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domenica 29 aprile 2018

Alex Jones sfotte gli schifosissimi Illuminati




 Alex Jones accusa gli schif. Illuminati di essere tossicodipendenti (l'élite). 
Sebbene parli seriamente ne viene fuori una gran presa di fondelli.

mercoledì 9 settembre 2009

Nuovo Ordine Mondiale : La droga come strumento di controllo
















" Il mercato mondiale di droghe illegali è controllato dalla Casa Bianca e dal sistema del crimine organizzato dei servizi segreti globali, al fine di realizzare ingenti somme di denaro per operazioni segrete volte ad attuare la dominazione globale del Nuovo Ordine del Mondo e a destabilizzare la società per rendere la gente più facilmente manipolabile. "

Davide Icke

Durante un seminario sulla musica Jazz (dato che ne sono un estimatore), venni a sapere una notizia che subito mi diede da pensare. Dal 1940 in poi l'eroina veniva venduta ad Harlem (USA) ed in altri luoghi al solo prezzo di un dollaro. Molti neri, quindi, dato il prezzo accessibile, ne divennero consumatori fino a rovinarsi come molti musicisti del Jazz. Molto probabilmente fu un'altra delle "brillanti" idee degli Illuminati dato che i neri stavano cominciando a rivendicare i loro diritti antirazziali diventando così un pericolo. Questa teoria fu già dichiarata a quei tempi e non certo creata ad arte dai soliti "paranoici complottisti". Il risultato fu il diffondersi a macchia d'olio in tutto il mondo con i risultati che possiamo vedere oggi. Per approfondire l'argomento avrei selezionato questi articoli molto curati.


I jazzisti maledetti


200904-jazz-a

L'arte, la letteratura, la musica nera, il male di vivere, le sostanze

Illustrazione di Josè Muñoz tratte da "Billie Holliday"

C
ondannato a subire o imporre gli effetti di una perpetua infausta ostilità; talvolta, odiosamente o penosamente escluso da qualsiasi rapporto umano; che importa o accentua motivi di disagio o fastidio, cui fa riscontro una vivace insofferenza e sofferenza. Il significato della parola maledetto, estrapolato dal vocabolario della lingua italiana, si è così presentato a noi. Poi una frase balza alla mente, risultato di un'associazione di idee «L'arte sola è la garanzia dell'immortalità». Scrisse questo Stephane Mallarmé (Parigi, 1842 - 1898) pensando alla morte dell'amico Paul Verlaine (Parigi, 1844 - 1896) per il quale nutriva la più profonda e sentita stima. Mallarmé, poeta così socialmente al sicuro, la cui vita è un esempio di specchiata dignità, con moglie e figlia affezionate e devote, espresse una totale ammirazione per l'amico e per quella sua vita controcorrente, sregolata e strana, apertamente opposta ad ogni convenzione, «una sorte che di solito è quella del fanciullo che avanza con ingenua audacia nell'esistenza secondo la sua divinità 200904-jazz-3[...] ma fino in fondo, dolorosamente e impudicamente» [1]. Profondamente diverso nel sociale dall'amico "maledetto", ma così attento e sensibile da comprenderne la grandezza, ha portato alto il suo nome, agli occhi di una società che lo condannava. E l'ostinato credo mallarmeano dove l'arte è la sola garanzia dell'immortalità si addice anche a tutti coloro che sotto la cattiva stella, hanno percorso il cammino della loro sventurata esistenza. Questi, esseri umani, artisti del massimo livello, da Caravaggio a Pollock, da Baudelaire a Pound, da Keats a Parker, da Hendricks a Baker, da Rothko alla Plath, da Verlaine alla Joplin, da Schubert a Shelley -e l'elenco sembra non potersi mai esaurire- pur nelle enormi distanze tra culture, esigenze, caratteri e comportamenti, portavano avanti un'esistenza assai simile sul piano umorale conducendo una continua battaglia interiore tra svilimento e redenzione. Ma l'umor nero spesso nasce da un insieme di cause storico-culturali che hanno segnato la vita di questi artisti, come sovvertimenti politici, rivoluzioni, crisi religiose, progresso, economia. I più grandi tra loro diventano un unicum, vengono considerati geni e se a questa parola attribuiamo il significato derivante dal latino gignere: generare, saranno quelli che daranno origine a qualcosa che prima non si conosceva. E se questi geni passano anche sotto l'appellativo di "maledetto", a causa della maniera diversa e sregolata con cui conducono la propria esistenza, il loro modo di essere può dare origine ad un modo di pensare che non solo farà scuola, ma sarà imitato da una parte del contesto socio-culturale, creando pensiero, comportamento, moda e via dicendo. Gli Scapigliati lombardi, ad esempio, seguirono da una parte il crudo Naturalismo francese, dall'altra s'ispirarono nella poetica e nello stile di vita, al grande Baudelaire, il "maledetto poeta" dell'uomo moderno, spinti dalla necessità di ripudiare quella società materialista e negatrice d'ogni ideale, nella quale vivevano. Purtroppo non elaborarono una poetica ben definita, non riuscendo a concretizzare le loro aspirazioni se non in una rivolta individuale esasperata, in una vita anarchica e sregolata, incapace di approdare alla costruzione di valori nuovi. Ma gli altri, no. Quelli che hanno rivoluzionato i canoni preesistenti, passando però attraverso il difficile cammino di un'anima tutta genio e sregolatezza, che ne ha distrutto la vita, l'arte l'hanno fatta davvero. Ed ecco allora l'artista diventare immortale.

200904-jazz-1La letteratura mondiale sull'artista maledetto ci ha riportato spesso a fare i conti con questo concetto. Sull'esempio di molti uomini - dotati tanto di una grandezza artistico-espressiva quanto di un autolesionismo e di un'autodistruzione - che sembrava non potessero vivere se non in questo maledetto matrimonio, ne hanno parlato i più illustri tra gli uomini di scienza e d'arte. Il risultato è sempre lo stesso: che la mostruosa battaglia interiore trovi terreno fertile nell'anima di poveri disperati arrivati all'arte attraverso le più drammatiche vicende di vita, o in artisti abituati a calpestare tappeti rossi e a nutrirsi a champagne, le cose non cambiano. Sembra, quella di questi geni imbevuti di talento fin nelle viscere, una storia senza fine. Laddove ne muore uno ecco che da qualche parte riapparirne un altro.

Certamente quella del jazz è l'arte che ne ha partoriti più di altri. Chiunque può notare l'insolita percentuale di musicisti prematuramente scomparsi, dopo aver vissuto un'esistenza tragica. E, tra questi musicisti, dei veri e propri geni. Sicuramente il musicista nero subì discriminazioni e maltrattamenti oltre ogni limite, tanto che la sua vita si trasformò spesso in un inferno, ma anche il bianco non ne fu risparmiato.

Se i musicisti, bianchi e neri, degli anni Venti-Trenta caddero vittima dell'alcool, vedi i Bix (1903 - 1931), i Coleman Hawkins (1904 - 1969) o i Lester Young (1909 - 1959), quelli del Quaranta e Cinquanta finirono schiavi di una vera e propria epidemia di eroina. Molti ne uscirono, ma l'elenco dei nomi di spicco di un'ipotetica lista di tossicodipendenti che ne rimasero intrappolati, ne include un numero altissimo.

La frequenza nelle carceri o negli ospedali psichiatrici, conseguenza diretta o indiretta del tipo di vita che avevano intrapreso, era, doloroso d'ammettere, quasi di ordinaria amministrazione e qualcuno ha osservato che il Bellevue Hospital di New York è stato asilo del jazz moderno tanto quanto lo è stato il Birdland, il mitico locale intitolato a Charlie Parker, dove hanno suonato i più grandi mostri del jazz. Charlie Parker (1920 - 1955) è morto a trentaquattro anni, Bud Powell (1924 - 1966) a quarantadue anni, John Coltrane (1926 - 1967) a quaranta, Oscar Pettiford (1922 - 1960) a trentasette, Eric Dolphy (1928 - 1964) a trentasei, Lee Morgan (1938 - 1972) a trentatré, Doug Watkins (1934 - 1962) a ventisette, Fats Navarro (1923 - 1950) a ventisei, Charlie Christian (1916 - 1942) a venticinque, Clifford Brown (1930 - 1956) a ventiquattro, Jimmy Blanton (1918 - 1942) a ventitré, e la lista non si ferma qui. Per questi uomini del jazz raggiungere la mezza età appariva quasi un sogno e anche quelli che la raggiunsero, ci arrivarono consumando intere zone della propria vita, persi negli angoli più remoti della loro anima. Certo, date le loro abitudini, non solo quelle della droga o dell'alcool, ma anche quelle degli spostamenti estenuanti e degli orari impossibili, un'aspettativa di vita inferiore alla media era possibile ma ci si domanda se non ci sia un qualcos'altro dentro quest'arte stessa da imporre un tributo così alto ai suoi membri. Addirittura quello riconosciuto come il primo jazzman della storia, Buddy Bolden (1877 - 1931), perse la ragione durante una parata e trascorse gli ultimi ventiquattro anni della sua vita in manicomio. Jelly Roll Morton (1890 - 1941) spiegò: «Bolden impazzì perché si fece scoppiare il cervello a furia di soffiare dentro la sua tromba».

Possiamo ovviamente sorridere di fronte a questa frase, ma non possiamo sorridere pensando a quello che c'è oltre. Quello che può farci riflettere è che questo genere di musica, soprattutto quella che va dagli anni Quaranta a metà degli anni Cinquanta, avanzò con la forza di un incendio come mai si era visto prima. Arrigo Polillo (1919 - 1984) scrive:

«Alcuni autori hanno osservato che col bebop il jazz ha raggiunto uno stadio di civiltà armonica pressappoco corrispondente a quello raggiunto dalla musica europea con Wagner e Debussy. Va ricordato a questo proposito che il jazz, nella sua rapidissima evoluzione, ha percorso in pochi decenni un cammino analogo a quello della musica europea dalle origini a oggi» [2]

E ci si domanda se non sarebbe mai stato possibile per un'arte svilupparsi tanto velocemente e con un ritmo serratissimo, da non chiedere in cambio un così forte sacrificio di vite umane. La verità è che il jazz avanzò così fulmineamente in quanto i musicisti erano obbligati, se non altro per guadagnarsi da vivere [3], a suonare sera dopo sera e non solo a suonare ma anche a improvvisare e ad inventare in continuazione suonando. Inventare, generare incessantemente. La costante pressione dell'improvvisazione li tiene in un incessante stato di allerta creativo, di disponibilità all'invenzione. Infatti, prerogativa di questa musica, è l'improvvisazione, che fa del jazz una musica speciale, differente da ogni altra. Qui la figura del creatore della musica e il suo esecutore, cioè il solista che improvvisa, s'identificano nella stessa persona. Basandosi su un tema che ha il valore di spunto, si elabora una creazione-esecuzione musicale. Ciò che conta nel jazz è lo stile personale del solista-improvvisatore, l'invenzione -visto che il processo creativo e l'esecuzione s'identificano. Tutto quello che accade, avviene in tempo reale, nasce cioè nel preciso momento storico da lui vissuto nell'atto di produrla. Da qui quell'immediatezza di perfezionare le proprie composizioni-esecuzioni attraverso una continua improvvisazione. Tutto questo avviene davanti ad un pubblico che assiste alla creazione-esecuzione artistica del solista, vivendola insieme a lui. Da qui, quell'immediatezza di comunicazione e solidarietà, o non comunicazione e non solidarietà, che si stabilisce tra jazzman e chi lo ascolta e l'influenza che questi, può esercitare sulla creazione in fieri.

200904-jazz-2Le radici, che sono alla base della struttura del jazz, vanno ricercate nelle concezioni africane [4] dell'espressione musicale che ha bisogno di un interlocutore, anche se muto, e della coincidenza del tempo musicale, con quello psicofisiologico di chi produce la musica. Il solista improvvisatore riflette meglio di ogni altro musicista la realtà in cui è immerso, nell'ora che la sta vivendo, da qui la sua straordinaria attitudine di inglobare la storia di cui fa parte. Le forme che lui inventa e che propone al pubblico mutano incessantemente. Per questo la storia di questa musica corre così velocemente e così precisamente riflette gli umori della società come la sente colui che la vive. Nella sua velocità quest'arte ha bruciato, trasformandoli, nel giro di qualche anno non solo gli stili, i suoni, le correnti e le scuole che ne derivavano, e che per un periodo si erano imposti fortemente nel microcosmo del jazz, ma anche tanti dei suoi uomini che vi si sono consumati. Inoltre molti protagonisti del jazz, in particolare quelli che ne hanno segnato i rivoluzionari cambiamenti soprattutto tra gli anni Quaranta e Cinquanta, sono dei neri, con tutto quello che in quegli anni comportava essere uomini di colore.

Se si uniscono allora le prerogative del concetto di fare jazz, alle gravi problematiche di tipo socio-culturale alle quali i suoi protagonisti erano sottoposti e la conseguente crisi di tipo esistenziale che ne può derivare, forse si spiega perché quest'arte ha prodotto così tanti artisti che possono rientrare sotto lo pseudonimo di "maledetto". Le condizioni e gli spazi in cui la maggior parte di questi uomini opera sono di tipo marginale e fuori da quei contesti accettati pienamente dalla cultura bianca e perbenista americana di quegli anni. A questo proposito è interessante l'osservazione che fa Franco Fayenz:

«Di passaggio rispolvero una vecchia idea, che qualche specialista dell'argomento aveva progettato di riprendere, senza poi trovare il tempo (sarei lieto di essere smentito) di approfondirla a dovere.

Parker e Young, come Billie Holiday, Bud Powell, Fats Navarro, Wardell Gray e tanti altri, per citare solo i più grandi, furono vittime della droga in un momento storico e in un ambiente così limitati [...] da sollevare legittimi sospetti. Ritengo cioè che, al di là di ogni campagna moralistica, la droga sia stata fatta circolare di proposito nell'ambiente del jazz di New York, in specie quello nero per screditarlo. Può essersi trattato di un aspetto ulteriore e non bene esplorato del razzismo.»

Ma anche i bianchi all'altezza di questi straordinari musicisti, condividevano con loro le sorti di un dato sistema di vita, esponendoli ad una sfida continua con gli altri e con sé stessi, in questo continuo pazzesco gioco dell'invenzione-improvvisazione-creazione, a rischio dell'innalzamento, ma anche del consumo dell'anima. Se i bianchi erano dei privilegiati nella società grazie al colore della pelle, quindi non sottoposti all'ulteriore peso di una discriminazione razziale, alcuni di loro perdevano questo privilegio nel momento in cui cominciavano a condividere le sorti -in un certo senso intrinseche ad un dato modo di fare il jazz. I risultati sono stati spesso eccellenti, ma non sempre i metodi per raggiungerli erano quelli migliori -vedi l'eroina e il carcere per gli Art Pepper (1925 - 1982) o i Chet Baker (1929 - 1988), che trasformarono il loro cammino di vita come in un arrancare in un labirinto senza uscita. Per fare il jazz ci si deve immedesimare anima e corpo nel proprio modo di fare musica, perché questa è l'emanazione diretta della personalità e di quanto ciascuno di noi sa dare sul piano umano. Charlie Parker diceva: «La musica è la tua stessa esperienza, il tuo sapere, i tuoi pensieri, se non la vivi, non ti verrà fuori dallo strumento». Ma non per questo la strada migliore è quella dello stravolgimento della propria esistenza. Ciononostante per alcuni questa concezione della vita sembra essere la sola. Un esempio interessante è quello del trombettista bianco Red Rodney (1927 - 1994) che fece ricorso all'eroina imitando Parker, nella speranza di raggiungere l'inesauribile inventiva musicale del sassofonista [6]. Nel film di Eastwood Bird è molto ben sottolineato quest'aspetto che mette in luce il dolore del nero Bird, quando comprende le motivazioni che hanno spinto l'amico Red a tuffarsi nel maledetto mondo dell'eroina, sperando di poter arrivare a suonare come lui. La conseguente decisione di Parker di provare a smettere, per dimostrare che non è la droga che ti fa esprimere in un certo modo, è forse uno degli elementi che Eastwood ci dà, per farci entrare un po' più a fondo nelle problematiche varie che albergano in seno agli uomini del microcosmo jazz. Ed ecco che il cinema si fa artefice e guida alla comprensione di un'altra arte. Attraverso la sua scrittura filmica, egli diviene medium per far conoscere ad un pubblico più vasto lo spirito di un genere artistico e dei suoi protagonisti. Nel nostro caso, attraverso le biografie filmate di alcuni di questi musicisti maledetti, vivremo studiandolo, lo speciale momento in cui le due arti si metteranno a reciproca disposizione, diventando vicendevolmente l'una musa ispiratrice dell'altra, per farci sentire più da vicino gli umori e i significati di un mondo che non è sempre così facile da comprendere.


[1] Sono le parole pronunciate da Mallarmé sulla tomba fresca di Verlaine il 10 gennaio 1896.

[2] A p. 198 del suo libro Jazz, Milano, Mondatori, 1997.

[3] Tra l'altro l'alternativa di lavoro, per i neri in particolare, era quella di essere impiegati nei mestieri più umili ed essere relegati ad una posizione sociale che non lasciava scampo al miglioramento.

[4]Non dimentichiamo che il jazz, nasce dalla combinazione della cultura bianca americana con quella dei neri e che trova la propria origine negli anni della schiavitù.

[5] Franco Fayenz, Il nuovo jazz degli anni '40.Young/Parker/Tristano, Roma, Lato Side Editori, 1982. Nota 6 di pg.11.
Questa teoria è stata sostenuta anche da alcune organizzazioni antirazziste e allargata non solo all'ambiente del jazz, ma alle realtà dei ghetti, dopo la repressione del movimento delle Black Panther, la più famosa organizzazione rivoluzionaria degli afro-americani negli Usa.

[6] Si racconta anche che il sassofonista bianco Joe Miani, s'iniettasse nelle vene il sangue di Charlie Parker, dopo che questi si era "fatto" di eroina insieme a lui. Joe Miani, a proposito della particolarità dei maledetti, si sparò un colpo alla nuca uccidendosi, mentre giocava alla roulette russa.

Per gentile concessione dell'autrice e di Jazzitalia

Cinzia Villari, attrice e autrice è da sempre vicina al jazz. Con i suoi testi rivolge spesso l'attenzione nel contenuto e a volte nello stile a questo particolare universo musicale. Il lavoro qui presentato ripercorre la storia del cinema nel suo connubio con la musica jazz analizzandone gli elementi che hanno di volta in volta favorito tale sinergia.

Questo testo fa parte di un ciclo di lezioni curato per Jazzitalia.



Eroina e controllo sociale



L'utilizzo politico delle dipendenze: la polvere bianca diffusa per reprimere i movimenti

C
on il nome di eroina, l'alcaloide fu sintetizzato la prima volta nel 1874 da un chimico tedesco della Bayer. Fu quindi commercializzato nel mondo come farmaco miracoloso, capace di superare ogni dolore. L'eroinomania divenne rapidamente un'emergenza sanitaria: nel 1905 la città di New York consumava circa due tonnellate di eroina all'anno. Per debellare questa piaga sociale nel 1925 viene firmata a Ginevra la Convenzione Internazionale dell'oppio, a cui aderirono molte nazioni. Tuttavia si moltiplicarono un po' dovunque laboratori clandestini in cui l'eroina veniva prodotta; uno dei più grandi aveva sede a Marsiglia negli anni '60, sintetizzava eroina bianca sfruttando come materia prima l'oppio proveniente dalla Turchia e riforniva principalmente il nordamericana.

Il controllo del profitto

Dal 1899 la Bayer esportava l'eroina in ventitré paesi. Fino al 1913 la produzione annuale era limitata ad una tonnellata. Ben presto però, poiché la fabbricazione dell'eroina non era brevettata, almeno venti ditte farmaceutiche, di cui quattordici in Germania, si erano messe a produrre diacetilmorfina. Dopo il 1920 molte ditte farmaceutiche che producevano eroina, tra le quali Hoffmann La Roche, C. H. Boehringer & Sohn, Roessler fils & Co., riuscivano ad eludere la Hague Opium Convention del 1912 e la Convenzione sull'oppio di Ginevra del 1925, vendendo tonnellate di eroina al mercato nero, dal 1925 al 1930. Molte ricerche sociologiche hanno analizzato la elevata ricettività al consumo della sostanza nelle società industriali, rilevando una stretta connessione del sistema produttivo con le mutazioni antropologiche susseguitesi nel corso delle rivoluzioni industriali; il consumo subiva impennate soprattutto nei periodi di depressioni, crisi produttive e di gestazioni di nuovi movimenti di protesta.

Soltanto a partire dalla fine degli anni '60 è cominciata, ignorata quasi completamente dalla comunicazione mediatica, una interpretazione critica su alcuni fattori poco evidenziati dell'uso della droga come forma di controllo sociale. Un esempio è la diffusione di massa delle anfetamine, avvenuta durante la seconda guerra mondiale, in cui gli eserciti tedeschi, giapponesi e americani le distribuivano largamente ai propri soldati per incrementare il coraggio durante gli attacchi o tenere alto il morale in trincea.

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Il controllo del ghetto di Harlem

Una delle prime denunce riguardante l'uso dell'eroina come strumento di controllo venne fatta negli Usa dai movimenti di emancipazione dei neri. E' noto che il proibizionismo favorì il rapido sviluppo del mercato nero e con esso del controllo criminale sul sistema sociale americano. Negli anni '40 il ghetto nero di Harlem visse un periodo di altissima diffusione dell'eroina. Sono documentate moltissime testimonianze. Anche nella sua celebre autobiografia, Malcom X ricostruisce minuziosamente tutto quel contesto sociale e culturale in cui proliferavano le sub culture dell'illegalità diffusa, dello spaccio e della prostituzione. In una intervista di Lorenzo Acquaviva, il jazzista Tony Scott disse: "Riguardo alla droga, devo dirti che giornalisti e scrittori sono degli imbecilli che parlano in modo cinico e falso. In realtà se parliamo di droga, soprattutto di cocaina, Hollywood e il suo mondo ne erano sicuramente dei grandi consumatori. Riguardo all'alcool gli americani ne hanno fatto sempre un uso massiccio, pensa agli anni '20 e al proibizionismo. Il fatto è che l'eroina, ad un certo punto, costava meno che le sigarette, ed era usata anche a fini terapeutici come antidolorifico. Io stesso quando sono stato operato alla mano ne ho fatto uso, in ospedale come painkiller. In quegli anni i neri occupavano lo scalino più basso della scala sociale e, visto che la droga costava pochissimo, ne erano i consumatori privilegiati."

200904-controllo-03

Dhoruba Bin Wahad, ex militante della direzione del Black Panther Party, raccontò di un posto ad Harlem dove l'eroina veniva raffinata con il consenso della polizia. L'Esercito di liberazione nero lanciò una campagna contro l'eroina per sottrarre agli spacciatori, aiutati segretamente dalla polizia, il controllo del territorio. La polizia usava la rete degli spacciatori per catturare i militanti neri, in cambio di informazioni lasciava indisturbato il traffico.

Il governo americano ha tenuto storicamente verso l'eroina e le droghe pesanti un rapporto ambiguo. Nella guerra in Vietnam, in Laos e Cambogia gli USA sostenevano i cinesi "signori della guerra". Questi trasformavano a Hong Kong l'oppio in eroina, per poi esportarla negli USA e nella comunità nera.



Alcuni grandi del Jazz stroncati dall'eroina. I loro nomi sono passati alla storia.

Bud Powell solo






Fats Navarro - The Things We Did Last Summer




Billie Holiday - Travelin' Light

sabato 20 settembre 2008

J. Casbolt, ex agente segreto:Chi detiene il controllo della droga nel mondo? Semplice! La CIA & Company!


Il MI6 domina il commercio mondiale della droga
Di James Casbolt – traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FILMARI

Potrà essere una rivelazione per molte persone il fatto che il commercio globale della droga è controllato e gestito dalle agenzie di spionaggio. In questo traffico mondiale di droga, l’intelligence britannica regna sovrana. Come sanno bene le persone informate su questo argomento, MI5 e MI6 controllano molte delle altre agenzie di spionaggio al mondo (CIA, MOSSAD, ecc..) in un’ampia rete di intrighi e corruzione che ha la sua base di potere globale nel “miglio quadrato” della City di Londra.

Il mio nome è James Casbolt ed ho lavorato per il MI6 in “operazioni occulte” di traffico di cocaina con l’IRA ed il MOSSAD a Londra e Brighton fra il 1995 e il 1999.

Anche mio padre Peter Casbolt era nel MI6 e lavorò con la CIA e la Mafia a Roma, trafficando cocaina in Gran Bretagna. Dalla mia esperienza ho ricavato la consapevolezza che le distinzioni di tutti questi gruppi sono sfumate a tal punto che alla fine eravamo un unico gruppo internazionale che lavorava assieme per gli stessi obiettivi. Eravamo marionette le cui corde erano tirate da burattinai globali con sede nella City di Londra. La maggior parte dei livelli delle agenzie di spionaggio non sono leali verso i cittadini del paese in cui risiedono e si vedono come “al di sopra della nazione”.

E’ stato dimostrato oltre ogni ombra di dubbio che la CIA ha importato la maggior parte della droga in America negli ultimi cinquanta anni (andate a vedere il sito web “dell’ex-ufficiale della LAPD Michael Rupert come prova). La CIA opera agli ordini dello spionaggio britannico ed è stata creata proprio da questo nel 1947. La CIA ancor oggi è leale ai banchieri internazionali con base nella City di Londra ed alle famiglie aristocratiche dell'elite globale come Rothschild ("senti senti chi riappare" direbbe Tex Willer mentre si accende il sigaro - NB) e Windsor. Da quando è stato attivo, il MI6 ha sempre introdotto droga in Gran Bretagna.

Non è che introducano 'della' droga in Gran Bretagna, io stimerei che il MI6 vi introduca circa il novanta per cento della droga complessiva. Lo fanno tramite il controllo di molti gruppi terroristici e criminali organizzati, e gruppi come l’IRA sono pieni di agenti MI6. Il MI6 importa eroina dal Medio Oriente, cocaina dal Sudamerica e cannabis dal Marocco, come da altri luoghi.

L'intelligence britannica ha inoltre progettato e creato l’LSD negli anni ‘50 in luoghi come il Tavistock Institute di Londra. Negli anni ‘60 il MI5, il MI6 e la CIA usavano l’LSD come arma contro i manifestanti arrabbiati per trasformarli in 'figli dei fiori' troppo sballati per organizzare una rivoluzione.

Il Dott. Timothy Leary, il guru dell’LSD degli anni Sessanta era un burattino nelle mani della CIA.I fondi monetari e la droga per la ricerca di Leary provenivano dalla CIA e Leary afferma che Cord Meyer, l'agente CIA incaricato di finanziare la contro-cultura dell’LSD degli anni Sessanta "mi ha aiutato a capire più chiaramente il mio ruolo culturale politico". Nel 1998, mi furono inviate dal MI5 3000 dosi di LSD su carta assorbente con l’immagine della bandiera europea stampata sopra. L'uomo del MI5 che li spedì disse a mio padre che era una “firma” del governo e che questo LSD era chiamato “Europa”.

Il traffico mondiale della droga controllato dallo spionaggio britannico vale almeno 500 miliardi di sterline all’anno. E’ più del commercio mondiale del petrolio e le economie di Gran Bretagna ed America dipendono totalmente dal denaro della droga. Il boss della mafia John Gotti espose questa situazione in tribunale quando gli venne chiesto se fosse coinvolto nel traffico di droga.

Rispose "No, noi non possiamo competere con il governo". Credo che sia stata soltanto una mezza verità perché la mafia e la CIA ai livelli più elevati sono lo stesso gruppo. In Gran Bretagna, i soldi della droga del MI6 sono riciclati attraverso la Banca d'Inghilterra, la Banca Barclays e altre aziende di note famiglie. I soldi della droga passano da conto a conto fino a disperdere le loro origini in un’enorme rete di transazioni.

I soldi della droga escono “più puliti”, ma non totalmente puliti. A questo punto, le famiglie che gestiscono il business corrotto dei diamanti, come gli Oppenheimer, usano questi soldi per acquistare diamanti. Questi sono poi venduti, ed i soldi della droga diventano puliti. Il MI6 e la CIA sono inoltre responsabili della diffusione endemica della cocaina crack in Gran Bretagna e America. Nel 1978, il MI6 e la CIA erano in Sudamerica a studiare gli effetti sui nativi che fumano la colla della cocaina 'basuco'. Questa droga ha lo stesso effetto della cocaina crack. Hanno visto che il potenziale di resistenza e assuefazione era di gran lunga superiore alla cocaina ordinaria e crearono la cocaina crack dalla formula del basuco. Il MI6 e la CIA da allora hanno sommerso la Gran Bretagna e l'America di crack.




Cristalli di crack.






Due anni dopo, nel 1980, la Gran Bretagna e l'America iniziavano a vedere i primi segni della diffusione della cocaina crack sulle strade. Il 23 agosto 1987, in una comunità rurale a sud di Little Rock in America, due ragazzi minorenni di nome Kevin Ives e Don Henry sono stati assassinati e fatti a pezzi dopo essere stati testimoni di una consegna di cocaina da parte della CIA, all'interno di un’operazione di traffico di droga con base in un piccolo aeroporto a Mena, Arkansas. B

Bill Clinton (vecchia "conoscenza" anche lui per chi si interessa al Nuovo Ordine Mondiale - NB) era allora governatore dell'Arkansas. Bill Clinton a quell’epoca era coinvolto con la CIA e per l’aeroporto di Mena, Arkansas, ogni mese transitava cocaina per un valore di 100 milioni di dollari. A riprova controllate i libri 'Compromise' e 'Dope inc'.

Sui traffici internazionali di droga MI6 di mio padre, qualunque cosa cadesse dalla parte posteriore del camion, per così dire, lui la teneva e la vendeva in Gran Bretagna. Finchè mio padre incontrava i motoscafi dal Marocco nella Costa del Sol e poi trasportava i carichi di canapa tramite camion MI6, IRA in Gran Bretagna ogni mese, lo spionaggio britannico era felice. Finchè mio padre gestiva spedizioni di cocaina da Roma ogni mese, MI5 e MI6 erano felici. Se mio padre ne teneva una puntina per venderla nessuno si preoccupava perché c’era abbastanza droga e soldi per arrivare ad un giro di 500 miliardi di sterline all’anno di commercio mondiale di droga. Quelli che in effetti pagavano erano le persone assuefatte. E stavano pagando con la loro sofferenza.

Ma il destino (karma) ti raggiunge sempre e sia io che mio padre siamo diventati eroinomani negli ultimi anni e mio padre è morto drogato e povero in prigione in circostanze molto strane. Oggi, sono pulito e libero dalla droga e voglio contribuire ad arrestare questa sofferenza di cui non si parla causata da questo commercio mondiale di droga.

Le agenzie di spionaggio hanno sempre usato droghe che causano assuefazione come armi contro le masse per portare avanti il loro programma di lunga durata per un unico governo mondiale, un’unica forza di polizia mondiale per la quale è stata designata la NATO ed una popolazione con micro-chip impiantati, conosciuto come il Nuovo Ordine Mondiale.

Mentre la popolazione guarda “Coronation street” in una trance indotta da droga o alcool, il Nuovo Ordine Mondiale si sta insinuando alle loro spalle. Per esporre correttamente il funzionamento di questo commercio mondiale della droga gestito dallo spionaggio dobbiamo presentare i giocatori chiave di questo settore:

1) Tibor Rosenbaum, un agente MOSSAD e capo del Banque du Credit International con sede a Ginevra. Questa banca era il precursore della nota Banca di Credito e Commercio Internazionale (BCCI) che è una delle principali banche per il lavaggio di denaro derivante dalla droga dello spionaggio. La rivista “Life” ha presentato la banca di Rosenbaum come una riciclatrice dei soldi della criminalità organizzata che fa capo alla famiglia americana di Meyer Lanksky e Tibor Rosenbaum ha fondato e sostenuto 'Permindex', l'unità di assassini MI6 coinvolta nell'assassinio di John F. Kennedy.

2) Robert Vesco, sponsorizzato dal ramo svizzero dei Rothschild e parte della connessione americana al cartello della droga di Medellin in Colombia.

3) sir Francis de Guingand, ex capo dello spionaggio britannico, ora vive in Sudafrica (ed ogni capo di MI5 e MI6 prima e dopo lui è stato coinvolto nel mondo della droga).

4) Henry Keswick, presidente di Jardine Matheson che è una delle più grandi operazioni di traffico di droga al mondo. Suo fratello John Keswick è presidente della Banca d'Inghilterra.

5) sir Martin Wakefield Jacomb, direttore della Banca d'Inghilterra dal 1987 al 1995, vicepresidente nel 1985 della Barclays Bank, direttore del giornale Telegraph nel 1986 (questa è la ragione per cui questa manica di vermi non finisce sui mass media. La gente che perpetra questi crimini controlla la maggior parte dei mass media. In America, l'ex direttore della CIA William Casey è capo del consiglio di amministrazione della rete ABC. Molti insiders si riferiscono alla ABC come alla "rete della CIA")

6) George Bush Senior, ex Presidente ed ex capo della CIA e principale barone della droga americano, che ha affrontato più guerre sulla droga di ogni altro presidente. Che in realtà è solo un metodo per eliminare la concorrenza.Si potrebbe scrivere un libro intero sulla partecipazione di George Bush al commercio mondiale di droga, ma è ben trattato nel libro 'Dark alliance' del giornalista investigativo Gary Webb.

Gary Webb fu trovato ucciso con due ferite d'arma da fuoco nella parte posteriore della testa. Il caso è stato dichiarato un ‘suicidio'. Immaginatevi. Gary Webb così come io ed altri investigatori, abbiamo scoperto che i soldi derivati dalla droga di molte di queste “operazioni occulte” sono stati usati per finanziare progetti classificati oltre “top secret”. Questi progetti includono la costruzione e gestione di basi nel sottosuolo in Dulce nel Nuovo Messico, Pine Gap in Australia, Snowy Mountains in Australia, Nyala Range in Africa, ad ovest di Kindu in Africa, vicino al confine libico dell'Egitto, nel Monte Bianco in Svizzera, Narvik in Scandinavia, nell'isola di Gottland in Svezia ed in molti altri posti in giro per il mondo (dirò di più su queste basi sotterranee nel mio prossimo articolo). Le informazioni sul funzionamento di questo commercio mondiale di droga delle agenzie di intelligence devono assolutamente uscire su vasta scala.

Qualsiasi informazione, osservazione o feedback che possa aiutare il mio lavoro saranno benvenute.

Molti dei negozi in Colombia, specie nella zona del Rio della Plata maggiormente sottoposta all’influenza della guerriglia colombiana, ricevono la produzione giornaliera di pasta di coca non raffinata al posto del denaro per l’acquisto di beni di prima necessità.



Nota di "The Truth Seeker”:
I lettori dovrebbero notare che Casbolt originariamente si è messo in contatto con questo sito con la storia appena narrata. Nel farlo, ha incontrato problemi ad inviare via mail il racconto e lo abbiamo ricevuto solo ora. Secondo James, sembrava ci fosse qualcuno che stava provando ad evitare che lo spedisse. Tuttavia, non ha detto nulla di ciò perché pensava che "potesse suonare paranoico". A noi non sembra e lo prendiamo fortemente come conferma di quanto detto sopra.

James Casbolt, ex agente MI- 6. St Ives, Cornwall-19/5/06 E-mail-jamescasbolt@hotmail.co.uk
Fonte: http://www.thetruthseeker.co.uk/
ink: http://www.thetruthseeker.co.uk/article.asp?ID=4540
22.05.2006
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FILMARI


www.disinformazione.it








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