (Matteo XXII–30). Ma il passaggio «I figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero» (Genesi VI–2) lascia intendere che si tratta di unioni durature, dunque di matrimoni tra la discendenza di Caino e quella di Seth, l´una empia, l´altra devota, e fin qui totalmente separate. L´espressione «figli di Dio» si riferisce a tutti i credenti e l´espressione «figli degli uomini» a tutti gli empi, senza allusione alla loro origine naturale. Qualunque sia l´interpretazione, è certo che Satana si sforza di corrompere la razza e di impedire la venuta del Messia per riscattare l´uomo. Ma Dio risparmia un resto fedele: «Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore» (Genesi VI–8) e si riserva una stirpe di uomini credenti. Ciò contraddice anche l´interpretazione Talmudica che dice che Og, re di Basan, abbia potuto sopravvivere al Diluvio.

Inoltre, la storia di Noè ricorda con forza e coincidenze quella di Mosé che, nell´arca di giunchi fu, anch’egli, salvato delle acque. Dopo essere cresciuto nella casa del re d´Egitto, all´età di quarant´anni, prende coscienza della sua identità. è allora inviato nella terra di Madian per prepararsi, nei quarant´anni seguenti, per i quaranta di vagabondaggio nel deserto durante i quali porterà fuori dall’Egitto e dal Peccato il popolo scelto di Dio. Il numero quaranta suona come un ritornello con i quaranta giorni del Diluvio, i quaranta giorni di digiuno assoluto di Cristo nel deserto. Ritroviamo quaranta giorni di digiuno assoluto anche per il profeti Mosé ed Elia.

Le scoperte archeologiche sembrano confermare i Testi Sacri della Bibbia. Dimostrano chiaramente che i giganti hanno abitato la terra e i suoi cinque continenti.

In Sud-America, nella Cordigliera delle Ande, possiamo ammirare tra le vestigia della città di Tianhuanaco, delle muraglie costruite con splendide pietre di sessanta tonnellate poste su dei blocchi di gres di cento tonnellate. L´insieme, malgrado l´erosione del tempo, presenta una superficie liscia, come se una pialla avesse tolto ogni irregolarità. A questo lavoro di un´incredibile precisione, si aggiunge l´incomprensione relativa al trasporto di tali blocchi, estratti, secondo gli archeologi, da una cava lontana 320 chilometri. Quali tecniche utilizzarono quei misteriosi costruttori in un´epoca in cui, come per le piramidi d’Egitto, erano sconosciute la leva e la ruota? Gli indiani che abitano questa regione delle Ande, dicono che la città di Tianhuanaco è stata costruita prima del Diluvio da una razza di giganti che viveva a contatto degli uomini. Atlan ed Theitan erano i loro nomi. Questi uomini, descritti come molto intelligenti, di pelle chiara, sarebbero stati i discendenti di ospiti extraterrestri e terrestri, chiamati figli del sole! Del resto, si racconta che questa città è stata costruita da un figlio del sole, Con-Tiki-Viracocha.



Degli scavi hanno permesso di estrarre dei resti di ossa, di crani e di scheletri di uomini alti tre metri. Ma la scoperta più prestigiosa ed affascinante, è quella di gallerie sotterranee lunghe chilometri e che portano a maestose sale grandi come hangars di aerei. Gli indiani spiegano che questi sotterranei percorrono una grande parte dell´America del Sud. Recenti investigazioni sembrano attestarlo. è stato scoperto un accesso chiuso da una lastra in pietra alta 8 metri, larga 5 e spessa 2,5. Quando questa porta potè essere aperta, gli archeologi si accorsero che ruotava su delle biglie in pietra mosse da un sistema idraulico. All´interno, il suolo e le pareti sono perfettamente lisci. In un grande locale, c´erano delle sedie e dei tavoli fabbricati con un materiale sconosciuto. Alcune di queste opere erano ornate da sculture in oro puro rappresentanti delle scimmie, dei felini, degli elefanti e dei dinosauri. Tali prodigi architettonici ed artistici dimostrano che le civiltà antiche dominavano perfettamente queste tecniche sorprendenti.
In Perù, nell’antica città di Ollantaytambo, si possono ammirare dei blocchi di pietra scolpita alti 3,5 e 5 metri e provenienti certamente da un´antica cava localizzata a 11 chilometri. Sempre in Perù, possiamo ammirare la celebre fortezza ciclopica di Sacsehuaman che si erge su una collina che domina la città di Cuzco. Uno dei suoi muri misura 20 metri di altezza. Fu eretta al tempo degli Incas, probabilmente per iniziativa di Pachacutec e su disegno del suo architetto Huallpa Rimachi. L’opera fu proseguita sotto il regno di Tupac Inca Yupanqui, e forse compiuta sotto quello di Huayna Capac. Si pensa che lavorarono alla sua costruzione per 60 anni da 20 a 30.000 uomini. Questa fortezza è composta da tre bastioni paralleli, lunghi 600m, disposti a zig-zag, che sono costituiti da blocchi monolitici (di cui il più grande misura 9m di altezza, 5 di larghezza e 4 di spessore, per un peso di circa 350 tonnellate) perfettamente uniti e incastrati uno nell´altro. Le mura di cinta, che misurano circa 360m di lunghezza, sono collegate da scale e da porte trapezoidali. La tecnica utilizzata per trasportare e assemblare tali massi resta un mistero.

Nel 1533, il cronista spagnolo Sancho Pedro de la Hoz scrive al riguardo: «In tutto il paese, non troverete muraglie altrettanto magnifiche. Sono composte da pietre così grandi che nessuno può credere che siano state portate qui da degli esseri umani… Né l´acquedotto di Segovia, né nessun´altra costruzione realizzata da Ercole o dai Romani, possono essere paragonati a questa…», costituita da pietre di oltre 200 tonnellate.

Nei dintorni di questo forte, e con grande stupore, gli archeologi hanno trovato dei blocchi di pietra vetrificati. Si suppone che questo risultato fu ottenuto portando la pietra ad altissima temperatura, secondo un procedimento ignoto. Uno di questi blocchi di granito misura 2,16 metri di altezza e 3,40 di larghezza, e presenta un taglio e degli angoli retti così perfetti, che sembrano fatti su un pezzo di burro con una lama riscaldata.


Non lontano da là, un museo espone 15.000 pietre incise risalenti ad un periodo antidiluviano, secondo le analisi del Dr. Cabrera Darquea. Su alcune di queste, si vedono dei dinosauri e degli uomini, mentre altre mostrano dei chirurghi che effettuano un´operazione al cuore, delle rappresentazioni stellari o su svariati argomenti che hanno attinenza ad altre conoscenze scientifiche.



2
 

Nel 1945, nella città messicana di Acambaro, il ricercatore tedesco Waldemar Julsrud fa una scoperta inattesa. Ai piedi della Sierra Madre, disseppellisce 32.000 ceramiche di uno stile completamente sconosciuto, rappresentanti dei cammelli, dei rettili, dei volti umani ed perfino dinosauri. Parecchi specialisti della preistoria, incuriositi da queste strane amalgame che contraddicono tutta la teoria del darwinismo, delle datazioni e della scomparsa dei dinosauri, hanno dunque sottoposto questi segreti della storia a numerosi studi. Stupore! Emerge che la realizzazione delle ceramiche di Acambaro è autentica e verosimilmente vicina al periodo del Diluvio. é la ragione per la quale queste vestigia, che contraddicono con forza la versione ufficiale dell´archeologia, devono restare nel segreto del convenzionale, dello scientificamente corretto. La loro divulgazione screditerebbe i diktat della scienza contemporanea, cioè quelli dei clan dei finanzieri. Quindi non fu più rivolto verso quei veri tesori nessun interesse. Poteva del resto essere altrimenti? Quando si nega Dio, si nega Tutto!
Nell´America del Nord si ritrovano delle scoperte altrettanto insolite. I racconti degli indiani testimoniano come fra gli Incas vi fu un periodo straordinario durante il quale sarebbero vissuti dei giganti. Così, in Pennsylvania, sono stati scoperti dei grandi crani che portano delle corna. Ciò sembra coincidere con le testimonianze di Pedro Lozano, missionario gesuita in Perù, che parla di «giganti con faccia di cani e lunghi denti appuntiti». In Minnesota si sono trovati degli scheletri di grande taglia. Ogni mascella aveva un doppio sistemata di denti. E molti altri casi simili sarebbero ancora da censire. Nel 1887, quattro ricercatori d´oro hanno trovato nel Nevada, nella Spring Valley, lo scheletro di un gigante alto 3,65 metri. I suoi molari erano impressionanti. La loro taglia era tre volte superiore a quella di un uomo di taglia normale. Nel 1891, nell´Ohio, è stato scoperto lo scheletro di un gigante cinto da un´armatura in rame e col capo coperto da un casco dello stesso metallo. Anche le braccia, il petto e il ventre sono ricoperti di rame. Attorno alla testa, sono disposti dei rami ricoperti di rame. Grosse perle riempono l´interno della bocca, e sono anche servite per comporre una collana in denti d´orso annodati intorno al collo.

Dall´altro lato dell´oceano Atlantico, cioè sulle isole che bordano la Gran Bretagna, e dalla Svezia all´isola di Malta, lungo le coste della parte ovest del continente europeo, i giganti hanno lasciato indiscutibilmente numerose e preziose testimonianze del loro passaggio. Degli enigmatici cerchi, dei templi sontuosi, sono stati edificati su colline e foreste. I siti megalitici più conosciuti sono quelli di Carnac in Bretagna e di Stonehenge in Inghilterra, dove alcuni megaliti arrivano a più di 30 tonnellate. Provengono dalle montagne gallesi di Prescelly, distanti 350 chilometri. A dispetto del loro peso, questi megaliti formano un cerchio perfetto, come se un compasso a scala astronomica ne avesse tracciato le circonferenze. C´è poi la costruzione di due cerchi concentrici costituiti da «pietre blu» di 5 tonnellate ciascuna e importate anch´esse dal Galles. L´erezione delle 80 «pietre blu» non è mai stata terminata. Di questo periodo, stimato al 2100 a.C., datano anche il viale e le due Pietre Talons.

L´ultima fase di costruzione conosciuta avvenne 100 anni più tardi: le «pietre blu» vengono smantellate, Stonehenge è arricchito da enormi menhir di gres, monoliti alti più di 4m. Il gres utilizzato proviene da Marlborough Downs, a una trentina di chilometri dal sito. Questi blocchi, messi in fila, formano un cerchio di 31m di diametro. Questa parte centrale della costruzione risale al 2000 a.C. circa. All´interno del cerchio di monoliti, altre pietre, dei triliti (due blocchi esagonali più un blocco orizzontale sovrapposto), ancora più imponenti, formano un ferro di cavallo (cromlech) . I triliti possono pesare fino a 50 tonnellate. In questo ferro di cavallo, un blocco evoca una pietra d´altare.

Nel 1958, essendo crollata la maggior parte delle pietre, sono state ricollocate approssimativamente com´erano 2000 anni prima. I Romani profanarono il sito in due occasioni, nel 55 a.C. e nel 410 d.C.. L´allineamento dei triliti, queste due pietre ricoperte da una pietra piatta, corrisponde molto esattamente al levar del sole del solstizio d´estate, 21 giugno. Stonehenge, serviva forse a prevedere degli avvenimenti astronomici solari o lunari quali le eclissi? In tal caso avrebbe avuto la funzione di un «calendario». Avrebbe permesso all´età del Bronzo di orientarsi nel tempo in funzione dell´allineamento delle pietre rispetto al sole: questa è in ogni caso la teoria dell´astronomo Gerald Hawkins. Stonehenge non sarebbe dunque un tempio ma un calendario astronomico. Si intuiva la data in funzione della posizione del sole rispetto alle pietre.

Ma anche l´Irlanda ama i giganti! Si racconta che il percorso dei giganti, che è un molo costituito da pietre in basalto, sarebbe stato costruito dai giganti per collegare l´Irlanda alla Scozia. A questo riguardo però, niente sembra formalmente stabilito. E ciò rappresenta un altro vantaggio, quello di lasciar libero corso alle leggende più squisite.

Nell´Oceano Pacifico, nell´Isola di Pasqua, le sue immense statue di pietra hanno ispirato innumerevoli teorie che hanno fatto scorrere l´inchiostro degli scrittori più immaginosi. Tra le 600 statue scoperte, dagli stili molto diversi, alcune pesano fino a 20 tonnellate e misurano dai 4 ai 7 metri di altezza. Le ricerche dimostrano che la maggior parte di queste statue, scolpite con un´enigmatica perfezione, proviene dai versanti del vulcano Rano Raraku.

Dei luoghi simili a quello dell´isola di Pasqua sono repertoriati in molti siti dell´Oceano Pacifico: in alcune isole della Polinesia e particolarmente della Micronesia, sono stati elevati dei monoliti, delle statue colossali e dei grande templi in pietra eretti sopra delle mura ciclopiche. Il sito più impressionante è quello di Nan Madol, sulla piccola Isola di Temuen. Risale a tempi immemorabili ed occupa la quasi-totalità della sua superficie; 80 di queste statue sono state realizzate accatastando più di 400.000 blocchi di basalto misuranti da 3 a 9 metri di lunghezza. La tecnica usata per costruire tali capolavori resta ignota. La tradizione polinesiana racconta che le grosse pietre sono state portate dall´aria…

A sud di Samoa, sull´atollo corallino, un arco alto 5 metri e pesante 95 tonnellate, è stato costruito nel blocco di una pietra introvabile nel luogo. Si suppone che provenga da una cava localizzata a 400km. Sulle Isole di Swallow e di Kingsmill, alle Hawaii, sulle isole Marchesi, in Australia, e vicino a Tahiti, delle piramidi ignorate dalla scienza contemporanea hanno attraversato i secoli. Nel deserto della parte ovest dell´Australia, delle rappresentazioni di giganti sono dipinte nella roccia. Le leggende Aborigene corroborano queste osservazioni parlando di Dèi del sole venuti dal cielo.

Il continente asiatico trabocca di rovine silenziose risalenti a tempi dimenticati. La sua storia variopinta, pregna di ricchezze incommensurabili, non si distingue solo sotto il prisma di una cultura particolarmente dolce ed attraente, ma anche per l´amore di un´eredità e di una scienza di altissimo livello, nutrita dai sapori di una linfa alquanto misteriosa. L´antica letteratura cinese porta delle testimonianze interessanti di quest´epoca. Ci parla di un´eredità lasciata dai figli del cielo. In questo campo, anche la Cina fa la figura di una pudica dama. Essa protegge nel suo seno il più prezioso dei gioielli: una rete di tunnel collegati a grandi sale sotterranee appena scoperte. E, come in America del Sud, le sue leggende parlano di labirinti, di gallerie che solcano le profondità dell´Asia Centrale.

Nel giugno 1961, nella Valle delle pietre, gli scavi dell´archeologo cinese Tschi-Pen-Lao avvallano queste leggende. Egli scopre un dedalo di gallerie sotterranee. Le pareti sono lisce e ornate da magnifici disegni. Malgrado l´oscurità di questo luogo sotterraneo, non si è trovata nessuna traccia di torce, di fuliggine o di un altro modo di illuminazione. Delle leggende parlano di una sorgente d´energia che diffonde una luce verde fluorescente intensa quanto quella del sole. Essa sarebbe servita per costruire questi impressionanti complessi e per la coltura delle piante. Il decifraggio di racconti trovati in Sudamerica svela l´utilizzazione di una sorgente d´energia simile che emetteva luce verde.

Essi riportano che queste costruzioni sarebbero state intraprese da dei giganti abitanti un´isola in mezzo a un mare: il Mare di Gobi. Si pensa che a quell´epoca remota l´attuale deserto dei Gobi fosse coperto di acqua. Dei testi espongono che questi giganti comunicavano tra loro anche su distanze lontane e conoscevano il modo di sottrarre il loro corpo alla gravità terrestre. Questa tecnica doveva servire verosimilmente anche per il trasporto delle enormi pietre, come spiega la Tradizione polinesiana. Più ancora! In Cina centrale, lontano da ogni interesse scientifico, più di un centinaio di misteriose piramidi disegnano il vasto paesaggio delle pianure di Qin Chuan. Antichi documenti, vecchi di 5.000 anni, appartenenti a un monastero locale, permettono di dare una stima almeno altrettanto lontana sulla loro origine. Una di queste, soprannominata La grande Piramide Bianca, misura circa 300 metri (1000 piedi) di altezza, ossia due volte quella delle più imponenti piramidi d´Egitto.


 

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Nel Libano, il treno che va da Beirut a Homs passa davanti alle rovine di Baalbek, a 1150 metri di altitudine. Sebbene i Greci ed i Romani vi abbiano edificato dei templi sontuosi, queste rovine composte da pietre colossali lunghe 20 metri e larghe 5, pesanti 2000 tonnellate, sono loro anteriori. Questo caso è unico al mondo. Perché mal si immagina come una tecnica, per quanto avanzata, avrebbe permesso di trasportare un blocco di 2000 tonnellate, mentre la cava di Baalbek è a un chilometro. Una di queste pietre porta il nome di Hadjer-el-Gouble, (pietra del sud). Degli scrittori arabi pensano che la città di Baalbek è stata costruita in onore delle divinità Baal ed Astarte.
Le piramidi egiziane conducono agli stessi interrogativi. La costruzione di Cheope ha richiesto 2.300.000 blocchi di pietra che pesano fino a 15 tonnellate. Ignoriamo quale modo fu utilizzato per trasportarli e come furono assemblati con tale precisione millimetrica. Dei testi appartenenti alla tradizione copta spiegano che, su ordine del re Saurid, la piramide di Cheope sarebbe stata costruita da una razza di giganti.
Sui massicci montagnosi dell´Ajjer e del Tassili, nel sud dell´Algeria, dei disegni incrostati nella pietra rappresentano dei giganti. Comparandoli a quelli degli animali conosciuti, questi disegni riprodurrebbero un uomo ed una donna che avrebbero misurato approssimativamente 3,5 metri di altezza. Vicino a Vichy, a Glozel, sono state scoperte delle impronte di mani gigantesche che sarebbero appartenute ad un uomo di 10.000 anni fa. Nel 1964, degli scheletri di 2, 80 e 3,10m sono stati scoperti nel Caucaso da antropologi russi.

Attraverso tutte le epoche, sotto l´impero romano, nel Medioevo, nel XIX° secolo e fino ad oggi, nel mondo intero, degli scienziati, degli uomini di Chiesa, dei viaggiatori, degli storici, testimoniano, cercano, rilevano, compilano, in documentazioni molto dense le tracce e le prove di questi giganti. Vediamole.

Un tale chiamato Becanus afferma di aver visto un uomo e una donna di 10 piedi; Gasper Bauhin parla di uno Svizzero alto 8 piedi; nel 1572 Del Rio testimonia di aver osservato un piemontese alto 9 piedi. Nel suo giornale, del 14 agosto 1875, C.F.S. Warren descrive un gigante di 9 piedi il cui capo toccava il soffitto di un locale molto alto. Un certo Vanderbrook dice avere trovato in Congo un nero di 9 piedi e ricorda che il museo del Trinity College di Dublino ha un scheletro umano che misura 8 piedi e 6 pollici. Il Dr. Gorapus, chirurgo, spiega che un gigante di 9 anni vive in Svezia: è alto 10 piedi. Il naturalista Turner vede in Brasile un gigante di 12 piedi. M. Thevet scrive nel 1575 di aver visto in America del Sud lo scheletro di un gigante di 12 piedi. 


 

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Nel 1895 la rivista “Strand Magazine” pubblicò la foto di un gigante fossilizzato. Venne fatto immediatamente sparire. Per fortuna un fotografo fece in tempo a fotografarlo mentre giaceva in un magazzino, appoggiato ad un vagone ferroviario: era alto 3 metri e 70 cm.
Il domenicano Reginaldo de Lizarraga, che visse in Perù dal 1555 al 1599, riporta in Descripçion y plobacion de las Indias, un mito concernente degli esseri di statura incredibile. Cieza de Leon racconta la storia di un´invasione di giganti, raccolta presso gli indigeni di Sant´Elena. A partire da ricerche documentarie, il Padre Kircher ritiene Gigas Mauritaniae e Helvetus Gigas come il secondo e il terzo tra i giganti più grandi. Lo scheletro di Helvetus Gigas è scoperto nel 1577 sotto una quercia abbattuta dal fulmine a Reiden, vicino al lago Vierwaldstatt. Il Dr. Félix Platter (1536–1614) di Basilea rileva su questo gigante un´altezza di 19 piedi, ossia più di cinque metri.

Il Padre Gesuita Athanasius Kircher (1601–1680), professore in matematica, filosofia e lingue orientali, insegnò a Würzburg e Worms. Nel 1678, nel suo Mundus Subterraneus (Il mondo sotterraneo) tratta della questione dei giganti. Un disegno intitolato «Sizilianische Riese» (Il gigante siciliano) riproduce un scheletro di 10 metri ritrovato nel XIV secolo in una grotta del villaggio di Trapani nel 1401. La sua taglia «mostruosa» è di 20 cubiti, contro i sei di Golia che pure è classificato come il quarto gigante più grande nel Mundus Subterraneus. Il suo corpo andò in polvere appena si volle toccarlo. Secondo lui, si tratta del gigante più grande in assoluto.

Il poeta italiano Giovanni Boccaccio (1313–1375) pensa che questo ritrovamento è quello di Polifemo, uno dei giganti dell´Odissea. J.-G. Schenck dà l´incisione della statura mostruosa del gigante Antonius Franckenpoint. Matthäus Merian der Ältere (1593–1650) mostra, nel quinto volume della sua opera Theatrum Europaeum pubblicata nel 1647, il disegno di un dente di gigante trovato nel 1645 da dei soldati svedesi in Austria. Riguardo a questo ultimo scheletro e a quello di Helvetus Gigas, sorgono dei dubbi verso la fine del XIX secolo. Alcuni anatomisti pensano che si tratti dei resti di un mammut. Questi dubbi esistevano già negli anni 1620. Riolan (figlio) denuncia l´impostura della scoperta delle pretese ossa di giganti falsamente attribuite al re Theutobochus. Appoggiandosi sull´analisi di queste ossa, Riolan (figlio) afferma che si tratta di ossa di elefante, piuttosto che di quelle di un preteso gigante. Ma questo non toglie nulla alle ricerche sull´esistenza dei giganti.

In America, Le manuscrit mexicain de Pédro de los Rios, riferisce che, prima del Diluvio, che si stima a 4008 anni dopo la creazione del mondo, la Terra di Anahuac era abitata da degli esseri giganteschi, i Tzocuillixeco. Quando gli Spagnoli di Hernan Cortès sbarcano nel Nuovo mondo, apprendono dai Saggi delle tribù indigene che vi fu un tempo in cui esistevano donne e uomini dalle grandi taglie. Vennero mostrate loro anche delle ossa, e Cortès mandò un femore di gigante anche al suo Re. Ritroviamo leggende simili attorno al Lago Titicaca e perfino in Patagonia. Antonio Pigafetta, storico del viaggio di Magellano intorno al mondo, (1934) dà una descrizione di un popolo gigantesco che dichiara di aver visto con i propri occhi in Patagonia: «Un giorno in cui non ce lo aspettavamo certo, ci si presentò un uomo di statura gigantesca... Era così grande che le nostre teste arrivavano appena alla sua cintura». Racconti analoghi sono stati scritti da navigatori molto noti come Drake, Hernandez Knyvet e Weert.


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Nel 1936, l´antropologo tedesco Larson Kohl scopre sulla riva del lago Elyasi, in Africa meridionale, delle ossa appartenenti a un gigante. I paleontologi e antropologi tedeschi Gustav von Königswald e Frank Weidenreich trovano, tra il 1937 e il 1941, nelle farmacie cinesi del continente e di Hong Kong, parecchie ossa umane di una taglia straordinaria. Il Prof. Weidenreich fa, nel 1944, un´esposto su quei resti di giganti, all´American Ethnological Society. Il Dr. Rex Gilroy, un archeologo australiano, direttore del Mount York Natural History Museum, ha scoperto a Mount Victoria delle impronte fossili di piedi di giganti la cui autenticità non può essere messa in dubbio.
Al Mont Blanc Museum è esposto questo fossile gigante. L’essere umano doveva raggiungere l’altezza di quasi 4 metri.
Oggigiorno, il giornalista tedesco Ernst Probst scrive sul tema dei giganti nel suo paese. Il quadro del pittore bernese Bartholmäus Sarburgh, esposto al Musée de l’Histoire de Bern, rappresenta il femore di un gigante ritrovato sulle rive del Reno, e precisamente a Oppenheim sul Mainz. Questo femore misura 1,27 metri. Nel 1613, la locanda Zum Riesen (Al gigante) lo espone ai suoi ospiti. Possiamo annotare anche molti esempi di gigantismo:

- Andronicus II, il nipote di Alexius Comnenus, misura 10 piedi di altezza. Nicetas afferma di averlo incontrato.

- Edward Bamford, 7 piedi e 4 pollici, muore nel 1768. è sepolto nel cimitero di San Dunstan.

- Il Capitano Bates, 7 piedi e 2 pollici e mezzo. è originario del Kentucky e partecipa a delle esposizioni a Londra nel 1871. Sua moglie Anna Swann ha una taglia simile. Si tratta della coppia di giganti più nota.

- Henry Blacker misurava 7 piedi e 4 pollici. Nato a Cukfield nel Sussex nel 1724, il suo soprannome è il gigante britànnico.

- William Bradley, 7 piedi e 9 pollici. Nato nel 1787, muore nel 1820. La sua nascita è stata registrata nella Chiesa della parrocchia di Market Weighton, nello Yorkshire. La sua mano destra è conservata al museo del College of Surgeons.

- M.J. Brice, alias Anak, misurava 7 piedi e 8 pollici all´età di 26 anni. Nacque nel 1840 a Ramonchamp nei Vosgi e visitò l´Inghilterra dal 1862 al 1865. Le sue braccia misuravano 95 pollici e mezzo con un´asimmetria di 3 pollici e mezzo.

- Von Brusted è un Norvegese di 8 piedi. è esposto a Londra nel 1880.

- John Busby, 7 piedi e 9 pollici. Anche suo fratello è un gigante di taglia equivalente. Sono nativi di Darfield nello Yorkshire.

- Il cinese Chang Wu Gu, nato nella regione di Fichou, misura 8 piedi e 2 pollici. è stato esposto a Londra nel 1865, 1866 e 1880.

- Otto piedi e 7 pollici e mezzo sono la taglia di Patrick Cotter. Di origine irlandese, muore nel 1802 a Clifton. Un calco della sua mano è conservato al museo del College of Surgeons.

- Daniel, il portiere di Olivier Cromwell era un gigante.

- Eléazer è un gigante di quasi 11 piedi. Persino Golia era di taglia inferiore. Vitellius lo mandò a Roma. Josephus lo menziona nei suoi scritti.

- Lo Spagnolo Joachim Eleizegue, 7 piedi e 10 pollici, participò a delle esposizioni nella Regent Street a Londra.

- William Evans, 8 piedi. Portatore di Carlo I, muore nel 1632.

- Big Frank, il cui il vero nome è Francis Sheridan, misurava 7 piedi e 8 pollici. Morì nel 1870.

- Louis Frenz, il cui soprannome è «Gigante francese» misura 7 piedi e 4 pollici.

- Funnum, 11 piedi e 6 pollici, è un gigante della corte di Eugenio II.

- Gabara è un gigante arabo di 9 piedi e 9 pollici. Secondo Plinio, è l´uomo più grande dell´epoca di Claudio.

- Gilly, 8 piedi. Vive all´inizio del XIX secolo in Svezia.

- Alâce Gordon, 7 piedi. Indigena dell´Essex, morì nel 1737 a 19 anni.

- Robert Hale (1820–1862) misurava 7 piedi e 6 pollici. è nato a Somerton nel Norfolk.

- A Willington, un bimbo di 3 anni, Thomas Hall misura 3 piedi e 9 pollici.

- Hardrada, 8 piedi, denominato il gigante di Norvegia. Snorro Sturleson dice che misurava 8 piedi.

- Nel Northumberland, Benjamen Holmes, misurava 7 piedi e 6 pollici. Era portatore di spade della Corporazione di Worcester. Morì nel 1892.

- John Frederick, Duca di Brunswick, misurava 8 piedi e 6 pollici.

- La Pierre, 7 piedi e 1 pollice. è nato a Stratgard, in Danimarca.

- Louis, 7 piedi e 4 pollici. Chiamato il gigante francese. La sua mano sinistra è conservata al museo del College of Surgeons.

- Louishkhin misurava 8 piedi e 5 pollici. Era tamburo-maggiore della Guardia imperiale russa.

- James Mc Donald è nato a Cork: 7 piedi e 6 pollici. Muore nel 1760.

- Samuel Mc Donald, 6 piedi e 10 pollici. Questo scozzese era chiamato «Big Sam». Era il lacchè del Principe di Galles. Morì nel 1802.

- Cornelio Magrath (1740-1760): A 16 anni, misura 7 piedi e 10 pollici. Orfano, fu allevato da Mons. Berkeley.

- L´imperatore romano Massimo (235–238) : 8 piedi e 6 pollici.

- Edmund Mellon (1740-1760) misura 7 piedi e 6 pollici a 19 anni. è nato a Porto Leicester, in Irlanda.

- John Middleton, 9 piedi e 3 pollici, è nato a Hale nel Lancashire sotto il regno di re Giacomo I. Nel Natural History of Staffordshire (p. 295) del Dr. Plott, è scritto che le sue mani misuravano 17 pollici di lunghezza e 8 e mezzo di larghezza.

- Il londinese Maximilian Christopher Miller (1674-1734), 8 piedi, ha mani di 12 piedi e l´indice di 9 pollici.

- Murphy (1761-1783) è un irlandese di 8 piedi e 10 pollici. Contemporaneo dei giganti O´Brien, muore a Marsiglia.

- O´Brien, o Charles Byrne, 8 piedi e 4 pollici. Lo scheletro di questo gigante è conservato al College of Surgeons. Muore a Londra, a Cockspur Street.

- Patrick O´Brien (Patrick), 8 piedi e 7 pollici. Muore il 3 agosto 1804 all´età di 39 anni.

- Il re indiano Porus, che combattè contro Alessandro il Grande presso il fiume Hydaspes, misura 7 piedi e 6 pollici. (Quintus Curtius in Rebus gestis Alexandri Magni).

- J.H. Riechart, 8 piedi e 4 pollici. è nativo di Friedberg. è figlio di una coppia di giganti.

- Martin Sasmeron, 7 piedi e 4 pollici. è chiamato «il gigante messicano».

- Anne Hanen Swann, 7 piedi e 5 pollici e mezzo. è nata in Nuova Scozia.

- James Toller, misurava 8 piedi all´età di 24 anni. Muore nel febbraio 1819.

Anche Carlomagno è un gigante di 8 piedi. Un certo Eginhard, che lo conosceva bene, si limita a dire che è "di una taglia elevata, senza niente di eccessivo: 7 piedi". Doveva inoltre avere un buon piede, poiché è sulla sua misura che vien definita l´unità di misura del «piede del re»: 32,5 cm! Ecco ciò che ha scritto, nel XVI secolo, Jehan de Bourdigné nelle sue Chroniques d´Anjou et du Maine: "La sua statura era alta otto piedi, ed aveva le spalle larghe, e i reni ben incrociati, il ventre di buona grandezza (…) La sua faccia era lunga un palmo e mezzo, e la sua barba avanzava di un palmo sotto il mento, e aveva la fronte della larghezza di un piede, e gli occhi aspri come un leone, scintillanti e rossi come carboni vivi e ardenti (…) E il suo sguardo era tale che non v´era uomo tanto sicuro che non provasse molto spavento e timore quanto lui lo guardava nel suo furore (…) Al pasto, era un piccolo consumatore di pane, ma mangiava molta carne, perché divorava un quarto di pecora, o due polli, o un´oca, una spalla o una gamba di maiale, o un pavone, o una gru, o una lepre (…) Egli aveva una potenza tale, che con un sol colpo di spada trapassava il cavallo e il cavaliere (…) apriva quattro ferri di cavallo forgiati di fresco, allargandoli con le due mani. Alzava da terra sul palmo della mano un cavaliere tutto armato, e lo sollevava fin sopra il suo capo."

Si racconta che Carlomagno avrebbe conosciuto un gigante, Jan den Houtkapper, fiammingo biondo dagli occhi blu, dotato di forza erculea, che era molto abile nei mestieri di tessitore, di taglialegna e calzolaio. Le sue grandi competenze in quest´ultimo mestiere fecero che Carlomagno andasse a Steinfort. Jan den Houtkapper gli fabbricò un paio di scarpe così solide e ben fatte che esistevano ancora 4 anni dopo quando l´imperatore guerreggiava in Spagna contro i Mori. In testimonianza della sua riconoscenza, Carlomagno inviò a Steinfort suo nipote Roland per offrire a Jan den Houtkapper una corazza, un elmo e una spada larga come 2 mani e lunga 5 cubiti. Vent´anni più tardi, dopo la morte dell´imperatore, i Normanni invasero la regione saccheggiando tutto sul loro passaggio. Quando gli uomini del nord si avvicinarono a Steinfort, Jan den Houtkapper rivestì la sua corazza, mise in testa l´elmo e prese la sua pesante ascia piuttosto che la spada offertagli da Carlomagno. Si vide nello Steinfort un spettacolo indimenticabile: Jan den Houtkapper faceva dei mulinelli terribili con la sua ascia come mai ne fecero i mulini a vento di Cassel! I Normanni cadono uno sull´altro, Jan colpisce, abbatte e i Normanni fuggono...

I giganti, citati in altri libri della Bibbia, non sono dei discendenti di quelli di Genesi VI, 8. Sono dei membri di popoli diversi che hanno abitato un tempo la Palestina, come i Refaïm. Uno dei popoli pre-israelitici che abitavano la Palestina, tra quelli che Kedorlaomer vinse: «Nell´anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano con lui e sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim…» (Genesi XIV, 5). Erano genti di grande statura: «Anche questo paese era reputato paese di Refaim: prima vi abitavano i Refaim e gli Ammoniti li chiamavano Zanzummim: popolo grande, numeroso, alto di statura come gli Anakiti…» (Deuteronomio II, 20 - 21). Nel Salmo LXXXVIII, 11, il nome è reso con «defunto» e si applica forse agli antichi abitanti del paese, morti da molto tempo. Sono designati nella Bibbia anche come gli Emim: «Prima vi abitavano gli Emim: popolo grande, numeroso, alto di statura come gli Anakiti» (Deuteronomio II, 10) e gli Zamzummin.


 

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Nel 1902, in Martinica, accade qualcosa di terrible: il vulcano del monte Pelèe è in eruzione. In solo pochi minuti, Saint-Pierre conta 20.000 vittime. I gas che escono del vulcano invadono anche l´isola. Dopo questa tragedia vulcanica, gli scienziati osservano che le piante diventano più grandi ed hanno una crescita più rapida. Lo stesso accade agli animali che sono presi da un fenomeno di gigantismo. In Terra senza tempo, Peter Kolosimo scrive: «i cani, i gatti, le tartarughe, le lucertole, gli insetti, diventano grandi come non lo sono mai stati, la loro crescita si sviluppa di generazione in generazione». Un gruppo di scienziati francesi che ha stabilito un laboratorio di ricerca ai piedi del vulcano, conclude che si sono prodotte delle mutazioni inattese e spettacolari, dovute in particolare alle radiazioni emesse dalla roccia vulcanica. Anche il loro organismo è stato oggetto di strane constatazioni. Così, il capo della spedizione scientifica, Dr. Jules Graveure e il suo assistente Dr. Rouen di 57 anni, sono cresciuti rispettivamente di 6 e 5,5 centimetri.
Gli stessi fenomeni sono stati osservati sulla vita vegetale, al punto che possiamo parlare di mutazione della crescita dove le piante raggiungono più del doppio della loro taglia. Uno dei membri della squadra spiega che si tratta dell´influenza di radiazioni che si attenuano man mano che ci si allontana dalla Martinica.
Denis Saurat pensa che l´esistenza di giganti può trovare la sua ragione all´inizio dei tempi con la forza di gravità che doveva essere sensibilmente ridotta, avendo di fatto delle ripercussioni sulla struttura cellulare degli esseri viventi[4]. Il gigantismo è un fatto scientificamente constatato nei differenti periodi biologici. Basta solo ricordare il gigantismo vegetale dell´èra primaria della scala degli scienziati evoluzionisti, o più tardi, al Secondario, della taglia incredibile dei dinosauri che popolarono la Terra. Quanto alla fine del Terziario, essa ha visto la nascita di mammiferi giganteschi come i mammuth. In questa logica, non è dunque illogico considerare l´apparizione di uomini di taglia molto grande nella storia dell´umanità.
La scomparsa dei giganti può essere spiegata con lo sconvolgimento profondo delle condizioni climatiche e terrestri.
Vincent Piobb spiega in un libro che le famiglie regnanti d´Europa discendevano dai giganti. Comunque sia, molti racconti riferiscono della grandezza dei re Carolingi, il cui il nome in tedesco Karl der Gross, significa Carlo il Grande.
Ne Le monde de l´inconnu (n° 278 del novembre 1999), Jean-Philippe Camus dà un´altra spiegazione inedita e seria della scomparsa dei giganti. Scrive che nel capitolo III di Baruc, la Bibbia ci dà uno stupefacente quadro di una civiltà primitiva: l´umanità avrebbe iniziato da una razza gigantesca estremamente evoluta intellettualmente, artisticamente e psichicamente (questi giganti originari avrebbero così avuto dei poteri sugli uccelli e gli animali). Dio, per la loro cattiva condotta, ne causò lo sterminio e li sostituì con gli uomini attuali. Baruc descrive così una civiltà mondiale molto antica ma non dà alcuna indicazione sul paese dei suoi primi giganti civilizzati:

«Dove sono i capi delle nazioni, quelli che dominanvao le belve che sono sulla terra? Coloro che si divertivano con gli uccelli del cielo, quelli che ammassavano argento e oro, in cui confidano gli uomini, e non ponevano fine ai loro possessi? Coloro che lavoravano l´argento e lo cesellavano senza rivelare il segreto dei loro lavori? Sono scomparsi, sono scesi negli inferi e altri hanno preso il loro posto. Nuove generazioni hanno visto la luce e sono venute ad abitare il paese, ma non hanno conosciuto la via della sapienza, non hanno appreso i suoi sentieri… Israele, quanto è grande la casa di Dio, quanto è vasto il luogo del suo dominio! è grande e non ha fine, è alto e non ha misura! Là nacquero i famosi giganti dei tempi antichi, alti di statura, esperti nella guerra; ma Dio non scelse costoro e non diede loro la via della sapienza: perirono perché non ebbero saggezza, perirono per la loro insipienza.»

I giganti della Bibbia e delle tradizioni sono forse dei discendenti di questa razza gigantesca primitiva, eliminata, secondo la tradizione, dalla collera di Dio a causa dei loro costumi infamanti? Su questo argomento, Cieza de Leon riporta la storia di un´invasione di giganti, raccolta tra gli indigeni di Sant´Elena, nell´attuale Ecuador: «dal mare arrivarono su delle barche di balsa e di paglia grandi come vascelli, degli uomini così immensi che un uomo ordinario di buona statura raggiungeva l´altezza delle loro ginocchia. [...] Siccome non avevano donne con loro e non volevano quelle degli indigeni a causa della loro taglia, praticavano la sodomia tra loro, senza vergogna né timor di Dio... Gli indiani affermano che Dio inflisse loro una punizione adeguata all´enormità del loro crimine. Mentre erano insieme, dandosi alle loro pratiche omosessuali, un terribile fuoco scese dal cielo con grande rumore, ed apparve un angelo splendente, con una spada aguzza e brillante nella mano. D´un tratto, li uccise tutti e il fuoco li consumò.» Ritroviamo, ancora una volta, la soppressione della razza dei giganti per un intervento divino conseguente a una condotta giudicata riprovevole. Possiamo far notare che Platone spiega anche la catastrofe di Atlantide per delle cause morali.

é bene sottolineare che anche la mitologia greca ci descrive la collera degi dèi verso i giganti. Si riportano delle storie complesse dove abbondano le battaglie tra gli dèi e i giganti, i titani e i ciclopi. Al suo ritorno da Troia, gli dèi decidono che Ercole li avrebbe aiutati a battersi contro i giganti giacchè solo un mortale poteva vincerli. I giganti erano nati sulla Terra dal sangue di Urano. Il più celebre era Antéo, invulnerabile finché restava in contatto con sua madre, la Terra. Non si poteva ucciderlo che sollevandolo, prodezza che Ercole compì facilmente. Quel che bisogna ritenere di questa mitologia ricca e complicata, è che gli uomini parteciparono alle ultime lotte contro i giganti e gli dèi, come del resto hanno riportato anche i Toltèchi.

Seguiamo ancora l´analisi molto pertinente di Jean-Philippe Camus il quale aggiunge che la distinzione che facevano i greci tra gli dèi e i giganti non era molto chiara. Gli dèi non sono forse dei giganti giudicati benefici per gli uomini? Così Prometeo insegnava l´uso del fuoco mentre i ciclopi sono all´origine della metallurgia. Secondo i racconti greci, la Terra ha conosciuto diversi periodi, finiti ciascuno con grandi catastrofi. Sono esistiti dei giganti, talvolta buoni come Ercole o Prometeo, considerati come dei civilizzatori, degli iniziatori; ma sovente queste creature di grande taglia erano giudicate malvagie. Per fortuna, si sono sterminati tra loro e gli ultimi sono stati uccisi dagli uomini. I racconti greci, lungi dall´annullare le tradizioni bibliche o amerindie, le completano mirabilmente.

Questo ci riporta all´origine dei falsi-dèi post-diluviani per cercare di comprendere l´origine dei monumenti megalitici.

Cam, uno dei tre figli di Noè, si allontana, come Caino prima del Diluvio, dalla via di Dio. è maledetto da Noé: «Quando Noè si fu risvegliato dall´ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore; allora disse: "Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli!"» (Genesi IX, 24-26). Cham è, da uno dei suoi quattro figli Cus, all´origine della stirpe che costruì la Torre di Babele, sotto il regno di Nemrod: «Chus generò Nemrod» (Gen. X, 8), «L´inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese di Sennaar» (Genesi X, 10). S. Agostino sviluppa in modo esplicito il senso della Bibbia concernente la costruzione della Torre di Babele dalla discendenza di Cam: «Questa città che fu chiamata confusione, è Babilonia stessa, di cui la storia delle nazioni celebra anche la meravigliosa costruzione. Giacché Babilonia significa confusione. Se ne conclude che il gigante Nébroth ne fu il fondatore…»[5]. Nemrod creò tra l´altro la grande città di Ninive: «Da questo paese egli (Nemrod) andò in Assur, e costruì Ninive, Rechoboth-Ir, Chalé, e Résen, tra Ninive e Chalé» (Gen. X, 11-12).


 

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Ora, le costruzioni megalitiche posteriori al Diluvio e alla Torre di Babele, datano a circa 2000 o 2200 anni a.C.. Secondo la lettura di Genesi VI-4, sappiamo che Cam nacque 100 anni prima del Diluvio. Inoltre, possiamo naturalmente supporre che abbia potuto ereditare delle conoscenze in architettura dai discendenti di Caino, dei giganti. Riguardo alle vestigia, le ossa dei giganti che sono anteriori al Diluvio furono ritrovate nei più profondi strati geologici. Le scoperte fatte in Texas, nel Paluxy River vicino a Glen Rose, o quelle del geologo, Dr. C.L. Burdick nel 1935, su questi stessi strati calcarei del Cretaceo antico, cioè le impronte di piedi giganti accanto a quelle di zampe di dinosauri, smentiscono formalmente che la scomparsa di questi ultimi sia avvenuta milioni di anni fa.



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Un altro figlio di Cam, Misraïm (Rè), divenne il fondatore dell´Egitto antico. I suoi figli diedero i primi faraoni all´Egitto. Furono adorati come dèi o semi-dèi. Uno si chiamava Nephtuim, più conosciuto nell´antichità greca sotto il nome di Nettuno, il dio del mare. Sotto il titolo, I fondatori dell´Egitto, Cham, Misraïm e i suoi sei figli[6] Yves Nourrissat scrive che: «Cham era assimilato al sole che fa vivere, da cui il suo nome di Rê che era dato anche ai primi generatori, e di Figli di Rê per i faraoni». In altra parte del libro, egli sviluppa un ragionamento secondo cui «la sillaba divina Tu che entra nel nome di Naphtuim, si compone da Ti, che ha il senso di dio, di dare e di combattere; indica dunque un dio donatore, ma anche distruttore. Ora Nephtuim, signore della navigazione, di cui si è fatto Nettuno, è chiamato anche Tifone, e allora simboleggia il fulmine, l´uragano, la sterilità l´omicidio: divenne l´assassino di suo fratello Osiris». é la spiegazione dell´origine degli dèi pagani. Giacchè gli dèi del paganesimo sono stati degli uomini a cui i loro adulatori hanno offerto delle feste e dei sacrifici secondo i loro costumi, le loro azioni e gli accidenti della loro vita. Un culto sacrilego si è poi insinuato nell´anima degli uomini, rendendola simile a quella dei demoni e amante delle frivolezze, per essere presto propagato dalle ingegnose bugìe dei poeti e dalle seduzioni degli spiriti maligni.
Nephtuim solcò i mari e stabilì nuove colonie sull´insieme della terra, nelle quali eresse delle gigantesche costruzioni. Da Canaan, primo figlio di Cam, discendono numerose linee. I Cananéi sono il popolo annientato da Israele. I Greci dell´antichità li chiamano Fenici, probabilmente a causa della porpora (Phoinix). Di più, l´etimologia della parola fenicio proviene da Pa-Enak, che significa i figli di Enach, che erano anche dei grande navigatori. Gli Enachiti sono i giganti di Canaan. Questo nome si spiega così: per annullare la maledizione di Noè, Canaan cambiò il suo nome in Enach.

Ancora oggi, nelle isole a Sud-est del Nuova Guinea, degli indigeni del gruppo Malekula continuano ad alzare dei megaliti enormi scolpendoli in forme umane. Questi monoliti sono tagliati al fine di rappresentare gli antenati. Questi antenati erano dunque all´origine dei giganti.



Per degli esempi di scoperte sui giganti negli Stati-Uniti. Il caso Captain Blates: http://www.stevequayle.com/Giants/N.Am/Giants.N.Am1.html


Secondo l'Apocrifo di Baruc dovrebbero essere esistiti sulla terra 4.090.000 giganti. Come facevano gli autori di questi testi a calcolare delle cifre così specifiche? Come sono da giudicare i ritrovamenti del Dott. Rex Gilroy, direttore del museo di storia naturale di Mount York della città australiana di Bathurst? Sono stati trovati utensili preistorici giganteschi, asce, mortai, clave ecc., insieme ad uno scheletro umano con una colonna vertebrale di dimensioni spropositate ed un dente molare enorme di 5,8 cm di lunghezza e 4,5 cm di larghezza. Anche i ritrovamenti di impronte di piedi (fossili) da 60 x 18cm fanno concludere che si tratti di ominidi di dimensioni gigantesche. Secondo lo scienziato l'altezza di questo essere dovrebbe essere stata tra i quattro e i sei metri.
L'unicorno, secondo Y. Caroutch, è originario dell´Oriente; in ogni caso è là che se ne trovano le rappresentazioni più antiche. Le civiltà più antiche, quelle di Sumer, Cina e India, lo conoscevano. R. Caillois cita un vasellame iraniano del primo a.C., che già rappresenta un quadrupede a un solo corno, tarchiato e basso di zampe. Gli autori greci e latini descrivono l´unicorno come un cavallo o un cervo o un asino selvaggio o un maiale. Plinio il Vecchio, nella sua Storia naturale (VIII, 31) scrive: "In India, si caccia un´altra fiera: l´unicorno, simile di corpo al cavallo, di testa al cervo, all´elefante per le zampe ed al cinghiale per la coda. Il suo muggito è grave, un corno lungo e nero si alza nel mezzo della fronte. Si nega che possa essere preso vivo."

Prima di lui, nel suo Indica, Ctésias, medico di Ciro, poi di Artaxerse II Mnémon, localizzava anche lui l´unicorno in India. è descritto come un asino silvestre molto veloce, dal pelame bianco, occhi blu, testa purpurea. Porta sulla fronte un corno lungo un cubito di cui la parte inferiore è bianca, il centro nero, l´estremità purpurea. Secondo il Talmud, l´unicorno è un animale colossale: non ha potuto stare nell´Arca ed è sfuggito al Diluvio legato all´esterno.



« Ed ecco che io porterò le acque del Diluvio sulla terra,
per far perire ogni carne nella quale è lo spirito di vita sotto il cielo:
tutto ciò che è sulla terra sarà consumato »

(Genesi VI–17)
[1] sito Internet Techouvot.com
[2] Liber de Noe et Arca, in Genèse VI,4.
[3] In Città di Dio I.XV, ch. 20
[4] www.edicolaweb.net/graal29a.htm
[5] S. Agostino: Città di Dio, 16.4.
[6] Science et Foi n° 69 del 3° trimestre 2003.




Il mistero della razza dei giganti
alla luce del creazionismo


un tesoro nascosto...

di Laurent Glauzy

Il creazionismo è l'osservazione della natura alla luce delle Sacre Scritture: Dio è Creatore. 
Gli scienziati che difendono questa impostazione studiano svariati dominii come la geologia, l'astronomia, la storia, l'architettura. Ciònonostante, il creazionismo permane poco conosciuto. La sua teoria opposta, il darvinismo o evoluzionismo, occupa il nulla lasciato dal negazionismo anti-Dio. Il creazionismo intende provare l'esistenza di Dio e l'inerranza biblica. Nella scelta e nei disegni della società che hanno imposto e che continuano a elaborare i grandi finanzieri e le logge massoniche, in preparazione all'avvento dell'Anticristo, nessuno spazio dev'essere lasciato alla cultura Cristiana; per di più, neanche la Chiesa sfugge a questa triste realtà. In essa, dopo il Concilio Vaticano II, si è infiltrato un vero cavallo di Troia, un'eresia che risulta da una vera rivoluzione in cappa e tiara con la croce e la bandiera.
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