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giovedì 31 gennaio 2008

I Templari : "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam"


Nel video de L'ULTIMA CENA di Leonardo abbiamo visto che , invertendo il dipinto e sovrapponendolo ad un'altro uguale si ottiene un dipinto diverso dove compare anche un cavaliere templare. Chi erano i templari?
Le origini dei Cavalieri Templari si possono capire solo se si conosce ed analizza la storia della prima Crociata guidata dal famosissimo Goffredo di Buglione.
Papa Urbano II al concilio di Clermont (1095) incita le genti alla "guerra all'infedele", in molti presero parte, venendo da ogni regione e di qualsiasi ceto sociale; povera gente, commercianti, nobili cavalieri e principi. La Prima Crociata riuscì a liberare Gerusalemme.

Lo scopo "spirituale" e non economico di questa Crociata si evidenziò dal comportamento di Goffredo di Buglione, che dopo aver conquistato Gerusalemme si rifiutò di diventarne il Re ritenendosi soltanto "Difensore del Santo Sepolcro".


Dopo aver riconquistato Gerusalemme, molti Crociati, assolto il loro compito, che era quello di permettere ai cristiani di andare a pregare in TerraSanta tornarono in Europa, lasciando Gerusalemme quasi senza protezione.

Proprio in questo momento iniziò la "leggenda" dei Cavalieri Templari.
Hugues de Payns insieme ad altri otto cavalieri (Bysol de Saint Omer, Andrè de Montbard zio di San Bernardo da Chiaravalle, Archambaud de Saint Aignan, Gondemar, Rossal, Jacques de Montignac, Philippe de Bordeaux e Nivar de Montdidier) partirono dalla Francia per andare in TerraSanta con lo scopo dichiarato di difendere i pellegrini dagli attacchi dei musulmani.

Ma questi nove Cavalieri avevano anche un altro scopo, uno "scopo segreto", trovare antiche reliquie dai poteri immensi (Arca dell’Alleanza, Santo Graal).
All’inizio furono chiamati i "Poveri Cavalieri di Cristo" ed erano un Ordine monastico e guerriero. Questo Ordine fu una cosa rivoluzionaria per quel tempo. Infatti i ceti sociali dell’epoca si dividevano tra: Bellatores (coloro che combattevano), Oratores (coloro che pregavano), e Laboratores (coloro che lavoravano).
I Cavalieri Templari unirono la mansuetudine del monaco alla forza del guerriero
I monaci tradizionali avevano tre voti: obbedienza, povertà e castità.

I Cavalieri Templari, oltre a questi tre voti, ne avevano un quarto, cioè lo "stare in armi", quindi il combattimento armato. Furono dei veri e propri monaci guerrieri.

Questi nove Cavalieri, si presentarono nell’Anno Domini 1119 al Re di Gerusalemme Baldovino II dichiarando di essere disposti a proteggere i pellegrini e a controllare le strade di Gerusalemme.
Questi cavalieri, erano coperti da un semplice mantello bianco senza nessun altro fregio o armatura luccicante.
Hugues de Payns disse al re, che non erano le vesti che facevano i buoni e coraggiosi cavalieri, ma il cuore.
Il Re Baldovino II, dopo averli ascoltati, diede loro come quartier generale un'ala del monastero fortificato di Nostra Signora di Sion, accanto a quello che era stato il Tempio di Salomone.
I cavalieri cominciarono così a controllare le strade come promesso al re, il quale fu soddisfatto del loro operato. Dopo poco tempo, con l’aumentare dei cavalieri, il quartier generale si trasferirsi, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa.
A questo punto presero il nome di "Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme", e furono più semplicemente riconosciuti come "Templari".

In questo periodo i Cavalieri Templari incontrarono grandi difficoltà, sia dal punto di vista militare (erano pochi) sia dal punto di vista economico.
Per questi motivi Hugues de Payns tornò in Francia nel 1127 a cercare rinforzi morali ed economici. Proprio in questo periodo avviene la svolta decisiva dell’Ordine del Tempio: Hugues de Payns dopo aver incontrato a Roma il Papa Onorio II arriva a Troyes. Bisogna ritenere che la creazione di questo Ordine non aveva precedenti nella storia cristiana, e, anche il Papa mostrava evidenti segni di imbarazzo.
Certo, i Cavalieri Templari non furono i primi monaci con altre finalità oltre la preghiera e la meditazione, anche i Cavalieri di San Giovanni conosciuti come Ospitalieri o Gerosolimitani e oggi come Cavalieri di Malta già esistevano, ma non avevano il voto delle armi, si occupavano soprattutto della cura dei feriti, degli invalidi e dei pellegrini in seguito però, sull’esempio dei Cavalieri Templari presero anche loro le armi.

Anche i Cavalieri Teutonici presero le armi, copiando sia la Regola Templare, sia la divisa, con l’eccezione del colore della Croce nera invece che rossa dei Cavalieri Templari.
Lo stesso dicasi per gli altri Ordini Cavallereschi, soprattutto quelli della Penisola Iberica.
Era necessario quindi trovare una posizione chiara e precisa, avendo anche una Regola che si adattasse perfettamente alla situazione. Questa Regola fu redatta da uno dei personaggi più carismatici ed autorevoli del tempo: San Bernardo da Clairvaux (Chiaravalle) appartenente all’ordine monastico nato a Cistercium (I Cistercensi) e fondatore dell’abbazia di Chiaravalle.
Fu proprio nel Concilio di Troyes che venne presentata la Regola e l’Ordine.
Oltre al Papa Onorio II ed allo stesso San Bernardo da Chiaravalle, erano presenti anche gli arcivescovi di Reims, Sens, Chartres, Amiens e Tolosa, oltre ai vescovi di Auxerre, Troyes e Payns. Tutti gli Statuti dell'Ordine furono approvati e la Regola Templare fu sottoscritta da tutti e vi fu apposto il sigillo papale, mentre Hugues di Payns, anch'egli presente al Concilio, fu nominato Gran Maestro dell'Ordine.

In questo Concilio fu presentato il "De laude novae militiate",vero e proprio proclama di esaltazione dell'Ordine Templare. Ne citiamo una parte:
"Una nuova cavalleria è apparsa nella terra dell'Incarnazione... essa è nuova, dico... che si combatta contro il nemico non meraviglia... ma che si combatta anche contro il Male è straordinario... essi non vanno in battaglia coperti di pennacchi e fronzoli, ma di stracci e con un mantello bianco... essi non hanno paura del Male in ogni sua forma... essi attendono in silenzio ad ogni comando aiutandosi l'un l'altro nella dottrina insegnata dal Cristo... essi fra loro non onorano il più nobile, ma il più valoroso... essi sono i Cavalieri di Dio... essi sono i Cavalieri del Tempio".

Da un altro scritto relativo all’Ordine Templare redatto da San Bernardo da Chiaravalle si capisce ulteriormente lo spirito dei Cavalieri Templari: "Le armi nemiche avrebbero forse avuto paura dell'oro, avrebbero rispettato gemme e non oltrepassato la seta? sono necessarie solo tre cose: abilità, prontezza e circospezione; abilità nel cavalcare, prontezza nel colpire, circospezione nel guardarsi quando ci si recasse in terre e fra genti sconosciute".


A Troyes poi i Cavalieri Templari adottarono il motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". E’ facile immaginare come un simile motto potesse accendere gli animi.
San Bernardo da Chiaravalle inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e il grande rispetto per la donna, la Regola infatti cita: "Maria presiedette al principio del nostro Ordine, ne presieda anche, se questa sarà la volontà del Signore, la fine". In devozione a Maria, Jacques de Molay l’ultimo Gran Maestro, sul rogo il 18 marzo 1314, pregò i suoi carnefici di legarlo con il viso rivolto verso Notre Dame de Paris.
D’esempio per i Cavalieri Templari furono quindi i Cistercensi e gli Agostiniani, di cui ammirarono la loro vita comunitaria e il gusto per la liturgia sontuosa.

La Regola Templare era formata da 72 articoli ed era durissima. Veniva vietato qualsiasi contatto con le donne (non si poteva baciare neanche la madre, ma bisognava salutarla compostamente chinando il capo), non si poteva andare a caccia, erano banditi il gioco dei dadi e delle carte, aboliti mimi, giocolieri e tutto ciò che è divertimento, non si poteva ridere scompostamente, parlare troppo o urlare senza motivo, i capelli andavano corti o rasi, in inverno la sveglia era alle 4 del mattino, in estate alle 2, bisognava dormire "in armi" per essere sempre pronto alla battaglia "...il demonio colpisce di giorno e di notte, quindi che si difenda il Sacro Sepolcro dall'alba all'alba successiva sempre in armi..."…
C’erano regole anche sul mangiare e sul vestirsi. Bisognava veramente avere una sincera e profonda vocazione per sottostare a tali ferree regole. Dopo questa ufficiale approvazione ecclesiastica, la fama dell'Ordine del Tempio crebbe rapidamente, e con essa aumentò anche la potenza e la ricchezza dell'Ordine stesso, che ricevette elargizioni e donazioni spontanee praticamente da ogni ceto sociale.

Ogni elargizione o donazione veniva usata per finanziare la campagna di guerra in TerraSanta, e tutti, pur non partecipando attivamente alla guerra, potevano però dare il loro contributo: in pratica, donare ai Cavalieri Templari significava contribuire materialmente alla liberazione dei "Possessi di Dio" come veniva chiamata spesso la TerraSanta.
L'Ordine Templare crebbe anche in prestigio, tanto che i nobili facevano a gara per entrare nell'Ordine. A causa delle moltissime donazioni ed elargizioni, Hugues de Payns dovette lasciare in Francia parecchi confratelli per amministrare l'enorme patrimonio acquisito, onde far fronte alle grosse spese delle campagne di guerra in TerraSanta.

Di vitale importanza fu la bolla "Omne datum optimum" del 1139, di Papa Innocenzo II che concesse all'Ordine la totale indipendenza, compreso l'esonero dal pagamento di tasse e gabelle, oltre al fatto che l'Ordine non doveva rendere conto a nessuno del suo operato, tranne che al Papa. Così l’Ordine Templare divenne un organismo a parte con una posizione molto privilegiata.
Hugues de Payns tornò a Gerusalemme con un gran numero di reclute, che divennero perfetti Cavalieri Templari.

I Cavalieri Templari si distinsero sempre per la loro incredibile determinazione in battaglia, avevano una disciplina disumana e una spietata fermezza di fronte all’avversario. Non a caso venivano chiamati dai musulmani i "diavoli rossi", mentre i Gerosolimitani erano chiamati i "diavoli neri".
Pretendevano il privilegio della prima linea durante i combattimenti, molto spesso dovettero pagare con un alto tributo di sangue questo privilegio, ma con la loro fama di essere i più valorosi difensori della Croce non avevano difficoltà a reclutare nuovi combattenti.
Le loro sconfitte furono assai poche, furono gli ultimi a lasciare la TerraSanta e nell’assedio di San Giovanni d'Acri non mollarono fino all’ultimo, la difesa della fortezza che era chiaramente senza speranza, benché senza alcun pericolo potevano salvarsi via mare, ma i Cavalieri Templari combatterono e morirono quasi tutti. Non potendo più guidare l’avanguardia in battaglia si trasformarono in retroguardia e sacrificarono così le loro vite.
E’ tragico pensare che i Cavalieri Templari sopravvissuti ai Musulmani caddero poi vittime nel 1314 dei carnefici del Re di Francia Filippo IV il Bello (Cristiano) e del Papa Clemente V, tra di essi c’era anche l’ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay e il precettore di Normandia Goffredo di Charney, il primo europeo ad aver posseduto la Sacra Sindone.

Ma i Templari non furono protagonisti solo in TerraSanta: quando le orde dei Mongoli minacciarono l’Europa i Cavalieri Templari contribuirono non poco alla sua difesa, che trovò provvisoria soluzione con la battaglia di Liegnitz nel 1241. Nella penisola iberica i sovrani di Spagna e Portogallo difficilmente avrebbero conseguito le loro vittorie senza i Cavalieri Templari, affidando loro le proprie fortezze più munite e ricompensandoli con munifiche donazioni.
Anche la flotta Templare era tra le migliori, nessuno si sarebbe mai azzardato ad attaccare una nave battente bandiera Templare e i Musulmani se ne tenevano ben alla larga.


San Bernardo da Chiaravalle, riprendendo il concetto della "guerra giusta" espresso da Sant'Agostino, considerò il voto templare dell'uso delle armi contro gli infedeli non una intenzione di "omicidio", ma una vera e propria azione contro il Male, ossia un "malicidio" ("De laude novae militiate"), anche perché i Cavalieri Templari difendevano i Luoghi Santi, che dovevano essere a disposizione di tutti, quindi chiunque avesse preteso di tenerli soltanto per se sarebbe stato considerato "malvagio" e andava quindi eliminato.

Per noi uomini di oggi è difficile accettare la violenza giustificata esclusivamente da motivazioni religiose, ferisce la "sensibilità" di molti, ma bisogna entrare nella mentalità dell’epoca e non pensare subito "è sbagliato".
In quel tempo il Cavaliere Templare era il Guerriero di Dio per antonomasia, ed il suo compito era servire Dio combattendo l’eresia e le ingiustizie.
Una grave ingiustizia era quella perpetrata dai musulmani in TerraSanta.
Fin dall’800, infatti, i pellegrini che si recavano al Santo Sepolcro venivano uccisi, derubati, le donne violentate, nel migliore dei casi veniva imposta loro una forte tassa.
La setta degli "Assassini" nacque proprio in questo periodo ed aveva come scopo l’uccisione sistematica dei pellegrini Cristiani. Questo atteggiamento intollerante da parte dei musulmani portò ad una reazione violenta degli Europei.
San Bernardo da Chiaravalle con "De laude novae militiate" espresse bene questa mentalità.
Le Crociate avevano un costo altissimo, sia per gli armamenti, per il viaggio, per la costruzione di fortezze, e queste spese non potevano essere affrontate dai soli Cavalieri Templari, che nei loro monasteri si dedicavano per lo più alla coltivazione e all’allevamento. Le ricchezze ottenute dai Cavalieri Templari furono immense e loro stessi furono bravi a gestirle: investirono il denaro munificamente, soprattutto facendo servizio di tesoreria e prestiti per nobili e re.

Gli affari che svolgevano erano soprattutto di quattro categorie:
1) deposito tributi e somme di denaro di un principe votatosi alla Crociata
2) trasferimento in TerraSanta di dette somme
3) riscossione delle decime pontificie per le crociate
4) prestiti a principi o nobili, che motivassero tale bisogno di denaro con pii motivi.
Inventarono l’assegno o lettera di cambio: per esempio i pellegrini che si volevano recare in TerraSanta, ma avevano paura di essere rapinati, potevano lasciare denari in una qualsiasi magione templare e ricevere una quietanza di riscossione; all’arrivo in TerraSanta portavano la quietanza nella magione e tornavano in possesso della somma di denaro lasciata prima della loro partenza.
Da notare che il più famoso sigillo templare era un cavallo cavalcato da due cavalieri che stava ad indicare la povertà iniziale dei cavalieri che erano costretti ad andare in due su un solo cavallo e il dualismo universale delle cose, a cui si rifà il loro ideale, cioè la convivenza pacifica in TerraSanta della cultura Cristiana e di quella Islamica.

I Cavalieri Templari godevano di un’altissima stima da parte delle popolazioni Medioevali, li vedevano come la Cavalleria di Cristo, i Cavalieri Templari erano l’incarnazione del vero spirito Cavalleresco, che San Bernardo da Chiaravalle contribuì ad esaltare con i suoi scritti, ma non solo, scriveva infatti Papa Clemente III nel 1191: "Consacrati al servizio dell’Onnipotente, vanno considerati parte della Cavalleria Celeste". Anche Pietro il Venerabile ammoniva: "Chi non si rallegra con tutto il suo animo in Dio suo Salvatore, che la Cavalleria dell’Eterno, i Templari, abbia lasciato gli accampamenti celesti per scendere a ingaggiar nuove battaglie, a battere i principi di questo mondo, a sconfiggere i nemici della Croce di Cristo?... e siete Monaci nelle vostre virtù, Cavalieri nelle vostre azioni; le une le realizzate con la forza dello spirito, le altre le esercitate con la vigoria del corpo".
Tra i Cavalieri Templari vigeva l’assoluto rispetto per i superiori, esistevano infatti dei Marescialli, dei Precettori, dei Balivi, dei Priori, dei Gran Priori.
Era una organizzazione perfetta, visto che ognuno per la gestione interna era totalmente indipendente dall'altro, e ognuno doveva rendere conto al suo superiore diretto, fino ad arrivare al Gran Maestro che era il "primus inter pares".

La prima vera battaglia Templare fu con il secondo Gran Maestro, Robert de Craon, nel 1138 a Tecua, vicino Ghaza, dove i Templari ebbero una gravosa sconfitta, dovuta al fatto che i comandanti Crociati non vollero ritirarsi dopo aver conquistato la città (rifiutando il consiglio di Robert de Craon, visto che la città non era sufficientemente fortificata) dando il tempo ai musulmani di riorganizzarsi e di reagire compiendo un vero e proprio massacro.
La situazione in TerraSanta comunque non era delle migliori, un valoroso condottiero islamico dominava la scena: Zinki (Zengi), un uomo che riuscì a riunire gli sceiccati mettendo assieme un formidabile esercito di oltre 100.000 uomini pronti a tutto pur di riconquistare le loro terre. Zengi iniziò fra i musulmani la predicazione della "jihad" o guerra santa, incitandoli alla riconquista dell'intero Oriente. Alla testa del suo esercito, nel 1128 si impadronì di Aleppo e il Principato di Antiochia, fino a conquistare nel 1144 Edessa e tutta la sua Contea.
La caduta di Edessa provocò un grande scalpore in Europa, e Baldovino III chiese al Papa Eugenio III di bandire un'altra crociata (Seconda Crociata), cosa che avvenne il 1 dicembre 1145 con le relative bolle pontificie.

San Bernardo da Chiaravalle girò l’Europa esortando le folle e i Re (tra cui Corrado III di Germania). Le truppe Crociate partirono, ma separate, i francesi via mare, mentre i tedeschi via terra. I tedeschi nel bel mezzo delle montagne furono attaccati e quasi completamente distrutti dall'esercito turco selgiuchida, tanto che i crociati persero quasi tutte le truppe, e si ritirarono a Nicea, dove attesero l'esercito francese condotto da Luigi VII. I francesi arrivarono insieme ai Cavalieri Templari e al loro Gran Maestro Evrard des Barres, ma furono subito attaccati dai musulmani e non riuscirono a trovare un sicuro riparo nella città di Laodicea. I crociati francesi erano allo stremo ed ormai molti disertavano e si ribellavano ai loro ufficiali: solo i Cavalieri Templari rimanevano nei ranghi compatti e disciplinati. A questo punto Evrard des Barres, dopo un colloquio con Luigi VII, prese il comando dell'esercito, riorganizzandolo, ponendo a capo di ciascun gruppo di 100 soldati un Cavaliere Templare.
Dopodiché si ritrovarono a Gerusalemme Luigi VII, Corrado III, Il Gran Maestro Templare, quello degli Ospitalieri e quello dei Teutonici, che insieme presero una sventurata decisione: attaccare e conquistare Damasco. La seconda Crociata finì nel sangue, e a Damasco ci fu una terribile sconfitta degli Europei, schiacciati da Nur al-Din (successore di Zengi) e dal suo esercito.

Nel 1150, Baldovino III dopo aver fatto fortificare la città di Gaza la donò ai Cavalieri Templari, perché la difendessero e perché facessero da sentinelle al sud della Palestina.
Non solo da parte dei Crociati furono commesse delle atrocità, ma anche da parte musulmana. Infatti il 25 gennaio 1153, l'intero esercito cristiano si accampò per assediare Ascalona, ma dopo quattro mesi, ogni attacco alla città veniva sistematicamente respinto.
Verso la fine di luglio 1153, una torre mobile dell'esercito cristiano prese fuoco, e venne scagliata contro le mura della città: il forte impatto ed il calore provocarono una breccia dove si trovava un gruppo di Cavalieri Templari guidati da Bernard de Tramelay.
Quest’ultimo vista la breccia colse al volo la possibilità di buttarsi in prima linea e quindi si lanciò con quaranta Cavalieri Templari dentro la breccia. Gli altri Crociati in quel momento si trovavano dall’altra parte della città e non fecero in tempo a seguire i Cavalieri Templari che si erano gettati all’interno di Ascalona. I musulmani, vedendo solo quaranta uomini, contrattaccarono, massacrando i Cavalieri Templari e lo stesso Bernard de Tramelay. I corpi dei Cavalieri Templari furono appesi per i piedi fuori dalle mura, e le loro teste lanciate sul campo cristiano con delle piccole catapulte.
La furia dei cristiani a questo spettacolo fu tale che il 19 agosto 1153, dopo un formidabile ed intenso assedio, Ascalona fu presa e messa a ferro e fuoco.

Dopo questo evento seguì un periodo di relativa pace. Che permise a Salah al-Din più noto come Saladino di riorganizzare l'esercito musulmano, portandolo ad oltre 200.000 uomini, con i quali attaccò il Cairo, sbarazzandosi del visir Shawar, ormai amico dei cristiani, e rivolgendosi direttamente contro Gerusalemme. Tutto il mondo musulmano si unì a Saladino contro i cristiani nel 1174.
Nel novembre 1174 Saladino entrava a Damasco, ed il 9 dicembre dello stesso anno entrava ad Homs, per poi proseguire per Aleppo, che venne assediata il 30 dicembre. Nel 1178, Baldovino III fece costruire una fortezza, chiamata "Guado di Giacobbe", che fu affidata ai Cavalieri Templari.
Nel febbraio del 1179 Saladino attaccò ed invase la Galilea, senza però tener conto della resistenza della fortezza templare del "Guado di Giacobbe", che non cadde, ed impedì a Saladino di raggiungere Gerusalemme.
Il 10 giugno 1179, presso Mesaphat, l'esercito cristiano di Raimondo III ed i Cavalieri Templari si scontrarono con i 200.000 uomini dell'esercito musulmano. Fu un massacro, tanto che Saladino poi conquistò il "Guado di Giacobbe", giustiziando tutti i Cavalieri Templari di stanza nella fortezza, e prendendo prigioniero il Gran Maestro, Eudes de Saint-Amand, che però non volle che fosse pagato nulla per il suo riscatto, e finì i suoi giorni morendo di fame e di stenti nel carcere di Damasco.

Nel 1187, Rinaldo di Chatillon, marciò irresponsabilmente verso Medina e La Mecca, con l'intento di appropriarsi della "pietra nera", simbolo sacro musulmano. Questo suo intento scatenò le ire degli arabi, e Saladino radunò ed organizzò il più grande esercito che si sia mai visto: fra cavalieri, arcieri e fanti, oltre 300.000 uomini erano agli ordini del condottiero musulmano.
La battaglia decisiva si svolse ai corni di Hattin il 4 Luglio 1187. L'esercito Crociato dopo vari giorni di dura marcia e senza acqua si scontrò con l'esercito di Saladino.
Saladino riuscì ad accerchiare l'esercito Cristiano che fra l'altro non aveva un'unica guida, ma ogni reggimento aveva un suo capo. Gli Ospitalieri erano guidati da Ruggero di Les Moulins, i Cavalieri Templari da Gerard de Ridefort e le altre truppe Cristiane da Rinaldo di Chatillon e da altri Baroni; così diviso l'esercito Cristiano perse molto in efficacia e se ci si aggiungono la stanchezza e la sete si capisce bene perché i Cristiani furono duramente battuti.
Gli arcieri a cavallo musulmani riuscirono fin troppo bene a tenere a bada la fanteria Cristiana, mentre la fanteria di Saladino ebbe l'arduo compito di reggere le devastanti cariche della Cavalleria pesante europea.

La battaglia durò diverse ore, ma alla fine, con la graduale perdita di consistenza delle cariche della cavalleria pesante, i musulmani ebbero la meglio.
L'esercito Cristiano fu duramente battuto e soltanto in pochissimi si salvarono: tra questi c'era Gerard de Ridefort. Da ricordare che il Gran Maestro degli Ospitalieri aveva sconsigliato di attaccare, ma di concentrare tutto l'esercito su un fronte e cercare di sfondare per scappare da quella fin troppo ovvia trappola mortale; Gerard de Ridefort rispose sprezzante al Gran Maestro degli Ospitalieri: "Amate troppo la vostra bionda testa per temere di perderla in battaglia". Il cavaliere di San Giovanni rispose: "Io morirò in battaglia da uomo coraggioso, ma sarete voi a scappare come un coniglio ed un traditore". Ed infatti così fu.

Gerard de Ridefort venne poi ucciso da Saladino in persona che gli staccò la testa dal busto con un colpo di scimitarra.

Questa sconfitta portò a non poche ripercussioni per i Regni Cristiani in TerraSanta. Fra l’altro si racconta anche che in questa battaglia fu persa per sempre la Vera Croce, che cadde in mani musulmane.
Dopo questa battaglia caddero in mano araba Tiberiade, San Giovanni d'Acri, Nablus, Jaffa, Sidone ed Ascalona. Rimaneva Gerusalemme. Dopo alcune settimane di assedio, il 2 ottobre 1187 Gerusalemme cadde nelle mani di Saladino. La crociata che ne seguì (Terza Crociata), guidata dal famoso Riccardo I Cuor di Leone e da Federico I Barbarossa (che morì annegato prima di arrivare in TerraSanta) si risolse soltanto con un patto con i musulmani che lasciarono una striscia di terra sul mare ai Cristiani da Tiro a Jaffa, come porto per lo scalo dei pellegrini. Gerusalemme rimase in mani musulmane e Saladino fece abbattere tutte le croci ed in generale i segni Cristiani nella città, sostituendoli con mezzelune e simboli sacri all’islamismo. Saladino però si mostrò magnanimo con la popolazione di Gerusalemme che venne risparmiata, anche se dietro il forte pagamento di un riscatto.

Ad aggravare la situazione giunsero anche i Mongoli che, oltre ad attaccare l’Est Europeo, si scagliarono anche contro la TerraSanta e nel 1244 le truppe mongole insieme a quelle egiziane entrarono a Gerusalemme, dopo aver abbattuto la resistenza dei Cavalieri Templari e Ospitalieri che si dimostrarono delle vere e proprie macchine da guerra, tenendo in scacco l’esercito mongolo per molto tempo, prima di cadere. Si salvarono solo 33 Cavalieri Templari, 26 Ospitalieri e 3 Teutonici. A questo attacco rispose il Papa Innocenzo III che bandì una nuova Crociata. I Cavalieri Templari e gli Ospitalieri poterono ancora dimostrare il loro coraggio, soprattutto nella battaglia di Al-Mansura (1250), ma anche questa volta la Crociata finì per essere un massacro e si concluse con un nulla di fatto.

Gli eserciti Crociati e gli Ordini Cavallereschi avevano subito moltissime perdite in queste battaglie. Inizialmente i Cristiani proposero un’alleanza ai musulmani per combattere i mongoli. I musulmani rifiutarono e aspettarono l’indebolimento dei due eserciti (cristiano e mongolo), dopodiché attaccarono.
Dopo la caduta del regno di Gerusalemme, il 6 aprile 1291 San Giovanni d'Acri fu assediata da oltre 50.000 uomini.
I Cavalieri Templari tennero duro: il 18 maggio tutta San Giovanni d'Acri era in mano musulmana, tranne la fortezza dove si erano arroccati gli ultimi 150 Cavalieri Templari. Tennero testa a tutti gli attacchi per dieci giorni, fino a quando i musulmani non riuscirono a forzare le difese, sfruttando anche il loro numero elevato. Morirono tutti quanti, tranne una decina che scamparono.
L'avventura cristiana in TerraSanta era definitivamente terminata. In due secoli i Cavalieri Templari avevano lasciato sul terreno dei regni cristiani oltre 12.000 cavalieri.

Nel 1303 i Cavalieri Templari vennero battuti sull'isolotto di Ruad e tornarono in Europa. Nei quasi due secoli trascorsi in Terra Santa, i Cavalieri Templari persero sette Gran Maestri in combattimento, cinque in seguito a ferite e uno nelle prigioni saracene. Dunque tredici, sui ventitré Gran Maestri di tutta la storia dell'Ordine. L'ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay, si preparava a rendere più forte l'Ordine nella Francia di Filippo IV il Bello. Portando con sé il tesoro accumulato in TerraSanta. I Cavalieri Templari erano ricchissimi e potenti, un vero Stato nello Stato e non soltanto in Francia, dove pare fossero quindicimila. Tanta ricchezza e tanta potenza scatenò l’invidia del Re di Francia Filippo IV il Bello che determinò, con l’aiuto e l’inettitudine di Papa Clemente V, la fine dell'Ordine.

Il Re di Francia Filippo IV il Bello infatti, già scomunicato nel 1303 da Papa Bonifacio VIII, pensò che invece di restituire i capitali che gli erano stati prestati dai Cavalieri Templari per condurre le varie guerre con Aragonesi, Inglesi e Fiamminghi, fosse più economico eliminare l'Ordine dei Cavalieri Templari e impossessarsi dei loro beni. Venne dunque istruito un processo-farsa per eresia che durerà ben sette anni (dal 1307 al 1314) contando sulla testimonianza di due Cavalieri Templari espulsi dall’Ordine. Li si accusò di essersi dati a pratiche diaboliche, di idolatria verso la testa magica di Bafometto, di sodomia e di riti iniziatici che comportavano il bacio dell'ano del Maestro e lo sputo sul Crocefisso. Sottoposti a tortura molti Cavalieri Templari confessarono, persino il Gran Maestro. Ciò che stupisce è la loro arrendevolezza. Tutti o quasi si fecero prendere senza opporre resistenza. Forse Jacques de Molay sperava nella protezione del Papa, ma Clemente V non seppe o non volle opporsi ai voleri del Re di Francia. La bolla papale del 1312 sciolse l'Ordine senza prove ma per legittima suspicione. Jacques de Molay, ebbe la possibilità di salvarsi, ma ritrattò la confessione resa e venne condannato al rogo.

Il 18 marzo 1314, all'ora del Vespro, Jacques de Molay e Goffredo di Charney, precettore di Normandia, che si dice custodisse la Sacra Sindone, salirono sul rogo, che gli uomini di Filippo IV il Bello avevano approntato su un'isoletta della Senna.

Questo è ciò che riporta Goffredo di Parigi, testimone del supplizio:" Il Gran Maestro, quando vide il fuoco acceso, si spogliò senza esitazioni. Riferisco come lo vidi. Egli si tolse gli indumenti, esclusa la camicia, lentamente e con aspetto tranquillo, senza affatto tremare, sebbene lo spingessero e lo scuotessero molto. Lo presero per assicurarlo al palo e gli legarono le mani con una corda, ma egli disse ai suoi carnefici:" almeno, lasciatemi congiungere un po’ le mani e dire a Dio la mia preghiera, poiché questo ne è il momento, essendo in punto di morte; e Dio sa, ingiustamente. Ma accadranno ben presto disgrazie a coloro che ci condannano senza giustizia. Dio vendicherà la nostra morte; muoio con questa convinzione. Quanto a voi, Signore, rivolgetemi la faccia, vi prego, verso la Vergine Maria, Madre di Gesù Cristo (Cattedrale di Notre Dame de Paris". Gli fu concessa questa grazia e la morte lo prese così dolcemente, in questo atteggiamento, che ognuno ne restò meravigliato".

La leggenda dice che, prima di morire, il Gran Maestro dei Templari avesse convocato davanti al Tribunale di Dio il Papa entro 40 giorni e il Re di Francia Filippo IV il Bello entro l'anno. Trentasette giorni dopo il supplizio morì Clemente V. Otto mesi dopo, lo seguì il Re di Francia.





Leonardo e i misteri dell'ultima cena





giovedì 24 gennaio 2008

CICAP 3 : Il mostro di Loch Ness

CICAP 2 : La donna magnetica

La parola al CICAP: Psicofonia: voci dall'aldilà o illusione?


Il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale (Cicap) è un'organizzazione scientifica e pedagogica, senza fini di lucro, che promuove un'indagine scientifica e critica nei confronti del paranormale.
Il CICAP è nato nel 1989 per iniziativa di Piero Angela e di un gruppo di studiosi che ha sottoscritto la seguente dichiarazione comune: "Giornali, settimanali, radio e televisioni dedicano ampio spazio a presunti fenomeni paranormali, a guaritori, ad astrologi, a pratiche mediche cosiddette alternative; trattando tutto ciò in modo acritico, senza alcun criterio di controllo; anzi cercando, il più delle volte, l'avvenimento sensazionale, che permetta di alzare l'indice di vendita o di ascolto. Noi riteniamo che ciò sia profondamente diseducativo e contribuisca non solo ad incoraggiare la già diffusa tendenza all'irrazionalità , ma anche a dare credibilità ad individui che traggono profitto da questa situazione . Portiamo perciò avanti un'opera di informazione e di educazione rispetto a questi temi, per favorire la diffusione di una cultura e di una mentalità aperta e critica, e del metodo razionale e scientifico nell'analisi e nella soluzione dei problemi. Sollecitiamo un'attenzione ed un impegno particolari verso i nostri obbiettivi da parte di scienziati, intellettuali e di tutti coloro che, come insegnanti, stimolano ed influenzano la vita culturale del Paese".
Il CICAP porta avanti la sua opera di divulgazione e promozione per mezzo di conferenze pubbliche, interventi radiotelevisivi, pubblicazione dei periodici Scienza & Paranormale, Quaderni del CICAP e Magia, pubblicazione di libri e articoli su questi argomenti, raccolta di un archivio e di una biblioteca a disposizione del pubblico.
L'opera del Comitato italiano non è isolata ma si riallaccia ad azioni ed obbiettivi di movimenti analoghi, che si sono sviluppati negli ultimi trent'anni in 80 Paesi di ogni continente.
Il Cicap è un'associazione educativa e che non persegue fini di lucro.


mercoledì 23 gennaio 2008

ULTIMA NOTIZIA: Marte, fotografata figura "aliena" (dal TGCOM)


Uno dei due robot, che si trovano su Marte per esplorarne la superficie alla ricerca di tracce di vita, ha trasmesso alla Nasa l'immagine di quello che ha tutta l'aria di essere un alieno. Una strana figura che ora sarà analizzata in ogni dettaglio e che farà la gioia degli ufologi. Si tratta del primo possibile essere vivente fotografato in quattro anni di missione da una delle due sonde Spirit e Opportunity.

E' una pietra? Un gioco di luce? O e' Osama bin Laden che saluta, dal suo brullo nascondiglio, distante 300 milioni di miglia dal pianeta terra? Gli scienziati della Nasa si stanno scervellando nel tentare di decifrare un'immagine che ricorda da vicino... un alieno. L'immagine e' stata catturata e rimandata sulla terra da uno dei due robot-semoventi che stanno esplorando la superficie di Marte, a caccia di tracce di vita. L'immagine fara' la gioia degli 'ufologi', finora delusi dal fatto che le due sonde gemelle (Spirit e Opportunity), in quattro anni di missione, non hanno fotografato neanche un piccolo omino verde sul Pianeta Rosso.

La strana sagoma è stata immortalata all'estrema sinistra di un'immagine panoramica scattata da uno dei due rover, dal sommo di un basso altipiano. I due robot-gemelli sono incaricati di compiere studi geologici sulla superficie di Marte, per analizzarla e capirne la formazione e la storia.

sabato 19 gennaio 2008

AREA 51 - BASE DI DULCE (USA)...per il governo non esiste allora queste foto e video sono stati fatti al LUNA PARK!

Mostri, Ufo, Alieni

I NEFILIM

Nella Bibbia (Genesi 6,1-4) così si legge:

"Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sopra la faccia della terra e nacquero loro delle figliole, avvenne che i figli di Dio videro che le figliole degli uomini erano piacevoli e se ne presero per mogli tra tutte quelle che più loro piacquero. Allora il Signore disse: "il mio spirito non durerà per sempre nell'uomo, perché egli non è che carne, e i suoi giorni saranno di centovent'anni". C'erano i giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio s'accostarono alle figliole dell'uomo e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dell'antichità."


I Figli di Dio, o Nefilim, sono secondo la tradizione biblica degli angeli caduti sulla terra e non più puri. Giunti sulla terra si sarebbero uniti agli uomini e avrebbero così dato origine ad una nuova razza: la razza dei serpenti.
I
giganti e gli eroi erano i figli degli angeli caduti?
Sì, basti pensare alla mitologia classica: il figlio di un dio e di un uomo è generalmente un essere straordinario dotato di una forza sovraumana (Eracle) o immortali (Achille) o con conoscenze superiori all'uomo (Prometeo era un titano); erano insomma dei giganti, ossia più grandi degli uomini, dove quindi il termine gigante non sta per uomini dalle dimensioni spropositate, ma per uomini con qualità superiori a quelle degli uomini. Come tutti sanno Achille, Eracle e Prometeo, oltre ad avere doti straordinarie che li rendevano giganti tra gli uomini
, vennero poi ritenuti dei veri e propri eroi, dopo tutto che titolo attribuire ad uno che contro il volere degli dèi insegna all'uomo il potere del fuoco, se non quello di eroe?
Ecco quindi chi erano i giganti e gli eroi di cui si parla in quel passo della genesi: "ibridi" nati dall'unione di uomini e Nefilim, la razza dei serpenti.

Solo mitologia biblica?

ALLORA QUESTI SCHELETRI GIGANTI DI CHI SONO?



giovedì 10 gennaio 2008

...ED IL " GRUPPO G"

Naturalmente non potevano mancare i fans del G ovvero IL GRUPPO G con relativo sito.
Chi sono e come sono nati potrete leggerlo tramite la presentazione fatta da loro stessi nel loro blog:
"IL GRUPPO G è nato per reazione nel momento in cui il nostro amato "G", poliedrico e inetichettabile personaggio radiofonico, è stato costretto ingiustamente ad interrompere la sua storica trasmissione. Sentendoci depredati di un bene raro e prezioso, abbiamo avvertito l'esigenza di far sentire la nostra voce, civilmente ma con fermezza, con spirito critico e magari anche con un po' di beffarda ironia. Il nostro blog è stato in questo senso uno strumento fondamentale. Adesso che il "G" è tornato, questo strumento si avvia a cambiare pelle. Vogliamo continuare l'interessante cammino intrapreso insieme in modo costruttivo e propositivo, favorendo il confronto e il dialogo fra quanti vorranno utilizzare anche questo mezzo per seguire il "G" e per esprimere liberamente le proprie opinioni."

G









Come primo post di questo mio nuovo blog desidererei fare conoscere chi è G, conosciutissimo in Toscana, ex speaker radiofonico prima e conduttore televisivo adesso presso un'emittente locale con un curriculum di tutto rispetto tanto da essere inserito nell'enciclopedia Wikipedia da cui ho tratto la seguente biografia:

"G"

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


(Il) "G", nome d'arte di Gianni Greco, (Firenze, 18 marzo ...) è un conduttore radiofonico, conduttore televisivo, scrittore e autore di canzoni italiane.

Il suo nome anagrafico, l'anno di nascita e altri particolari della sua vita privata non sono noti, almeno ufficialmente, anche se esistono in rete (anche ad opera dello stesso "G") varie fonti in cui il nome è reperibile [1]; assai celebre è invece l'iniziale del suo nome e del suo cognome, la lettera G, origine e ragione del nome d'arte. Ciò che si conosce è anche il giorno della settimana in cui è nato, il giovedì.[citazione necessaria]

Indice


Gli esordi in radio

Ha iniziato a lavorare in radio nel 1977, come direttore artistico, facendosi autore di testi e personaggi interpretati da altri. A quest'epoca si riconduce fra l'altro I Rompiscatole (1978), programma radiofonico di scherzi telefonici da lui ideato e diretto. Ne segue Il Telefono, la tua Croce (1982).

Il 16 gennaio 1983 avviene invece il suo esordio come conduttore in prima persona, e allo stesso periodo risale la scelta di rendersi noto con la semplice lettera G. Da allora la sua voce è andata in onda con cadenza quotidiana fino al giugno del 2007 su Radio Blu, emittente di Prato le cui onde raggiungono la maggior parte della Toscana e alcune aree di regioni confinanti.

Dalla radio alla televisione

In seguito a contrasti e incomprensioni con la nuova proprietà di Radio Blu (acquisita da un noto gruppo radiofonico alla fine del 2006), nel giugno del 2007 il "G" ha dovuto abbandonare la storica emittente di Prato. Dal 1º ottobre 2007 conduce quotidianamente Ciao "G", programma pomeridiano ospitato da TVR Teleitalia, stazione televisiva toscana che trasmette anche in streaming via internet. Il "G", che porta ora per la prima volta in TV il suo modo di fare radio, aveva già avuto esperienze televisive minori, sia in emittenti locali che nazionali: ricordiamo in particolare alcune collaborazioni con Striscia la notizia.

Il Sondazzo

La più celebre trasmissione del "G" è il Sondazzo (neologismo per "sondaggio pazzo", dal 1985), inizialmente denominato Abboccano! (1983) e destinato a subire numerosi plagi e imitazioni, anche a livello nazionale. Il Sondazzo, condotto in diretta e inserito in un più ampio spazio radiofonico gestito per decenni dallo stesso "G", consiste in provocazioni telefoniche improvvisate (un'evoluzione degli scherzi telefonici), dirette a persone comuni selezionate casualmente sugli elenchi telefonici, ed è caratterizzato da trovate fantasiose e da un linguaggio libero e toscanamente aperto alla parolaccia. È quest'aspetto burlesco e irriverente la caratteristica per la quale il conduttore è più famoso, nel bene e nel male; il "G" ha però sempre tenuto a precisare che il Sondazzo, nella sua natura inverosimile e improvvisata, va ben oltre una ricerca di grezza comicità, offrendo anzi numerosi spunti di riflessione e d'analisi della società e aprendosi spesso alla possibilità di conversazioni dai contenuti profondi e significativi.

A questa trasmissione è stato aggiudicato il Premio Pegaso (referendum di popolarità dello spettacolo toscano) del settimanale Tascabile TV nel 1996 e poi ancora nel 1999.

Originariamente le telefonate del Sondazzo erano dirette solo a utenze telefoniche toscane; tuttavia, dalla fine degli anni '90, il campo dei destinatari s'è allargato all'Italia intera, anche in linea con le evoluzioni dei servizi nazionali di telecomunicazione. In questa fase più recente sono anzi state privilegiate di gran lunga le regioni al di fuori della Toscana, dal momento che la crescente fama della trasmissione rendeva inevitabili e sempre più frequenti i casi di smascheramento del "G" da parte di chi rispondeva alle chiamate all'interno dell'area coperta dalle antenne di Radio Blu.

Il Sondazzo, oggi parte integrante del nuovo programma televisivo, nella sua veste radiofonica originaria è andato in onda dal 1983 all'inizio del 2007, quando è stato momentaneamente interrotto.

Il Puzzo di stampa

Accanto al Sondazzo e non meno di questo, nella programmazione quotidiana del "G" occupa una posizione di rilievo il Puzzo di stampa, largo spazio dedicato a una lettura ad alta voce, libera e divagante, d'un quotidiano del giorno. A causa del carattere frequentemente ameno e satirico di tali letture improvvisate, il Puzzo di stampa è da alcuni annoverato fra i primissimi precursori d'altre e più famose strisce quotidiane di satira, radiofoniche o televisive, sull'attualità in Italia. Questa trasmissione dura infatti, senza interruzioni significative, dal 1984 a oggi, essendo stata ultimamente ripristinata nella nuova sede televisiva.

Il giornale prescelto era storicamente la Nazione di Firenze; in anni più recenti, tuttavia, nel Puzzo di stampa si sono avvicendati molti dei più diffusi quotidiani italiani, sia di destra sia di sinistra sia politicamente neutrali.

Interessi e studi

Il "G" non vanta titoli di studio, non avendo mai proseguito la scuola al di là del conseguimento della licenza media inferiore; egli possiede comunque, da autodidatta, una cultura eclettica e vivace. Oltre ad avere un'ottima padronanza della lingua italiana e del vernacolo fiorentino, sa comunicare adeguatamente anche in inglese e in francese, come gli è capitato di mostrare in molte occasioni durante il Sondazzo e in altre parti dei suoi programmi.

Fra i suoi svariati interessi, che affiorano quotidianamente nelle trasmissioni, si annoverano la musica (di molti generi), le belle arti, la scrittura letteraria, la lingua italiana e la strenua difesa del congiuntivo, il collezionismo (dischi in vinile, oggetti d'arte, libri, fumetti, ecc.) e l'ufologia.

Programmi musicali

A differenza che nella maggior parte del panorama radiofonico italiano, negli spazi del "G" i tempi del parlato prevalgono sui tempi della musica, per quantità e per pregnanza. Tuttavia, anche in quest'ultimo campo il conduttore possiede una competenza notevole e un gusto fine e personale, come emerge costantemente dalle trasmissioni.

Si segnalano in particolare alcuni programmi di carattere monografico concernenti grandi artisti italiani e internazionali, quali Lucio Battisti, Fabrizio De André e i francesi Georges Brassens e Serge Gainsbourg: in periodi diversi, il "G" ha infatti portato avanti, a cadenza giornaliera o settimanale, programmi radiofonici dedicati a questi autori e cantanti, offrendo al proprio pubblico l'occasione d'ascoltare, in archi di tempo conseguentemente lunghi, la totalità o parti consistenti delle loro produzioni musicali.

È significativo, ad esempio, anche l'uso della musica classica (Chopin, Beethoven, Vivaldi e altri), che il conduttore ama spesso inserire nelle proprie trasmissioni sia come momenti autonomi e indipendenti, sia come accompagnamento di programmi parlati.

Attività paragiornalistica

Pur non essendo un giornalista, il "G" ha occasionalmente scritto articoli e pubblicato servizi (anche fotografici) su giornali e riviste. Suscitò attenzione, in particolare, un suo servizio sui tombaroli (trafficanti di reperti etruschi) dell'alto Lazio, corredato da foto rubate e pubblicato su Avventura, mensile a diffusione nazionale: "Un giorno da tombarolo", nel 1987.

Con risonanza ancor maggiore, nel 1993 il "G" riuscì a strappare un'intervista telefonica in diretta radio a Piero Cannata, famigerato sfregiatore del David di Michelangelo e d'altre opere d'arte.

Spettacoli e partecipazioni dal vivo

Dal 1990 il "G" conduce con grande successo anche spettacoli in piazze e locali di tutta la Toscana, in occasione di feste pubbliche o private. Tali spettacoli, che tipicamente si tengono di sera, sono di solito in gran parte basati su burle telefoniche commissionate dagli spettatori e dirette a persone di loro conoscenza: il vasto repertorio di situazioni e d'esperienze accumulate nel Sondazzo radiofonico è così rifunzionalizzato a fini più esplicitamente giocosi e ricreativi. Nelle serate, inoltre, il conduttore intrattiene il pubblico con giochi e canzoni scherzose, accompagnato dalla propria chitarra.

Non di rado, infine, il "G" partecipa dal vivo a eventi di diverso tipo come ospite o come presentatore e, più frequentemente, come espositore in mostre e mercati del disco e del fumetto.

Composizione di canzoni

Da lungo tempo iscritto alla SIAE come autore di testi e musiche, il "G" s'è dedicato personalmente anche alla composizione e all'esecuzione di canzoni. In quest'ambito, ha collaborato in veste di paroliere col maestro Gianfranco Reverberi, storico musicista della scuola genovese. Lo stesso Reverberi, nel 1981, fu produttore del suo 45 giri Tommi (lato A) – Donna più donna (lato B), esplicitamente dedicato all'omosessualità, un tema ancora piuttosto ardito e rarissimamente frequentato dalla musica italiana di quell'epoca. Fra le canzoni scritte dal "G", ha inoltre raggiunto qualche notorietà, a causa delle polemiche sollevate, L'elefante gay, cantata nel 1984 all'Ambrogino d'oro di Milano dalla bambina Erika Mannelli, e più recentemente riproposta (indipendentemente dalla volontà dell'autore) in una versione interpretata da Platinette, inclusa in Pride compilation (2005), CD di canzoni a tematica gay.

Pubblicazioni librarie

Il conduttore ha anche scritto e pubblicato alcuni libri, fra cui ricordiamo Il Sondazzo : Provocazioni telefoniche agli Italiani : Con spruzzi biografici del provocautore [provocautore, sic] (Lucca, Francesconi Editore, 1995), Cazzate galattiche (Il Sondazzo 2) : Con ulteriori provocazioni telefoniche e spruzzi biografici del provocautore (Lucca, Francesconi Editore, 1996) e, da ultimo, il volume di racconti Io sono il Mostro : 33 Schegge di Pazzia (Pisa, Felici Editore, 2006).


Ascoltatori celebri

Nel novero degli affezionati ascoltatori del "G" sono inclusi alcuni toscani famosi, fra cui i cantanti Marco Masini, Enzo Ghinazzi (Pupo), Paolo Vallesi, Walter Pini (Nuova Era) e Riccardo Marasco. Il "G", in momenti diversi, ha ospitato di persona Masini, Pupo e Vallesi all'interno delle proprie trasmissioni, coinvolgendoli anche nel Sondazzo del giorno. Enzo Ghinazzi ha fra l'altro dichiarato in diretta d'avere, nel corso degli anni, imparato molte cose dal conduttore fiorentino.