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mercoledì 6 agosto 2014

Le profezie sull'eterna guerra tra Israele e Palestina

"Quando vedrete Gerusalemme
circondata da eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina" (Luca 21:20).


PROBABILI CONSEGUENZE DELLA PRESENTE GUERRA TRA ISRAELIANI E PALESTINESI
Ondate devastanti di attentati terroristici e ritorsioni militari a Gerusalemme tornano puntuali,
giorno dopo giorni, a destare l'attenzione del mondo sul sempre bollente Medio Oriente.
Notizie sempre più tragiche sulla guerra contro il terrorismo internazionale, inducono molti a
chiedere se il mondo cesserà mai di essere tormentato.
Molti si domandano che cosa possono significare tutti questi conflitti per il futuro dell’umanità.
Gli eventi nel Medio Oriente, in modo particolare, stanno spingendo verso la biblica "battaglia di Armaghedon"? L’èra presente è ormai prossima alla sua fine, come Gesù ha profetizzato?
Alcuni giorni prima della sua crocifissione, Gesù Cristo condusse i suoi discepoli sul Monte
degli Ulivi ad est di Gerusalemme, per far loro osservare la città dall’alto. Egli aveva appena
previsto la distruzione del tempio che si innalzava maestoso davanti a loro attraverso la valle di
Kidron. Ancora scossi dalle parole del Maestro, i discepoli gli chiesero: "Dicci, quando accadranno
queste cose? E quale sarà il segno della Tua venuta e della fine del mondo?" (Matteo
24:3). Per "fine del mondo" i discepoli di Gesù si riferivano alla fine dell’"èra presente", ancora
dominata dal Diavolo, "il seduttore del mondo" (Apocalisse 12:9).
Gesù allora rispose loro proferendo la famosa profezia del Monte degli Ulivi. In essa Egli ha
descritto una serie di eventi che sarebbero accaduti da quel secolo in poi sino agli "ultimi giorni"
dei governi umani; tempo ancora futuro, che vedrà il Suo personale e glorioso ritorno sulla
terra. Fra i "segni" preannunciati da Gesù ce n’è uno molto specifico, che aiuta a discernere
l’approssimarsi del profetizzato "tempo della fine"; ed è questo: "Quando vedrete Gerusalemme
circondata da eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina" (Luca 21:20).
Anche il profeta Zaccaria ha preannunciato questo stesso evento futuro (Zaccaria 14:2-5).
Quando Gerusalemme sarà invasa da eserciti stranieri, afferma la profezia, quelli della Giudea
[gli abitanti dell’attuale Stato d’Israele] dovrebbero fuggire sulle montagne. Quei giorni saranno
pieni di violenza perché, da quel tempo in poi, le profezie bibliche sulla fine del mondo si adempiranno
rapidamente. Sarà un periodo di tribolazione inimmaginabile per Gerusalemme, perché
sarà occupata da eserciti stranieri (Luca 21:21-24).
Alcuni credono che tali eventi si siano avverati definitivamente con la presa di Gerusalemme
nel 70 d.C., da parte dell’Impero Romano. Ma questo fatto adempì solo alcuni aspetti della profezia
di Cristo. Quest’ultima infatti preannuncia anche avvenimenti su scala mondiale, che
dovranno avverarsi nel nostro futuro, poco prima del ritorno di Gesù Cristo.
Dove siamo diretti?
Dove ci stanno portando gli eventi del Medio Oriente? Anche se non possiamo sapere con
assoluta certezza come avverranno gli eventi della fine del mondo, molti episodi recenti sembrano
indicare che possiamo essere vicini alla fine, più di quanto non l’avevamo immaginato.
Il continuo spargimento di sangue in tutta la regione mediorientale sottolinea la mutevolezza
della situazione attuale. L’enorme divisione tra la cultura e i valori occidentali e quelli di molte
nazioni islamiche indica che la pace durevole rimarrà a lungo sfuggente. Nel frattempo, una
crescente retrocessione in tutto il mondo ci ricorda che l'occidente rimane fortemente dipendente
dal petrolio arabo, il “sangue” vitale delle sue economie.
Esplosioni di violenza continuano fra gli Israeliani ed i Palestinesi nonostante le ripetute
richieste di pace. I negoziati di pace hanno continuato a fallire e un accordo politico fra le due
parti, salvo intervento esterno, sembra quanto mai improbabile. Nel frattempo, Palestinesi e
Israeliani continuano ad attaccarsi gli uni gli altri, uccidendo il loro rispettivi patrimoni più preziosi,
i loro giovani! La lista delle tragedie e delle occasioni mancate nella regione prosegue
senza sosta.
Imperialismo moderno
Soltanto alcune settimane prima dell’attacco terroristico dell’11 settembre agli Stati Uniti, la
Global Intelligence Co. di Stratfor ha pubblicato un rapporto sul suo sito Internet che analizza
una linea di confine del conflitto, che va dai Balcani al Caucaso e poi fino a Gerusalemme. Il
rapporto ha evidenziato che queste zone facevano parte del vecchio Impero Ottomano, crollato
dopo la Prima Guerra Mondiale. Appena l'Impero Turco ha imposto la sua versione di pace
alle popolazioni di quella regione, le potenze moderne, compresi gli Stati Uniti e parecchi paesi
dell’Europa occidentale, hanno subito iniziato a discutere su un nuovo tentativo per imporre una
“pace” simile a questa regione di antichi conflitti etnici.
Il rapporto ipotizza che i conflitti potrebbero prendere una di tre direzioni. "La prima possibilità
è la guerra continua senza risoluzione. La seconda è l'ascesa di una potenza locale che
imporrebbe una pace su tutta la regione. La terza possibilità, quella che potrebbe adempire la
profezia biblica, "è che una potenza esterna più forte potrebbe imporre il proprio potere sulla
regione". "Quest’ultima", continua l'articolo, "è l’unica alternativa possibile: l'intervento diretto
da parte di una potenza esterna, finalizzato ad imporre l'ordine in tutto l’ex Impero Ottomano".
L’unica potenza esterna capace di imporre l’ordine è la NATO. Ma la quantità di truppe
richieste per imporre una "pace NATO" a questa regione dell’ex Impero Ottomano sarebbe sbalorditiva.
Indebolirebbe fatalmente la forza militare dell’Occidente.
La storia inoltre ha mostrato che qualsiasi paese collochi truppe nel Medio Oriente corre il
grave rischio che esse siano attaccate da membri di cellule terroristiche. Nel 1983 il bombardamento
delle caserme militari a Beirut che ha ucciso 241 marines degli Stati Uniti è un esempio
calzante.
Dove potrebbe venire una forza militare tale da essere abbastanza grande da imporre l’ordine
nel Medio Oriente oggi? Quale potenza oserebbe far appello alla volontà politica e morale
per fermare la lotta fra Israeliani ed Arabi, ed imporre la pace nel punto più caldo del mondo?
Oggi gli Stati Uniti sembrerebbero essere l'unica potenza mondiale abbastanza grande per
osare una tale mossa. Tuttavia non saranno di certo loro a dare luogo ad un’azione simile.
Perché? Dobbiamo rivolgerci alla Bibbia per una risposta e comprensione profetica.
Conflitto armato a Gerusalemme
Per comprendere quale potenza invaderà il Medio Oriente e la stessa città di Gerusalemme,
con la pretesa di “imporre” la pace e la sicurezza, occorre leggere e comprendere una delle più
lunghe profezie della Bibbia, in Daniele 11, concernente appunto il "tempo della fine".
In questa profezia sono menzionati due blocchi di nazioni da lungo tempo antagonisti, identificati
uno come il "re del mezzogiorno" e l’altro come il "re del settentrione" del nord (vedi
anche l’articolo La lotta Nord-Sud per il Medio Oriente, a pagina 6).
In Daniele 11:40 leggiamo di eventi del "tempo della fine", cioè quando colui che guiderà il
blocco di paesi del "mezzogiorno", attaccando il blocco dei paesi del "settentrione", provocherà
un contrattacco furioso "come la tempesta" che permetterà a quest’ultimo di invadere molti
paesi del Medio Oriente. La profezia dice che l'Egitto, la Libia e l'Etiopia cadranno davanti a lui
(versetti 42-43). Egli "entrerà pure nel paese splendido", cioè nella Terra Santa, quindi anche in
Gerusalemme (versetti 40-41), e "pianterà le tende del suo palazzo", il suo controllo militare,
"fra i mari e il bel monte santo", cioè tra il Mediterraneo e il Mar Morto e la città di Gerusalemme
(versetti 43-45).
Quando tutto questo accadrà ci sarà la cosiddetta "abominazione della desolazione" profetizzata
da Gesù Cristo. In Matteo 24:15-16, infatti, Gesù ammoniva: "Quando dunque avrete
veduta l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in
luogo santo, allora quelli che saranno nella Giudea, fuggano sui monti". L’ammonimento di
Cristo di scappare sulle montagne si collega allo stesso evento accennato in Luca 21:20, dove
preannuncia che Gerusalemme sarà di nuovo circondata dagli eserciti stranieri.
Eventi precursori
Un primo adempimento di questa profezia di Daniele si era già verificato molto tempo prima
della nascita di Gesù, durante cioè il regno del re Antioco IV Epifane, nel 167 a.C. (Daniele
11:31). Dalle parole di Gesù, apparve chiaro ai Suoi discepoli, che "l’abominazione della desolazione",
accaduta secoli prima, era destinata a ripetersi in futuro (vedi pag. 7).
Dopo la predizione di Gesù, un’"abominazione della desolazione posta in luogo santo",
avvenne nel 66-70 dopo Cristo, quando gli eserciti romani, condotti dall’imperatore Tito, invasero
e saccheggiarono Gerusalemme distruggendo perfino il tempio. I rituali del tempio sono
cessati e rimasti inattivi fino ad oggi.
Nemmeno quest’evento ha però adempiuto in modo totale la profezia, la quale si riferisce in
special modo ad un’abominazione della desolazione del "tempo della fine" - poco tempo prima
cioè del ritorno glorioso di Cristo e della fine del mondo - eventi che ancora attendono d’esser
adempiuti.
Ricordiamo, infatti, la profezia che Gesù enunciò in risposta alla domanda, "Dicci, quale
sarà il segno del tuo ritorno e della fine dell’età presente?" (Matteo 24:3). La risposta di Gesù
fu chiara: Eserciti stranieri sarebbero tornati a circondare Gerusalemme - non nel 70 d.C. soltanto,
ma in special modo nel "tempo della fine", poco tempo prima cioè del Suo ritorno e della
fine di quest’èra! La risposta di Gesù ai Suoi discepoli si riferiva al "segno" che avrebbe indicato
il culmine di questi eventi.
Prima del 1948, quando non esisteva ancora l’attuale Stato d’Israele, questa profezia non
avrebbe potuto materializzarsi. Adesso però essa sembra potersi concretizzare da un momento
all’altro. La disputa internazionale, che spinge il resto del mondo a togliere il controllo di
Gerusalemme dalle mani dei Giudei, nonché a ridurre quest’ultimi nuovamente vassalli di altre
nazioni, è il "segno" che il ritorno di Gesù Cristo e la fine dell’èra presente sono vicinissimi!
Quando gli eserciti stranieri circonderanno di nuovo Gerusalemme, forse nel tentativo di
garantire la pace nella regione, vedremo l’adempimento totale dell’"abominazione della desolazione
posta nel luogo santo", come predetto da Daniele e da Cristo. Ciò significa che, proprio
nell’area dove sorgeva il tempio, verrà collocata ed esaltata la pratica idolatrica promossa da
un grande leader religioso. Quest’ultimo è biblicamente chiamato "l’uomo del peccato... colui
che s’innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio ed oggetto di culto; fino al punto da porsi a
sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo ch’egli è Dio" (2Tessalonicesi 2:3-4).
Con grande abilità egli sedurrà e farà apostatare [sviare] moltissimi dalla fede originale.
Questa profezia si riferisce ad un personaggio che parlerà ed agirà come "vicario di Dio in
terra". In realtà, Dio lo chiama il "figliuolo della perdizione... l’avversario" (vv. 3-4) . Questo personaggio,
che nel tempo della fine diverrà "oggetto di culto" da parte di molti popoli e nazioni e
lingue, sarà però annientato al ritorno glorioso di Gesù Cristo (v.8).
Ricordiamo quindi che, secondo le profezie bibliche, il "tempo della fine" sarà caratterizzato
dal fatto che le forze militari di nazioni straniere interverranno nella Terra Santa, forse con l'intenzione
annunciata di imporre una pace forzata a causa della disputa apparentemente senza
fine che circonda Gerusalemme ed il Medio Oriente. Quando questo accadrà, avremo il "segno"
che stiamo vivendo nel profetizzato "tempo della fine" e che il ritorno glorioso di Gesù Cristo è
vicino.
Le cause scatenanti
La profezia biblica predice la nascita di una coalizione di nazioni, nel tempo della fine, sul
modello dell’antico Impero Romano, che giocherà un ruolo significativo sulla scena degli eventi
mondiali. Alcuni credono che tale potenza sarà rappresentata dall’ONU o dalla
Globalizzazione, altri dagli Stati Uniti d’America, altri ancora dall’intero blocco della NATO e c’è
chi predice che essa sarà rappresentata dall’Unione di varie nazioni europee. Quest’ultima
sembra diventare la più probabile candidata. In futuro questa potenza profetizzata diventerà
così influente e forte, che tutte le altre nazioni dovranno avere a che fare con essa. C’è la possibilità
che questa potenza, notevolmente più ampia di qualsiasi altra mai vista nella storia, si
sviluppi nel continente europeo?
Fino adesso le nazioni europee hanno sistemi democratici e leader amanti della libertà e
della pace. Le nazioni europee hanno infatti tentato innumerevoli volte di fare da paciere nel
conflitto Israeliano-Palestinese. Alcuni mesi fa l'Unione Europea è stata utile nella negoziazione
dell’espulsione di un esercito israeliano da Beit Jala, un sobborgo palestinese di
Gerusalemme prevalentemente cristiano. L'accordo di ritirarsi è stato mediato dai ministri degli
affari esteri di Germania, Francia e Italia.
Questa è stata un’importante pietra miliare per la diplomazia europea nel Medio Oriente.
Non è un caso che la Germania, la nazione più potente dell'Unione Europea, abbia ospitato un
vertice dei leader tribali afghani nel novembre e dicembre scorsi per elaborare un governo del
dopo-guerra e per stabilire la condivisione del potere per l'Afghanistan.
L'intero mondo occidentale ha un interesse strategico nel Medio Oriente a causa del suo
petrolio, linfa vitale per le economie occidentali. Nella Guerra del Golfo, soltanto una decina
d’anni fa, molte potenze occidentali si sono unite per impedire la dominazione irachena sulle
altre nazioni che producono petrolio, e per garantirne la libera circolazione nel resto del mondo.
Molte nazioni europee in particolare dipendono da questo petrolio, avendo poche risorse
domestiche o non avendone affatto. Le potenze occidentali potrebbero trovarsi costrette ad
usare la forza per accedere a quei rifornimenti per non vedere le loro economie appassire e
morire.
Si sa che i paesi musulmani dell'Iran, dell'Iraq, della Siria e del Sudan hanno già o stanno
attivamente cercando di costruire o comprare dispositivi nucleari e armi biologiche e chimiche
mortali. Il Pakistan li ha già. Alcuni di questi paesi continuano anche a richiedere la conquista
musulmana forzata di Gerusalemme. Ironicamente, a causa degli sforzi di pace dell’America e
dell’Europa nella regione, molti paesi islamici, tra i quali l'Arabia Saudita, il Kuwait, l'Egitto, la
Giordania ed il Pakistan, sono armati pesantemente con i più sofisticati armamenti militari,
garantendo così che il prossimo scoppio di guerra sarà veramente sanguinoso.
Nel corso dell'anno scorso siamo stati testimoni di un incessante aumento del conflitto fra
Ebrei e Palestinesi nel Medio Oriente. In quello stesso periodo è avvenuto l'attacco al World
Trade Center di New York e al Pentagono a Washington D.C.. Le cronache degli attacchi terroristici
si sono diffuse in tutta l’Europa.
Molta gente si è resa conto che il nostro è un mondo diviso e pericoloso, e che il Medio
Oriente, Israele e Gerusalemme in particolare, sono al centro di molta di quella divisione e di
quel pericolo.
Gerusalemme rimarrà, per il prossimo futuro, una "coppa di stordimento" e "una pietra
pesante per tutti i popoli" (Zaccaria 12:2-3). "Pesante" fino al punto che, secondo la profezia
biblica, questa situazione condurrà all'intervento di una nuova e spaventosa potenza straniera
proveniente dal settentrione, la quale assumerà, per breve tempo, il controllo di gran parte del
Medio Oriente. La città di "Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili per quarantadue mesi"
(Apocalisse 11:2). Questo indicherà che il glorioso ritorno di Cristo è vicino.
Infatti, è scritto che Gesù Cristo discenderà sul Monte degli Ulivi con la potenza ed immortalità
di Dio ed Egli, assieme ai Suoi santi allora risuscitati, neutralizzerà tutte le forze militari in
gioco e stabilirà il Suo regno su tutte le nazioni e i popoli. Soltanto allora il Medio Oriente e il
resto del mondo conosceranno la giustizia e la pace. BN

mercoledì 26 dicembre 2012

Chi erano i re magi? La stella cometa era un UFO?




Nonostante nell’immaginario collettivo la figura dei Magi sia così conosciuta tra i Vangeli canonici è solo Matteo a parlarne. E lo fa in modo frammentario non offrendo informazioni relativamente all’origine e all’identità di questi personaggi “…venuti da Oriente… seguendo il suo astro…” (Mt 2,1-12)
Per svolgere la nostra indagine sull’identità dei Re Magi partiremo proprio da questa affermazione sul luogo della loro origine che trova conferma nel “Vangelo dell’infanzia Armeno”, un testo apocrifo non accettato dalla dottrina cattolica. In questo testo vi è però la descrizione più dettagliata dei Magi tra tutti i testi della tradizione ed è la fonte per la quale possiamo conoscere i nomi dei Magi, nomi di cui non c’è traccia nel Vangelo di Matteo”.
“Quando l’angelo aveva portato la buona novella a Maria era il 15 di Nisān, cioè il 6 aprile, un mercoledì, alla terza ora. Subito un angelo del signore si recò nel paese dei persiani, per avvertire i re Magi che andassero ad adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre…
… In quel momento il regno dei persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’oriente, e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi. Essendosi uniti insieme per ordine di Dio, arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre…”
Sappiamo quindi che i Magi venivano dalla Persia, una regione che nel primo secolo a.C. si estendeva dal Caucaso fino all’India, comprendendo le valli mesopotamiche e l’attuale Iran
.





 
FONTE :  http://ufoplanet.ufoforum.it  

I RE MAGI

3 Dicembre 2012 02.36 - Di: Sheenky
 Natale, tempo di doni, alberi addobbati e, per la tradizione cristiana, di presepi, ricchi di pastori e pecorelle venuti alla grotta di Betlemme
Articolo di Paolo Brega

Natale, tempo di doni, alberi addobbati e, per la tradizione cristiana, di presepi, ricchi di pastori e pecorelle venuti alla grotta di Betlemme per celebrare la nascita di Gesù Bambino posto nella mangiatoia tra il bue e l’asinello in perfetta sintonia con la tradizione iconografica cristiana.
Nel mio presepe di quando ero bambino gli ultimi personaggi a festeggiare la venuta del Salvatore erano i Re Magi: con i mantelli colorati, i turbanti, le lussuose vesti intessute d’oro, i doni preziosi e i cammelli, venivano posti sempre più vicino alla capanna, un po' alla volta ogni giorno, fino a giungere, giusto in tempo per l’Epifania, a consegnare i doni a Gesù.

"Adorazione dei Magi" di Andrea Mantegna
Trittico degli Uffizi, Galleria degli Uffizi, Firenze

Ma nonostante nell’immaginario collettivo la figura dei Magi sia così conosciuta tra i Vangeli canonici è solo Matteo a parlarne. E lo fa in modo frammentario non offrendo informazioni relativamente all’origine e all’identità di questi personaggi “…venuti da Oriente… seguendo il suo astro…” (Mt 2,1-12)
Per svolgere la nostra indagine sull’identità dei Re Magi partiremo proprio da questa affermazione sul luogo della loro origine che trova conferma nel “Vangelo dell’infanzia Armeno”, un testo apocrifo non accettato dalla dottrina cattolica. In questo testo vi è però la descrizione più dettagliata dei Magi tra tutti i testi della tradizione ed è la fonte per la quale possiamo conoscere i nomi dei Magi, nomi di cui non c’è traccia nel Vangelo di Matteo”.
“Quando l’angelo aveva portato la buona novella a Maria era il 15 di Nisān, cioè il 6 aprile, un mercoledì, alla terza ora. Subito un angelo del signore si recò nel paese dei persiani, per avvertire i re Magi che andassero ad adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre…
… In quel momento il regno dei persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’oriente, e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi. Essendosi uniti insieme per ordine di Dio, arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre…”
Sappiamo quindi che i Magi venivano dalla Persia, una regione che nel primo secolo a.C. si estendeva dal Caucaso fino all’India, comprendendo le valli mesopotamiche e l’attuale Iran.



La religione dominante nell’Impero Persiano era lo Zoroastrismo. Lo Zoroastrismo (definito anche Zoroastrianesimo o Mazdaismo) è una religione e filosofia basata sugli insegnamenti del profeta Zoroastro o Zarathustra, nato in Azerbaigian, ed è stata in passato la religione più diffusa nel mondo. Fu fondata prima del sesto secolo a.C. nell'antica Persia (attuale Iran).
Questa fede è chiamata dai fedeli zarathushti din (religione zoroastriana) dal nome del suo fondatore Zarathustra (derivato dal tardo medio-persiano, o lingua pahlavi, Zardukhsht anche Zardusht; anche dalla lingua fārsì: Zardosht). I fedeli sono chiamati "zoroastriani" (lingua fārsì: zartoshti, zardoshti; lingua gujarati: jarthushti).
Lo Zoroastrismo è indicato tradizionalmente anche con il termine Mazdayasna daēnā (medio-persiano dēn ī Māzdēsn, religione degli adoratori di Mazdā) e loro stessi come mazdayasna (adoratori di Mazdā, medio-persiano māzdēsn), indicandosi quindi come seguaci del dio creatore denominato Ahura Mazdā ("Saggio signore" o "Signore che crea con il pensiero"). Da qui la sua denominazione corrente di Mazdaismo o Mazdeismo ritenuta come l'unica corretta da alcuni iranisti.
Nodo centrale della religione è la costante lotta tra bene e male. Agli inizi della creazione, il Dio Supremo ("Ahura Mazda") che significa dal sanscrito "Grande Divinità", è caratterizzato da luce infinita, onniscienza e bontà; esso crea lo Spenta Mainyu ovvero lo "spirito benefico", opposto ad Angra Mainyu (o Ahriman) uno spirito malvagio delle tenebre, violenza e morte.
Il conflitto cosmico risultante interessa l'intero universo, inclusa l'umanità, alla quale è richiesto di scegliere quali delle due vie seguire. La via del bene e della giustizia (Aša) porterà alla felicità (Ušta), mentre la via del male apporterà infelicità, inimicizia e guerra.
Lo Zoroastrismo è stato per secoli la religione dominante in quasi tutta l'Asia centrale, dal Pakistan all'Arabia Saudita, fino alla rapida affermazione della religione islamica nel VII secolo.
Lo Zoroastrismo, nel tempo diffusosi soprattutto tra i popoli iranici d'Europa (Sciti e Sarmati, per esempio) e d'Asia, fu la religione favorita dalle due grandi dinastie dell'antica Persia, gli Achemenidi ed i Sasanidi. Comunque, poiché non sono sopravvissute fonti scritte persiane contemporanee di quel periodo, è difficile descrivere la natura dell'antico zoroastrismo in dettaglio.
La descrizione di Erodoto della religione persiana include alcune caratteristiche proprie dello zoroastrismo, come l'esposizione dei morti. I re achemenidi riconobbero la loro devozione ad Ahura Mazda nelle iscrizioni; comunque essi furono anche partecipi dei rituali religiosi locali a Babilonia e in Egitto, ed aiutarono gli Ebrei a ritornare nella loro terra natia, ricostruendo i loro templi, fatti che sembrano escludere che ci fosse stata da parte loro una imposizione dell'ortodossia religiosa sui sudditi.
Alcuni fra i concetti maggiori zoroastriani, assunti dalla tradizione vedica, ricordano da vicino i principi Enkiliti sanciti durante la Rinascita post-diluviana, con la quale il dio-Anunnako Enki, desiderava replicare l’età dell’oro precedente al Diluvio, come già descritto in precedenti pubblicazioni del Progetto Atlanticus.
La filosofia zoroastriana è riassunta da uno dei principali motti della religione: "Buoni pensieri, buone parole, buone opere".
Parità sessuale. Uomini e donne hanno uguali diritti all'interno della società.
Attenzione per l'ambiente. La natura svolge un ruolo centrale nella pratica dello zoroastrismo. Le più importanti feste annuali zoroastriane riguardano celebrazioni della natura: il nuovo anno nel primo giorno di primavera, la festa dell'acqua in estate, la festa d'autunno alla fine della stagione, la festa del fuoco in mezzo all'inverno.
Lavoro e carità. Pigrizia e lentezza sono malviste. La carità è vista come opera buona.
Condanna dell'oppressione tra esseri umani, della crudeltà verso gli animali e del sacrificio degli animali. Punti nodali della religione sono l'eguaglianza di tutti gli esseri senza distinzione di razza o credo religioso e rispetto totale verso ogni cosa.
Liturgia. Nello zoroastrismo l'energia del creatore è rappresentata dal fuoco. I devoti del culto solitamente pregano alla presenza di qualche forma di fuoco (o davanti a fonti di luce). Il fuoco comunque non è oggetto di venerazione, ma è utilizzato semplicemente come simbolo e punto centrale del culto zoroastriano.
Il legame al mondo Anunnako, o comunque Sumero può essere ravvisabile in uno dei principali simboli dello zoroastrismo che ricorda molto da vicino il cerchio alato del simbolismo sumero-babilonese.



E’ interessante sapere a questo punto che Magi è la traslitterazione del termine greco magos (μαγος, plurale μαγοι), che si tratta di un titolo riferito specificamente ai sacerdoti dello Zoroastrismo tipici dell'Impero persiano. Lo stesso Ludolfo di Sassonia nel suo Vita Christi, già nel 1300 affermava:
"I tre re pagani vennero chiamati Magi non perché fossero versati nelle arti magiche, ma per la loro grande competenza nella disciplina dell'astrologia. Erano detti magi dai Persiani coloro che gli Ebrei chiamavano scribi, i Greci filosofi e i latini savi”
In Erodoto la parola magoi era associata a personaggi dell'aristocrazia della Media ed, in particolare, ai sacerdoti astronomi della religione zoroastriana, che erano anche ritenuti capaci di uccidere i demoni e ridurli in schiavitù. Poiché il passo di Matteo implica che fossero dediti all'osservazione delle stelle, la maggioranza dei commentatori ne conclude che il significato inteso fosse quello di "sacerdoti di Zoroastro", e che l'aggiunta "dall'Oriente" ne indicasse naturalmente l'origine persiana. Addirittura, la traduzione dei Vangeli di Wycliffe parla direttamente di "astrologi", non di "saggi".
Gli antichi magi erano persiani, e poiché i territori ad oriente della Palestina biblica coincidevano con l'impero persiano, ci sono pochi dubbi sull'origine etnica e sulla religione di appartenenza dei personaggi descritti nel vangelo di Matteo.
Siamo pertanto in presenza non di Re, quanto di uomini saggi, esperti delle antiche arti scientifiche, comprendenti precetti alchemici e astronomici, probabilmente retaggio di conoscenze ancora più arcaiche, forse di un tempo perduto, a cui la stessa vicenda di Gesù Cristo sembra essere collegata.
Tra le scienze conosciute dai Magi vi era certamente l’astronomia. La tradizione infatti ricorda che fu proprio il loro interesse per i fenomeni ‘celesti’ a guidarli verso la Grotta di Betlemme. Ma siccome nessuna cometa transitò nel cielo nel tempo in cui si narra vide la luce Gesù Cristo, cosa attirò l’attenzione di questi esperti scienziati di 2000 anni fa?
Secondo calcoli moderni, infatti, la cometa di Halley, la più brillante fra quelle che hanno un periodo di rivoluzione breve, apparve nell’87 e nel 12 a. C., per tornare solo nel 66 d. C., quindi fuori dall’arco di tempo utile.
Intorno all’Anno Uno passò invece la cometa di Encke, ma non era visibile a occhio nudo. E infatti nessuno la notò. Si è pensato anche a una possibile cometa irregolare, ma ricerche nei testi laici antichi non hanno portato a trovare citazioni dell’astro.
L’inutile “caccia al tesoro” dura da secoli, anche perché la materia prima abbonda: infatti la comparsa di comete fu diligentemente annotata sin da tempi remoti sia in Cina che in Occidente. Limitando il campo alla letteratura latina, gli autori che trattarono l’argomento furono almeno quattro: Tacito, Svetonio, Plinio il Vecchio e Flavio Giuseppe.
Un’altra ipotesi venne formulata dall’astronomo polacco Keplero che nel 1604 osservò l’esplosione di una supernova, ma anche questa ipotesi dovette essere scartata: il fenomeno osservato dai Magi dura molti mesi mentre una supernova è in condizioni di massima luminosità solo poche settimane. Keplero cercò quindi soluzioni alternative intuendo una possibilità nuova e molto accattivante.
Lui stesso osservò una spettacolare congiunzione tra Giove e Saturno avvenuta nella costellazione dei Pesci alcuni giorni prima del Natale del 1603 e facendo dei conti a ritroso si rese conto che un simile fenomeno era avvenuto anche nel 7 a.C. e poteva benissimo avere avuto un grande significato simbolico per i Magi.
Negli anni ‘70 l’astronomo inglese dell’università di Sheffield, David Hughes, ha ricostruto l’evento con estrema ed anglosassone precisione. I Magi avrebbero previsto in anticipo le tre date del massimo avvicinamento di Giove e Saturno, cioè il 27 maggio, il 6 ottobre e il 1 dicembre del 7 a.c. Essi avrebbero interpretato la visibilità dei pianeti all’opposizione, cioè a partire dalla sera, come la data di nascita del Messia.
Questo evento si verificava intorno alla metà di settembre: così essi avrebbero intrapreso il viaggio durante l’estate ed avrebbero raggiunto Gerusalemme nel mese di novembre. Una volta giunti nella città furono interrogati da Erode, incuriosito dal loro viaggio. I Magi avrebbero rilevato oltre alla probabile data di nascita di Gesù anche il fatto che i due pianeti erano prospetticamente vicini in cielo già dalla primavera precedente.
Fu per questa notizia che Erode decise, per mettersi al sicuro riguardo alla venuta di un nuovo re che lo avrebbe detronizzato, di mettere a morte tutti i bambini di Betlemme al di sotto dei due anni. Secondo alcuni documenti recuperati in Cina, una “stella temporanea” apparve nel cielo intorno agli anni della nascita di Gesù, tra il 4 e il 5 prima dell’Era Volgare.
Forse non sapremo mai se ciò che raccontano le Sacre Scritture sia realmente autentico, o il frutto di numerose stratificazioni culturali che hanno trovato la loro sintesi nei Vangeli. è indubbio, però, che un evento nella volta celeste sconvolse in quegli anni la vita di numerose persone.
L’ipotesi meno accreditata è ovviamente quella ufologica, che peraltro può essere suggerita dagli stessi testi apocrifi, visto e considerato che nel Vangelo dell’infanzia Arabo Siriano, la stessa stella che li guidò da Oriente e Betlemme, li conduce nuovamente a casa, dopo essersi mutata in un angelo. Indi per cui difficilmente stiamo parlando di un semplice seppur straordinario evento celeste.
La stella di Natale che condusse i tre magi dall’Oriente verso la Palestina, non viene ad essere altro che un UFO e non un elemento astronomico o sovrannaturale. Infatti, l’oggetto è rimasto in cielo per mesi e mesi, spostandosi da un luogo all’altro per guidare separatamente i tre magi nel loro viaggio. Inoltre la “stella” viaggiava mantenendosi sempre bassa sull’orizzonte ed emettendo luce solo verso i magi, altrimenti sarebbe stata notata dagli astronomi del tempo.
L’oggetto luminoso, che aveva la forma dello scudo di Davide, volava poco sopra le teste dei magi e si fermò sopra il luogo della natività. In pratica la stella cometa era un aeromobile discoidale luminoso (una delle forme più comuni degli UFO) che infatti a seconda delle occasioni spariva, si fermava e poi riprendeva il cammino.
E’ altresì interessante notare che quando i magi andarono a Gerusalemme , dove furono interrogati da Erode il Grande, la “stella” sparì per poi ricomparire quando i magi abbandonarono Gerusalemme, e guidarli così dove era nato Gesù. Nei testi apocrifi si apprende il motivo per cui i magi decisero di inseguire la “stella”: i magi furono contattati ed istruiti sulla loro missione dagli occupanti di quella che viene descritta come una astronave luminosa.
Significativo a tal proposito il passo del Vangelo dell’Infanzia armeno nel quale si dice:
“Melkon aveva con sé mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio.
Il secondo, il re degli indi, Balthasar, aveva come doni in onore del bambino del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell’incenso e altri profumi. Il terzo re, il re degli arabi, Gaspar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di gran valore e perle fini. Quando tutti furono giunti nella città di Gerusalemme l’astro che li precedeva celò momentaneamente la sua luce.
Essi perciò si fermarono e posero le tende. Le numerose truppe di cavalieri si dissero l’un l’altro: - E adesso che facciamo? In quale direzione dobbiamo camminare? Noi lo ignoriamo, perché una stella ci ha preceduti fino ad oggi, ma ecco che è scomparsa e ci ha lasciati nelle difficoltà. »
Dove peraltro si afferma che i doni consegnati a Gesù non furono solamente i canonici oro, incenso e mirra, ma tutta una serie di altri oggetti preziosi, tra cui non meglio precisati libri scritti e sigillati dalle mani di Dio.
Forse libri in cui vi era contenuta tutta la saggezza di un tempo perduto. Quella saggezza di cui avremmo bisogno noi oggi e che non fu permesso nemmeno a Gesù Cristo di rivelare…


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