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mercoledì 13 maggio 2009

Sardegna e Massoneria 9 (nuovo omaggio a principe): Maria Paola Corona & Masonic friends

Il giorno successivo alla brillante vittoria elettorale, il neopresidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci – riferendosi a quali caratteristiche avrebbe avuto la sua Giunta – disse: “Ho comunque in mente persone che abbiano testa, cuore, passione, competenza“. Questa mattina tali persone saranno ufficializzate alla stampa. Eccone l’elenco:
  • Maria Paola Corona: è la figlia di Armando Corona, Gran Maestro del Grand’Oriente d’Italia negli anni ‘80, personaggio che troviamo coinvolto nei famosi scandali a base massonica di quel periodo. Maria Paola, detta Ketty, è una imprenditrice immobiliare che opera prevalentemente nella zona turistica di Olbia: costruisce e vende case nei terreni costieri lottizzati da qualche amico di papà (in primis Zuncheddu, editore di Videolina e Unione Sarda, nonché fondatore de Il Foglio di Giuliano Ferrara). Sarà assessore agli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione.
  • Giorgio La Spisa: già dirigente di Comunione e Liberazione, acceso oppositore di Renato Soru per tutta la durata del suo mandato. Dovrà comparire davanti al giudice in data 13 marzo, assieme ad altri cinque suoi compagni di coalizione, per aver calunniato l’ex governatore in merito ad inesistenti abusi edilizi. Sarà assessore alla Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio e, ad interim, all’Industria.
  • Gabriele Asunis: già assessore degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica nel 2004, ricoprirà la medesima carica anche nella giunta Cappellacci. Fervente sostenitore del condono edilizio promulgato dal Governo Berlusconi nel 2003 (che Asunis implementò con una circolare dichiarata successivamente illegittima dal TAR), è anche stato coinvolto in una vicenda di “scambio di favori” all’epoca della giunta di Mauro Pili.
  • Emilio Simeone: dopo un passato da direttore della fonderia di San Gavino e del complesso industriale dell’ENI a Portovesme, ha guidato per qualche anno l’Azienda Sanitaria Locale di Carbonia. Ora sarà – udite, udite – assessore all’Ambiente!
  • Andrea Prato: dirigente della Amalattea, una delle società italiane più importanti nella produzione e vendita di latte caprino e derivati, affiliata alla Compagnia delle Opere (associazione creata dal fondatore di Comunione e Liberazione – don Luigi Giussani – che ha visto come presidente della sezione calabrese quell’Antonio Saladino coinvolto nell’inchiesta “Why Not” di Luigi de Magistris). Prato – e non poteva essere altrimenti – sarà assessore alla Agricoltura e alla Riforma Agro-Pastorale (soprattutto “pastorale”, direi io).
  • Maria Lucia Baire: l’organizzatrice della visita di Benedetto XVI a Cagliari, nel settembre scorso, nonché direttrice del Museo Diocesano. Una donna di Chiesa a tutti gli effetti: una sicura pedina del vescovo, da muovere spregiudicatamente nello scacchiere politico sardo. A lei andrà l’assessorato alla Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport.
  • Antonio Angelo Liori: missino, medico, con grandi interessi nelle cliniche private dell’isola, attraverso il suo assessorato a Igiene, Sanità e Assistenza Sociale stravolgerà di sicuro il Piano Sanitario regionale approvato dalla giunta Soru.

Concludono la composizione della nuova giunta regionale: Sebastiano Sannitu, sindaco di Berchidda, che ricoprirà la carica di assessore al Turismo, Artigianato e Commercio; Mario Angelo Giovanni Carta ai Lavori Pubblici; Maria Valeria Serra al Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale; Liliana Lorettu, docente universitaria e psichiatra che – con chiara competenza – ricoprirà la carica di Assessore ai Trasporti.

Il quadro della nuova Giunta sarda è chiaro: è una giunta debole (il ritardo con il quale sono state ufficializzate le nomine è, in questo senso, emblematico), non competente, guidata da lobbies massoniche, ecclesiastiche e del mattone. Detto altrimenti, e senza alcuna novità, Berlusconi potrà fare il bello e il cattivo tempo in Sardegna. I problemi politici interni alla coalizione di centrodestra, i sicuri futuri rimpasti, i pentimenti di alcuni elettori di Cappellacci (strano a dirsi, ma già ci sono), sono soltanto gli effetti collaterali del grande progetto distruttivo e grigio. Distruttivo e grigio come il cemento.


E’ Giunta la fine

fonte : http://ansard.wordpress.com/2009/03/10/e-giunta-la-fine/

domenica 30 novembre 2008

Sardegna e massoneria - 8: ennesimo regalino a Principe ed alla sua terra.

Il seguente articolo è stato copiato dal seguente blog: http://babbumannu.spaces.live.com/blog/cns!73A3E507ADD25BD8!2479.entry




24 novembre

LA MASSONERIA IN GALLURA

LA MASSONERIA IN SARDEGNA E IN ITALIA

LA MASSONERIA In Sardegna Nomi Tempiesi tra la LISTA CORDOVA 1992

Cos'è la massoneria? Cosa significa? Chi sono i Massoni?

Se si parla di massoneria tutti o quasi pensano ai TEMPLARI o cose simili.....
Certo che intorno ai templari sono girate molte leggende e/o misteri ed alcuni rivelano la presenza massonica.
I massoni sono persone con posizione sociale alta e/o media con posizioni di rilievo nella società.
E' come un associazione culturale che però secondo le voci che girano manovra pedine per cambiare il corso di fatti e/o di governi.
Sono esistite diverse associazioni massoniche riconosciute come la P2,L'Ordine di DeMolay,Il Grande Oriente d'Italia,
La Gran Loggia Regolare degli Antichi, Liberi e Accettati Muratori d'Italia,La Gran Loggia d'Italia degli ALAM e la Gran Loggia Madre C.A.M.E.A..
Un'associazione che viene indicata come massonica è anche il LIONS CLUB ma non ci sono prove di ciò.
COMUNQUE TRA TANTE ASSOCIAZIONI MASSONICHE E' VENUTA FUORI UNA LISTA DEI PRESUNTI O ACCERTATI APPARTENENTI ALLA MASSONERIA.
QUESTA LISTA VENIVA PUBBLICATA DA IL SETTIMANALE DI RESISTENZA UMANA MA NON RIUSCI A PORTARE A TERMINE L'IMPRESA PERCHE' DURANTE LA NOTTE FECERO IRRUZIONE DEGLI INDIVIDUI ALL'INTERNO DELLA REDAZIONE RUBARONO LE LISTE.
COMUNQUE VA DETTO CHE APPARTENERE AD UNA LOGGIA MASSONICA NON E' REATO TRANNE NEL CASO DELLA P2 CHE ERA COSTITUITA COME SEGRETA.
ANZI CHI SI ISCRIVE ALLE LOGGE MASSONICHE LO FA PER ANDARNE FIERO E A VOLTE PER OTTENERE FAVORITISMI E/O IMPEGNI LAVORATIVI.
LA LISTA E' COSTITUITA DA 26410 PERSONE ITALIANE DIVISI PER REGIONE,NOME,COGNOME E PROFILO LAVORATIVO.
TRA QUESTI NOMI NE FIGURANO:
729 persone sarde DI CUI:
9 di TEMPIO PAUSANIA
2 di ARZACHENA
3 di PORTO CERVO ( COSTA SMERALDA )
1 di PORTO ROTONDO ( COSTA SMERALDA )
28 di OLBIA
10 di LA MADDALENA
4 di PALAU
1 di S. TERESA DI GALLURA
176 della provincia di SASSARI
51 della provincia di ORISTANO
53 della provincia di NUORO
939 della provincia di CAGLIARI

PURTROPPO LA LISTA NON E' REPERIBILE SUI SITI INTERNET COMUNQUE LA SI PUO' TROVARE TRAMITE CANALI ALTERNATIVI COME SITI BACKGROUND O SEMPLICEMENTE IL PEER 2 PEER.

LA COSA STRANA E' CHE CALANGIANUS NON SIA PRESENTE NELLA LISTA CHE PURTROPPO E' AGGIORNATA FINO AL 1992 PERCHE' CE NE SAREBBERO DELLE BELLE.

SE VOLETE LA LISTA COMPLETA CONTATTATEMI TRAMITE IL BLOG E VE LA FARO' AVERE VISTO CHE E' UNA LISTA LEGALE PERCHE' I NOMI PER LEGGE DEVONO ESSERE DI PUBBLICO DOMINIO OPPURE TRAMITE E-MAIL O MESSENGER A theleme@hotmail.it



Mi sbaglierò ma non doveva essere la Toscana la più massonica di tutte le regioni compresa l'innocente Sardegna? Avrò capito male! :-)


martedì 22 luglio 2008

Sardegna e Massoneria - 7 : La gran Loggia Regionale della Sardegna



La Gran Loggia Regionale della Sardegna, all’obbedienza della gran Loggia Regolare d’Italia, viene rappresentata da un sigillo che riporta al proprio centro un Nuraghe sormontato da un Delta luminoso, dal Sole e dalla Luna, con sfondo di montagne, Squadra e Compasso alla base, anno Vera Luce 5995 per la fondazione. Il Delta Luminoso è il sacro simbolo del G:. A:. D:. U:. – l’Assoluto. Esso è dato da un triangolo, il Principio Trino in tutte le sue forme, con all’interno il simbolo dell’occhio di Dio, il Logos che crea e dona la Luce e che tutto vede. Il Sole e la Luna irraggiano la loro Luce, simbolo di saggezza e comprensione, di mascolinità e femminilità.


La scelta del Nuraghe come marchio centrale del sigillo regionale avvenne sin dall'origine per la grande radice culturale che ancora oggi, per i sardi, è rappresentata dalla Civiltà Nuragica degli "SH-R-DN", uno dei "popoli del mare" che combatterono contro il Faraone Ramses III nel XIII secolo a.C..
Sviluppatasi in Sardegna e diffusasi anche in Corsica, dal 1.700 a.C. al II secolo a.C., sempre più viene apprezzata dagli archeologi per la grande qualità e individualità culturale e commerciale che è riuscita ad esprimere per ben 1500 anni nel mediterraneo occidentale, avendo contatti con il mondo egizio, miceneo ed etrusco nell’età del ferro.


I Nuraghi, circa 8.000 torri attualmente alte da 1 a 18 metri, ma che in origine arrivavano fino a 26 metri (oltre 8 piani di un edificio moderno!), sono unanimemente considerati come i monumenti megalitici più grandi e meglio conservati d'Europa, la cui funzione ancora oggi è da chiarire: fortezze? tombe? Templi di culto del sole o degli astri? Tutto ciò ma in epoche diverse?


Se considerassimo valida la matrice linguistica del mediterraneo orientale, NUR AKE, significherebbe "torre della luce", e probabilmente questa interpretazione ci avvicinerebbe a quella autentica, che ci piace: una cultura fortemente improntata su due Arti Liberali da noi amate come la Geometria e l'Astronomia, trattandosi di monumenti sacri, eretti per marcare i territori dei clan locali, perpetuando sul suolo quanto studiato e ammirato nel movimento degli astri, con il loro influsso sulle stagioni e sull'agricoltura fonte di vita.
La Gran Loggia Regionale da tutto ciò trae ispirazione e identità.
I lavori regionali avvengono circa 3 volte l'anno, preferibilmente in occasione dei solstizi ed in località scelte per offrire suggestive esperienze rituali ai partecipanti

Sardegna e Massoneria - 6 : Le Logge


Gran Loggia Regolare degli Antichi, Liberi e Accettati Muratori d'Italia
Unica Obbedienza Massonica Italiana Riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra

logo_sardegna



Gran Loggia Regionale della Sardegna.


Sede: Casa Massonica
Via Garibaldi, 105 - Cagliari
Gran Segretario Regionale: Fr. Massimiliano Oppo



Logge della Regione Sardegna
Stemma
Nome Città Giorni Riunioni
8 Landmarks Sassari il 1° e 3° lunedi del mese
80 San Graal Cagliari Il Mercoledì secondo un
calendario deciso trimestralmente
103 NUR Andrea Salis Nuoro programmati sulla base di
un calendario trimestrale
124 Angelo Poliziano Nuoro il 2° e 4° venerdì del mese.
126 Olbios Olbia il 2° e 4° venerdì del mese
157 Astrea Oristano il 1° ed il 3° Venerdì del mese.
175 Pitagora Cagliari Tutti i Martedì del mese
208 Asclepio Tortolì Incontri programmati sulla
base di un calendario trimestrale
216 Plotino Cagliari Il Lunedì
217 Ermete Trismegisto Nuoro il 1° e 3° venerdì del mese

Le date e i luoghi di riunione possono variare nel tempo, i Fratelli sono invitati a comunicare al Webmaster gli aggiornamenti da apportare usando il

Modulo comunicazioni al Webmaster


Sardegna e Massoneria - 5 : Antonio Piras


Un tormento di curve. Bisogna attraversare tutta la Barbagia per arrivare a Gavoi, un paesino solare e pulito, 3500 abitanti. Tutti sanno dove abita Antonio Piras. Abita in una grande villa gialla appena fuori il paese.
E’ avvocato ma nella sua vita (attivissima) praticamente ha fatto di tutto meno che l’avvocato. Ha settant’anni, molti acciacchi e moltissimi amici.
Anche l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha dichiarato:
Piras e’ un vecchio amico mio. Massone. Uomo di grandissima probita’. Gli hanno chiesto: ma lei e’ amico dei banditi? E lui: manco per sogno, mi portano rispetto”.
Piras si definisce un uomo saggio. Sul muro della villa c’e’ una grande targa di marmo bianca con questa scritta: "Questa casa e’ aperta a Dio, al sole, agli amici sinceri e a tutti coloro che posso aiutare". La targa non è antica, anzi molto recente. “Amici? E’ vero. In una settimana sono passate da casa mia almeno trecento persone, solo per salutarmi. Ma ho anche tanti nemici, o comunque gente a cui non piaccio. Ancora oggi la mia casa e’ piena di cimici e microspie. Chissa’ cosa si aspettano di trovare. Una volta i carabinieri mi hanno chiesto: avvocato, non verranno da lei anche pregiudicati? Risposi chiaro: da mio nonno e da mio padre ho imparato a non chiedere la fedina penale a coloro che incontro. E’ in quei giorni che misi la targa fuori la porta. Cosi’ non ci sono equivoci”.

- La sua casa e’ aperta innanzitutto a Dio. Ma lei crede in Dio?
“Credo sicuramente in un grande architetto dell’universo”.

- Parliamone subito. Lei e’ massone dichiarato.
"Certamente. Sono massone fin da giovane.
In Sardegna questa e’ una tradizione antica, secolare, che ha prodotto una rete ancor oggi ben funzionante di aiuti reciproci, di mutui soccorsi”.


In Sardegna, gli amici massoni di Piras non si contano. Stanno dovunque: nelle banche, nella politica, nella sanità, nelle professioni, nelle imprese.
Dall'ex gran maestro della massoneria Armando Corona, all’avvocato Garau, all’ingegner Tito Melis, anche lui massone dichiarato, fino all’ex questore di Nuoro Elio Cioppa, iscritto alla P2. E’ negli elenchi del 1981: tessera 1890, grado terzo (maestro). E’ stato lui ad annunciare a tutti la liberazione di Silvia.

La casa e’ aperta a tutti coloro che posso aiutare”: nell’ultima frase della targa c’e’ tutto l’avvocato Piras che ama il ruolo di grande mediatore, dell’uomo giusto, una persona di rispetto. Quasi un padrino, ma non in senso mafioso.
Io non sono un boss. I boss veri hanno eserciti intorno, fanno del male, lucrano soldi. Io sono solo, ho la mia parola che conta, non ho mai chiesto una lira per i miei consigli. E rispetto soprattutto lo Stato. Anche se spesso mi chiedo: ma cosa ha fatto lo Stato per la Sardegna?”
Ha un vanto: per la Barbagia ha sparsi almeno una trentina di figliocci di battesimo o di cresima. Ne e’ felice perche’ sa di avere amici sinceri.

Nella mia vita – dice – non ho mai mancato alla parola data.
In una terra difficile, piena di odii e di vendette
(notare bene questa affermazione), la parola e’ molto importante”.
Cosi’ attaccato alla sua terra, eppure per molti anni l’ha abbandonata. Dopo gli studi, se ne va a Parma dove fa l’avvocato, politica (con i socialisti) e il direttore di una grande fabbrica di cucine. Ma resiste fino al 1962 quando decide di tornare in Sardegna. Apre un’azienda a Macomer.
Ma e’ solo l’inizio.

La sua fortuna arriva nei primi anni Settanta quando entra nel Banco di Sardegna. Fonda la “Sardaleasing” ed e’ la svolta.
Finanzia ogni tipo di attività: dalla piccola alla più impegnativa. Piras conosce i conti di tutti. Aiuta, fra gli altri, un giovane imprenditore che poi gli sara’ molto riconoscente: Nicola Grauso, detto Niki. “Doveva aprire Viodeolina, oggi la prima tv privata sarda. Grauso aveva un fido bancario di 35 milioni – ricorda Piras -. Io l’ho alzato fino a quattro miliardi e da li’ sono partite tutte le sue imprese”.

Piras concorre in quegli anni allo sviluppo di grosse industrie.
E tesse molte reti, le amicizie massoniche e attraverso gli sportelli di credito agricolo del Banco quello delle campagne. Si fa molti amici. Praticamente ha l’isola in mano.
Cinque anni fa decide di andare in pensione. Unica passione la caccia (ancora oggi ci va: il giovedi’ e la domenica, nelle campagne di Macomer). Ma soprattutto ha un impegno. Deve preoccuparsi dei suoi 174 chili di peso: colpa di un metaboslismo alterato da un’improvvisa rinuncia alle sue quaranta sigarette al giorno. Cosi’ in crisi con il peso al massimo si fa portare dai parenti nella casa di Sassari. Altrimenti se ne sta chiuso nel suo studio di Gavoi.

Una sera d’inverno riceve la visita di Tito Melis. Era marzo. Silvia era stata rapita da poche settimane, 19 febbraio. Non l’avevo mai visto prima – racconta Piras -. Mi saluto’ premendo l’indice della mano sulla mia: capii che era massone come me. Arrivammo presto non a un accordo, ma diciamo a un atto di fiducia, illimitato. Puoi fare qualcosa? mi chiese e io gli risposi: posso far girare la voce che venga trattata bene. Basta andare in giro, al bar o al mercato. Non e’ difficile. Ma ricordati: io sono solo un garante”.

In ottobre la svolta. Melis, che ha affidato all'avvocato il miliardo raccolto per il riscatto, lo va di nuovo a trovare alle cinque del mattino, piangendo. Piras lo sta ad ascoltare. In campo e’ entrato un altro intermediario, don Pinuccio Solinas. Passato glorioso: aveva risolto molti sequestri. Il frate garantisce per un miliardo la liberta’ di Silvia. Piras storce la bocca, non accetta un ruolo marginale. Quando incontra don Pinuccio lo tratta male. “Si vergogni, non si gioca sulla vita di un ostaggio” gli urla e lo mette alla porta. Piras non puo’ muoversi: era stato appena operato, aveva perso cinquanta chili e ripreso a fumare quaranta sigarette. Ma indica a Melis la persona giusta, fidata che puo’ occuparsi del riscatto: quel giovane imprenditore, Grauso.

Da quel momento, Melis si affida completamente nelle mani di Piras e si fidera’ solo delle ambasciate di un altro legale, Luigi Garau, un avvocato cagliaritano (anche lui) di fede massonica e in ottimi rapporti con un magistrato una volta sulla cresta dell'onda, Luigi Lombardini, poi messo in disparte perché ha il vizio di mettere lo zampino nelle indagini senza averne ormai titolo.
Lombardini indaga nella zona di Tertenia. Segretamente. Entra in scena invece con tutti i clamori Niki Grauso. Dalle colonne del suo quotidiano “L'unione Sarda” agli schermi della sua televisione “Videolina” fa da grancassa al grido disperato di Tito Melis (“Lo Stato mi impedisce di salvare mia figlia”) che diventa da quel momento il suo grido di battaglia politico.

La regia del sequestro Melis si allarga dunque a un singolare triangolo: Piras, Lombardini e Grauso che candidamente ammette: “Per me il caso di Silvia e’ stato un’eccellente occasione per farmi pubblicita’ a costo zero”. Una vicenda triste come il sequestro di una giovane mamma si trasforma percio’ in un affare per un imprenditore senza scrupoli, un personaggio che vuole essere il puntodi riferimento dell’isola e un magistrato in disparte che vuole dimostrare di essere un grande investigatore.
Dopo il caffe’, prima di uscire, chiedo all’avvocato Piras un giudizio sul giallo della tenda, su Silvia che si libera da sola delle catene. Accende l’ennesima sigaretta, mi risponde quasi diverito: “Conosco bene la zona. Ricordo di aver ucciso un cinghiale, proprio li’. Un cinghiale enorme, il piu’ grande che ho abbattuto”.

La sua casa e’ piena di Dio, di sole e di amici (forse) sinceri. Ma certamente anche di infiniti silenzi.
Dal libro "Sequestro di persona" di Pino Scaccia - ed. Editori Riuniti - 2000
Antonio Piras è morto il 7 giugno 2007 all'età di 78 anni.


Nonostante tutto questo c'è chi accusa ancora la Toscana di essere la regione leader della Massoneria. Proprio da qualcuno che proviene da questa non immacolata regione arrivano certe sentenze. Da che pulpito? Come avrete potuto leggere fino adesso la Sardegna ha la stessa affiliazione massonica del resto d'Italia, nè più nè meno...e siamo solo all'inizio su questo mio personale viaggio nella LIBERA MURATORIA dell'isola.

venerdì 18 luglio 2008

Sardegna e Massoneria - 4

Da chi fu scalzato Licio Gelli? Semplice!
Dal nuovo Gran Maestro Armando Corona (sardo).



Giovanni Spadolini, subentrato a Forlani alla guida del governo, istituì una commissione parlamentare d’inchiesta e rese operativo l’articolo 18 della Costituzione riguardante le società segrete, disponendo, con la legge n. 17 del 25 gennaio 1982, lo scioglimento della P2. Il GOI non venne colpito da alcun atto restrittivo poiché sia la commissione d’inchiesta sia la magistratura in tempi successivi ritennero che la P2 fosse una deviazione con coperture individuali e un fenomeno estraneo alla tradizione massonica giustinianea.

A questa convinzione si arrivò anche grazie al ruolo svolto nella vicenda dell’espulsione di Gelli dal nuovo Gran Maestro Armando Corona, medico sardo e dirigente del Partito repubblicano eletto il 28 marzo del 1982.

Amico personale di Ugo La Malfa, Corona aveva rivestito la carica di presidente della regione Sardegna ed era un politico molto esperto. Conosceva bene gran parte della classe politica italiana, ed essendo dotato di un’indubbia intelligenza e di una buona dose di astuzia non si fece impressionare né scoraggiare dal crucifige cui venne sottoposto il GOI da parte del mondo politico giornalistico, il quale, da parte sua, nascondeva ben altri scheletri nei propri armadi. A quel punto era comunque necessario fronteggiare la valanga di accuse e insinuazioni che con grande compiacimento i media riversavano sulla massoneria italiana. Corona provvide innanzitutto a rintuzzare con una serie di querele le calunnie più smaccatamente false. Quindi il nuovo Gran Maestro, assai sensibile alla pubblica opinione ma assai meno data anche la sua limitata anzianità massonica alla continuità della tradizione, si dispose a introdurre rapidamente quelle modifiche normative che potevano assicurare all’Ordine una maggiore funzionalità e una più solida protezione dagli addebiti impropri che le venivano rivolti.

Inoltre, allo scopo di ridare al GOI un’immagine dignitosa si cominciò anche a prendere in considerazione l’uso di un altro strumento di riqualificazione dell’Istituzione, di cui il Gran Maestro, pur non essendo uno studioso di discipline storiche o filosofiche, intuiva la grande importanza: lo strumento culturale.

Nel 1984 fu varata la nuova Costituzione col relativo regolamento. Fra le innovazioni più rilevanti figuravano: l’abolizione del giuramento e dei “cappucci e delle spade”; il cambiamento del meccanismo elettorale, congegnato in modo da ostacolare i condizionamenti che si erano verificati all’epoca di Salvini, introducendo l’elezione diretta e, nell’ipotesi non si fosse raggiunto il quorum della maggioranza assoluta, il ballottaggio riservato ai Maestri Venerabili da svolgersi durante la Gran Loggia; la nomina diretta del Gran Segretario (la cui carica cessava così di essere elettiva) da parte del Gran Maestro.

Superata la crisi della P2 e avviata la risoluzione dei problemi che si erano presentati negli anni precedenti, i fratelli del GOI si mostrarono nuovamente animati da un senso di sicurezza nel condurre i lavori delle logge ripopolate e desiderosi di riproporsi all’esterno, come avvenne in occasione del convegno storico dedicato a temi risorgimentali - intitolato La liberazione d'Italia nell'opera della Massoneria - che si svolse a Torino nel settembre 1988, a cui presero parte 14 relatori italiani e 8 stranieri.
Ma si era ormai vicini alla scadenza del quinquennio, che seguiva un precedente mandato triennale, della gran maestranza di Armando Corona.

tratto dal sito http://www.grandeoriente.it/istituzione.php?ar=1f

Sardegna e Massoneria - 3

Pisanu Giuseppe

Deputato della Repubblica. Eletto nel proporzionale, nelle liste di Forza Italia. Ex democristiano, è stato per anni deputato DC e sottosegretario al Tesoro e alla Difesa nei governi del pentapartito. Nel secondo governo Berlusconi è finalmente ministro: di un nuovo dicastero che si chiama "Attuazione del programma di governo": una sorta di musiliana "Azione Parallela".

Nell'estate 1981, Pisanu, sardo e amico di Armando Corona (che poi diventerà Gran Maestro della massoneria) conosce in Sardegna il banchiere Roberto Calvi (tessera P2 numero 1624).

L'uomo che fa incontrare Calvi e Pisanu è Flavio Carboni, faccendiere sardo che era in contatto con un imprenditore milanese che voleva fare affari in Sardegna: Silvio
Berlusconi (tessera P2 numero 1816).

Pisanu è il padrino politico di Carboni, che presenta come un «interlocutore valido per le forze politiche richiamantesi alla stessa aspirazione, cioè quella cattolica». Dichiara Pisanu al magistrato titolare dell'indagine su Calvi e il suo Banco Ambrosiano: «Il Carboni si diceva congiuntamente interessato alle televisioni private in Sardegna: ciò in un'ottica di inserimento nella regione del circuito televisivo Canale 5, facente capo al signor Silvio Berlusconi di Milano.

Il Carboni mi spiegò che il Berlusconi aveva interesse a espandere Canale 5 alla Sardegna, talché lo stesso Carboni si stava interessando per rilevare a tal fine la più importante rete televisiva sarda, Videolina. Sempre riferendosi all'oggetto delle sue attività, il Carboni mi disse di essere in affari con il signor Berlusconi non solo con riferimento all'attività televisiva, ma anche con riguardo a un grosso progetto edilizio di tipo turistico denominato "Olbia 2".

Fin dall'inizio ritenni di seguire gli sviluppi delle varie attività di Carboni, trattandosi di un sardo che intendeva operare in Sardegna e che peraltro mostrava di avere vari interessi e vari contatti con persone qualificate» (Testimonianza Pisanu al pm Dell'Osso).
Poi Carboni ebbe vari guai giudiziari. Girò assegni del Banco Ambrosiano agli usurai della Banda della Magliana. Subì arresti e condanne. Ma almeno fino alla primavera 1982 restò in stretto contatto con Giuseppe Pisanu che, mentre era sottosegretario al Tesoro, si interessò attivamente della vicenda Calvi-Ambrosiano. Nei mesi frenetici che precedono la scoperta della bancarotta dell'Ambrosiano e la fuga all'estero di Calvi, Pisanu incontra Calvi per quattro volte, sempre accompagnato da Carboni. L'ultimo appuntamento avviene il 22 maggio 1982, quando Pisanu vola a Milano sull'aereo di Carboni. Poi, il 6 giugno, il sottosegretario risponde in Parlamento ad alcune interrogazioni sulla situazione della banca di Calvi, dopo che erano ormai filtrate voci sulla drammatica crisi finanziaria che stava attraversando. Pisanu risponde tranquillizzando: la situazione è normale; il sottosegretario non accenna minimamente alla gravissima situazione debitoria in cui versa il Banco Andino, controllato dall'Ambrosiano.

Alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2, dichiarerà Angelo Rizzoli: «A proposito dell'Andino, Calvi disse a me e a Tassan Din che il discorso dell'onorevole Pisanu in Parlamento l'aveva fatto fare lui. Qualcuno mi ha detto che per quel discorso Pisanu aveva preso 800 milioni da Flavio Carboni».

Dopo lo scandalo P2 e il crac Ambrosiano, nel gennaio 1983 Pisanu è indotto a dimettersi da sottosegretario al Tesoro. «A causa di fatti incontrovertibili», secondo una dichiarazione del deputato radicale Massimo Teodori al Corriere della sera:

«I rapporti strettissimi e continuativi fra Pisanu e Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi tramite Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni per la sistemazione del Corriere della sera; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni quando, sottosegretario al Tesoro, il ministro prendeva importanti decisioni sull'Ambrosiano» (Corriere della sera, 22 gennaio 1983).

Il 18 luglio 1982 Calvi fu trovato impiccato sotto un ponte di Londra. Pisanu, dopo le sue dimissioni, scomparve per molto tempo dalla scena. Ricompare nel 1994, quando torna in Parlamento e diventa vicecapogruppo dei deputati di Forza Italia: lasciata la Dc, si è schierato con il partito di Berlusconi, ex socio d'affari del suo protetto Carboni. E Berlusconi, nel 2001, pur di dargli una poltrona da ministro, inventa il curioso dicastero dell' <>. Accanto, alle riunioni di governo, avrà il più feroce dei suoi accusatori, ai tempi della vicenda Calvi: Mirko Tremaglia. Nelle elezioni politiche del 2006 Pisanu si è distinto per aver sconfessato se stesso. Ciampi dopo averlo consultato si congratulò con le istituzioni per lo svolgimento pacato e regolare del voto. Berlusconi incominciò a gridare ai brogli. Pisanu non ha fatto un fiato per una settimana intera, nonostante lui fosse il responsabile della regolarità delle votazioni. Ancora oggi, 10 maggio 2006 sul sito del ministero non ci sono dati definitivi ed i conti non tornano. Ma questi berluscones non reagiscono manco quando è in ballo la dignità personale?

Sardegna e Massoneria - 2

L’intervista all'imprenditore sardo massone Flavio Carboni :

«Mai conosciuto Marcinkus. E non chiamatemi faccendiere»

Carboni: quella donna mente
Mi tirano in ballo perché fa effetto

«Marcinkus era la parte vaticana ostile a Calvi, e quindi non serviva. Banda della Magliana? Mai sentita»

Flavio Carboni (Ap)
Flavio Carboni (Ap)
ROMA - «Faccendiere... Ma perché continuate a chiamarmi così? Io ero e sono un imprenditore, un immobiliarista», protesta Flavio Carboni, dopo che il suo nome è tornato ad alimentare le cronache sui misteri di 25 anni fa, con l’intreccio tra la morte del banchiere Roberto Calvi e la scomparsa di Emanuela Orlandi. Nonostante l’assoluzione nel processo di primo grado per l’omicidio Calvi.

Va bene dottor Carboni. Allora lei, da imprenditore, ha mai conosciuto la signora Sabrina Minardi?
«No, non ne ho memoria».

Eppure la testimone racconta di essere stata a cena a casa sua, dove avrebbe conosciuto Calvi e monsignor Marcinkus.
«Si dà il caso che io non abbia mai incontrato monsignor Marcinkus. Altri prelati e cardinali sì, Palazzini, Oddi, Angelo Rossi e altri ancora, ma Marcinkus no. Né lui né Mennini».

Cioè né il presidente né l’amministratore dello Ior. Non è strano per uno che mediava tra la banca vaticana e Calvi?
«No, perché Marcinkus e Mennini erano la parte vaticana ostile a Calvi, e quindi non serviva. Io mi rivolgevo ad altri. Comunque le dico che questa signora Minardi mente anche perché nemmeno Calvi è mai stato a casa mia. So che riferisce pure che Calvi le prestò l’aereo per andare a Parigi, ma Calvi non aveva un aereo, usava il mio».

E Enrico De Pedis, che s’accompagnava con la Minardi? Mai visto nemmeno lui?
«Mai. Per me la Magliana era solo un quartiere di Roma. mai saputo niente della famigerata banda».

Però conosceva Domenico Balducci, assassinato da quelli della Magliana. E Pippo Calò, il mafioso che teneva i contatti coi banditi romani.
«Pippo Calò lo conoscevo come Mario Aglialoro, a dirmi che dietro quel nome si nascondeva un boss di Palermo fu il giudice Imposimato. Con lui feci un’unica operazione, di cui è s’è chiarito. Poi se Calò ha fatto altri affari con Balducci, che c’entra Carboni? E Balducci per me era un imprenditore che faceva cose che all’epoca non erano reati. Aveva rapporti con senatori e altre personalità, addirittura mi presentò il vice-questore di Roma. Non ho idea del perché lo abbiano ucciso».

C’è chi ha fatto un paragone con l’omicidio Calvi: punizione per soldi da riciclare, investendoli, e mai restituiti.
«Lei parla di omicidio Calvi, ma per me quello resta un suicidio al mille per mille. Se mai una persona può avere dei buoni motivi per uccidersi, quel giorno Calvi li aveva tutti, purtroppo».

Anche la sentenza che ha assolto lei e gli altri imputati conferma che s’è trattato di un omicidio.
«Perché si basa su una perizia che però è contraddetta da altre, compresa quella che io ritengo la più attendibile, e che certifica il suicidio. In ogni caso poi, non capisco perché la mafia dovesse andare fino a Londra per uccidere Calvi. Sono tutte assurdità, che mi perseguitano da 25 anni».

Le repliche a queste sue affermazioni sono nelle carte del processo che s’è svolto e in quelli che verranno. Compresa l’ultima inchiesta che inserisce il sequestro di Emanuela Orlandi nella trama che aveva già ucciso Calvi, come ipotizza il figlio del banchiere. Lei che pensa di quella scomparsa?
«Non so che dire. Immagino che possa essere una vendetta contro il Vaticano per il contributo che Papa Giovanni Paolo II stava dando alla battaglia contro il comunismo sovietico, al pari dell’attentato e dello stesso scandalo della banca vaticana. Comunque il figlio di Calvi era considerato anche da suo padre uno scriteriato, e non so nulla dell’ipotesi che la Orlandi possa essere stata rapita per errore, al posto della figlia di questo signor Gugel».

Ma nelle sue società c’è una socia che si chiama Rita Gugel?
«Non ho il più pallido ricordo di questo nome ».

Che vita fa oggi l’imprenditore Flavio Carboni?
«Sto cercando di tornare nel mio mondo, nel mercato immobiliare. Ma non conosco (lo dice ridendo, ndr) né Ricucci né Coppola, né altri di quel giro, altrimenti sarei già stato arrestato di nuovo. Non ho più visto Pazienza, che secondo me è pure lui una vittima, e neppure Berlusconi, anche se gli ho venduto la villa in Sardegna e ogni tanto capito a Portofino, dove lui ha un’altra casa. Faccio una vita appartata, anche se dopo 25 anni di fantasie intorno al mio nome c’è ancora qualcuno che mi tira in ballo senza conoscermi. Evidentemente faccio ancora un certo effetto».

Giovanni Bianconi
27 giugno 2008

Sardegna e Massoneria - 1

Cagliari sotto assedio tra banche e mattone

di ALBERTO STATERA - fonte: La repubblica del 15/03/2007

giovedì 15 marzo 2007 di exeo

Chi comanda nella città
Cagliari sotto assedio tra banche e mattone

Nessuno saprebbe dire se è un concetto filosofico, un istituto giuridico, un topos geografico, una categoria dello spirito, una patologia isolana o l’Araba Fenice. Ma qualunque cosa sia, la "Continuità territoriale" agita - eterna croce e delizia - i sonni dei sardi. Arrivi al desk Alitalia di Fiumicino e cominci a capire il perché.

Chiedi gentilmente di imbarcarti per Cagliari, esibendo il numero del tuo regolare biglietto elettronico Alitalia, ti guardano come un minus habens e ti spediscono a Meridiana, la compagnia di Karim Aga Khan, da dove, con sguardo di compatimento, ti rispediscono all’Alitalia, in un balletto che farebbe infuriare non un sardo "fumino", come dicono i pisani, ma un flemmatico britannico.

Anche l’Inghilterra è un’isola e non ci puoi andare in bicicletta, ma la British Airways ti ci porta da quando esiste l’aviazione civile senza farla tanto lunga. L’Alitalia di Giancarlo Cimoli, invece, quando l’anno scorso ci fu la gara per l’assegnazione delle tratte sarde, dice di essersi distratta un po’ e di aver dimenticato di partecipare, lasciando sole Meridiana e Air One, che però non avevano aerei sufficienti. Per cui il governatore Renato Soru, che - pur nato figlio di un edicolante a Sanluri ai bordi delle mammellose colline della Marmilla - è uno di quei sardi che amano le valli interne e sono capaci di terribili ire fredde, si è dovuto sbattere da pazzi per tentare di risolvere alla meglio il problema.

Quando finalmente ci fanno sbarcare a Cagliari per la modica somma di 148 euro, solo andata, Soru lo troviamo proprio in una di quelle giornate di rabbia fredda che ben conosce Luigi Pomata, lo chef preferito dal coté di potere cagliaritano, tornato in città dopo aver lavorato a New York a "Le Cirque" di Sirio Maccioni.

Da quando due anni e mezzo fa è stato eletto presidente della Regione autonoma della Sardegna, l’uomo che inventò Tiscali e cominciò a dare gratis Internet, che è un capitalista ma cita Gramsci, si è battuto per sfrattare dall’isola i sottomarini nucleari americani e liberarla almeno da una parte dalle asfissianti servitù militari.

Ci è riuscito, gli americani se ne andranno dalla Maddalena nel 2008, come promesso. Ma adesso sono le "lobby militari italiane", come le chiama, a non voler schiodare, nonostante l’accordo politico già siglato. In una riunione tecnica al ministero della Difesa, retto dai corregionali Arturo Parisi, ministro, e Emidio Casula, sottosegretario, l’ammiraglio Paolo La Rosa, capo di stato maggiore della Marina, ha dichiarato con militaresca fermezza che non molleranno mai non solo il deposito munizioni della Maddalena, il più grande d’Italia, Punta Rossa, dove si fanno le esercitazioni degli incursori, Capo Frasca, Teulada e Capo Marrargiu, dove aveva sede "Gladio", l’organizzazione che, complice Francesco Cossiga, doveva salvare l’Italia da un eventuale attacco comunista, ma neanche le spiagge occupate dagli "Ops".

Che cosa sono gli "Ops"? Sono gli Organismi di Protezione Sociale, che, tradotto in italiano, significa le case di vacanze estive dei militari, dei dignitari ministeriali e dei loro cari. Altro che gli americani a Vicenza, la caserma Ederle e l’aeroporto Dal Molin.

A Cagliari non c’è il Palladio, ma c’è quella che il governatore definisce "l’occupazione militare delle spiagge più belle del mondo". Mille ettari in tutta la regione, 120 solo nel capoluogo, con 42 immobili cittadini, a cominciare dall’immensa caserma Ederle - lo stesso nome di quella di Vicenza - a Calamosca.

Cagliari città delle "Tre Emme" - medici, massoni e mattoni - si è sempre detto, trascurando colpevolmente la quarta emme, quella dei militari. I medici cagliaritani sono vivi e vegeti, controllano la sanità privata, sono i padroni delle cliniche. Uno di loro, Emilio Floris, è il sindaco forzista di Cagliari.

Figlio di Mario Floris, vecchio vicesindaco democristiano soprannominato "Marpio", che controllava gran parte della sanità privata, Emilio è anche lui un perfetto democristiano, che con l’acuminato governatore mantiene un buon rapporto, sperando di succedergli nelle elezioni regionali del 2009, se Berlusconi ci sarà ancora e se punterà su di lui, e non magari sull’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, dopo la tragicomica esperienza di Mauro Pili.

Pili era quel ragazzone berlusconiano che trescava con l’ex ragazza demichelisiana, l’opima Anna La Rosa televisiva, e che, diventato presidente della Regione, inaugurò il suo mandato leggendo lo stesso discorso che Roberto Formigoni aveva fatto all’insediamento in Lombardia. Fu scoperto per una piccola distrazione, perché parlava della sua regione come della regione nord-occidentale più industrializzata d’Italia, con un numero di province che purtroppo in Sardegna non tornava proprio. L’Antonio La Trippa del principe De Curtis - vot’Antonio, vot’Antonio! - al giovane Pili faceva un baffo.

Se i medici sono in salute, non si può dire lo stesso dei massoni, che pure tradizionalmente con i "clinicari" s’identificavano. Ora si riuniscono tristemente il lunedì sera da Beppe al Flora, in via Sassari, convocati da Francesco Puxeddu, ex presidente dell’Ersat, accusato anni fa di aver maneggiato una tangente del figlio di Claudio Abbado per cedere un terreno pubblico adiacente alla villa algherese del maestro.

Altri tempi quelli in cui il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la massoneria di Palazzo Giustiniani, era Armandino Corona.

Ex presidente regionale, lamalfiano, spadoliniano, Armandino, il "risanatore" massonico dopo il ciclone della P2 di Licio Gelli, era anche lui proprietario di cliniche, ma soprattutto era il grande mentore del potere cagliaritano, delle nomine, degli affari immobiliari e non. Oggi, ultraottantenne, vive defilato e tristissimo in lite con i figli per la gestione dell’ingente patrimonio familiare.

In compenso, la terza emme, quella dei mattoni, impazza, pur dovendosela vedere con il governatore Soru, che della difesa ambientale ha fatto la sua cifra politica, varando tra mille polemiche il suo piano paesaggistico. Sta vedendo i sorci verdi Gualtiero Cualbu, di amicizie trasversali, comprese quelle con il presidente della Provincia di Cagliari, il diessino Graziano Milia e con l’ex ministro lombardian-craxiano Giovanni Nonne, che stava colando cemento sul Colle di Tuvixeddu, la più importante necropoli punica del Mediterraneo, prima di essere fermato da Soru.

Sergio Zuncheddu, palazzinaro di Burcei proprietario dell’"Unione Sarda", il quotidiano cagliaritano che acquistò per un centinaio di miliardi da Niki Grauso, e comproprietario con Veronica Berlusconi del "Foglio" di Giuliano Ferrara, sta spargendo cemento anche lui al centro di Cagliari e aveva la promessa che i suoi palazzi sarebbero stati acquistati dalla Regione. Ma Soru si è messo di traverso ed è ricambiato quotidianamente dagli attacchi del quotidiano cagliaritano, l’unico giornale italiano che ha un ex direttore affidato ai servizi sociali per reati patrimoniali.

Lo attaccano tutti i giorni direttamente o per l’interposta persona del suo direttore generale Fulvio Dettori, docente di Diritto costituzionale regionale e figlio di un antico e stimato presidente democristiano della Regione, per una gara da 60 milioni di euro in tre anni vinta dalla Saatchi & Saatchi, che ha precedentemente lavorato per Tiscali, sulle tasse sul lusso, sul conflitto d’interessi, sugli ospedali cittadini, che vuole dismettere per destinarli ad altri usi e per costruirne uno tutto nuovo, sul progetto del grande museo nuragico da realizzare per risanare l’area degradata di Sant’Elia. Anche Roberto Colaninno, l’uomo della scalata a Telecom della razza padana, ha esigenze cementifere a Is Molas, un complesso turistico-sportivo a due passi da Cagliari, e si sente ripetere dal governatore che non si può andare avanti con "una grande ricchezza di tutti usata solo da pochi". E c’è persino il rettore dell’Università Pasquale Mistretta, ingegnere, che ha una passione per gli immobili: ne compra, ne vende, ne affitta, costruisce nei giardini.

"Macché cultura, Gramsci si rivolta nella tomba, macché industriali, macché capitani coraggiosi, qui abbiamo solo palazzinari non propriamente coraggiosi e una nuova borghesia mercantile proveniente dai paesi, abbiamo gente che preferisce sfruttare il bene pubblico piuttosto che investire nell’industria", provoca il governatore. Non più le grandi famiglie borghesi, ma i re dei supermercati, i Murgia, i Pilloni.

E gli industriali, quei pochi che ci sono, offesi, gli rispondono per bocca del loro presidente Gianni Biggio, titolare di una piccola agenzia di "transhipment", con un sondaggio tra gli iscritti che giudica la politica di Soru "largamente inadeguata".

Come collocare, tra tante emme, Niki Grauso, discussa e nervosa star cittadina, inventore di Videolina, ex padrone dell’Unione Sarda e ora dei quotidiani gratuiti "E Polis", di cui sostiene di distribuire nelle città italiane un milione e più di copie?

L’uomo è genialoide e spesso avventuroso, come dimostrò nella mediazione che tentò di fare nel rapimento di Silvia Melis, ultimo dei grandi rapimenti sardi, perché - questo è un fatto - dopo il suicidio del giudice Lombardini e la misteriosa mediazione di Grauso, in Sardegna non ci sono più stati grandi sequestri.

Venduta a Giorgio Mazzella, presidente del Credito industriale sardo, oggi proprietà di Banca Intesa, la sua villa in viale Trento, dove si mangiava su piatti di cristallo poggiati su un tavolo di cristallo, avendo l’impressione che le pietanze levitassero nel vuoto, Grauso era scomparso da Cagliari, si dice per lidi libanesi. Ora è tornato, ha riportato le sue società a Cagliari per poter ottenere 3 milioni di euro di finanziamento dalla banca regionale Sfirs, presieduta dal sociologo Gianfranco Bottazzi. Mauro Pili, quell’ex presidente berlusconiano un po’ debole in geografia, ha fatto fuoco e fiamme, accusando Soru di proteggere Grauso, uomo della sinistra. Figurarsi. Che c’è mai di sinistra a Cagliari? "Assolutamente niente", secondo il vecchio dirigente comunista Andrea Raggio. "C’è solo una combinazione tra presidenzialismo forte e politica debole".

Che piace, paradossalmente, a Rifondazione Comunista, come ci racconta Luigi Cogodi, nato in un paese vicino a quello di Emilio Lussu, detto Gigi il Rosso non solo per i capelli rossi, ma da quando, giovane assessore regionale all’Urbanistica con il presidente sardista Mario Melis, fece abbattere dalle ruspe in Costa Smeralda la villa miliardaria appena costruita da Antonio Gava, allora capo della Corrente del Golfo e potentissimo ministro democristiano. "Soru - giura Cogodi - è una contraddizione positiva, più illuminista che illuminato, è un uomo che fa una politica in una prospettiva di progresso con un taglio non direi dittatoriale, ma manageriale".

Anche Gigi il Rosso, oggi deputato di Rifondazione, naturalmente, soffre del terribile, trasversale chiacchiericcio cagliaritano. Raccontano di quel giornalista dell’"Unione", oggi suo braccio destro in Consiglio comunale, che era accreditato come il confidente di Niki Grauso nel controllo dei colleghi dell’Unione Sarda.

"Le banche, guardiamo alle banche che comandano da fuori", fa il governatore capitalista osteggiato dai partiti, che nel 2009 vorrebbero liberarsene. Una, il Cis, Credito industriale sardo, è ormai governata da Milano, l’altra, il Banco di Sardegna, nell’orbita della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, con Natalino Oggiano, ex direttore dell’Antonveneta ai tempi di Silvano Pontello, che oggi passa le carte bolognesi. "Io - rivendica Mariotto Segni, l’uomo che con l’elezione diretta dei sindaci ha cambiato di fatto i pilastri della politica italiana - sono stato un fiero avversario della gestione politica delle banche fatta dalla Democrazia cristiana, ma oggi devo dire che il Banco di Sardegna democristiano dei Giagu De Martini era migliore di quello di oggi ai fini locali".

E’ nata da poco la Banca di Cagliari, creatura della famiglia Randazzo, padre, figli e discendenti vari, messa in piedi dalle cooperative rosse e dall’Aias, l’Associazione che dovrebbe assistere i portatori di handicap. Soldi pubblici, commistione di affari e politica, trasversalismo, quello che Cogodi chiama il potere che "veste pubblico e opera privato".

Come quello di Sandro Usai, presidente da antiche ere del Consorzio di sviluppo industriale e quello di Nino Granara, presidente del porto, autori della grande incompiuta, costata centinaia di miliardi di lire, del canale navigabile. Un’incompiuta che ha favorito in Calabria il successo del porto di Gioia Tauro, che sembrava all’inizio la peggiore cattedrale nel deserto d’Italia.

Si chiama Bètile la scommessa della Cagliari di Soru, che vorrebbe fare a meno delle quattro emme, integrate dalla B delle banche, dalla C dei comitati d’affari e dalla P dei poteri collaterali. Bètile è un idolo sardo di pietra, ma nella testa di Soru è un grande museo dell’arte nuragica e contemporanea, che spazierà dai bronzetti che colpirono Picasso, alla ricerca artistica attuale del Mediterraneo e del Nord Africa, in un bianchissimo palazzo a vela già progettato dall’architetta irachena Zaha Hadid.

"Cagliaricentrismo autolesionista" per la Sardegna, divina il sassarese Mario Segni, mentre la sua capitale del nord, in passato produttrice di classi dirigenti, perde posizioni a favore di Olbia. Soru, l’unico vero potere che resta, che comanda ma non è detto che governi, prepara, secondo lui, una Sardegna semispopolata, che fra trent’anni avrà poco più di un milione di abitanti, di cui 500 mila sul polo metropolitano di Cagliari. Se bastasse il sogno di Bétile, della Bilbao sarda, vagheggiata dall’uomo di Tiscali a salvarla...