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venerdì 12 maggio 2017

2017: cento anni dalle apparizioni di Fatima

Nostra 


Signora di Fátima (in portoghese: Nossa Senhora de Fátima) è uno degli appellativi con cui la Chiesa cattolica venera Maria, madre di Gesù.
Fra le apparizioni mariane, quelle relative a Nostra Signora di Fatima sono tra le più famose. 

Le pastorelle Lucia dos Santos di 10 anni e Giacinta Marto di 7 anni con il pastorello Francisco Marto di 9 anni, fratello di Giacinta e cugino di Lucia, il 13 maggio 1917, mentre badavano al pascolo in località Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina portoghese di Fátima, riferirono di aver visto scendere una nube e, al suo diradarsi, apparire la figura di una donna vestita di bianco con in mano un rosario, che identificarono con la Madonna. Dopo questa prima visione la donna avrebbe dato appuntamento ai tre per il 13 del mese successivo, e così per altri 5 incontri, dal 13 maggio fino al 13 ottobre.
Secondo il racconto dei tre, le visioni continuarono per un po' di tempo, accompagnate da rivelazioni di eventi futuri: la fine imminente della prima guerra mondiale; il pericolo di una seconda guerra ancora più devastante se gli uomini non si fossero convertiti; la minaccia comunista proveniente dalla Russia, debellabile solo mediante la Consacrazione della nazione stessa al cuore immacolato di Maria, per opera del papa e di tutti i vescovi riuniti. 

In seguito alla promessa fatta ai tre pastorelli dalla Madonna riguardo a un evento prodigioso, il 13 ottobre 1917 molte migliaia di persone, credenti e non credenti, riferirono di aver assistito a un fenomeno che fu chiamato "miracolo del sole". 

Molti dei presenti, anche a distanza di parecchi chilometri, raccontarono che mentre pioveva e spesse nubi ricoprivano il cielo, d'un tratto la pioggia era cessata e le nuvole si erano diradate: il disco del sole, tornato visibile, avrebbe ruotato intorno a un punto esterno, diventando multicolore e ingrandendosi, come per precipitare sulla terra. 

Francesco e Giacinta morirono pochi anni dopo, rispettivamente nel 1919 e nel 1920, a causa dell'epidemia di spagnola che in quegli anni fece molte vittime anche in Portogallo. Lucia invece divenne monaca carmelitana scalza, e mise per iscritto nelle sue Memorie gli eventi accaduti a Fatima, così come lei stessa li aveva visti.
Nel 1930 la Chiesa cattolica proclamò il carattere soprannaturale delle visioni e ne autorizzò il culto. A Fatima è stato edificato un santuario, visitato per la prima volta da papa Paolo VI il 13 maggio 1967, e in seguito anche da papa Giovanni Paolo II, pontefice molto legato agli avvenimenti del luogo, dove si recò più di una volta in pellegrinaggio. Secondo la dottrina cattolica queste visioni appartengono alla categoria delle rivelazioni private.








 
corriere.it

Papa Francesco a Fatima «Come un vescovo vestito di bianco»

Gian Guido Vecchi, inviato a Fatima


Milano, 12 maggio 2017 - 20:16

Il pontefice cita la frase del «terzo segreto» davanti a mezzo milione di persone che lo attendono nella cappella delle apparizioni. E invoca la pace per i popoli del mondo


«Como bispo vestido de branco», come un vescovo vestito di bianco. Francesco parla in portoghese e si presenta così, appena arrivato a Fatima, davanti a mezzo milione di persone da tutto il mondo che lo aspettano sotto il sole nella spianata accanto alla cappellina delle apparizioni. Il Papa «pellegrino di pace» sosta a lungo e in silenzio, lo sguardo chino e assorto, davanti alla statua della Madonna posata dov’era il leccio della prima apparizione ai tre pastorelli, il 13 maggio 1917, cento anni fa, nel pieno della Grande Guerra, «l’inutile strage» che in quell’anno denunciò invano Benedetto XV. E poi recita una preghiera nella quale la definizione che dà di sé richiama il testo del «terzo segreto» reso pubblico nel 2000, la visione di un «vescovo vestito di bianco» che vacilla tra rovine e cadaveri finché viene ucciso da un gruppo di soldati, davanti ad una Croce, mentre come lui muoiono vescovi sacerdoti, religiosi, fedeli. Giovanni Paolo II aveva interpretato il testo riferendolo a sé e all’attentato in San Pietro del 13 maggio ’81. Nella preghiera Francesco parla anche della «Chiesa vestita di bianco», come a riprendere l’interpretazione simbolica che ne diede Joseph Ratzinger, la «via Crucis» del XX secolo, l’immagine del vescovo in bianco a richiamare i «diversi Papi» che hanno condiviso le sofferenze di un «secolo di martiri», di «sofferenze e persecuzioni della chiesa», delle due guerre mondiali e «di molte guerre locali».
«Imploro la concordia fra i popoli»
Così Francesco invoca la pace davanti alla Madonna, «imploro per il mondo la concordia fra tutti i popoli»: nel tempo di quella che ha definito la «terza guerra mondiale a pezzi» il dolore planetario e le persecuzioni proseguono più che mai. Questo non significa che ci si debba attendere nuove rivelazioni, ha spiegato alla vigilia il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato del Papa: «Si è tanto speculato, e forse si continua a speculare sui segreti di Fatima, ma sono speculazioni inutili, perché quello che Fatima voleva dirci lo ha detto chiaramente, pubblicamente». Ma lo aveva detto anche Benedetto XVI, a Fatima nel 2010: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». Il significato delle visioni, per la Chiesa, non si è esaurito col Secolo breve. Di qui la preghiera di Francesco: «O Vergine Pellegrina, guarda i dolori della famiglia umana che geme e piange in questa valle di lacrime». In questo luogo, mormora il pontefice, «cent’anni or sono a tutti hai manifestato i disegni della misericordia di Dio. Guardo la tua veste di luce e, come vescovo vestito di bianco, ricordo tutti coloro che, vestiti di candore battesimale, vogliono vivere in Dio e recitano i misteri di Cristo per ottenere la pace».
La preghiera alla Madonna
Ma il messaggio della Madonna, spiega il Papa, era di consolazione e di speranza, «tu sei il trionfo sull’assalto del male». Così la preghiera richiama i due pastorelli che sabato proclamerà santi: «Regina del Rosario di Fatima! Fa’ che seguiamo l’esempio dei Beati Francesco e Giacinta, e di quanti si consacrano all’annuncio del Vangelo». Francesco scandisce ogni parola della sua preghiera: «Percorreremo così ogni rotta, andremo pellegrini lungo tutte le vie, abbatteremo tutti i muri e supereremo ogni frontiera, uscendo verso tutte le periferie, manifestando la giustizia e la pace di Dio. Saremo, nella gioia del Vangelo, la Chiesa vestita di bianco, del candore lavato nel sangue dell’Agnello versato anche oggi nelle guerre che distruggono il mondo in cui viviamo. E così saremo, come Te, immagine della colonna luminosa che illumina le vie del mondo, a tutti manifestando che Dio esiste, che Dio c’è, che Dio abita in mezzo al suo popolo, ieri, oggi e per tutta l’eternità».

domenica 8 luglio 2012

Apparizioni Mariane : Miracoli del pianto e della fonte (Monsummano Terme - PT)

I “Ricordi” inediti di Don Simone Casciani, rettore della chiesa di San Nicolao, scritti di proprio pugno dall’11 maggio 1602 al 30 maggio 1604, ci tramandano altri fatti prodigiosi. Come ogni anno il 9 giugno 1602, la comunità di Monsummano si reca in processione alla “Madonna del pianto” venerata “per essersi più tempo (cioè anni prima) se mostrata miracolosa in tal giorno (il 9 giugno 1573) ”. “Il giorno seguente che noi vi eravamo andati in pricissione (sic!), che fu il lunedì alli dieci di Giugno,” – racconta Don Casciani – una ragazza “inginocchiatasi avanti a detta Madonna sentì nel tabernacolo di detta Madonna ammodo di uno pianto d’uno bambino, et detta fanciulla volendosi chiarire, cominciò a rizzarsi per meglio vedere, et drento (= dentro) non vide niente et girando dreto (= dietro) a detto tabernacolo ancora non vide dintorno né sul tetto cosa alcuna...”.(1) Spaventata la ragazza corre a casa e Don Casciani ha modo di interrogarla e di certificare quanto detto.


IL SANTUARIO DI MARIA SS. DELLA FONTENOVA


 
 
Chiesa parrocchiale (Santuario e Basilica)
 
 
 
 
            Il Santuario della Fontenova è l’origine e la causa prima di un grande movimento mariano in tutta la Valdinievole e oltre.
            Nella zona dove attualmente sorge la chiesa, nel ‘500 non vi sono che paludi, boschi e prati: una zona sfruttata solo dai pastori dei pendii di Monsummano Alto per le loro greggi, con strade che si snodano fra acquitrini e campi erbosi che sembrano non favorire la formazione di nuclei di abitazioni. Ma ciò che la natura sembra negare sgorga da un intervento improvviso e inatteso della Madonna. Il 9 Giugno 1573, infatti, Jacopina Mariotti, una pastorella dolce e mite, oltre che pia, semplice e modesta, prega davanti ad una delle innumerevoli immagini dipinte a fresco sul muro, che costellano le strade del piano. Dopo la preghiera si accorge di aver smarrito il gregge. Il suo pianto pare avesse commosso la Madonna che, secondo una documentata tradizione, le indica dove ritrovarlo. Inoltre le ordina di recarsi dal Rettore della chiesa del Castello per suggerirgli, a nome suo, di costruire una chiesa nel luogo della sua manifestazione. Dopo questi fatti ha inizio il primo movimento devozionale popolare per la Madonna del Piano, che andrà man mano sempre più crescendo. A distanza di due mesi appena dalla prima manifestazione, le autorità locali, interpretando la volontà popolare, decidono di costruire un Tabernacolo alla Madonna del Piano e destinano a tale scopo le numerose offerte dei pellegrini che da tutta la Valdinievole si riversano sul luogo della manifestazione. Un’altra manifestazione della Madonna del Piano, e questa volta più decisiva e determinante per l’erezione del Santuario e del Movimento Mariano che ne derivano, e che si estenderà a tutta la Toscana, specialmente nel Fiorentino e in parte nel nord Italia, avvenne il 10 Giugno 1602 ed è testimoniata dal Rettore di Monsummano Alto Simone Casciani. Inoltre il 7 Luglio dello stesso anno, durante la celebrazione della Messa sgorga improvvisa, dopo una lunga siccità, una fonte nova, evento attribuito dal popolo all’intercessione della Madonna del Piano a lungo da tutti invocata. Da quel giorno la Madonna del Piano verrà chiamata: Madonna della Fontenova. L’esplosione devozionale mariana, già notevole dopo i fatti del 9 Giugno 1573, diventa incontenibile dopo i fatti del 7 Luglio 1602, tanto da richiedere un intervento del granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Medici. Per intervento del medesimo viene ordinato che si appaltino i lavori del’erigendo Santuario Mariano, la cui prima pietra viene posta il 30 Dicembre 1602. Sono presenti alla cerimonia oltre a numerosi pellegrini, l’Ordinario diocesano di Pescia circondato da numerosissimo clero; la granduchessa Maria Cristina di Lorena, sposa di Ferdinando I de’ Medici, il principe ereditario Cosimo e la Corte Granducale. Il 13 Febbraio 1607 il granduca di Toscana approva il progetto per la costruzione dell’Osteria dei pellegrini, a servizio del Santuario. L’8 Giugno 1608 Cosimo de’ Medici in adempimento di un voto espresso dal padre Ferdinando I dona al Santuario una corona preziosa, finemente lavorata e cesellata, opera del “gioielliere di Galleria” Cosimo Latini che dagli esperti viene considerata il migliore e più significativo esemplare dell’arte del cesello toscano del periodo granducale. Questa corona verrà posta sul capo della Madonna dal Capitolo Vaticano nel 1782. Nel 1633 vengono ultimate anche le opere iconografiche del Santuario, iniziate fin dal 1612. I migliori artisti dell’epoca granducale offrono la loro collaborazione facendo del Santuario anche la testimonianza artistica più valida e più ricca della Valdinievole. Prestano infatti la loro opera artisti insigni come il Bronzino, Rosselli, Passignano, Pagani. Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da S. Giovanni, uno dei migliori affreschisti toscani dell’epoca granducale, ultima le 14 “Lunette” sotto il Loggiato del Santuario iniziate nel 1630, tendenti a rappresentare con i colori e il disegno l’apoteosi della Madonna della Fontenova e l’esaltazione del Santuario. Uno storico pistoiese del 1662, il Salvi, ci fornisce in un suo libro una valida testimonianza dell’eccezionale affluenza dei pellegrini al Santuario della Fontenova: “Havendo in questo tempo la gloriosa Immagine di Nostra Signora in un tabernacolo alle falde di Monsummano...fatti infiniti miracoli, e facendone tuttavia ogni giorno, era tanto il concorso dei popoli, che in pochi giorni da diversi luoghi del Fiorentino, del Pistoiese, del Lucchese, del Pisano, del Bolognese, del Modenese, più di 150 Fraternità o Compagnie, per lor divozione, con vari e ricchissimi doni ricomparvero...tanto era il concorso dei popoli che attraversava la città di Pistoia che pareva l’Anno Santo". Il 26 Giugno 1731 il primo vescovo di Pescia Mons. Bartolomeo Pucci eregge, con un suo decreto, la Parrocchia con il titolo di Prioria. La brevità dello spazio non ci consente di descrivere altri importanti avvenimenti e soprattutto a documentare la continua e crescente devozione alla Madonna della Fontenova, come risulta da innumerevoli testimonianze custodite nel Museo del Santuario e nell’Archivio Parrocchiale. Ci limitiamo ad elencare alcuni fra i più significativi avvenimenti degli ultimi anni, dal dopo guerra in poi.            Nell’Agosto del 1948 ebbe inizio la “Peregrinatio Mariae” per tutta la diocesi di Pescia. L’Immagine della Madonna della Fontenova, sotto la guida pia ed esemplare del vescovo di allora Mons. Angelo Simonetti, passò benedicente per tutte le Parrocchie della diocesi. Il 9 Giugno 1962 ebbero inizio i lavori per la costruzione della Cripta, nella zona antistante il Santuario, dove scorre tuttora l’acqua scaturita dopo i fatti del 1602. Il 24 Agosto 1963, Mons. Ermenegildo Florit, arcivescovo di Firenze, alla presenza di numerosi altri Ecc.mi vescovi della Toscana inaugurò e benedisse con particolare solennità la Cripta stessa nell’interno della quale è stata costruita anche una piscina per l’immersione degli ammalati. Il 25 Agosto dello stesso anno con un “breve” di S.S. Paolo VI su richiesta del vescovo diocesano Mons. Dino Luigi Romoli e di tutto il clero, Maria SS. del Fontenova veniva proclamata Patrona della diocesi di Pescia. Il 9 Giugno 1974 - a termine delle celebrazioni del IV centenario della manifestazione di Maria SS. della Fontenova - S.E. il cardinale Paolo Bertoli, Camarlengo di S: Madre Chiesa, durante la celebrazione di un solenne Pontificale, annunciò che il Santuario della Madonna della Fontenova era stato elevato alla dignità di Basilica minore con un “breve” di S.S. Paolo VI. Continua e si intensifica la devozione a Maria SS. della Fontenova soprattutto perché la Basilica è stata dichiarata Santuario mariano dal vescovo Mons. Giovanni Bianchi. E intanto il Santuario continua ad essere occasione e luogo privilegiato di incontri, di preghiere, di contemplazione e di studio della Beata Vergine Maria.

  

LA PARROCCHIA

 
La parrocchia comprende attualemte 10.800 abitanti. Si è molto popolata dagli anni 50 quando, per l'attrattiva delle attività calzaturiere, si sono avuti molti immigrati dal sud Italia, poi perfettamente integrati. Da 5 anni è parroco Don Giancarlo Di Peppo con il titolo di Proposto. Ha sostituito Mons. Giorgio Checchi che ha retto la parrocchia per 50 anni e attualmete risiede ancora nella casa canonica. La parocchia comprende tre chiese e una cappella. Oltre alla Chiesa parrocchiale, santuario e basilica, piuttosto piccola, capace al massimo di 200 posti, si ha la Chiesa di Cristo Redentore a Le Case (1,200 Km dal centro), edificata nell'anno 2002, voluta da Mons. Vescovo come chiesa grande di Monsummano. Inffati offre la possibuiltà di celebrazioni con maggior numero di fedeli e soprattutto la possibilità di attività giovanili grazie agli ampi spazi. E' stata retta dal Canonico Gino Marchesini con il titolo di Rettore, morto il 2 febbraio scorso, ma è del tutto integrata nelle attività parrocchiali. C'è poi Chiesa di Monsummano Alto, nell'antico paese medievale. Essa risale all'anno 1000 e conserva l'originaria struttura romanica. Infine la Cappella presso la Grotta Parlanti, piccolissima struttura ma amata e seguita dagli abitanti della zona.
              


La Madonna detta "del pianto" che, animandosi, indicò alla pastorella dove fosse andato il gregge smarrito.


  

LE FESTE

Il 9 Giugno si celebra la Manifestazione della Madonna alla pastorella Iacopina Mariotti.  La festa si tiene il giorno che cade ed è giorno festivo anche per il comune.
Essendo la festa patronale della Diocesi, la sera della vigilia alla ore 21 sia ha il pellegrinaggio di uno dei Vicariati della Diocesi. La S. Messa è presieduta del Vescovo Diocesano.
In quel giorno si celebra anche la Prima Comunione dei ragazzi della parrocchia, che dopo la celebrazione del mattino, la sera alle 20,30 rendono omagio a Maria con il dono di un fiore e la preghiera comune.
Maifesatzione collaterale è il concerto della Filarmonica Bellini di Monsummano Terme la sera del 9 alle ore 21.
L'ultima settimana di agosto, si celebra l'Incoronazione della Sacra Immagine. Queta è la festa con carattere più parrocchiale. Riunisce i parrocchiani con tre giorni di cena fraterna e giochi per i bimbi. Le celeberazioni vanno dalla ultima domenica di Agosto alla prima di Settembre.  Iniziano con la S.Messa vespertina delle ore 18,30 con la apposizione della Corona.
Durante la settimana si ha:
Lunedi
Martedi
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
Domenica: S Messa conclusiva presiduta da Mons. Vescovo.

 

 

LA FONTE

Da quando è scaturita la sorgente, durante la S.Messa celebrata di fonte alla sacra edicola, detta la Madonna del piano, il 7 luglio 1602, la fonte è stata sempre custodita gelosamente e l'acqua attinta o distribuita con grande devozione. Fino al 1967 si accedeva alla fonte per una piccola scala di fonte alla Chiesa dove è apposta la lapide che ricorda l'avvenimento.
In quell'anno è stata costruita una Cripta, cone ricordato nella storia del Santuario. Laccesso attale è da sotto il porticato con una scala per scendere e l'altra per risalire. La sorgente è continua e il livello dell'acqua viene mantenuto ad un livello adatto al piano della cripta. Ora si può attingere acqua da varie fontanelle e anche bagnarsi nella vasca apposita. L'accesso alla fonte è possibile ogni 7 del mese, quando viene fatta alle ore 11,50 una preghiera per tutti gli ammalati; è possibile, poi, per le feste della parrocchia e, su richiesta, in occasione dei pellegrinaggi.

 
La cripta dove scorre l'acqua considerata un miracolo della Vergine Maria.





Fu un miracolo o semplice coincidenza? Si può credere o non credere a tutto ciò fatto stà che l'acqua zampilla ancora dalle fontanelle ed il sottoscritto l'ha bevuta come tanti altri fanno da più di 400 anni.

MYSTERIUM






domenica 21 marzo 2010

Film e mistero - Apparizioni Mariane : Lourdes






Trama del film Lourdes:

Christine ha trascorso la maggior parte della sua esistenza inchiodata a una sedia a rotelle. Decide di recarsi a Lourdes, il leggendario luogo di pellegrinaggio situato nel cuore dei Pirenei, per uscire dall'isolamento. Una mattina, al risveglio, si scopre apparentemente guarita da un miracolo. La guida del gruppo di pellegrini, un affascinante quarantenne membro dell'Ordine di Malta, comincia a mostrare un certo interesse nei suoi confronti. Mentre la sua guarigione suscita gelosia e ammirazione, Christine cerca di afferrare la nuova occasione di felicità che la vita le ha offerto.





Fonte http://www.unitalsibarletta.it/?page_id=101

Lourdes: la storia

L’alba dell’ 11 febbraio 1858 annuncia un giorno di freddo e di nebbia. Presso la famiglia Soubirous ci si sveglia lentamente, in una casa piccola e malsana, che in tempi non lontani è servita come succursale della prigione di Tarbes. Da allora viene chiamata il “Cachot” (gattabuia). Adesso è lì che il comune alloggia gli indigenti.il cachot

La mamma è già in piedi ed all’opera vicino al focolare. Bernadette (foto a sinistra) la vede, ombra immensa o furtiva davanti alle fiamme, e la sente dire a bassa voce: “Nou y pas mes legna” – Non c’è più legna. “Bera gracia dou boun Dieu” – Che bella grazia del buon Dio, dice allora Bernadette tra sé e sé. Per andare a cercare della legna sulle rive del fiume Gave, potrà finalmente uscire da quella stanza maleodorante, dove soffoca a causa dell’asma e dove tutta la famiglia dorme alla rinfusa.

Prima almeno, laggiù al mulino, il mulino di Boly, dove aveva vissuto per dieci anni, si poteva respirare meglio e non c’era da far quadrare continuamente i conti. Perfino a Bartrès le cose andavano meglio da questo punto di vista. il mulino di bolyÈ vero, però, che c’era dell’altro: i lavori della fattoria che non finivano mai, la solitudine quando montava la guardia alle pecore, e soprattutto il continuo malumore della padrona, che avendo avuto molte disgrazie, non riusciva a sopportare di vedere qualcuno felice. Era lei stessa ad essersi incaricata d’insegnare il catechismo a Bernadette, la sera al lume di candela, ma non aveva per nulla pazienza e, sbattendo regolarmente il libro davanti alla faccia dell’alunna, le gridava: “Ben ben nou seras james que un pepia” – Via, Via, sarai sempre un’allocca. Per la nostra povera bimba imparare il catechismo era un percorso impossibile, quasi un incubo…Di fatto, il soggiorno a Bartrès non era stato di grande utilità e a Lourdes, dov’era tornata, si era punto e a capo. I sacerdoti della parrocchia erano inflessibili: niente catechismo, niente comunione!

Il sole è ormai alto. “Coraggio, bisogna scendere verso il Gave per andare a cerca di legna”. Per Bernadette è una festa, ma la mamma è preoccupata: “Bernadette, prenderai freddo, mettiti il cappuccio”. Bernadette prende il cappuccio, ed eccola scendere giù per la stradina con la sorella Toniette e Jeanne Abadie, una vicina di casa, e arrivare, quasi senza accorgersene e senza averlo propriamente scelto, davanti alla grotta di Massabielle (la vecchia roccia). Lì c’è un canale, una specie di ruscello che ne impedisce l’accesso. Toniette e Jeanne l’attraversano saltando e gridando che l’acqua è gelida. Bernadette resta indietro, ha paura di prendere freddo. - “Aiutatemi a gettare dei sassi nell’acqua perché possa passare”.la grotta al tempo delle apparizioni
- “Colpo di fulmine, passa come abbiamo fatto noi!” – le risponde Jeanne. È a questo punto che succede una cosa meravigliosa: “Dopo un colpo di vento – racconta Bernadette – ho visto qualcosa di bianco, simile ad una piccola ragazza. Ho tentato di fare il segno della croce, ma non sono riuscita: la mano mi si era appesantita. Poi è stata la ragazza a far il segno della croce e allora anche io sono riuscita”. Per Bernadette l’essenziale è questo: “Una piccola ragazza, non più grande di me, bella più di tutto, che mi sorride”. L’essenziale del messaggio di Lourdes è questo sorriso di Dio, è Dio che ama per primo. E questa ragazza, che noi sappiamo essere l’Immacolata, ne è testimone e segno in mezzo a noi.

Per sette apparizioni, su diciotto, mentre intorno alla veggente la gente si muove, si innervosisce, si agita e a volte addirittura si irrita, la ragazza della grotta non farà altro che rassicurare Bernadette, familiarizzare con lei e sorriderle. Le farà anche alcune confidenze che Bernadette conserverà fino alla fine.I primi tre incontri sono senza dubbio i più pittoreschi. Dopo quell’ 11 di febbraio, i genitori di Bernadette vogliono impedirle di tornare alla grotta, ma finiranno col lasciarsi convincere e le permetteranno di scendere due volte a Massabielle: una con una banda di mocciose scapigliate, che furono ben presto vinte dalla paura; un’altra con una certa signora Milhet, persona che si diceva degna e piena di meriti e che di tanto in tanto offriva del lavoro a Louise, la mamma di Bernadette. Ed è appunto quel 18 febbraio che, per la prima volta, colei che Bernadette chiama “Aquero”, “quella lì”, la piccola ragazza di luce, le parlerà con voce “soave e dolce”, teneramente.La signora Milhet ha chiesto a Bernadette di presentare all’apparizione carta e penna perché ci iscriva la sua identità e i suoi desideri. Bernadette l’ha fatto. Tuttavia ecco che la ragazza della roccia risponde sorridendo (ridendo, dice addirittura Bernadette): “Quanto ho da dire non è necessario metterlo per iscritto. L’essenziale delle relazioni che Dio desidera avere con gli uomini non è prima di tutto un affare di scrittura, ma un cuore a cuore con Lui. bernadette soubirousDopo di ciò “Aquero” dirà: “Vuole farmi la grazia di venire quì per quindici giorni?” Parole straordinarie per dolcezza e delicatezza finanche nella loro sonorità. Mi ha dato del “lei”, diceva Bernadette, a cui nessuno mai s’era rivolto in questo modo. Dio non ci parla dall’alto e in maniera altisonante, ma ci dà un appuntamento con grande tenerezza e immenso rispetto.Dopo il “si” di Bernadette, “Aquero” dirà ancora: “Non prometto di renderla felice in questo mondo ma nell’altro”. Questa frase ci dice che Dio persevera ed è fedele alle promesse. Ci afferma che il cielo esiste. Fino all’ottava apparizione, la ragazza della roccia non dirà altro che questo a Bernadette, in un atmosfera di tenerezza, di gioia e di complicità.

Ma ecco che il 24 febbraio, nel corso dell’ottava apparizione, “Aquero” pronuncia una parola nuova, che ripeterà per molti giorni: “Penitenza”. E aggiunge: “Preghi Dio per i peccatori”, chiedendo il giorno successivo a Bernadette di baciare la terra per i peccatori, di mangiare l’erba e infine di bere l’acqua piena di fango, che sgorga dal fondo della grotta, e di lavarsi con essa.
È importante notare come queste parole arrivino al momento giusto. Non vengono prima ma dopo la rivelazione dell’amore. A Lourdes, come nel vangelo, Dio non ci dice “convertitevi e vi amerò”, ma “vi amo, convertitevi”. Ciò che rende triste la signora di Massabielle, e con lei Bernadette, è di vedere come Dio spesso ci ami senza nessun risultato. Sta qui il mistero dell’amore, simboleggiato dall’acqua che sgorga dal fondo della grotta, acqua sporca che Bernadette berrà e con la quale si laverà, col rischio di apparire matta, e che diverrà acqua che disseta, purifica e guarisce.


La grotta delle apparizioni all'epoca


E gli altri? Mentre la veggente andava in estasi, raggiante alla presenza dell’amica celeste, cosa facevano le altre persone di Lourdes, che dietro di lei si appassionavano e discutevano, pieni gli uni di ammirazione gli altri di disprezzo, curiosi questi devoti quelli? Bernadette sembrava non preoccuparsene affatto. Certo, prima e dopo le apparizioni, li ritrovava dicendo loro che la signora era felice di vederli, che sorrideva pure a loro, ma non faceva nulla per attirarli o per impartire lezioni e passava indifferente in mezzo alla folla, fermandosi appena talvolta per una miseria più grande della sua. La signora di Massabielle aveva, però, ancora ben altre intenzioni e ben altri progetti. Nel corso della tredicesima apparizione, il 2 marzo 1858, chiederà alla piccola messaggera “di andare a dire ai sacerdoti che si costruisca quì una cappella e che si venga in processione”. Cosa?! Una cappella! Una processione! A Massabielle, luogo selvaggio e malfamato! Per don Peyramale, il parroco, era delirio puro: don Peyramale sentiva già le risa dei signori del Caffè Francais. Ma un giorno, malgrado tutto, il parroco si lascerà quasi intenerire dall’ingenua messaggera della ragazza di Massabielle e prometterà la costruzione della cappella, purché l’ipotetica apparizione sveli il suo nome. E’ quanto avverrà il 25 marzo 1858: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Si tratta della firma e di nuovo dell’essenziale del messaggio. “Io sono l’Immacolata Concezione”: la cosa del cielo, la piccola ragazza di luce ha detto il suo nome. E’ colei che, in mezzo agli uomini, è il segno che Dio li ama, prima ancora che lo riconoscano e soprattutto che lo meritino. S. Giovanni lo dice chiaramente: Dio ci ha amati per primo. E’ questa fede, questa speranza, questo amore che cercano a Lourdes, condotti dalla Vergine Maria a Gesù, i poveri, gli ammalati, i peccatori. Ed è qui che sentono che non c’è povertà peggiore, peggiore malattia della povertà e della malattia di non amare.



don Peyramale



Dopo le apparizioni una folla sempre più numerosa giunge al Cachot, dove Bernadette vive ancora con la sua famiglia. Per allontanarla da tale invadenza, il parroco la fa entrare dalle suore quale pensionante (15 luglio 1860). Qui frequenta la scuola, è incaricata di alcuni lavori casalinghi ed accudisce i malati per i quali dimostra grande affetto. Cresce normalmente e, come tutti i ragazzi della sua età è golosa e persino civettuola. Si interroga, tuttavia, in merito al suo futuro. Aquero infatti non le aveva detto nulla di ciò che avrebbe dovuto fare. Tocca a lei trovare la sua strada. Allora lei cerca, ascolta, guarda: la sua scelta sarà veramente libera. poco a poco, nel segreto, pensa alla vita consacrata. Nel 1864 prende la sua decisione e chiede di diventare suora nella Congregazione che la ospita. Perché? “Perché mi ci sento bene, perché nessun mai mi ci ha forzato e perché amo i poveri”. Il suo desiderio è ora quello di vivere nascosta, dimenticata. Talvolta, invece ha l’impressione di essere messa in mostra “come un animale alla fiera”. Il 4 luglio 1866, può finalmente partire per il convento di Nevers. Non tornerà mai più a Lourdes. È un’altra parte della vita di Bernadette, importante quanto la prima: 13 anni di vita religiosa trascorsi nel servizio e nella preghiera, come aveva imparato alla Grotta: “Ciò che conta è amare”. Non perché aveva visto la Vergine, Bernadette doveva farsi suora. Ha semplicemente scoperto che Dio è straordinario, che attira come una luce, che brucia come un fuoco (17^ apparizione del 7 aprile, detta del “miracolo del cero”). Ma come vivere ogni giorno? Sono stati necessari sei anni (dal 1858 al 1864) per poter rispondere a questa domanda. L’8 luglio 1866, nella grande sala delle riunioni del Convento di San Gildard a Nevers, divenuta oggi una cappella, davanti a 300 suore della comunità, Bernadette con un cappuccio bianco, racconta le apparizioni per l’ultima volta. Qui per tredici anni, al servizio di Dio e delle sue sorelle, Bernadette vive in profondità il messaggio di preghiera e di conversione che Maria le ha affidato a Massabielle.Spesso va a pregare davanti alla statua di Nostra Signora delle Acque: “Si trova in fondo al giardino in una specie di grotta, ha qualcosa della bellezza che ho visto”. Sono giorni fatti di semplicità, intessuti di servizio e amore, ma toccati spesso dalla malattia. Svolge i suoi compiti di infermiera con disponibilità, delicatezza, generosità: “Non vivrò un solo istante senza amare”. Bernadette a nevers ma la malattia continua a colpire: asma, emottisi, tumore osseo al ginocchio. L’11 dicembre 1878 è definitivamente costretta a letto: “Sono macinata come un chicco di grano”. Tormentata da una prova spirituale interiore, vivrà la sua passione sotto i grandi veli, che definisce la sua bianca cappella. E resterà fedele. All’età di 35 anni, il 16 aprile 1879, mercoledì di Pasqua, alle 3 del pomeriggio i suoi grandi occhi scuri che hanno visto Maria si chiudono per sempre.

Bernadette a Nevers






martedì 2 dicembre 2008

Apparizioni Mariane - Miracoli - Fenomeni

Video che mostra le Apparizioni Mariane, miracoli e fenomeni paranormali e tutto ciò che ancora non è spiegabile.