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venerdì 5 agosto 2011

FBI sulle tracce del leggendario Bigfoot


Una squadra di investigatori guidata dall'agente FBI Hansen tenta un esperimento per fare uscire allo scoperto il leggendario abitante della foresta Bigfoot. 
Due investigatori lasciano del cibo nel bosco e sistemano le telecamere notturne nascoste mentre Hansen tiene tutto sotto controllo dall'aereo tramite il visore termico. Ad un certo punto qualcosa si muove tra gli alberi...







Il mistero del Bigfoot:
Uno dei più grandi misteri ancora irrisolti è decisamente quello che riguarda il misterioso essere antropomorfo che viene avvistato in continuazione nelle regioni nord occidentali degli Stati Uniti e in numerose altre località.Questo essere viene chiamato con nomi diversi nelle varie parti del globo.
In America, i pellerossa lo chiamano "Sasquatch" o "Dsonoqua" e i bianchi "Bigfoot" (piedone), mentre nelle culture asiatiche ha il nome di "Yeti" per gli occidentali e "Metch-Kang-Mi" per le tribù del luogo.I primi avvistamenti del Bigfoot, quello del nord America, risalgono al decennio tra il 1830 e il 1840.
Nel 1851 due cacciatori dell'Arkansas incrociarono una mandria di animali inseguita da un "animale con un aspetto indiscutibilmente umano". La creatura, in base alla loro descrizione, era di dimensioni gigantesche, il suo corpo era ricoperto di peli e grandi ciuffi di capelli che gli cadevano sulle spalle come una criniera. Dopo aver osservato i due per un momento, la creatura si voltò e si mise a correre: le impronte lasciate dai suoi piedi avevano una lunghezza di 35 centimetri.Una delle testimonianze più curiose risale al 1924, quando il contadino Albert Ostman - secondo il suo racconto - sarebbe stato rapito da uno di questi esseri. Aveva deciso di passare una vacanza solitaria a Toba Inlet, di fronte all’isola di Vancouver. Racconta di essersi accampato in una radura molto isolata, lontana dalle piste battute. Durante il sonno sarebbe stato caricato sulle spalle da un Bigfoot che lo avrebbe rimesso a terra, all’interno di una caverna, solo dopo tre ore di cammino. Qui Ostman sarebbe rimasto per tre giorni, in compagnia di altri due Bigfoot adulti e due piccoli, oltre al suo "rapitore".
Durante la prigionia sarebbe riuscito a stringere un rapporto di amicizia con la creatura più anziana e sarebbe scappato approfittando di un momento di libertà concessogli.Nello stesso anno abbiamo un’altra testimonianza molto interessante.
Un gruppo di minatori, tra i quali Fred Beck, raccontò uno strano episodio accaduto nei pressi dell’Ape Canyon, nello stato di Washington.
Beck affermò di avere visto, mentre lavorava, un colossale gorilla. Preso del terrore, avrebbe sparato alla bestia e, in quel momento, un gruppo di Bigfoot avrebbe assalito lui e i suoi compagni. Si sarebbero salvati dalla carica dei feroci animali solo rinchiudendosi in un capanno per molte ore. Intorno al luogo vennero ritrovate impronte di enormi umanoidi.Per un’altra testimonianza curiosa quanto incredibile bisogna andare al 1884.
A Yale, una cittadina canadese non lontana da Vancouver, il personale di manovra di un treno inseguì e catturò una creatura che era, inizialmente sdraiata, apparentemente addormentata, sui binari. Nonostante il misterioso essere misurasse solo 150 cm, aveva una forza superiore a quella di un essere umano adulto. Gli uomini dovettero tramortirlo per bloccare i suoi violenti tentativi di fuga. Portata in città e battezzata "Jacko", la creatura venne esposta al pubblico finché un certo George Tilbury, autonominatosi suo custode, decise di portarla a Londra per farla esaminare da esperti. Dal giorno della partenza non si seppe più nulla ne di Tilbury ne di "Jacko".L’indizio forse più tangibile della presenza del Bigfoot, è rappresentato da un filmato realizzato il 20 Ottobre 1967 da Roger Patterson e Bob Gilmin. I due si trovavano presso Bluff Creeking Valley, sulle montagne rocciose settentrionali e stavano compiendo una spedizione per cercare tracce del Bigfoot. Ad un tratto i loro cavalli iniziarono ad agitarsi e i due videro che, a circa trenta metri di distanza da loro, si muoveva un essere dalle sembianze umane, ma totalmente ricoperto di peli. Indeciso tra l’imbracciare il fucile o la videocamera, Patterson scelse la seconda e riuscì a fare una ripresa di circa 20 secondi.
Il filmato, visionato in tutto il mondo da molti antropologi e anche esperti di effetti speciali, suscitò curiosità e moltissimi dubbi.
Patterson sostenne fino alla morte l’autenticità del filmato.
L’essere nei fotogrammi aveva mammelle molto pronunciate - sembrava dunque essere una femmina - mentre per tutti gli altri caratteri del corpo, come spalle bacino e glutei, era però simile ad un maschio. I movimenti della bestia erano più lenti di quelli di un essere umano.
Anche su questo fatto ci furono molte discussioni: se la ripresa era stata effettuata a 16/18 fotogrammi al secondo, come usava fare ai tempi, i movimenti sarebbero stati più lenti e quindi la creatura autentica. Se, invece la ripresa fosse stata fatta a 24 fotogrammi al secondo, come si usava per i documentari scientifici, i movimenti sarebbero stati identici a quello di un uomo e quindi il Bigfoot non sarebbe altro che un uomo travestito da scimmia.L’occasione nella quale sembrò di essere più vicini alla verità fu nel 1968, quando, in un luna park di provincia, sempre nel nord degli Stati Uniti, apparve il carrozzone di Frank Hansen. In questo luogo, pagando un dollaro, si poteva ammirare una tremenda creatura. Si trattava di un essere rinchiuso in un cubo di ghiaccio, alto quasi due metri, ricoperto da una folta pelliccia bruna. Presentava caratteristiche stranissime anche per un mostro: il suo corpo era a forma di barile, le sue braccia lunghissime e i suoi piedi arrotondati. Piedi totalmente diverse dalle impronte dei Bigfoot ma straordinariamente simili a quelle ritrovate in Tibet negli anni ’30. Il volto dell’essere era terribilmente sfigurato da una ferita da arma da fuoco. Uno degli occhi penzolava fuori dall’orbita.
I criptozoologi Heulvenmans e Sanderson studiarono la creatura senza poterla togliere dal ghiaccio. Hensen, sommerso dalle domande e dalle accuse, decise di dileguarsi con la creatura che, si dice, venne acquistata da un fantomatico miliardario californiano.Il Bigfoot, in base a tutte le testimonianze, sembra essere quindi un essere dalle sembianze umane, col corpo totalmente ricoperto di peli, capacità di camminare a quattro zampe come in posizione eretta e dotato di una forza straordinaria. La sua altezza è in genere di due metri e mezzo e i suoi piedi misurano 50 centimetri di lunghezza. Sembra essere una creatura timida ma anche curiosa: molti sono stati visti aggirarsi nottetempo negli accampamenti di cacciatori o avvicinarsi alle fattorie. Attaccano solo se si sentono minacciati.Un ipotesi sull’origine del Bigfoot, che però ha poco a che fare con la natura, li vorrebbe esseri provenienti da un altro pianeta. C’è chi giura di avere visto questi esseri scendere o salire da un UFO.
È il caso dello Yeti Italiano: nella primavera del 1986, nella Val di Lauro, in Irpinia. Cittadini terrorizzati segnalarono la presenza di una creatura pelosa con lunghe orecchie a punta, alta circa tre metri. Poteva essere un orso, ma le autorità trovarono impronte delle dimensioni di quelle di un elefante. Il 3 giugno dello stesso anno, due insegnanti di scuola media riferirono di avere visto una coppia di strani esseri giganteschi salire su un disco volante.

Il Bigfoot non è la sola strana creatura scimmiesca del mondo. Il suo "parente" più celebre è lo Yeti dell’Himalaya. Le caratteristiche sono le stesse. L’unica differenza sta nel colore del pelo: lo Yeti ha un manto bianco mimetico.
Persino Reinhold Messner, "l’uomo degli 8.000", afferma da anni di avere visto più volte questa creatura.
"Non mi importa molto se la gente o certi studiosi non mi credono - ha detto Messner in proposito - ho compiuto venti delle sessanta spedizioni sull’Himalaya, alla ricerca di questa creatura".
Lo scalatore afferma che la ricerca va svolta sia dal lato zoologico che da quello leggendario, analizzando i racconti e le vecchie credenze dei popoli indigeni.
"Lo Yeti che ho incontrato - continua Messner - è un essere alto circa due metri e mezzo. Il suo peso dovrebbe essere intorno ai 300 chili e con un vello lungo dai 30 ai 40 centimetri. Le segnalazioni lo collocherebbero ad una altitudine tra i 4.000 e i 6.000 metri e sarebbe stato visto sia di giorno che di notte, quindi con un ciclo biologico molto attivo".
Anche Messner paragona lo Yeti, come si fa col Bigfoot, al Gigantopiteco: un tipo di enorme scimmia ritenuta estinta.
Secondo Messner, lo Yeti seguirebbe gli esseri umani nel tentativo di rubare loro qualcosa ma, se "messo alle strette", potrebbe diventare pericoloso.
L’essere sarebbe in grado di emettere fischi modulati e variabili, cosa che gli orsi non possono fare.
"Nella mia ultima spedizione sono riuscito a raccogliere informazioni precise sul probabile numero di queste creature misteriose - ha detto ancora Messner - ve ne saranno al massimo un migliaio, disseminate in una regione vastissima quale l’Himalaya e le sue vette innevate."

Messner racconta così il suo primo incontro con uno Yeti:"La prima volta che lo vidi fu nel 1986, in una delle regioni appartenenti al Tibet orientale che, per motivi di tutela e segretezza nei confronti della creatura, preferisco non rivelare. Era circa mezzanotte. Stanchissimo e stravolto dalla lunga marcia diurna, ho avvistato un enorme essere, ritto sulle zampe posteriori, in posizione bipede. Guardava nella mia direzione. Ha iniziato a fischiare come per minacciarmi. A quel punto mi sono passate nella mente tutte le storie che avevo sentito sull'abominevole Uomo delle Nevi. Avevo sempre creduto che rientrassero nella categoria dei miti e delle leggende, ma in seguito si sono verificati altri due incontri e precisamente nel 1988 e nel 1997".Di Yeti e Bigfoot esistono molte tracce e reperti, ma molti di essi si sono rivelati scherzi e manufatti. Vengono ritrovate spessissimo impronte delle quali vengono fatti i calchi in gesso. Qua e là per il mondo compaiono ogni tanto quelle che dovrebbero essere prove schiaccianti della presenza del Bigfoot o delle Yeti. Prove che puntualmente scompaiono poco prima di essere analizzate da esperti o che si rivelano del falsi, come lo "scalpo di Yeti" venerato in un santuario delle fredde regioni dell’Est, che è risultato realizzato con pelle di capra.
Il biologo cinese Liu Minzhuang, tornato da una spedizione nella regione di Hubei, ha mostrato 2000 calchi di impronte e narrato una storia incredibile. Gli avevano raccontato di un uomo-scimmia, nato dall’unione di uno Yeti e una donna cinese nel 1939 nel Sichuan. Il bambino, chiamato Tu Yun-bau, umano solo per metà e dal corpo ricoperto da una forte peluria, sarebbe morto all’età di 21 anni, m a la sua foto sarebbe stata divulgata da molti giornali dell’epoca.Fino al 1986 gli avvistamenti erano più di 2.500.
Creature simili sono state segnalate anche nelle zone calde del globo: il "Mapinguari" si nasconde nella foresta amazzonica, il "Kaki Besar" è un ominide di 2 metri e mezzo che lascia impronte di 50 centimetri e si aggira per le foreste della Malaysia.
Le segnalazioni di questi esseri continuano.
Che il Bigfoot, lo Yeti e tutti gli altri "scimmioni" misteriosi, siano scherzi della natura, gigantopitechi, grosse scimmie, alieni o uomini travestiti, questo è stato e rimane uno mistero affascinante.

http://www.cosenascoste.com/mostri-creature/bigfoot--cn65.html

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