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venerdì 20 gennaio 2012

Naufragio Costa Concordia : un Titanic 2 ? ULTIMA PARTE




L'unica superstite del naufragio sul transatlantico Titanic è la signora Del Carlo Salvata, che viene intervistata assieme al Sindaco del comune di Altopascio Maurizio Marchetti, il giornalista Domenico Tani e il V.Comandante Domenico Gatto. I genitori della signora erano passeggeri del Titanic. Al momento della tragedia il marito riuscì a portare in salvo la moglie mettendola sulla scialuppa di salvataggio. Dandole l'ultimo bacio le promise che si sarebbero incontrati di nuovo. Quella invece fu l'ultima volta in cui si videro. Successivamente nacque Salvata (da qui il nome) che per la prima volta rilascia un' intervista su ciò che la madre le raccontò riguardo a quella notte. Forse da qui Cameron trovò l'ispirazione della storia d'amore nell'omonimo film.



 



In conclusione, ad un secolo esatto di distanza, si ripete l'incidente dell'inaffondabile, così come era soprannominato il Titanic. Allora la causa fu un iceberg, questa volta uno scoglio. Si trattò forse di una imperizia nel trascurare ripetutamente i dispacci di pericolo iceberg che giungevano dalla nave Californian, forse perchè la ditta costruttrice, la White Star, aveva investito una ingente somma e voleva apparire a tutti i costi come vincente tanto da dare bustarelle (si direbbe) ad un ufficiale per ignorare i dispacci prima citati.

Stavolta l'imperizia è stata predominante nell'avvicinarsi alla costa dell'isola del Giglio i cui scogli a filo d'acqua sono insidiosissimi. Tanto è stato scritto e detto e tanto si dirà ma oramai il danno è stato fatto ed alcuni passeggeri che speravano di trascorrere ore di spensieratezza e divertimento (proprio come nel Titanic) non torneranno più.

Per concludere altre due curiose coincidenze:









Entrambi gli incidenti delle due navi sono avvenuti di sera:
Titanic 23,35 - Concordia 21,45.

Velocità di impatto quasi uguale:
Titanic 20 nodi, Concordia 15 nodi.


 LINK DI APPROFONDIMENTI :





martedì 17 gennaio 2012

Naufragio Costa Concordia : un Titanic 2 ? PARTE TERZA


La Costa Concordia come il Tiatinic : 1912 - 2012




Perchè il Californian non ha risposto alla richiesta di aiuto del Titanic, dato che era vicina alla nave in pericolo? 


RMS Californian
La Californian



Ecco spiegato il motivo.

La nave Californian, la notte del 14 aprile 1912, era l'imbarcazione più vicina al Titanic. Quando poco prima delle 23 i marconisti di quest'ultimo erano impegnati ad inviare messaggi personali dei passeggeri di Prima classe "a terra", s'introdusse disturbandoli il telegrafista del Californian. Egli voleva avvertire il Titanic del pericolo iceberg, in quanto vedeva dalla sua nave bachi di ghiaccio spostarsi in tutte le direzioni; pertanto il Californian si fermò, decidendo di ripartire all'alba. Non ricevendo risposta dal marconista del Titanic, provava e riprovava ad avvertirli del pericolo. Ma il risultato fu un altro aspetto della domanda "di chi è la colpa?" che coinvolge la catastrofe.

Infatti il telegrafista del Titanic, infastidito dalle continue intromissioni da parte le Californian, decise una volta per tutte di rispondergli: gli disse infatti (all'incirca) di non disturbarlo perché era occupato, e forse gli può essere anche scappato un'affermazione sul tipo: "vai al diavolo!".

Così, il marconista del Californian, non volendo più avere a che fare con un tipo così poco serio ed irriconoscente (in fondo lo avvertiva del pericolo ghiaccio!), decise di chiudere i contatti elettrici del proprio telegrafo e di andare a dormire.

Quando il Titanic urtò contro l'iceberg, gli ufficiali ordinarono ai telegrafisti di inviare messaggi di soccorso (CQD e il nuovo SOS), mentre loro si sarebbero occupati di lanciare razzi luminosi per identificare la propria posizione, nel caso qualche nave fosse vicina a loro per poterli soccorrere.

Una nave molto vicina c'era, ed era proprio il Californian, che (come è spiegato nel paragrafo "14 aprile, Domenica" nell'orario 00:15 in questa sezione) aveva interpretato i razzi come segni di festa. Perciò non si preoccuparono affatto del pericolo cui era andato incontro il transatlantico: anche perché avendo chiuso i contatti telegrafici non poterono ricevere la loro richiesta di aiuto.

Dopo la catastrofe, vari sistemi di sicurezza vennero resi obbligatori, tra i quali (oltre al numero di scialuppe giuste per la portata di passeggeri) anche l'ascolto della radio 24 ore su 24.


 
Misteri risolti

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Roberto Giacobbo a Voyager racconta la storia del Titanic. Fu davvero un iceberg a causarne l'affondamento? Forse no. 
I sopravvissuti ed il capitano della Californian che si trovava a 31 km dalla sciagura affermarono di avere avvistato le luci di un'altra nave mai identificata.






Il capitano Stanley Lord della Californian asserì fino alla sua morte che quella notte era presente un'altra imbarcazione tra loro ed il Titanic ma non si è mai saputo quale fosse.

domenica 15 gennaio 2012

Naufragio Costa Concordia : un Titanic 2 ? PARTE SECONDA






La maledizione del Titanic
  
Il 15 aprile del 1912, una nave alla sua prima traversata tra Southampton e New York affondò trascinando con sé 1498 passeggeri. Si trattava del Titanic, definito “l’inaffondabile”, un prestigioso transatlantico proprietà della White Star Line.

Le cause del disastro furono attribuite ufficialmente alla collisione tra la nave e un grosso iceberg che avrebbe squarciato, in maniera molto grave, parte della sua fiancata destra. In oltre novant’anni sono state avanzate le ipotesi più disparate sulla causa, o le cause, che provocarono quella terribile disgrazia, dall’errore umano alla sfortuna di schiantarsi sull’iceberg nell’attimo sbagliato. Infatti è stato affermato da parecchi studiosi che se il Titanic avesse virato dieci secondi prima avrebbe sicuramente evitato la collisione, mentre se lo avesse fatto dieci secondi più tardi avrebbe spaccato l’iceberg con la sua robustissima chiglia riportando così dei danni meno gravi di quelli subiti. Questo in base a calcoli e simulazioni effettuate tramite computer. Ma abbandoniamo per un attimo le congetture logiche e razionali per fare un breve viaggio nel mondo dell’irrazionale. 



La vera causa potrebbe risiedere in un’antica maledizione. Facciamo un salto al Cairo nell’anno 1910, due anni prima della disgrazia del Titanic, quando un americano di cui non è noto il nome avvicinò l’egittologo inglese Douglas Murray, proponendogli l’acquisto di un prezioso reperto. Si trattava di un sarcofago rinvenuto nel tempio di Ammon-ra, appartenente ad una principessa di rango vissuta a Tebe attorno al 1600 a.C. All’esterno del sarcofago erano raffigurate in smalto e oro, con tecnica raffinata, le fattezze della principessa. Il sarcofago si presentava in perfette condizioni di conservazione. Murray non si lasciò sfuggire l’occasione e staccò subito un assegno all’americano, il quale non arrivò mai ad incassarlo perché morì la sera stessa. Nel frattempo Murray aveva già preso provvedimenti affinché il sarcofago venisse spedito nella sua casa di Londra. Un altro egittologo che si trovava al Cairo raccontò a Murray la sinistra storia legata al sarcofago. La principessa di Ammon-ra, sacerdotessa del culto dei morti, aveva fatto incidere sulle pareti della sua camera mortuaria un inquietante monito: su chiunque avesse spogliato il suo sacello si sarebbero abbattute disgrazie e terrore. Douglas Murray, però, si fece beffe di quella superstizione fino a tre giorni dopo, quando un fucile gli esplose misteriosamente in mano, durante una battuta di caccia lungo il Nilo. Dopo una settimana di atroci sofferenze in ospedale, il braccio rimastogli ferito dovette essere amputato all’altezza del gomito. Quello non fu che l’inizio. 



Durante il suo viaggio di ritorno in Gran Bretagna, due amici di Murray morirono per “cause ignote”. Inoltre i due domestici egiziani che avevano trasportato la mummia morirono nel giro di un anno o poco più. Per Murray quel sarcofago diventò un’ossessione. Quando vi posava gli occhi, il viso modellato della principessa sembrava tornare in vita con uno sguardo che gelava il sangue. Alla fine decise di disfarsene ma una sua amica lo convinse a consegnarglielo. In poche settimane la madre della donna morì, lei fu abbandonata dal suo innamorato e in seguito venne colpita da una sconosciuta malattia da deperimento. Alla fine lasciò come disposizione testamentaria che il sarcofago dovesse ritornare a Douglas Murray. Però Murray, ormai malridotto, non ne volle più sapere e donò il sarcofago al British Museum. Anche all’interno di questa istituzione, ben nota per il suo rigore scientifico, il sarcofago acquistò un’oscura fama. Un fotografo che aveva scattato alcune foto morì sul colpo, mentre un egittologo responsabile di quel sinistro reperto fu trovato morto nel suo letto. A questo punto gli amministratori del museo si riunirono in gran segreto, votando all’unanimità di spedire il sarcofago ad un museo di New York, che aveva accettato il dono a patto che però venisse consegnato senza troppa pubblicità e con un mezzo fra i più sicuri. Il sarcofago non raggiunse mai New York, perché si trovava proprio nella stiva del Titanic quando affondò. Coincidenza? Disgrazia? O la maledizione della principessa aveva colpito ancora una volta? Un’enorme incognita rimane per adesso sospesa su queste domande, ma forse un giorno qualcuno riuscirà a trovare delle risposte concrete per svelare questo inquietante mistero.
Luigi M.C. Urso


Rose Dewitt Bukater (Kate Winslet) e  Jack Dawson (Leonardo Di Caprio) nell'omonimo film del regista Cameron.


 

Costa Concordia

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Costa Concordia
Costa Concordia 2.JPG
Descrizione generale
Civil Ensign of Italy.svg
Tipo  Nave da crociera
Costruttori  Fincantieri
Cantiere  Sestri Ponente (GE), Italia
Varo  5 settembre 2005
Entrata in servizio  2006
Proprietario  Costa Crociere S.p.A.
Caratteristiche generali
Stazza lorda  114.147 t
Lunghezza  292 m
Larghezza  35,50 m
Altezza  52 m
Propulsione  Sei motori Wärtsilä diesel 75.600 kW
Velocità  di crociera 21,50 massima 23 nodi
Equipaggio  1100
Passeggeri  3780 (occupazione massima)
Note
Porto di registrazione Genova
La Costa Concordia è una nave da crociera della compagnia genovese Costa Crociere.
Costruita dai cantieri navali della Fincantieri di Genova Sestri Ponente, è stata battezzata il 7 luglio 2006 dalla modella Eva Herzigova nel porto di Civitavecchia.
Il viaggio inaugurale è avvenuto il 9 luglio 2006, mentre la notte del 13 gennaio 2012 ha subìto un incidente nei pressi dell'isola del Giglio, semi-affondando[1].
Il nome Concordia fa riferimento all'unità e alla pace fra le nazioni europee. I suoi tredici ponti hanno i nomi di altrettanti stati europei (Olanda, Svezia, Belgio, Grecia, Italia, Gran Bretagna, Irlanda, Portogallo, Francia, Germania, Spagna, Austria e Polonia).

Caratteristiche

Costa Concordia è la più grande fra le navi della flotta. Ha potuto vantare per prima la costruzione del più grande Centro benessere a bordo di una nave, denominato Samsara Spa, dislocato su due piani e con una superficie di oltre 2.100 m². La nave ha 1500 cabine totali, di cui 87 all'interno dell'area benessere e 505 con balcone privato, 58 suite con balcone privato e altre 12 suite all'interno dell'area benessere.
La nave ha quattro piscine salate, due delle quali con copertura semovente in cristallo che permette l'utilizzo anche durante le stagioni invernali o in caso di maltempo e una dotata di scivolo toboga; le cinque vasche idromassaggio jacuzzi ad acqua calda; un campo polisportivo; un percorso jogging.
Dispone di 5 ristoranti di cui due a pagamento e ben 13 bar. Per quanto riguarda gli svaghi Costa Concordia offre un teatro disposto su tre piani, il Teatro Atene, un simulatore di guida Gran Premio, videogame, la discoteca, sale da ballo e il casinò.
Nel mese di maggio del 2007 è stata affiancata dalla nave gemella Costa Serena, mentre nel 2009 dall'altra nave gemella Costa Pacifica.

 

Incidenti


2008

Il 24 novembre 2008, a Palermo, mentre era in manovra di ormeggio nel porto, a causa di una forte raffica di vento ha urtato contro un bacino galleggiante ormeggiato nel porto, riportando danni alla fiancata di dritta. I danni sono stati parzialmente riparati in circa 10 ore, consentendo alla nave di continuare la crociera. Durante le soste successive si è provveduto ad ultimare le riparazioni.

2012


Luogo dell'incagliamento sull'Isola del Giglio.
42.36486°N 10.92124°E


La sera del 13 gennaio 2012,la nave stava effettuando una crociera nel Mediterraneo partita da Civitavecchia con scali previsti a Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma, Cagliari, Palermo, urta tra le 21.20 e le 21.40[2] gli scogli a 500 metri dal porto dell'Isola del Giglio, provocando uno squarcio di 70 metri nello scafo e causando 3 morti, alcuni feriti e numerosi dispersi, con l'evacuazione totale delle 4229 persone a bordo della nave tra equipaggio e passeggeri.Verso le 21 hanno raccontato i testimoni a bordo della nave – la luce è andata via,la nave ha cominciato a imbarcare acqua e a inclinarsi mentre avvenivvano i soccorsi. La nave, inclinata di circa 80 gradi su una secca di Punta Gabbianara,ha reso le operazioni di evacuazione estremamente difficoltose, affonderà parzialmente il giorno seguente.[1][3] (guarda la mappa dell'ultima rotta)

I passeggeri sono stati evacuati, in parte dall'equipaggio e per il resto da imbarcazioni civili, tra i quali un traghetto della Toremar presente a Porto Santo Stefano, e mezzi di pattuglia italiani intervenuti[1]; il numero elevato di persone in rapporto alla popolazione dell'isola ha generato una emergenza sanitaria dovuta anche alla carenza di farmaci[1]. Il comandante Francesco Schettino è stato prima sottoposto a fermo giudiziario e poi arrestato [4]


















Naufragio all'isola del Giglio: il video di un passeggero subito dopo la collisione.



Naufragio Costa Concordia : un Titanic 2 ?

La tragedia della nave Costa Concordia (vedi link) è stata paragonata a ciò che successe al Titanic. A più di 90 anni però molte cose non sono chiare e sono state fatte diverse ipotesi. Una domanda su tutte : perchè la nave Californian sebbene fosse solo a 31 km dal Titanic non prestò soccorso? 
La nave Costa Crociera inabissatasi causa uno squarcio di 70 metri sulla fiancata. Il Titanic per un iceberg, questa volta per uno scoglio. A 100 anni di distanza il copione si ripete:
 
 
Sono passati ormai novantasei anni, quasi un secolo, da quel 14 aprile 1912 in cui il Titanic, il più grande oggetto mobile fino a quell’epoca costruito dall’uomo, si inabissava nelle acque del Nord Atlantico.
La storia di quella sfortunata nave è nota a tutti, anche grazie a James Cameron, quella che in pochi conoscono è l’incredibile storia delle coincidenze che accompagnarono la tragedia. Nel 1898, lo scrittore Morten Robertson pubblicò un romanzo dal titolo Futility, nel quale si narrava il naufragio del transatlantico Titan.
Oltre alla similitudine del nome, che, come vedremo, è la meno inquietante delle coincidenze, il romanzo presenta una serie di fatti a dir poco sconcertanti. Entrambe le navi, quella vera e quella inventata, erano partite dal porto di Southampton. Entrambe nello stesso mese: aprile. Entrambe avevano impattato contro un iceberg e, per giunta, nello stesso punto dell’oceano. Entrambe durante il loro viaggio inaugurale.
Ma le coincidenze più inquietanti le fornisce la matematica. Titanic e Titan avevano il medesimo (e insufficiente) numero di scialuppe, 20, avevano tre eliche e misuravano 882 piedi di lunghezza. Anche la ragione della scarsità delle scialuppe era la stessa: la nave era considerata inaffondabile e, per tale ragione, nessuno sospettava che le barche di salvataggio potessero servire.
E, come se non bastasse, la velocità dell’impatto immaginata dalla fantasia di Robertson era la stessa a cui andò a sbattere il Titanic in realtà: 23 nodi. Ma le stranezze non finiscono qui, perché, nel 1935, a Titan e Titanic si aggiunse il Titanian, un vaporetto, reale, non di fantasia, che, in una sera d’aprile, stava viaggiando dal Canada all’Inghilterra.
Al comando, vi era il marinaio William Reeves, nato (casualità?), il 14 aprile 1912. Verso mezzanotte, ora in cui il Titanic ebbe il fatale impatto, Reeves, di colpo, si ricordò della sua data di nascita e, altrettanto di colpo, decise di fermare la nave, proprio nelle stesse acque del Nord Atlantico.
E fece bene, in quanto, senza poterlo sapere, si arrestò proprio a pochi metri da un grosso iceberg che avrebbe fatto fare al Titan la stessa tragica fine del (quasi) omonimo. Per quanto, di primo acchito, si possa pensare il contrario, la somiglianza dei nomi è la meno strana delle coincidenze.
I titani, infatti, erano figure della mitologia greca dotate di straordinaria forza che tentarono di conquistare l’Olimpo. Non è così strano che nomi simili vengano dati a una nave di grosse dimensioni come un transatlantico, destinata a sfidare la natura per solcare i mari (nella leggenda, “camminare” sulle acque è simbolo di sfida al volere divino, proprio come la conquista del monte degli dèi).
Sono gli altri fatti, specialmente quelli legati al romanzo di Robertson a essere particolarmente inquietanti e a fare sorgere qualche dubbio anche al peggiore degli scettici. Tuttavia, un’altra “leggenda”, molto più prosaica e meno misteriosa, toglie ogni magia alla storia e lascia solo l’amaro in bocca.
“Si dice” (quei “si dice” mai confermati) che il Titanic che naufragò nel 1912 non fosse il vero Titanic, nave maestosa e apparentemente indistruttibile, bensì l’Olympic, transatlantico vecchio e malandato mandato a morte certa per intascare i soldi dell’assicurazione.
Non c’è nulla di certo, nella storia del Titanic, a parte la morte di 1500 persone. E il fatto che, a quasi un secolo di distanza, sicuramente grazie al celeberrimo film del 1997, ma non solo, la sua storia continua ad affascinare ed è ancora ben lontana dal cadere nel dimenticatoio.

 http://www.ilreporter.com/storie/titanic-un-mistero-inaffondabile