MYSTERIUM ARCANUM

BABBO E NASTRO

BABBO E NASTRO

FRASE LUTTO

FRASE LUTTO

CANDELA GIF

Translate

Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta Fonte della giovinezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fonte della giovinezza. Mostra tutti i post

domenica 26 febbraio 2012

Film e mistero: IN TIME



In un futuro in cui il tempo è letteralmente denaro e il processo d'invecchiamento si ferma a 25 anni, l'unica maniera per restare vivi è guadagnare, rubare o ereditare tempo. Will Salas vive non alla giornata ma al minuto, fino a quando in maniera del tutto inaspettata si ritrova tra le mani una quantità di tempo decisamente ingente che gli garantisce l'accesso al mondo dei ricchi dove incontrerà una bella e giovane ereditiera con la quale tenterà di mettere fine a un sistema corrotto.
L'eterna giovinezza, la longevità e l'immortalità sono sempre state ricercate dall'uomo nel corso della storia.






Eterna giovinezza

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Per eterna giovinezza si intende il concetto umano, filosofico e mitologico di vivere eternamente senza invecchiare, si definisce giovinezza perché esso è il periodo della maturazione morale e psicologica che trasforma un ragazzo in un uomo.
Data l'impossibilità di rendere concreto questo espediente, l'eterna giovinezza non coinvolge il campo della biologia la quale si occupa però di longevità, d'altronde essa si riscontra nei miti di molte culture solitamente come dono esclusivo degli Dei o dei semidei.
L'eterna giovinezza è un argomento molto prolifico anche nella fantascienza, per il quale solitamente alcuni antagonisti ricercano per motivi malvagi di essere eternamente giovani e forti in modo da essere imbattibili.
È comunque da chiarire che essere giovani in eterno non comporti l'impossibilità di morire, in quanto per sfuggire ad essa bisogna parlare di immortalità. A questo tema erano solite parlarne le mitologie greco-romane.
Miti medievali si incentrano invece sulle figure del Sacro Graal donatore di vita eterna e guaritore di ferite alla cui ricerca si misero gli uomini di Re Artù, e la mitica fonte della giovinezza mai scoperta che si narra trovarsi in Florida e alla cui ricerca di mise l'esploratore spagnolo Juan Ponce de León.
Altro simbolo mitologico molto legato a questo argomento è la pietra filosofale, una sostanza alchemica che porta con sé il dono dell'onniscienza, del trasmutamento di ogni metallo in oro e soprattutto l'immunità da ogni malattia e l'immortalità.

Giovinezza e tempo, dipinto del 1901 di John William Godward



Alla ricerca dell'eterna giovinezza

La pillola dell'immortalità non esiste, non ancora. Ma da quando l'uomo ha scoperto che invecchiare è sgradevole, generazioni di studiosi hanno cercato un sistema per ingannare il tempo e arrestare il decadimento fisico e, negli ultimi anni, la ricerca ha prodotto risultati interessanti.

Le macchine, col passare del tempo, si usurano e smettono di funzionare. Gli organismi viventi, però, sono macchine speciali: sono dotati di meccanismi di auto-riparazione che, consumando energia, consentono di rinnovare le proprie strutture.

Che cosa impedisce loro di rinnovarsi e sopravvivere in eterno? Gli esperti concordano nel ritenere che l'invecchiamento ha origine nel DNA.

Diversi fattori esterni e interni alle cellule, come le radiazioni ultraviolette del sole e i radicali liberi, infliggono continuamente piccoli danni alla molecola del DNA.

I meccanismi di riparazione dei geni non sono perfetti e alcune lesioni permangono e si accumulano nel tempo, fino a danneggiare irreversibilmente le cellule e a decretare la loro morte spontanea.

Topi e vermi allo studio

Ricerche condotte sui topi hanno dimostrato che una dieta a basso contenuto di calorie riduce la concentrazione dei radicali liberi nell'organismo degli animali e allunga considerevolmente la durata della loro vita.

Inoltre, i biologi hanno prodotto ceppi di topi mutanti dotati di una maggiore abilità a riparare le lesioni del DNA che vivono più a lungo dei loro simili normali.

Un altro organismo su cui è concentrata l'attenzione degli scienziati è il Caenorhabditis elegans, un minuscolo verme dal corpo trasperente che vive nel suolo e si nutre di batteri. È una forma di vita molto semplice e il suo DNA è stato completamente mappato.

I biologi hanno condotto numerosi esperimenti sui suoi geni, hanno prodotto ceppi mutanti estremamente longevi e stanno cercando ora di invertire nel suo organismo il processo dell'invecchiamento.

swissinfo, Maria Cristina Valsecchi


 




 
Scritto da Sonya Sabbatino   
Longevità: invecchiamento, rallentarlo è possibile
Longevità: invecchiamento, rallentarlo è possibile
Un viaggio tra le cause dell'invecchiamento: una rassegna degli studi più recenti sugli integratori che possono favorire la  longevità.
L’essere umano più vecchio di cui si ha traccia è Jeanne Calmet, una donna francese che è vissuta fino a 122 anni.
La durata della vita per il 25% è genetica e per il 75% è determinata dall’esposizione all’inquinamento ambientale, da incidenti, da ferite e dal caso.
Se, alla luce delle statistiche che mostrano che l’aspettativa di vita è di circa 76 anni, la durata della vita della Calmet sembra impressionante, impallidisce al confronto con altre forme di vita sulla terra.
Infatti, un albero di bristlecone pine che cresce sulle montagne White-Inyo in California ed è stato soprannominato Matusalemme ha raggiunto i 4.767 anni, e altri alberi vivono 1.000 anni e oltre. Il segreto della loro longevità è il fatto che, a differenza degli esseri umani, gli alberi possono rigenerarsi.
La longevità di altre specie, invece, è più ambigua, nel senso che la scienza non ha ancora scoperto il loro segreto. In media, il riccio marino rosso vive 200 anni, senza mostrare segni di invecchiamento e anche lo scorfano e alcuni tipi di storione possono raggiungere questa età.
La tartaruga delle Galapagos può vivere fino a circa 177 anni. Nessun essere umano di cui si abbia traccia si è neanche lontanamente avvicinato alla longevità delle tartarughe delle Galapagos.
Alcuni immaginano che, alla fine, la scienza scoprirà un modo per estendere in modo considerevole la vita umana, mentre altri ipotizzano che i bambini che nascono oggi vivranno almeno 150 anni, grazie a una buona genetica e ai progressi scientifici nella gerontologia, lo studio dell’invecchiamento.
Quale è la causa dell’invecchiamento?
Attualmente, non esiste alcuna cura effettiva contro l’invecchiamento, e la morte è inevitabile. Quello che si può fare, però, è cercare  rallentarne il passo. Lo potete fare rimanendo sani ed evitando di ammalarvi: nelle persone che vivono oltre i 100 anni, i valori relativi alla salute cardiovascolare, come i livelli elevati di lipoproteine ad alta densità, sono eccellenti. D’altro lato, parte del minore rischio è dovuto a un codice genetico favorevole. È questo il problema dell’invecchiamento: indipendentemente da quello che si sente dire o che si legge su internet, non c’è una causa specifica.
L’invecchiamento è quello che gli scienziati definiscono multifattoriale.
La scienza, però, sta comprendendo che molte teorie gerontologiche si sovrappongono, cioè l’invecchiamento potrebbe non essere complicato come si credeva inizialmente.
La maggior parte delle teorie sull’invecchiamento si incentra su reazioni ossidative fuori controllo collegate a un’attività eccessiva dei radicali liberi, oltre che a mutazioni del DNA che provocano una riproduzione cellulare difettosa.
Le persone di cui si legge, che vivono fino a 115 anni e oltre, in un certo senso, sono dei mutanti, geneticamente dotate di meccanismi di riparazione del DNA e di difesa cellulare avanzati, come le proteine da shock termico, di una ossidazione cellulare minore o di una maggiore difesa contro di essa.
Kurzweil, noto informatico ed autore del libro Fantastic Voyage: Live Long Enough to Live Forever , ritiene che la chiave per ritardare il ritmo di invecchiamento sia controllare i fattori di ossidazione e mutazione del DNA, e il suo metodo è l’utilizzo strategico di integratori alimentari.
È possibile aggiungere un altro fattore controllabile dell’invecchiamento: una riduzione delle infiammazioni. Se l’infiammazione è necessaria per il processo di guarigione, un’infiammazione fuori controllo è la base delle malattie legate all’età, come i disturbi cardiovascolari, la degenerazione cerebrale, il diabete e il cancro.
In breve, tutte le cause principali della morte e della malattia collegate all’età sono associate, in un modo o nell’altro, a una infiammazione eccessiva. Tutti sanno che avere i muscoli e le articolazioni infiammate fa sentire vecchi, ma la buona notizia è che l’infiammazione è il fattore di accelerazione dell’età più controllabile.

È importante considerare che l’attività fisica, come il sollevamento pesi, può attivare i geni che mantengono i muscoli giovani.

CONTROLLO DELLE INFIAMMAZIONI
Quale è il modo migliore per controllare le infiammazioni?
Per dirlo in quattro parole: perdere grasso, mangiare bene. Mentre il grasso è stato a lungo considerato poco più di un magazzino per le riserve energetiche, oggi studi scientifici esaurienti mostrano che le cellule lipidiche rilasciano più di 100 sostanze chimiche, chiamate collettivamente adipochine, la maggior parte delle quali è estremamente infiammatoria. Svariati studi mostrano che, quando si perde grasso corporeo, il rischio di malattie di tipo infiammatorio si riduce considerevolmente, e questo significa meno malattie cardiovascolari, meno malattie cerebrali, meno diabete, meno cancro e così via.
Infatti, l’unico metodo al momento considerato attuabile per aumentare la longevità è limitare le calorie. Vari studi condotti su specie animali mostrano che, riducendo il cibo, ma non l’apporto di nutrienti, le infiammazioni diminuiscono e lo stesso accade ai problemi fisici associati a esse. La prova su soggetti umani è solo teorica, ma molte persone che seguono programmi rigorosi per la limitazione delle calorie sperimentano una infiammazione fisica minore, sotto forma di una pressione del sangue più bassa, di livelli di insulina minori, ecc.
Comunque, spesso queste persone hanno un aspetto macilento e possono sentirsi depresse e avere freddo, nell’attività fisica non hanno energia e, anche se la hanno, il movimento non gli giova molto, perché hanno un alto livello di cortisolo e una carenza di ormoni anabolici, compresi l’ormone della crescita, l’ormone tiroideo e il testosterone.
La chiave per limitare le calorie potrebbe non riguardare altro che una riduzione dell’ossidazione, attraverso una assunzione minore di cibo, oltre a una diminuzione delle infiammazioni causata dalla mancanza di grasso corporeo. Si può, però ottenere una riduzione del grasso in modo più salutare, con l’attività fisica e una dieta ricca di nutrienti.
Questo porta alla domanda: esistono integratori alimentari che aiutano a ottenere la longevità e a ridurre le infiammazioni?
Ecco i 10 integratori migliori e la loro giustificazione logica o il meccanismo di impiego. Senza un ordine particolare, essi sono:
1) L’acido lipoico e l’acetil- L-carnitina (ALC).
Studi su topi condotti alla Stanford University hanno scoperto che la combinazione di acido lipoico e ALC rigenerava i mitocondri anziani, restituendo loro un aspetto paragonabile a quello dell’età adolescenziale. La miscela funziona perché l’acido lipoico è un potente antiossidante che aiuta a stemperare l’ossidazione prodotta nei mitocondri. L’acido lipoico favorisce l’assorbimento del glucosio nelle cellule, diminuendo la resistenza insulinica, e minore è il livello di insulina, minore sarà il ritmo di invecchiamento. Inoltre, l’acido lipoico è sinergico con l’ALC, perché essa può favorire l’ossidazione nei mitocondri e l’acido blocca questo effetto. La domanda è: quale è la forma più efficace di integratore di acido lipoico? La maggior parte degli integratori è sotto forma di miscela degli isomeri R e S ed è venduta come acido alfa lipoico. Solo la forma R, però, è attiva nei mitocondri e, se alcuni studi ipotizzano che la forma S, che è sintetica, sia convertita nella forma R, altri affermano che essa interferisce con la funzionalità della forma R. Quello che è sicuro, però, è che la forma R è molto più costosa del più comune acido alfa lipoico. L’ALC è semplicemente L-carnitina con attaccato un gruppo acetile che, però, aiuta l’ALC a entrare nel cervello, dove favorisce la sintesi dei neurotrasmettitori quali l’acetilcolina e la dopamina che, spesso, si riducono con l’età. L’ALC protegge le vulnerabili membrane dei mitocondri e, in questo modo, può contribuire alla riproduzione di questi organi. Per quanto riguarda gli integratori, assumete 1.000 mg di ALC e 200 mg di acido lipoico. L-carnitina per la funzionalità e la riproduzione cellulare.
2) Il resveratrolo.
Il paradosso francese si riferisce al fatto che, in Francia, dove si assumono molti grassi saturi, il tasso di malattie cardiovascolari è inferiore. All’inizio, la cosa è stata attribuita all’abitudine dei francesi di bere vino rosso durante i pasti, perché si pensava che l’ingrediente attivo presente nel vino rosso fosse il resveratrolo. Studi più recenti, però, hanno scoperto che la quantità di resveratrolo presente nel vino rosso è troppo ridotta per avere un effetto significativo sulla salute. È, invece, probabile che altri antiossidanti presenti nel vino, chiamati procianidine, abbiano effetti salutari, principalmente favorendo la sintesi dell’ossido di azoto nell’organismo. Ultimamente, il resveratrolo è stato molto pubblicizzato, perché alcuni studi condotti su animali mostrano che esso attiva una proteina chiamata Sirtuin-1, o SIRT-1, che sembra proteggere le cellule dall’invecchiamento. Il SIRT-1, infatti, ha una proprietà di inibizione dei geni che blocca la morte delle cellule e ne favorisce la sopravvivenza. È stato provato che il resveratrolo è il composto più attivo dei più di 20.000 esaminati, infatti questa stimolazione proteica duplica l’effetto della limitazione delle calorie, senza limitare l’apporto di cibo.
Uno studio condotto nel 2006 ha scoperto che il resveratrolo allungava del 59% la vita di un tipo di pesce dalla vita breve, mentre un altro ha scoperto che esso mitigava gli effetti negativi per la salute di diete ricche di grassi nei topi: i topi obesi cui era stata somministrata la sostanza, infatti, vivevano il 15% in più dei topi grassi che non l’avevano ricevuta. I topi hanno ricevuto 22,4 mg di resveratrolo per chilogrammo di peso corporeo. Questo, per un essere umano, significherebbe una dose di 1.500-2.000 mg al giorno.
Un problema del confrontare uomini e topi è che questi ultimi metabolizzano il resveratrolo molto più lentamente dei primi, nei quali la sostanza è rapidamente degradata dopo l’assunzione orale, e la sua biodisponibilità è ridotta. Un altro studio condotto su topi prevedeva dosi di resveratrolo molto più elevate, il cui equivalente per gli esseri umani ammontava a 4.571 mg al giorno. Durante l’attività fisica, i topi oggetto dello studio hanno mostrato un aumento significativo della durata e dell’ossidazione dei grassi. L’autore ha commentato, “Il resveratrolo da l’aspetto di un atleta allenato, senza praticare attività fisica”. Si è ipotizzato che questa sostanza funzionasse incrementando il numero dei mitocondri nei muscoli. Uno studio condotto su 123 finlandesi adulti ha scoperto che i soggetti con geni SIRT-1 più attivi avevano un metabolismo più rapido, il che indica che questo meccanismo potrebbe essere attivo sia negli esseri umani, che nei topi.
Data l’ampia pubblicità data a questi studi, ora il resveratrolo è un integratore popolare, oltre che costoso. Se, fino ad oggi, non ci sono indicazioni sulla sua tossicità, non c’è neanche alcuno studio che dimostra l’efficacia degli integratori di resveratrolo negli esseri umani. Questo, però, non preoccupa i ricercatori principali che si sono occupati del composto, che stanno tutti assumendo dosi misurate per gli esseri umani, equivalenti a quelle che hanno provato essere efficaci negli animali. Piccole quantità di resveratrolo agiscono come fitoestrogeni, quindi hanno effetti estrogenici ridotti, mentre dosi più elevate hanno l’effetto contrario: inibiscono la sintesi degli estrogeni. Se fate uso di integratori di resveratrolo, fareste bene a non assumerli a breve distanza da integratori contenenti nicotinamide, una vitamina del complesso B, perché una ricerca condotta da poco mostra che questa vitamina inibisce la funzionalità delle proteine attivate dal resveratrolo.
3) Le vitamine C ed E e gli antiossidanti.
Se alcuni studi mostrano che gli antiossidanti alimentari hanno esigue, se non nessuna proprietà antiinvecchiamento, il sistema di antiossidanti connaturato nel corpo declina con l’età. Uno studio ha mostrato che una carenza di vitamine e minerali può accelerare il deterioramento dei mitocondri. Inoltre, il cervello, che è composto per la maggior parte da grassi, è particolarmente soggetto all’ossidazione e la ricerca dimostra che le persone anziane che assumono una quantità maggiore di antiossidanti attraverso integratori o dall’alimentazione sono anche quelle più sane. Il fatto che gli antiossidanti possono aiutare a preservare la funzionalità cerebrale è già una ragione sufficiente per assumerli e, inoltre, essi contribuiscono alla difesa dell’organismo contro malattie legate all’età, come il cancro, l’aterosclerosi e la degenerazione cerebrale.
4) Gli acidi grassi omega- 3.
Il cervello è composto per il 40% di DHA, un acido grasso omega-3. Se non assumete pesce grasso, come il salmone, l’halibut o le sardine, almeno tre volte a settimana, è probabile che abbiate una carenza di grassi omega- 3. Questi acidi aiutano a ridurre la depressione, proteggono il sistema cardiovascolare, aumentano la sensibilità insulinica e diminuiscono il rischio di cancro. Per i grassi omega-3, non affidatevi all’olio di semi di lino: quest’olio, infatti, contiene acido alfa linoleico, un precursore degli acidi grassi omega-3 DHA e EPA, ma il corpo ne può convertire soltanto circa il 2% in omega-3 attivi. Quindi, assumete oli di pesce, che contengono gli acidi grassi omega-3 attivi. Inoltre, evitate i grassi omega-6, come gli oli vegetali, che non solo sono maggiormente presenti nella dieta rispetto agli alimenti che contengono gli omega- 3, ma, nell’organismo, si convertono in sostanze infiammatorie e interferiscono con la funzionalità degli omega-3.
5) La creatina.
Può sembrare strano vedere la creatina in un elenco di sostanze antiinvecchiamento, ma uno studio recente condotto su animali ha scoperto che, quando i topi seguivano una dieta contenente il 3% di questa sostanza, la loro vita si allungava del 9%. Noi siamo uomini e donne, non topi (anche se io ho trovato in giro anche qualche topo di fogna), ma la creatina ha effetti antiinvecchiamento: infatti, protegge i neuroni cerebrali impedendone la stimolazione eccessiva che ne provoca la morte. Inoltre, mantenendo costanti i livelli di ATP nei neuroni, essa ha un’azione protettiva contro malattie come il morbo di Parkinson. In laboratorio, la creatina migliorava la memoria e la capacità di pensiero dei topi e riduceva il grado dei pigmenti che danneggiano il cervello, che si formano nel cervello anziano. Inoltre, la Gli acidi grassi omega-3 sono essenziali per i loro effetti antiinvecchiamento nel cervello e nel corpo. Un nuovo studio mostra che la creatina aumentava la lunghezza della vita dei roditori.
6) Il tè verde.
Il tè verde contiene antiossidanti potenti che proteggono le cellule. Inoltre, ha proprietà cardiovascolari e anticancerogene, oltre a un effetto termogenico che favorisce l’ossidazione del grasso corporeo in eccesso. Per ottenere benefici antiinvecchiamento effettivi, è necessario l’equivalente di almeno 10 tazze di tè verde al giorno; sembra molto, ma potete ricavare questa dose attraverso degli integratori, che hanno una concentrazione molto maggiore di antiossidanti attivi del tè verde rispetto al tè stesso, e le dosi sono standard.
7) La carnosina.
La carnosina è un dipeptide, composto da due aminoacidi: l’istidina e la beta alanina. Agisce come tampone intramuscolare principale, riducendo l’accumulo degli acidi che portano a un affaticamento precoce durante l’attività fisica. Dai 10 ai 70 anni i livelli muscolari di carnosina si riducono del 63%. La sostanza può ridurre un processo associato all’invecchiamento accelerato che comprende i legami crociati delle proteine; questo processo, chiamato glicazione, danneggia le proteine cellulari e il tessuto connettivo, e può provocare buona parte della rigidità associata all’invecchiamento. Uno studio ha scoperto che rifornire di carnosina le cellule del tessuto connettivo, chiamate fibroblasti, aumentava la vita delle cellule; si suppone che questo effetto sia provocato dal rallentamento benefico del logorio dei telomeri, operato dalla carnosina. L’unica fonte alimentare affidabile di questa sostanza è la carne rossa; chi non la assume può fare uso di integratori di carnosina in dosi di 1.000 mg o più al giorno. Un’alternativa è utilizzare la betaalanina, il precursore nutrizionale principale della sintesi della carnosina.
8) Il ginkgo biloba.
Questa erba ha varie proprietà utili collegate alla longevità: infatti, stimola la circolazione e l’uso di ossigeno nel cervello, bloccando, allo stesso tempo, gli effetti del cortisolo, che è una delle cause principali dell’invecchiamento cerebrale, perché distrugge i neuroni e, in particolare, quelli dell’ippocampo, l’area della memoria e dell’apprendimento.Uno studio ha scoperto che il ginkgo preveniva l’invecchiamento dei mitocondri provocato da una ossidazione eccessiva e, inoltre, studi recenti mostrano che esercita effetti antiestrogenici.
9) Il coenzima Q10.
Il Q10 è prodotto nell’organismo a partire dall’aminoacido tiroxina con lo stesso processo che produce il colesterolo, ma la sintesi perde efficacia con l’età. Il Q10 è coinvolto nella produzione di energia all’interno dei mitocondri e agisce come un antiossidante. Alcuni studi mostrano che il Q10 protegge il cervello, in particolare la parte che produce dopamina, e può anche aiutare a proteggere contro il morbo di Parkinson.
Questo coenzima si concentra nei tessuti altamente energetici, come i muscoli e il cervello. Chi assume farmaci a base di statina per il trattamento delle malattie cardiovascolari può avere livelli bassi di Q10, perché i farmaci interferiscono con il metabolismo del coenzima, inibendo l’enzima epatico che produce sia il colesterolo che il Q10, riducendo i livelli plasmatici di questa sostanza fino al 40%. L’effetto collaterale principale è una disgregazione muscolare eccessiva: uno studio condotto su persone anziane cui si somministrava il coenzima Q10 ha scoperto che 300 mg al giorno di integratore per 4 settimane riducevano le fibre muscolari di tipo 1, ma favorivano la crescita delle fibre di tipo 2.
Questo è l’opposto di quello che avviene normalmente con l’età: le fibre di tipo 1, più piccole e deboli, sono più numerose di quelle di tipo 2, associate a un incremento della massa muscolare e della forza. Si è ipotizzato che il meccanismo fosse un effetto di regolazione a livello genico esercitato dal coenzima Q10. Per ottenere 100 mg di Q10, si dovrebbe assumere 1,5 kg di sardine, quindi gli integratori sono un’alternativa più semplice.
10) L’alfa GPC.
Si tratta di una forma di colina che può accedere molto più facilmente al cervello, rispetto alla colina ordinaria. Nel cervello, essa è rapidamente convertita in acetilcolina, il neurotrasmettitore principale collegato alla memoria e all’apprendimento. Il morbo di Alzheimer è caratterizzato da una distruzione selettiva dei neuroni che producono acetilcolina, e i farmaci usati per il trattamento di questa malattia aiutano a prevenire una sua disgregazione eccessiva. Alcuni studi mostrano che l’alfa GPC può favorire la stimolazione del rilascio dell’ormone della crescita.

Una menzione onorevole va ad altri integratori che smorzano tutti gli effetti dell’invecchiamento, compresi il turmerico, la glucosammina, la condroitina, il siero, gli aminoacidi ramificati, il DHEA, la melatonina, il licopene, l’estratto di semi di uva, l’aglio, la fosfatidilserina, i multiminerali e l’HMB. Anche se non c’è alcun vero antidoto per il processo di invecchiamento, potete migliorare la qualità della vostra vita adesso, con una attività fisica adeguata e un’alimentazione che comprende gli integratori migliori.


 L'IMMORTALITA' NEI SUMERI : GILGAMESH.


Gilgamesh che domina un leone, fregio dal palazzo di Sargon II (Museo del Louvre).

 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 Gilgamesh (ˈɡilɡameʃ, Gilgameš, o anche Bilgames nei primi testi sumerici)[1] è un personaggio della mitologia mesopotamica. Mitico re dei Sumeri, fu il quinto re di Uruk, il più antico agglomerato urbano dell'odierno Iraq, nelle vicinanze del Golfo Persico.
Le sue vicende sono narrate nel primo poema epico della storia dell'umanità, denominato successivamente Epopea di Gilgamesh. Si tratta di una leggenda babilonese, il cui nucleo principale risale ad antiche leggende sumeriche, ma che venne trascritta molto tempo dopo il periodo in cui è ambientata la storia. La prima stesura dell'epopea, pervenutaci in frammenti appartiene alla letteratura sumerica, ma la versione più completa sinora nota venne incisa su undici tavolette di argilla che furono rinvenute tra i resti della biblioteca reale nel palazzo del re Assurbanipal a Ninive, capitale dell'impero assiro. Questa redazione tarda della leggenda, risale al VII secolo a.C.


La trascrizione dell'Epopea 

Nella seconda metà dell'Ottocento George Smith, un incisore di banconote britannico, venne assunto alla sezione assira del British Museum di Londra, grazie all'interessamento di sir Henry Rawlinson. Nel 1872 Smith trascrisse e tradusse l'Epopea di Gilgamesh grazie alle tavolette trovate nei magazzini del museo. Nella trascrizione tuttavia mancava una parte, corrispondente a 17 righe. La notizia arrivò al giornale Daily Telegraph, il quale sovvenzionò una spedizione per cercare le tavolette mancanti, mettendone a capo Smith stesso.
La spedizione ottenne i risultati sperati. Il 14 maggio 1873 Smith rinvenne le tavolette mancanti: «scesi ad esaminare il deposito di frammenti di iscrizioni cuneiformi provenienti dagli scavi del giorno, togliendo la terra e spazzandola per leggerne il contenuto. Pulendone una trovai con mia gioia e sorpresa che conteneva la maggior parte delle diciassette righe di un’iscrizione appartenente alla prima colonna del racconto caldeo del Diluvio, che si inserivano nell’unico punto dove c’era una grave lacuna nel racconto».[2]


La storia di Gilgamesh 

Gilgamesh, per due terzi divino e per un terzo umano, è un sovrano tirannico che costringe i giovani guerrieri della sua città a continui e sfiancanti esercizi, finché non incontra Enkidu, creatura selvaggia plasmata dagli dei per rispondere alle preghiere dei cittadini di Uruk. Gilgamesh ed Enkidu lottano selvaggiamente, durante la festa di Ishkarra (nella quale alcuni studiosi ritengono di ravvisare una sorta di ius primae noctis). Non riuscendo a prevalere nonostante la sua forza leggendaria, Gilgamesh, colpito dal valore del suo avversario, stringe con lui un solenne patto d'amicizia. I due amici si avventurano fuori dalla città verso la foresta dei cedri dove il terribile mostro Khubaba sta a guardia dei pregiati alberi. Il loro scopo è tagliare i tronchi più belli per portarli ad Uruk ma vengono scoperti dal mostro. Uniti combattono e sconfiggono la bestia e così i due eroi trionfanti fanno ritorno ad Uruk con il prezioso bottino, dove la dea Ishtar, impressionata dalla bellezza e dal valore di Gilgamesh, gli propone di diventare suo sposo, ma riceve un netto rifiuto (motivato dalla discontinuità dell'amore della dea, che era solita condannare in un modo o nell'altro i suoi amanti). Ella, quindi, chiede a suo padre Anu di affidarle il Toro celeste, che scatena per le strade di Uruk. Enkidu affronta due volte il toro, dapprima da solo, e poi con l'aiuto di Gilgamesh, e durante il combattimento afferra il toro per la coda mentre Gilgamesh lo colpisce con la sua spada tra le corna. I due eroi trionfano, forti del loro valore. Enkidu tuttavia per volontà degli dei muore a seguito di una malattia e Gilgamesh, per la prima volta, è affranto dal dolore.
Sconvolto, parte alla ricerca dell'unico uomo che conosce il segreto dell'immortalità: Utnapishtim, il lontano, antico re di Shuruppak sopravvissuto al diluvio universale, ma quando, dopo numerose peripezie, riesce ad incontrarlo, nella terra di (Dilmun) - là dove sorge il sole - deve arrendersi all'evidenza: le circostanze che hanno dato al suo antenato l'immortalità sono eccezionali e non ripetibili. Riceve però indicazioni su come raccogliere in fondo al mare un'erba simile al biancospino il cui nome è vecchio-ritorna-giovane, che intende portare al suo popolo, ma dopo essere riuscito a coglierla, immergendosi con l'aiuto del battelliere Urshanabi, mentre si riposa accanto a un ruscello, un serpente la porta via e, dopo averla mangiata, cambia pelle. Gilgamesh fa quindi ritorno ad Uruk e qui l'epopea babilonese classica si interrompe.
Nella dodicesima tavoletta, incompleta, del testo ninivita, viene però riportato un episodio che per le sue peculiarità linguistiche e formali e per la scarsa coerenza con il resto della narrazione appare come un mito a sé stante, con Gilgamesh ed Enkidu come protagonisti. Vi si narra della perdita da parte di Gilgamesh di due oggetti simbolici di grande valore, un pukku e un mekku, nella "Terra" (ovvero nell'oltretomba). Si tende ad identificare questi due oggetti rispettivamente con un tamburo e una bacchetta, strumenti musicali di carattere sacro nell'antica Mesopotamia. Enkidu si offre di discendere agli inferi per recuperarli, ma nel farlo non segue i consigli elargitigli da Gilgamesh per poter ritornare alla luce, rimanendo prigioniero dell'oltretomba. Gilgamesh prega il dio Enki di poter ancora un'ultima volta parlare ad Enkidu, e viene esaudito: Enki intercede presso Nergal, signore dell'oltretomba, che permette all'anima di Enkidu di uscire temporaneamente dal Kur. Nell'ultima parte del testo, fortemente lacunosa, Enkidu racconta all'amico diletto la sua esperienza dell'al di là, dipinto nei termini cupi e privi di speranza tipici della letteratura sumerica e mesopotamica. La dodicesima tavoletta di Ninive fa parte in realtà di un altro mito sumerico: "Gilgamesh e l'albero di Huluppu", conosciuto anche in altre versioni più antiche. In esso Gilgamesh, dopo aver abbattuto un albero gigantesco, costruisce con il suo legno un seggio per sé e la dea Inanna (Ishtar), il pukku e il mekku (in questa versione del mito Gilgamesh chiama la dea "sorella").

 

Le interpretazioni della vicenda di Gilgamesh

Il tema principale che dà forza alla narrazione è la ricerca di Gilgamesh dell'immortalità. La narrazione del poema ha un punto di discontinuità fondamentale nella morte di Enkidu: prima della sua morte ogni accadimento della saga è qualcosa di eroico e soprannaturale e il tema di fondo di questa prima parte è il viaggio come percorso di formazione. Dopo la morte del fedele amico, ogni cosa viene ridimensionata ad una dimensione umana: è la parte più dolorosa del cammino di formazione del sovrano sumero, ma è grazie ad essa che si percepisce la grandezza della sua figura. Gilgamesh nella sua ricerca dell'immortalità, del superamento dei limiti imposti, sembra quasi anticipare la sete di conoscenza che anima Ulisse nell'Odissea.
La virile amicizia tra Gilgamesh ed Enkidu è stata sovente accostata all'intenso rapporto tra Achille e Patroclo nell'Iliade. Alcuni studiosi hanno voluto vedere nel legame tra i due eroi sumerici una valenza omosessuale. A questo proposito altri studiosi hanno tuttavia constatato come ogni atto compiuto da Gilgamesh ed Enkidu sia espressione suprema di epica intensità, il più eroico possibile. Alla luce di questo anche il loro legame è da interpretarsi come un legame che è così forte, virile ed eroico da dare l'impressione di travalicare nell'amore in senso assoluto[senza fonte].
Il testo è inoltre considerato come la più antica descrizione disponibile degli effetti psicologici dei traumi emotivi, presentati con notevole finezza.

 

Rivisitazioni moderne del mito

Tra gli autori di romanzi fantastici o pseudostorici che ricostruiscono o reinventano le peripezie di Gilgamesh troviamo Robert Silverberg, Angelo R. Mazzarese, Theodor H. Gaster, Paola Capriolo, Joan London e altri ancora.
Gilgamesh è protagonista del romanzo fantascientifico di Wilson Tucker Signori del tempo (The Time Master, 1954; catalogo Urania No. 615), dove è un naufrago spaziale precipitato sulla Terra che, grazie a un metabolismo più lento, riesce a vivere molto più a lungo degli esseri umani, anche se non all'infinito. Giunto ai giorni nostri egli assume l'identità di Gilbert Nash, di professione investigatore privato. Gilbert Nash tornerà in un altro romanzo di Tucker, L'uomo che veniva dal futuro (Time Bomb, 1955; catalogo Urania No. 743), di qualità inferiore rispetto al precedente.
Gilgamesh è citato brevemente pure nel racconto "Android Avenger" (Urania 794) di Ted White.
Un brano dell'album Mythos dei Raising Fear, una metal band italiana, si ispira alla saga di Gilgamesh.
Lo scultore Arnaldo Pomodoro ha dedicato una scultura al personaggio, "Il labirinto di Gilgamesh", oggi a Milano.
L'autore argentino di origine irlandese Robin Wood ha dedicato all'eroe una vera e propria saga a fumetti, Gilgamesh, illustrata da Lucho Olivera, considerata dalla critica il suo capolavoro. L'autore statunitense Jim Starlin ha scritto per la DC Comics un futuristico graphic novel intitolato Gilgamesh II.
Il secondo episodio della quinta stagione della serie Star Trek - The Next Generation, dal titolo Darmok, è fortemente ispirato (con riferimenti diretti) alle avventure di Gilgamesh.
Una nota antologia di fantascienza si intitola The Road to Science Fiction: from Gilgamesh to Wells.
Il musicista italiano Franco Battiato nel 1992 ha proposto un'opera lirica in due atti ispirata all'epopea di Gilgamesh.
Nella visual novel Fate/stay night Gilgamesh è un servant (uno dei più forti della serie) dell'ultimo master da sconfiggere per ottenere l'accesso al santo Graal.
Nella celebre saga videoludica di Final Fantasy, Gilgamesh compare molte volte: In FFV come Boss; in FFIX come NPC, in FFVIII come Guardian Force, e in FFXII nuovamente come Boss. Da notare che Gilgamesh è sempre accompagnato da Enkidu (che però spesso ha forma animale).
Nel videogame Empire Earth è il nome di un eroe dall'enorme forza che, se evocato, può sconfiggere da solo più di 50 soldati nemici.
Nel videogame Tales of Phantasia è il nome di un titolo che il protagonista, Cress Albane, ottiene collezionando tutti gli oggetti appartenuti ad un antico eroe.
Nel celebre videogame della Capcom Devil May Cry 4 è il nome di un'arma sbloccabile dopo aver sconfitto Echidna.
La storia di Gilgamesh è stata utilizzata dalla scrittrice Maggie Shayne nel suo romanzo "Illusioni nella notte", in cui il protagonista, l'antichissimo vampiro Damien Namtar, in realtà è lo stesso Gilgamesh, che nella sua ricerca per l'immortalità incontra il più vecchio vampiro esistente, che lo trasforma a sua volta in non-morto; Damien vive da seimila anni e ha assunto una nuova identità.

 

Note

  1. ^ Andrew George, The epic of Gilgamesh: the Babylonian epic poem and other texts in Akkadian and Sumerian, Penguin Books, 2003, pp. 228. 9780140449198
  2. ^ Citazione tratta da I detective dell'archeologia (1965), a cura di C.W. Ceram. Traduzione di Luciana Bonaca.

 

Bibliografia

  • Il Ghilgames, Claudio Saporetti, Simonelli Editore
  • Saggi su Ghilgamesh, Claudio Saporetti, Simonelli Editore
  • Gilgames alla conquista dell’immortalità, Franco D'Agostino, Piemme
  • Gilgamesh: il primo eroe, antiche storie della Mesopotamia, Simonetta Ponchia, Nuove Edizioni Romane
  • Miti mesopotamici, Henrietta McCall, Mondadori
  • L’Epopea di Gilgamesh, (a cura di) N. K. Sandars, Adelphi
  • Uomini e dei della Mesopotamia: alle origini della mitologia, J. Bottero & S. N. Kramer, Einaudi
  • The Epic of Gilgamesh - a new translation, Andrew George, Penguin Classics (in inglese)
  • La saga di Gilgamesh, (a cura di) Giovanni Pettinato, Mondadori
  • Massimo Consoli, La prima storia d’amore. Da: Ecce Homo. L’omosessualità e la Bibbia, Kaos Ed., Milano 1999. (Lettura in chiave omosessuale del rapporto fra Gilgamesh ed Enkidu)


domenica 22 maggio 2011

Film e mistero : Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare

In questa pellicola appaiono tre argomenti legati al mistero, Sirene , Zombie e Fonte della Giovinezza oltre ad un personaggio realmente esistito con un alone di leggenda : il temuto pirata Barbanera, l'incubo dei mari del tempo.








SIRENE

Le Sirene sono un'altra personificazione dei pericoli del mare, demoni marini, metà donne e metà uccelli; il loro padre era il dio-fiume Acheloo e la madre la musa Melpomene, oppure la musa Tersicore. Sono menzionate per la prima volta nell'Odissea, dove sono in numero di due; tradizioni posteriori ne nominano quattro, oppure, più spesso, tre, chiamate, nell'accezione più comune, Ligia Leucosia e Partenope, dalla quale il nome antico di Napoli. Nella tradizione sono musiciste squisite e, secondo Apollodoro, una suonava la lira, un'altra cantava, la terza teneva il flauto.
Secondo la leggenda l'isola delle Sirene era posta lungo la costa dell'Italia meridionale, al largo della penisola di Sorrento; con il fascino della loro musica esse attiravano i marinai che passavano nelle vicinanze; le navi si avvicinavano allora pericolosamente alla costa rocciosa e si fracassavano; e le Sirene divoravano gli imprudenti.

Ulisse e il canto delle Sirene
Mosaico (particolare) proveniente da Dougga, III sec., conservato presso il Museo del Bardo di Tunisi, tra i più prestigiosi musei archeologici al mondo e certo quello che ospita la più ricca collezione di mosaici romani. Rappresenta Ulisse sulla sua nave, legato all'albero maestro per non soccombere al canto delle Sirene, qui raffigurate come donne con zampe e ali di uccello.


Secondo la leggenda gli Argonauti passarono loro vicino, ma Orfeo cantò tanto melodiosamente, che i marinai della nave "Argo" non ebbero voglia di ascoltarle. Solo Bute si lanciò in mare, ma fu salvato da Afrodite.

Anche Ulisse solcò quelle acque ma, preavvertito da Circe, ordinò ai suoi uomini di tapparsi le orecchie con la cera; lui stesso si fece legare a un albero della nave, vietando ai compagni di slegarlo, qualunque supplica avesse loro rivolto. La storia racconta che le Sirene, indispettite dal proprio insuccesso, si buttarono in mare e affogarono.
Circa la loro origine e le loro ibride sembianze, le versioni sono diverse. Ovidio sostiene che un tempo esse erano donne comuni, ma chiesero agli dei il beneficio delle ali, per cercare sui mari una loro compagna rapita da Plutone. Secondo altri, erano state trasformate da Demetra, quale punizione per non essersi opposte al rapimento di sua figlia. Oppure che Afrodite le aveva private della bellezza, perché disdegnavano i piaceri d'amore.
Nelle leggende successive furono considerate divinità dell'aldilà e per questo motivo sono spesso raffigurate sui sarcofagi.



Zombie


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Zombie (disambigua).


Uno zombie in una piantagione di canna da zucchero ad Haiti



Zombie (italianizzato Zombi) è un termine di origine haitiana legato ai riti del Vudù, che è entrato nell'immaginario comune attraverso il campo cinematografico e letterario per indicare la figura di un morto vivente.



Folklore haitiano


Nelle credenze popolari di Haiti, alcuni sacerdoti detti bokor sarebbero in grado di catturare una parte dell'anima di una persona detta piccolo angelo guardiano, producendo uno stato di letargia che rende come morto un essere vivente, e che anche anni dopo la sua sepoltura, essi siano in grado di riesumare il corpo rendendolo loro schiavo. Passando sotto il naso del morto una bottiglietta contenente il suo piccolo angelo guardiano lo si potrebbe far risvegliare e controllarlo a piacimento. Secondo alcune tradizioni se lo zombie dovesse assaggiare del sale per un qualsiasi motivo, riprenderebbe coscienza e la fattura verrebbe spezzata (Peter Kolosimo nell'introduzione a Tex contro Mefisto, Sergio Bonelli editore).

A partire dagli anni ottanta del Novecento si sono intrapresi studi a carattere scientifico sull'origine e la natura delle droghe che possono portare ai sopraccitati effetti. Trattasi di mix di sostanze neurotossiche di origine animale, probabilmente dal pesce palla (tetradotossina) e da molluschi gasteropodi della famiglia dei Conidi, che indurrebbero le vittime ad uno stato catatonico confondibile con la morte.

Si narra più realisticamente di individui haitiani del ceto povero, indotti ad uno stato di morte apparente da individui senza scrupoli, frettolosamente sepolti dai familiari e presto riesumati per venir loro somministrato un blando antidoto che ripristinerebbe le funzioni vitali senza però restituire la volontà. Le vittime incapaci di qualsiasi resistenza verrebbero asserviti come schiavi per le piantagioni di canna da zucchero.[senza fonte]

Le popolazioni haitiane, dunque, non temerebbero gli zombie in quanto minaccia, ma piuttosto di divenire zombie essi stessi.[senza fonte] Il regime dittatoriale della famiglia Duvalier, al potere fino agli anni ottanta, esasperava il clima di superstizione sugli zombie, conferendo ai capi della polizia segreta, i cosiddetti Tonton Macoutes, il potere di disporre delle droghe malefiche[senza fonte].

Reinterpretazione occidentale


Nella letteratura occidentale del passato, si indicavano per zombie individui privati di ogni volontà dalla dipendenza da droghe. Un ottimo riferimento filmografico è costituito da quello che viene riconosciuto come il primo film del genere [1], L'isola degli zombies (1932) con la star Bela Lugosi, dove una giovane vittima non è realmente morta. Zombie è anche una droga futuribile narrata nel racconto fantastico La porta sull'estate di Robert Heinlein, con la quale il protagonista viene totalmente asservito ai suoi falsi amici.

Il concetto di "morto vivente" pare una reinterpretazione di quello che lo zombie rappresenta nella religione vuduista ed è interessante come nel giro di una o due generazioni una parte di verità sia divenuta un mito sovrannaturale.

Contemporaneamente con la caduta della dittatura haitiana, negli anni ottanta si sia passati da superstizione a materia di studi scientifici, restituendo al pubblico la verità primeva. In un'intervista postuma su Rai 3, il regista Lucio Fulci, autore di Zombi 2, parlava di un concorso della Chiesa haitiana ad alimentare la superstizione.[senza fonte]

Nella figura dello zombie si intravede un'immagine speculare in negativo, di carattere diabolico del concetto cristiano di resurrezione finale (dei corpi integri). "Quando non ci sarà più posto all'Inferno" i corpi corrotti risorgono dandosi al cannibalismo, in letteratura sovente chiamato "eucarestia pagana", ovvero la disperata assunzione dell'anima, dell'energia vitale dalle proprie vittime.

Con La notte dei morti viventi del 1968, film cult capostipite del ciclo di George Romero, si inaugura l'immagine apocalittica di zombie quale la compagine di deceduti resuscitati e cannibali, decretando la fine di una civiltà. Tale soggetto si ispira al romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda, dove un intero continente viene infettato da un patogeno che causa follia collettiva e violenza omicida (qui il termine zombie non era ancora usato). Un durissimo apologo satirico sociale, si evidenzia nel secondo capitolo del ciclo Zombi (1978), dove folle di zombie invadono un centro commerciale, mimando le gestualità dei vivi.

Nel libro Il serpente e l'arcobaleno di Wade Davis, da cui è stato tratto un film di Wes Craven, viene analizzata la relazione tra zombie e vudù nel caso Clairvius Narcisse.

Nel film Resident Evil, gli zombie sono persone colpite dal Virus "T", che ne provocherebbe una specie di morte parziale. Infatti, rimarrebbe attiva solo la parte del cervello che ci permette di assecondare i bisogni primari, che in questo caso è l'esigenza di mangiare.


Fonte della giovinezza


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


La fontana della giovinezza dipinta da Lucas Cranach il vecchio.



La Fonte della giovinezza è una leggendaria sorgente simbolo d'immortalità e di eterna gioventù che appare nella mitologia medievale e classica di molte culture.

Secondo la leggenda l'acqua della fonte, le cui sorgenti si troverebbero nel giardino dell'Eden, guarisce dalla malattia e ringiovanisce chi ci si bagna.

La locazione della mitica fonte è stata oggetto di discussioni sin dai tempi antichi, ma dopo la scoperta delle Americhe si è creduto che essa potesse trovarsi in Florida, terra scoperta all'inizio del XVI secolo dall'esploratore spagnolo Juan Ponce de León in occasione di una delle tante esplorazioni a nord di Cuba proprio alla ricerca della mitica fonte.

È tuttavia da chiarire, che i resoconti riportati dagli esploratori spagnoli dopo il contatto con le civiltà natie dell'America sono stati modificati nel corso del tempo e quindi la leggenda originale è stata soggetta a profondi cambiamenti.



Il racconto di Juan Ponce de León



Juan Ponce de León ritratto in un anomino dipinto del 1513.



Gli scritti stilati dall'esploratore Juan Ponce de León parlano della favolosa ricerca della fonte della giovinezza già attuata da molti uomini prima di lui.

Il primo governatore di Porto Rico sarebbe andato alla ricerca della fonte insieme ai propri cartografi nell'arcipelago dei Caraibi, poiché la credenza originale vedeva la fonte nascosta sopra un monte invalicabile situato in un'isola perduta.

Affascinato dai racconti dei nativi portoricani e aiutato da carteggi di antichi saggi, l'esploratore partì con la propria flotta alla ricerca della fonte, ma dalle esplorazioni si scopre però la Florida.

Nel libro Memoir (1575) di Hernando de Escalante Fontaneda, si dà credibilità al mito della fonte aggiungendo che León era sulla strada giusta, poiché la mitica fonte si sarebbe in realtà trovata in Florida.

Fontaneda ha vissuto per 17 anni a Puerto Rico, e verso l'età adulta il mercantile che lo trasportava naufragò vicino alla Florida, da qui inizia anche il racconto dell'italo-americano. Nel libro si parla del fiume Giordano, un corso d'acqua che attraversa la penisola paludosa e le cui acque dotate di poteri curativi e benefici venivano usate dai popoli indigeni per curare le ferite e le malattie; tuttavia Fontaneda durante l'intero racconto sottolinea il proprio scetticismo circa queste storie ma non critica la buona volontà dello spagnolo.[1]

Lo storico Antonio de Herrera y Tordesillas nel libro Historia general de los hechos de los Castellanos en las islas y tierra firme del Mar Oceano sostiene l'operato di De León narrando di indiani della Florida che regolarmente si recavano alla fonte per tornare giovani e avere figli.[2] Una testimonianza dello stesso Herrera parla di uomini anziani arrecanti i segni di una lunga vita, che per quanto malandanti tornavano giovani, forti e fertili una volta bagnatisi con l'acqua della fonte.[3]

Altre versioni della leggenda


Altre versioni della leggenda molto diverse da quelle caraibiche sono presenti nelle culture della civiltà europea e asiatica antica e medievale.

Una prima leggenda narrata da Erodoto parla di una fonte sotterranea introvabile situata in Etiopia, era infatti creduto che gli etiopi e gli abitanti dell'africa centrale in generale fossero molto longevi e con questo racconto si tentava di darne una spiegazione.[4]





Al-Khidr e Alessandro Magno mettono un pesce dentro la fonte per ridargli la vita.




Altri racconti concernenti una fonte di acqua miracolosa sono contenuti nei testi di Alessandro, e molti ricercatori di tesori sino all'età delle scoperte ne hanno letto i contenuti per trovare un'indicazione precisa.[1]

Nel racconto mediorientale e asiatico del romanzo di Alessandro si parla dell'"Acqua della vita", una mitica fontana possibile da trovare solo dopo aver superato le "Terre oscure", un mitico tratto dell'Abkhazia che si racconta essere patria di mostri e spiritelli.

Al mito della fonte della giovinezza si aggiungono altre leggende europee legate all'immortalità, come la Panacea dell'antica Grecia, la pietra filosofale di Nicolas Flamel fino all'elisir di lunga vita.

Un ulteriore racconto che si aggiunge alla lunga lista di fonti miracolose è la Piscina di Betzaeta, luogo cui si racconta nel Vangelo secondo Giovanni della guarigione operata da Gesù su un uomo colpito da paralisi.

Durante il medioevo, il Prete Gianni ha ridato notorietà alla leggenda così come altre storie mitiche circolanti intorno alla sua figura, aiutato anche dal romanzo Travels of Sir John Mandeville di John Mandeville.

Alcune storie riportate da esploratori spagnoli e portoghesi raccontano di sorgenti mitiche situate nel cuore dell'Amazzonia e dell'Etiopia di Prete Gianni; le versioni cinesi e giapponesi parlano del giardino dell'Eden nascosto nell'asia centrale.

Nella cultura popolare


  • Il film Il mistero della fonte è interamente basato su una misteriosa fonte d'acqua immersa nel bosco di una cittadina sperduta negli Stati Uniti d'America, la cui acqua se bevuta o solo toccata cura malattie e ferite semplici, ma anche gravi e mortali.
  • Il film The Fountain racconta del viaggio di un conquistador in Guatemala alla ricerca di un albero la cui linfa donerebbe la vita eterna. Nel film sono presenti riferimenti sia alla mitologia maya che alla Bibbia.
  • Il film Cocoon - L'energia dell'universo, tratto da un romanzo di David Saperstein, racconta di una piscina che rende la giovinezza a chi vi si immerga, grazie alla presenza di alcuni bozzoli lasciati dagli alieni.




Barbanera


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo personaggio dell'anime e manga One Piece, vedi Marshall D. Teach.

bussola Disambiguazione – Se stai cercando "l'Almanacco di Barbanera", vedi Barbanera.


Barbanera (litografia del XVIII secolo)





Edward Teach, meglio noto come Barbanera (1680 circa – 22 novembre 1718), fu un celebre pirata britannico, che ebbe il controllo del Mar dei Caraibi per un breve periodo fra il 1716 e il 1718, durante la cosiddetta età d'oro della pirateria.





La bandiera di Edward Teach.



Storia e leggenda


I dati sulla sua vita sono molto incerti e influenzati dalle leggende che furono in seguito elaborate attorno al suo nome. Nacque probabilmente nel 1680, a Bristol secondo alcune fonti, a Port Royal secondo altre. Si è discusso anche del suo cognome; sarebbe Teach secondo la maggior parte degli storici, ma vi è chi sostiene si chiamasse in altri modi, tra cui Drummond, Thatch o Tirsh. Si sarebbe sposato 14 volte; l'ultima moglie sarebbe stata appena sedicenne.

Il suo ingresso nella pirateria fu forse sulle navi corsare giamaicane che combattevano per mare contro i francesi. Nel 1716 si alleò con Benjamin Hornigold, con il quale assaltò circa 20 navi in 18 mesi. Si impossessò in particolare di un vascello proveniente dalla Guiana francese, il Concorde, per ribattezzarlo Queen Anne's Revenge. Oltre ad arrembare le navi in alto mare, Barbanera assaltò porti in diverse regioni, fra cui Turkill, Grand Cayman, Bahamas, Carolina. Nel 1718 assediò il porto di Charleston nella Carolina del Sud; in quell'occasione catturò un amministratore della città con il figlio di quattro anni e chiese come riscatto un baule di medicine.

Aveva fama di essere uno dei pirati più feroci, e alla sua immagine e alle sue imprese (reali e leggendarie) si deve in gran parte lo stereotipo del "pirata cattivo" nella cultura. I suoi modi terrorizzavano le sue vittime ma anche lo stesso equipaggio; si dice che usasse sparare con la pistola alle gambe dei suoi uomini come misura punitiva o semplicemente per mantenere la disciplina a bordo. In una occasione avrebbe fatto riempire con fuoco e zolfo la stiva della sua nave allo scopo di creare un'atmosfera infernale, e avrebbe sfidato i suoi a una gara di resistenza in mezzo al fumo (ovviamente vincendo). Si dice che bevesse rum mischiato con polvere da sparo e che la sua barba fosse così lunga che egli se la attorcigliava attorno alle orecchie; che quando andava in battaglia si mettesse dei pezzi di miccia accesi sotto il cappello in modo da essere sempre avvolto da una fitta nuvola di fumo (particolare che rendeva il suo aspetto al tempo stesso bizzarro e spaventoso). I cronisti dicono che Blackbeard "durante le azioni indossava una fascia intorno alle spalle con appese tre paia di pistole nelle loro fondine a mo di bandoliera", ma soprattutto che nascondeva degli spezzoni di miccia sotto al cappello ai quali dava fuoco al momento dell'attacco, presentandosi al nemico avvolto dal fumo, risultando un'immagine terrificante.





La cattura di Barbanera




Il 20 luglio 1718 Barbanera rifiutò l'amnistia offertagli da Woodes Rogers, Governatore di Nassau e delle Bahamas. Il governatore della Virginia Alexander Spotwood ordinò al tenente di vascello della Marina inglese Maynard di catturare Barbanera, vivo o morto. A bordo della nave da guerra Pearl, Maynard raggiunse Barbanera il 21 novembre del 1718, nell'insenatura di Ocracoke, e riuscì a ucciderlo dopo una sanguinosa battaglia. Si racconta che Barbanera non morì prima di aver subito 25 ferite, di cui 5 da arma da fuoco, e che il suo corpo fece tre volte il giro della nave prima di inabissarsi. La testa mozzata del pirata venne infissa sulla punta del bompresso della Pearl. Nella sua carriera Barbanera aveva catturato quasi 140 navi.

Nel marzo 2007 i responsabili del Queen Anne's Revenge Shipwreck Project hanno annunciato l'intenzione di recuperare la Queen Anne's Revenge entro tre anni. La nave si trova al largo delle coste della Nord Carolina ed attualmente è coperta di coralli.[1]

Barbanera nella cultura


Il personaggio Barbanera ricorre spesso nella letteratura, nel cinema e in altre forme di finzione; in genere viene rappresentato secondo lo stereotipo del pirata crudele, depositario di un misterioso tesoro, e maledetto al punto di riapparire, non di rado, come fantasma.

 

 

 

Letteratura



Cinema



Videogiochi



Altro


  • Nel miniserie della DC Comics del 1986 Watchmen, è presente un fumetto inventato dal titolo "I Racconti del Vascello Nero". In questo esiste una nave pirata proveniente dall'inferno, con una ciurma di dannati e capitanata da Edward Teach.
  • Nel manga e anime One Piece (All'arrembaggio), Barbanera, alias Marshall D. Teach è uno dei principali antagonisti della storia, ex-membro della ciurma di Edward Newgate meglio noto come Barbabianca.

Note


  1. ^ Entro 3 anni recuperata la nave di Barbanera. Il Corriere della Sera. URL consultato il 04-03-2007.

Bibliografia