Una antica leggenda, che la tradizione orale ha diffuso per secoli in centinaia di versioni nel folkore di tutta Europa, narra la storia di un giovane gaudente sbadato che, imbattutosi lungo un sentiero nel cranio di un morto, lo prende a calci e lo invita derisoriamente a cena. Più tardi, lo scheletro si presenta davvero ai convitati atterriti, ma si rifiuta di consumare cibo terreno e ricambia l'invito al giovane sacrilego, che deve accettare e alla fine muore, o perlomeno visita l'Aldilà. Qui stanno le origini del nucleo essenziale della storia di Don Giovanni, il dissoluto punito, che soprattutto la versione teatrale di Molière (1622-1673) e quella operistica di W. A. Mozart (1756-1791), su libretto di L. da Ponte, hanno reso immensamente celebre. Nel film biografico su Mozart, "Amadeus", Salieri (anche esso musicista di corte) spiega al sacerdote in confessione come Mozart abbia composto l'opera immaginando il ritorno del padre Leopold dall'Aldilà per giudicarlo davanti al mondo della sua vita scellerata. In conclusione il DON GIOVANNI ha molto da dire in chiave esoterica, non dimenticando l'affiliazione alla Massoneria di Mozart.
Intervento di Marco Vinco, cantante lirico:
“Anche se le righe che ho a disposizione sono poche, per poter dire qualcosa del mio Leporello debbo almeno toccare quelli che io considero alcuni passaggi fondamentali.
Don Giovanni è un’opera che parla del Sovrannaturale, quello con il maiuscolo dal momento che lo stesso Mozart lo identifica con un personaggio in carne ed ossa, il Commendatore. Sebbene per molti tale affermazione possa sembrare banale, vi assicuro che non lo è affatto poiché sempre più spesso i registi, per l’insensato gusto del “diverso per il diverso” che ormai va tanto di moda, ne riducono gli elementi metafisici a banali allucinazioni o sogni del protagonista, facendo per esempio apparire Don Giovanni come un tossicodipendente o un sognatore in preda a delle visioni, sostituendo l’ingresso alla scena finale del Commendatore con una proiezione della mente causata da un delirio mentale momentaneo. Il risultato di simili esperimenti è quello di una totale banalizzazione del contenuto e, mi permetto di dire, anche della forma dell’opera stessa, conseguenze del tutto evitabili se invece ci si preoccupasse di ascoltare la musica e leggere il libretto. Togliendo l’elemento Metafisico, il Mistero, oltre a togliere ogni fascino all’intera opera si cade nell’equivoco clamoroso di considerare il personaggio di Don Giovanni sullo stesso piano del banale Casanova. Purtroppo o per fortuna esso è molto di più, egli vive in un’altra dimensione rispetto ai terreni, vede aldilà di ciò che vedono le persone semplici, non prova gusto a sedurre le donne come lo proviamo noi, ma prova una smania di possederle per sfidare l’Assoluto. Il rapporto, la relazione tra egli e il Metafisico, che è sempre conflittuale, si può quindi indicare precisamente con la parola dramma. E’ in forza della lotta con Esso che nasce la violenza del personaggio, non tanto, come tutti cercano di far sembrare, in forza di una particolare inclinazione del suo temperamento o atteggiamento esteriore. Don Giovanni è totalmente lontano dalla terra, dall’umanità, dall’amore, dal senso di colpa. Non è un uomo, è altro, non a caso si parla di mito."
"Qui stanno le origini del nucleo essenziale della storia di Don Giovanni, il dissoluto punito, che soprattutto la versione teatrale di Molière (1622-1673) e quella operistica di W. A. Mozart (1756-1791), su libretto di L. da Ponte, hanno reso immensamente celebre. Su quest'ultima in particolare appunteremo brevemente la nostra attenzione. Un'innovazione introdotta rispetto alla leggenda popolare sta nel fatto che Don Giovanni proprio all'inizio dell'opera aveva ucciso in un duello l'austero Commendatore, accorso in difesa della figlia che il libertino stava vittoriosamente seducendo; il Morto, dunque, ha una precisa identità. L'incontro avviene nella scena 12 dell'atto II (Cimitero circondato da un muro; diversi monumenti equestri, fra cui quello del Commendatore. Chiaro di luna): la voce solenne e terribile che proviene dalla statua ("di rider finirai pria dell'aurora [...] Ribaldo audace! / Lascia a' morti la pace.") interrompe la sacrilega risata di Don Giovanni e anticipa la conclusione drammatica della vicenda. È, anche nei suoi caratteri musicali di fissità ieratica, la voce stessa del Sacro, del soprannaturale.
Ma il Dissoluto non si adegua alla nuova dimensione che gli si affaccia di fronte, e la risposta è sprezzante: l'invito a cena rivolto al "vecchio buffonissimo". L'invito è accettato e nella scena 17 il Convitato di pietra si presenterà, imponendo una terrificante svolta al clima drammatico e musicale, al cospetto di Don Giovanni immerso nei bagordi ("vivan le femmine!/Viva il buon vino!").
L'insistenza di questa scena sul tema del cibo e dell'ingordigia di Don Giovanni può far pensare a una traccia di antichi rituali mortuari: il libertino sta in realtà consumando il suo pasto funebre. Certo è proprio il tema del cibo a sancire la barriera fra i due mondi: "non si pasce di cibo mortale/chi si pasce di cibo celeste". La conclusione segue l'antica leggenda popolare nel motivo dell'invito a cena ricambiato da parte del messaggero dell'aldilà, ma vi aggiunge il grande scontro fra la dimensione morale ("Pèntiti, cangia vita:/è l'ultimo momento") e quella del rifiuto, della ribellione pervicace.
È così che in Don Giovanni sprofondato all'inferno (un finale tragico per una 'opera buffa') si sono potuti vedere (specie nelle interpretazioni otocentesche) i tratti di una sorta di eroe del moderno libero pensiero. Non sapremo mai se o quanto Mozart sarebbe stato d'accordo."
Nel palazzo di Don Giovanni, tutto è pronto per la cena: la tavola è preparata, i musicisti sono al loro posto ecc... Quindi Don Giovanni si siede a mangiare. Il licenzioso cavaliere si intrattiene ascoltando brani delle opere: Una cosa rara di Vicente Martín y Soler, Fra i due litiganti il terzo gode di Giuseppe Sarti e in fine in una spiritosa autocitazione, Le nozze di Figaro, in quel caso, l'aria di Figaro Non più andrai farfallone amoroso dello stesso Mozart (Già la mensa è preparata). Giunge all'improvviso Donna Elvira, che implora ancora una volta a Don Giovanni di pentirsi, ma questi si prende gioco di lei e la caccia via. La donna esce di scena, ma la si sente gridare terrorizzata. Don Giovanni ordina a Leporello di andare a vedere cosa stia accadendo là fuori e si sente un altro grido e questa volta è Leporello a tornare pallidissimo e tremante: alla porta c'è la statua del Commendatore! Dato che il servo è troppo spaventato, lo stesso Don Giovanni, allora, si reca ad accoglierla a testa alta mentre il servo si nasconde sotto al tavolo (Ultima prova dell'amor mio). Entra quindi la statua del Commendatore vedendo Don Giovanni stupìto e Leporello tremante che cerca di convincere il padrone a scappare, malgrado egli rifiuti. Il "convitato di pietra" vuole ricambiare l'invito, e propone a Don Giovanni di recarsi a cena da lui, porgendogli la mano. Impavido e spericolato, Don Giovanni accetta e stringe la mano della statua: pur prigioniero di quella morsa letale, rifiuta fino all'ultimo di pentirsi. Il Commendatore, molto arrabbiato, scompare in mezzo a nubi di foschia, improvvisamente compare fuoco da diverse parti e si sente un gran terremoto; sono demoni e diavoli che stanno richiamando il libertino all'inferno. Egli cerca di sfuggire al suo destino ma il potere dei mostri è troppo forte e Don Giovanni viene inghiottito dalle fiamme dell'inferno (Don Giovanni a cenar teco).
TESTO DEL LIBRETTO :
atto Secondo
scena Diciassettesima
Don Giovanni, Leporello e la statua del Commendatore; poi coro interno.
Don Giovanni ritorna seguìto dal Commendatore.
Andante
Archi, 2 Flauti, 2 Oboi, 2 Clarinetti in si bem., 2 Fagotti, 2 Corni in fa, 2 Trombe in re, Timpani in re la, 3 Tromboni (Alto, Tenore, Basso).
COMMENDATORE
Don Giovanni! a cenar teco
m'invitasti, e son venuto.
DON GIOVANNI
Non l'avrei giammai creduto,
ma farò quel che potrò.
(a Leporello)
Leporello, un'altra cena
fa' che subito si porti!
LEPORELLO
(mezzo fuori col capo dalla mensa)
Ah, padron!... Siam tutti morti!
DON GIOVANNI
Vanne, dico...
(Leporello, con molti atti di paura, va per partire)
COMMENDATORE
Ferma un po'!
Non si pasce di cibo mortale
chi si pasce di cibo celeste.
[Insieme]
LEPORELLO
La terzana d'avere mi sembra,
e le membra fermar più non so.
COMMENDATORE
Altre cure più gravi di queste,
altra brama quaggiù mi guidò!
DON GIOVANNI
Parla, dunque: che chiedi? che vuoi?
[Insieme]
DON GIOVANNI
Parla, parla: ascoltando ti sto.
LEPORELLO
E le membra fermar più non so.
COMMENDATORE
Parlo, ascolta: più tempo non ho.
COMMENDATORE
Tu m'invitasti a cena:
il tuo dover or sai.
Rispondimi: verrai
tu a cenar meco?
LEPORELLO (al Commendatore)
(da lontano, tremando)
Oibò!
Tempo non ha... scusate.
DON GIOVANNI
A torto di viltate
tacciato mai sarò!
COMMENDATORE
Risolvi!
DON GIOVANNI
Ho già risolto!
COMMENDATORE
Verrai?
LEPORELLO (a Don Giovanni)
Dite di no.
DON GIOVANNI
Ho fermo il core in petto,
non ho timor: verrò!
COMMENDATORE
Dammi la mano in pegno!
DON GIOVANNI
Eccola!
(grida forte)
Più stretto
DON GIOVANNI
Ohimè!
COMMENDATORE
Cos'hai?
DON GIOVANNI
Che gelo è questo mai!
COMMENDATORE
Pèntiti, cangia vita:
è l'ultimo momento!
DON GIOVANNI
(vuol sciogliersi, ma invano)
No, no, ch'io non mi pento:
vanne lontan da me!
COMMENDATORE
Pèntiti scellerato!
DON GIOVANNI
No, vecchio infatuato!
COMMENDATORE
Pèntiti.
DON GIOVANNI
No.
COMMENDATORE
Sì.
DON GIOVANNI
No.
COMMENDATORE
Ah! tempo più non v'è!
(fuoco da diverse parti, tremuoto, etc. Il Commendatore sparisce)
Allegro
DON GIOVANNI
Da qual tremore insolito...
sento... assalir... gli spiriti...
Donde escono quei vortici
di fuoco pien d'orror?...
CORO invisibile; soli bassi
Tutto a tue colpe è poco.
Vieni: c'è un mal peggior!
A due; e poi nuovamente, insieme col coro
[Insieme]
LEPORELLO
Che ceffo disperato!...
Che gesti da dannato!...
Che gridi! che lamenti!...
Come mi fa terror!...
DON GIOVANNI
Chi l'anima mi lacera!...
Chi m'agita le viscere!...
Che strazio! ohimè! che smania!
Che inferno!... che terror!...
Wolfgang Amadeus Mozart nacque a Salisburgo nel 1756 e morì a Vienna nel 1791, e fu uno dei più geniali musicisti della storia. A parte il mistero di come lui potesse creare la sua musica così spontaneamente, ce n’è un altro parimente suggestivo. Una notte d'estate del 1791 Mozart sentì bussare alla porta di casa, andò ad aprire e si trovò davanti un uomo mascherato il quale disse di non poter rivelare la sua identità. Egli commissionò all’autore un Requiem, cioè una sonata “funebre” in onore del suo padrone che stava morendo. Mozart si mise subito al lavoro, passando interi giorni e notti sulle sue carte, anche perché nel frattempo stava anche concludendo altre sue opere tra cui il “Flauto Magico”. Tant’è che inevitabilmente s’indebolì ed ammalò.
Dal film AMADEUS. Salieri aiuta Mozart oramai allo stremo delle forze nella composizione del Requiem :
...ed ecco l'intero brano del composto nel film : CONFUTATIS
Quando intorno alla metà di settembre Mozart ritorna da Praga, il suo stato di salute peggiora. Porta intanto a termine tre composizioni, tra cui il Concerto per clarinetto, ma quando infine può dedicarsi interamente al Requiem la sua malattia si aggrava. Inchiodato a letto a partire dal 20 novembre, continua a comporre con le sue ultime energie. Ancora nel pomeriggio del 4 dicembre rivede insieme con alcuni cantanti suoi amici le parti già compiute del Requiem.
La notte seguente Mozart muore e il suo Requiem rimane un frammento. L’uomo mascherato non tornò mai più, e l’opera rimase. Il grande Requiem che Mozart aveva composto non era destinato a null’altri se non a lui.Tanti capolavori artistici rimangono avvolti in un'aura di mistero, ma non ce n'è nessuno, almeno nella storia della musica, che abbia offerto tanti spunti alla creazione di leggende come il Requiem di Mozart. I dati esteriori della sua genesi sono scarsi. Lo spettrale "messaggero grigio" si confaceva fin troppo bene alle voci che Mozart non fosse deceduto di morte naturale, ma avvelenato, un'ipotesi che è stata sempre discussa in seguito, fino ai giorni nostri. Inoltre la fatale connessione tra la composizione del Requiem e la scomparsa di Mozart sembrò conferire a questa storia anche una dimensione mistica. Essa divenne anche il tema di innumerevoli elaborazioni letterarie. Ma l'interpretazione di questi fatti sarà molto più prosaica se si vorrà risalire alla vera origine del misterioso incarico del Requiem: a darlo era stato infatti il conte Franz von Walsegg-Stuppach, un grande appassionato di musica, che aveva la singolare abitudine di commissionare delle composizioni a musicisti stimati e di farle poi passare come opere proprie.
Il conte trascriveva di suo pugno le partiture che si era procurato di nascosto e per la loro esecuzione faceva ricopiare dal suo manoscritto le singole parti. Si racconta che gli esecutori avessero poi il compito di indovinare il compositore; anche se erano naturalmente a conoscenza dei retroscena, per senso di cortesia essi indicavano il conte come l'autore delle musiche, e il conte allora "sorrideva compiaciuto". Questa volta Walsegg-Stuppach. per onorare la memoria della moglie morta poco tempo addietro, per mezzo d'un intermediario aveva dato incarico a Mozart di scrivere un Requiem e gli aveva già fatto consegnare la metà del generoso onorario. Ma quando Mozart era morto lasciando il Requiem allo stato di frammento, la vedova, Costanza Weber, temette di dover riconsegnare la somma già pagata. Serbando a sua volta la massima discrezione a riguardo, si affrettò a far completare la partitura in modo da poter consegnare un'opera compiuta. E si rivolse ad alcuni musicisti suoi amici.
Da qui ha preso avvio una discussione che si è protratta per decenni: quali sono le parti composte da Mozart, che cosa è stato completato sulla base delle sue indicazioni, cosa è stato composto per intero da altri, come si debbono valutare le aggiunte? Joseph Eybler (1765-1846) effettuò alcune integrazioni con grande cautela e mano stilisticamente sicura, ma rinunciò ben presto ad un ulteriore completamento del Requiem. Fu l'allievo di Mozart Franz Xaver Süssmayr (1766-1803) a completare l'istrumentazione della Sequenza e dell'Offertorio, e a comporre inoltre le parti restanti, e cioè il Sanctus, Benedictus, Agnus Dei e Communio. Non è possibile accertare se e in quale misura Süssmayr abbia tenuto presente eventuali indicazioni orali oppure schizzi di Mozart; è comunque ovvio che le soluzioni adottate da Süssmayr non potessero che risultare di molto inferiori alle intenzioni di Mozart. Il mistero vero e proprio di questa composizione risiede pur sempre nella musica stessa. È probabile però che il velo di mistero che avvolge da sempre l'opera estrema di Mozart non potrà forse mai essere con assoluta certezza risolto.
Come abbiamo visto nel precedente post, Mozart era un affiliato alla Massoneria tanto da comporre un'opera in merito, IL FLAUTO MAGICO. In questa divertente "interpretazione musicale" de LA LINEA, ascolteremo alcuni brani del compositore al pianoforte.
La genesi del Flauto Magico è avvolta dal buio. E' giusto che sia così. Tutte le grandi opere dovrebbero essere avvolte dal mistero. Forse anche oggi, in qualche luogo oscuro e circondato dal più assoluto riserbo, un uomo sta lavorando ad un'opera immortale.
Ufficialmente il libretto del Flauto Magico è stato scritto da Schikaneder, massone di una Loggia di Vienna, ma è con forza che dobbiamo ammettere l'infuenza in ogni verso del letterato e massone Mozart .
Egli ha voluto che questa opera fosse il suo testamento spirituale.
Troppo elevato è il significato simbolico del testo per poterlo attribuire al solo Schikaneder, certamente abile uomo di teatro e valido cantante, ma giustamente interprete nell'opera del personaggio di Papageno e non di quello di Tamino.
D'altronde Mozart già nel finale del Ratto dal Serraglio trasformò una storia romanzesca in una parabola lessinghiana sulla generosità e sulla convivenza umana.
Noi sappiamo che documenti dell' epoca testimoniano inquivocabilmente l'appartenenza di Mozart alla Loggia " La Beneficienza", dove fu iniziato il 14 dicembre 1784, a Vienna.
Questa sua condizione lo ha di certo favorito nello studio della mitologia e in particolare sui suoi significati più profondi. Mozart probabilmente lesse il saggio di Plutarco su Iside e Osiride e l'ultimo libro delle Metamorfosi di Apuleio. Non fu in grado invece di venire a conoscenza dei significati esoterici della Sfinge e delle piramidi egizie, perchè esse aspettavano ancora Napoleone sotto la sabbia del deserto.
Secondo alcuni autori Mozart ha usato consciamente simboli propriamente massonici, simboli che corrispondono certamente ad una filosofia e ad un morale particolare, ma che sembrano essere mediati in qualche modo dallo spirito umanista e progressista del Settecento.Sorprendente invece è il fatto che questo lavoro è constantemente pervaso ed arricchito da una simbologia inconscia la cui pienezza e il cui significato poggiano su contenuti archetipici umani universali.
Le avventure del Flauto Magico sono le vicende delle ore che passano e si inseguono, della luce che diventa ombre e della tenebra che ritorna luce. All'inizio mentre Papageno esce cantando e zufolando dal bosco è mattina. Sarastro scende dal suo carro nel caldo mezzogiorno. Poi il giorno inclina verso il crepuscolo e l'universo viene nascosto da un' oscurità spaventevole nella quale comincia il viaggio iniziatico di Tamino. Qualche ora passa. dal chiuso del Tempio il coro dei Sacerdoti comincia ad invocare lo splendore della luce. I tre Genii annunciano che presto il Sole tornerà a percorrere la sua strada dorata. Le insidie della notte non sono ancora vinte e solo quando Pamina e Tamino avranno attraversato l'acqua e il fuoco, il sole pieno, il sole senza ombre e macchia illuminerà la terra.
Lo stesso viaggio avviene nell'animo di ogni iniziato che potrebbe ripetere il grido di Tamino :
" O e terna notte quando scomparirai ? Quando la luce troverà finalmente il mio occhio ? ".
Il rituale di tutte le iniziazioni maschili ha per motto :" Attraverso la notte verso la Luce. " Ciò significa che la direzione di quello che accade è determinata da una simbologia che a partire dal viaggio notturno dell' Eroe nel mare, conosciamo come simbologia solare.Morendo di sera all' occidente il sole deve affrontare il viaggio attraverso il mare oscuro del mondo sotterraneo e della morte per risorgere, trasformato come nuovo sole all' oriente.
Questa simbologia solare è il modello archetipico di tutti gli Eroi e di tutte le vie iniziatiche in cui l' Eroe rappresenta il principio della coscienza che deve essere raggiunto e che deve affermarsi nella lotta contro le forze oscure dell' inconscio. Oltre a ciò l'Eroe deve anche liberare il tesoro per riempirlo di tutti quei contenuti ad esso inerenti e deve farlo lottando contro le forze oscure nemiche della coscienza. Paradossalmente possiamo affermare che Mozart è l' Eroe e che il Flauto Magico è il tesoro da lui liberato.
Non è nell'intenzione di questo scritto fare il riassunto della trama dell' opera, ma è invece interessante riportare in sintesi il contenuto di quelle parti iniziali del libretto che, seppur scritte, non vengono mai rappresentate. Se ciò accadesse molte delle incongruenze di cui è accusato il testo cadrebbero automaticamente.
Prima della nascita di Tamino e Pamina una coppia sovrana dominava il mondo: un Re solare, di cui ignoriamo il nome e la potente Regina della Notte. Tra il principio virile e quello femminile, tra luce e tenebre esisteva allora un mutuo accordo. Questo appare evidente dal fatto che il Re tagliò il magico flauto dal tronco di una quercia millenaria in un ora stregata, fra lo scatenarsi dei tuoni e dei lampi, nel rumore della tempesta notturna: lo tagliò con l' aiuto decisivo della regina della Notte alla quale quel momento apparteneva come sovrana degli incanti notturni.
Qualcuno potrebbe dunque credere che in quel tempo regnasse l'armonia tra i principii opposti e solo il bene " nutrisse la terra. In realtà l'unione fra i due sovrani era stato un compromesso piuttosto che un abbraccio amoroso: con disprezzo infatti il marito teneva lontana la moglie dalle cose, si legge nel testo, che sono incomprensibili allo spirito femminile. Nè la forza del Re doveva intendersi come benefica per intero : egli portava sul petto il settemplice cerchio solare, il segno del suo potere che consumava tutte le cose. Il sole, così come si era incarnato in lui, era una forza che arde e dissecca, che da la vita e la toglie, che cancella la vegetazione, assorbe la potenza materna dell'umidità, rende arido e inabitabile il suolo. Con la morte del sovrano solare i due regni della luce e delle tenebre si dividono,, diventano nemici e la regina viene sconfitta.
Ora vive nel suo palazzo pieno di uccelli e circondato dalla fitta vegetazione del bosco. Un Tempio ricorda ancora il suo culto : tre dame prestano i loro servigi, ma ha perduto il cechio solare del marito e anche sua figlia, unico ricordo della luce, le è stata strappata ed è prigioniera nel castello di Sarastro. Il settemplice cerchio solare, simbolo della forza, ora riposa sul petto di Sarastro venerato da un popolo di Sacerdoti e di schiavi.
Visto dall'esterno il Flauto Magico è un' opera divisa in due atti, ma in realtà è ordinato secondo il numero tre, numero sacro per la Massoneria, che è presente nella partitura musicale con le note del triplice accordo dell' ouverture, ripetute all' inizio del secondo atto e al momento della iniziazione di Tamino. Tale atto, ad un più attento esame, finisce con la ventesima scena e quindi possiamo identificare sicuramente un terzo atto nascosto per la esigenze teatrali del tempo di Mozart. Questa parte inizia con il coro dei sacerdoti.
La struttura dell'Opera si fonda sul simbolismo prettamente massonico della piramide. Il primo atto costituisce la base: in esso predominano le forze ctonie e la Regina della Notte. Nel secondo atto si ascende con l'iniziazione alla zona centrale dell'edificio dove si rappresenta la lotta fra la luce e l'oscurità. Il terzo atto costituisce la cima della piramide e in esso viene celebrata l' unione fra il maschile e il femminile, come segreto di Iside e Osiride.
Vista questa disposizione appaiono più chiare alcune analogie.
Nel primo atto la Regina della Notte si manifesta come madre buona, nel secondo diventa madre terribile, nel terzo è sprofondata all'opposto della cima della piramide, cioè negli abissi. Anche la triplice comparsa del tema musicale si inserisce a vari livelli.
Nel primo atto appare quando viene elaborato il principio d' amore della natura, nel secondo ritorna quando l' umanità raggiunge il paradiso della ragione e ritrova il suo stato originario divino. Per la terza volta il motivo ritorna all' inizio dell' ultima parte in cui viene compiuta l'unione misterica tra Tamino e Pamina. Mozart ci vuole esprimere come ciò che a livello inferiore avviene nella natura e a quello medio nella comunità umana, penetra anche al centro dell' uomo. Non a caso vi sono tre Templi : ai lati opposti quello della Natura e quello della Ragione, mentre è al centro che sta il Tempio della Saggezza.
L' opera di Mozart, essendo eminentemente simbolica, può essere letta con diversi gradi di significato. Abbiamo scritto prima come essa sia constantemente pervasa da una simbologia inconscia che rende possibile interpetazioni diverse. Se la consideriamo una fiaba essa affonda le radici sicuramente, come tutte le favole, negli archetipi dell' umanità, ma forse più delle altre ci rivela e ci immerge nel gran mondo dei fatti primari, delle storie ancestrali più dell' Orestiade, più dell' Edipo Re, del Faust, di Re Lear.
Se esaminiamo in questa luce il testo, allora diventa ancora più chiaro il carattere di fondo delle figure contrastanti, rappresentate, da un lato dalla regina della Notte e dall' altro dal sacerdozio di Sarastro. La Regina della Notte rappresenta il lato oscuro di ciò che la concezione morale maschile sperimenta come " maligno ", nel corso dell' azione diventa l'iimagine di tutti gli affetti pericolosi, specialmente la vendetta e la superbia, ma soprattutto rappresenta il principio del potere del Male che incarna la morte e vuole impadronirsi delittuosamente del lato luminoso, quello solare del Bene. Il femminile diventa così ancora una volta il tentatore, assume completamente il ruolo del diavolo con l'inganno, la superstizione, la menzogna.
Quando la Regina della Notte dice . " La vendetta dell' inferno bolle nel mio cuore " e ancora " morte e disperazione bruciano in me ", ella esprime il segreto più profondo del suo essere. Astriffiammante rappresenta il simbolo del mondo originario, l'inconscio che si oppone al maschile cioè alla coscienza, che è luce sulla via della realizzazione del sè. Ella è anche il simbolo della Grande Madre, la Dea della Notte che l' Eroe mitico Tamino deve sconfiggere nel suo cammino verso l'iniziazione.
Nel corso della trama altri rapporti vengono a legare archetipicamente i personaggi. Il primo è quello tra la Regina della Notte e Pamina che corrisponde alla situazione archetipica rappresentata dal mitologema di Demetra e Core. La stretta unione di Pamina e più in generale della figlia con la madre, il suo ratto ad opera del mascile e la resistenza alla madre, costituiscono a tutt'oggi un conflitto essenziale nello sviluppo del femminile, momento nel quale si decide se la figlia apparterrà al mondo matriarcale, a quello patriarcale o a quello dell' incontro con l' amato. Pamina percorrerà questa ultima strada per intero fino a congiungersi per formare la Coppia Armonica con Tamino.
Interessante mi sembra ancora esaminare un' altro rapporto: quello fra Tamino, l' Eroe-Principe e Papageno, l' uomo uccello. Goethe a proposito di questo tipo di personaggi scrisse nel Faust:
" Ah, due anime abitano nel mio petto, l' una si vuole separare dall' altra. L' una si aggrappa, con saldi organi e con aspra gioia d' amore al mondo, l' altra si leva d' impeto sù dalla polvere terrena verso i campi degli antichi Avi ".
Il cammino iniziatico dei misteri è, senza dubbio, il cammino dell' eroe, di Tamino, ma il suo slancio ascetico-idealistico sotto il segno della virtù e della saggezza è in naturale contrasto con la razionalità di Papageno che rappresenta la paura e l' indolenza dell' uomo comune che si ritrae dall' ascesi e dallo sforzo. Papageno dice. " Io non voglio in fondo sapienza, io sono un uomo naturale che di sonno, cibi e bere si accontenta e se è possibile catturare una bella donnetta".
Tamino è invece l'eroe che va verso la notte rischiando la morte per arrivare al celeste piacere dell' iniziato. Egli rappresenta il principio della coscienza che deve essere raggiunta e che deve affermarsi nella lotta con le forze oscure dell' inconscio. Egli è alla caccia del tesoro che è simbolo dell' ampliamento di coscienza, che è poi il profitto di ogni iniziazione come ad esempio nel celebre lavoro di Apuleio dove l' iniziato diventa Osiride, cioè illuminatoe illuminante. Papageno non è in grado di partecipare all' alto volo spirituale di Tamino, ma non è che non subisca una trasformazione, solo che essa avviene nell' ambito di un mondo naturale, non tanto inferiore, ma che vibra a una frequenza più grossa. La grandezza di Mozart si esprime in tutta la sua luce quando egli ci manifesta come il mistero superiore dell' iniziazione è colmo della stessa forza d'amore che anima il mondo di Papageno.
Abbiamo visto come la Regina della Notte sia l'inconscio, soprattutto come Madre terribile, come Papageno sia " l'ombra" di Tamino e così Pamina non è solamente l' amata di Tamino da conquistare esteriormente, ma è simbolo dell' anima da conquistare attraverso la prova. Mi spiego più chiaramente: Pamina è l'anima di Tamino stesso, l' immagine del femminile che vive nell'uomo. Ma Pamina non è solo la principessa da salvare, ella si trasforma, sperimentando femminilmente la morte simbolica, cioè il distacco dal matriarcato, nella sposa di Tamino degna di iniziazione.
Il mistero del Flauto Magico si compie e l'unione fra maschile e femminile si realizza assumendo il massimo valore simbolico. Nell' affrontare l' iniziazione è Pamina stessa a condurre per mano Tamino verso le prove dell' acqua e del fuoco. Questo non vuol dire una sua predominanza, bensì la maggiore affinità del femminile verso la natura e il principio d' amore che, come essenza del cuore, porta ad un livello di saggezza. La perfetta unione dei due amanti porta in sè la sacralità del tutto e quindi non solo essi saranno l' ermafrodita , l' androgino, ma rinasceranno deificati e così, come Iside e Osiride, saranno trionfatori sulla morte.
Vediamo per ultimo il personaggio di Sarastro. Egli è un sacerdote solare, come quelli che regnavano nelle antiche teocrazie d' Oriente. Possiede qualità sovraumane, una specie di sesto senso che gli fa riconoscere i più riposti e segreti pensieri dell' uomo. I canti più gravi, le musiche più solenni, i riti più maestosi, l' atmosfera più oscuramente misteriosa e veneranda, formano lo sfondo ad una eco interminabile alla sua fugura. Si può rilevare come Sarastro rappresenti il principio maschile che non si è interamente compiuto con l' unione col femminile. E' un sacerdote, non un Dio incarnato, nel suo regno vi sono anche schiavi e non solo uomini liberi. Sarastro è sì il sole raggiante che sconfigge la notte, ma è una figura minore a confronto della coppia trionfante.
Sulla scena del Flauto Magico accade misteriosamente l' evento che da migliaia di anni la terra attendeva : la luce e il buio, il principio maschile e quello femminile , la coscienza e l'inconscio, si incontrano secondo il principio di Amore. In quest'opera apparentemente favolistica ci viene svelato uno dei segreti più reali del viaggio iniziaticoche dobbiamo percorrere. Questo è il nobile messaggio che Mozart ci dona, un messaggio che egli è ben conscio essere per molti, anche iniziati come lui nelle Logge massoniche, solo una speranza.
Sarastro nell' ultima scena sta in alto, tutto il teatro è luce e la gioia delle trombe ne celebra il trionfo, ma che significato ha qusto trionfo, forse che la tenebra e la notte sono state annientate? Sembra piuttosto che mentre Tamino e Pamina compivano il loro viaggio, la luce del Sole si nutrisse alle sorgenti della notte: assorbiva i suoi tesori che sono la musica, la passione amorosa, il dolore, la natura e li purificava e illuminava mentre purificava se stessa. Così in realtà la Regina della Notte veniva svuotata dalle energie del suo regno e del suo antico potere e fra tuoni e fulmini cade nell' abisso dal quale non potrà più risalire.
Ma anche il regno virile di Sarastro è giunto alla fine con le sue catene, i suoi schiavi e la forza distruttiva del settemplice cerchio solare. Si apre una nuova età, nasce qualcosa che nessuno aveva mai conosciuto. Se l'uomo e la donna si amano, se la virtù e la giustizia sono sentiero alla nostra esistenza, se la dolce calma scende nel nostro cuore, allora " la terra è un regno celeste e i mortali sono pari agli Dei ". Questo è quello che si propone Mozart, quello che esprime all' unisono la sua musica e la sua poesia. In fin dei conti la musica è l' arte in cui gli abissi dell' inconscio sono fusi misteriosamente con la creazione spirituale, l' arte dove si realizza la fra maschile e femminile tanto cara a Jung. Non a caso sarà il flauto che con la sua musica magica permetterà ai due giovani di superare le prove iniziatiche.
La scala dei sentimenti propri della musica mozartiana che abbraccia tutto il mondo, trova nel Flauto Magico la sua espressione più alta. Il tono popolare e comico, la sensualità istintiva e la solennità sacrale di fronte alla morte si succedono e si alternano continuamente. Si può affermare che quando viene raggiunto il culmine in senso musicale e spirituale, immediatamente viene introdotto un moto inverso che impedisce alla liricità spirituale di diventare romantica e alla serietà solenne di diventare tragica.
Mozart da iniziato quale era passa tra il bianco e il nero del pavimento della Loggia sull' unico sentiero percorribile, quello del filo di unione.
La musica e la poesia del Flauto Magico portano all' ineffabile, ci appare ancora una volta quel lampo di luce che splendette per un attimo durante il crollo del Tempio di Salomone quando cadde il velo.
TRADUZIONE DAL LIBRETTO ORIGINALE DELLA FAMOSA ARIA DELLA REGINA DELLA NOTTE
ATTO SECONDO : Scena ottava
La Regina giunge fra tuoni dalla botola centrale, in modo da venirsi a trovare proprio davanti a Pamina.
Regina Indietro!
Pamina (svegliatasi) Oh dèi!
Monostatos (rimbalza indietro) Ahimé! - questa è - se non m'inganno, la dea della notte. (rimane completamente immobile)
Pamina Madre! madre! madre mia! - (le cade fra le braccia)
Monostatos Madre? ehm! è meglio origliare di lontanto. (sguscia via)
Regina Lo si deve alla violenza con la quale ti hanno sottratta a me, se io ancora mi chiamo tua madre. - Dov'è il giovane che ti ho inviato?
Pamina Ah madre, è tolto per sempre al mondo e agli uomini. - Egli si è consacrato agli iniziati.
Regina Agli iniziati? - Figlia infelice, così mi sei sottratta per sempre. -
Pamina Sottratta? - Oh fuggiamo, cara madre! Sotto la tua protezione resisto a qualsiasi pericolo.
Regina Protezione? Cara figliola, tua madre non può più proteggerti. - Con la morte di tuo padre il mio potere è svanito.
Pamina Mio padre -
Regina Consegnò volontariamente agli iniziati il settemplice Cerchio del Sole; questo potente Cerchio eliaco Sarastro lo porta sul suo petto. - Quando ne discussi con lui, così mi disse con fronte corrugata: "Donna! la mia ultima ora è giunta - tutti i tesori che ho posseduto sono tuoi e di tua figlia." - "E il Cerchio del Sole che tutto distrugge", - lo interruppi precipitosamente, - "È destinato agli iniziati", rispose, "Sarastro lo saprà amministrare da uomo, come me sino ad oggi. - Ed ora, non una parola di più; non ricercare l'essenza, ch'è incomprensibile allo spirito femminile. - Il tuo dovere è di affidare te e tua figlia alla guida degli uomini saggi."
Pamina Cara madre, in conclusione, dopo tutto ciò, anche il giovane mi è dunque perduto per sempre?
Regina Perduto, se tu, prima che il sole colori la terra, non lo persuadi a fuggire attraverso questa volta sotterranea. - La prima luce del giorno decide se egli verrà dato completamente a te o agli iniziati.
Pamina Cara madre, non potrei allora amare il giovane come iniziato, altrettanto affettuosamente quanto lo amo ora? - Mio padre stesso era invero legato a questi uomini saggi; parlava continuamente di loro con entusiasmo, lodava la loro bontà - la loro intelligenza - la loro virtù. - Sarastro non è meno virtuoso -
Regina Cosa sento! - Tu, mia figlia, saresti capace di difendere i princìpi abietti di questi barbari? - Di amare un uomo siffatto, che, alleato col mio nemico mortale, preparerebbe in ogni istante solo la mia rovina? - Vedi qui questo acciar? - È stato affilato per Sarastro. - Tu lo ucciderai e mi consegnerai il potente Cerchio del Sole.
Pamina Ma madre carissima! -
Regina Non una parola!
Segue la famosa Aria della Regina della notteAstriffiammante riportata nel seguente video in cui ordina alla figlia Pamina di uccidere con il pugnale da lei consegnatole il suo nemico Sarastro minacciandola di ripudiarla se non lo farà (vedi trama - NB). Vocalmente molto difficoltosa dato che presenta un Fa acuto estremamente problematico per tutte le cantanti soprano che vi si sono cimentate:
[N. 14 - Aria]
La vendetta dell'inferno ribolle nel mio cuore, Morte e disperazione m'infiamman [tutt'intorno! Se Sarastro non patisce le pene della morte
Tu non sei più mia figlia:
Sii per sempre ripudiata, per sempre [abbandonata, Distrutti sian per te tutti i legami naturali,
Se Sarastro non impallidirà a causa tua! -
Udite, dèi della vendetta - udite! il giuramento [di una Madre! - (sprofonda)
W. A. Mozart (1756 - 1791) Il Flauto Magico La Regina della notte - Aria
" ARIA " tratta dall'omonimo film biografico su Mozart " AMADEUS ". Tra le invidie dei cortigiani e sotto lo sguardo severo del suo storico "avversario" Salieri, Mozart dirige IL FLAUTO MAGICO al Theater auf der Wienen nel Settembre 1791. Nella scena Mozart dirigerà a stento l'orchestra sentendosi venire meno le forze a causa della malattia (insufficenza renale cronica. Vedi link sulle congetture della morte).