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domenica 6 novembre 2011

Film e mistero : IL DOMANI CHE VERRA'




In sala cinematografica ho ascoltato giudizi negativi sul film come "improponibile trama", forse troppo paradossale. Eppure se guardiamo indietro nella storia nemmeno i cittadini di Berlino nel dopoguerra avrebbero mai ritenuto proponibile un muro che dividesse la città. Gli americani a Pearl Harbor ritenevano improponibile un attacco aereo dei giapponesi eppure ciò avvenne. Se agli ebrei e tutti gli avversari politici dei nazisti avessero detto ciò che il futuro gli avrebbe riservato avrebbero ritenuto il tutto "improbabile".
Inutile nascondersi, oramai stiamo tutti avvertendo (speriamo sbagliando) lo scoppio di una nuova guerra mondiale. Nel film l'esercito nemico neonazista ha connotati orientali. Si allude forse alla nuova potenza mondiale della Cina ? In effetti avrebbe uomini e mezzi per simulare la Germania di Hitler. Si tratta invece di un esercito di fantasia senza allusioni? Personalmente non lo credo proprio.


 MYSTERIUM


Australia, contea di Wirrawee. Nella campagna vicino Melbourne la vita scorre lenta e monotona, ma otto ragazzi hanno trovato un modo di sconfiggere la noia che li assale ogni estate: una gita nella natura selvaggia del bush australiano. Macchina, bagagli, tende, provviste, tutto è pronto per una nuova avventura. L'inferno è la loro destinazione: una radura luminosa e isolata che sarà la loro casa per una settimana, un paradiso chiamato Inferno. Davanti al fuoco a raccontarsi storie, a scambiarsi i primi baci e leggere classici di altri tempi, gli otto ragazzi non sanno che al loro ritorno la vita non sarà più la stessa. Le loro case vuote, i loro animali domestici morti, un’aurea di desolazione che avvolge ogni cosa. L’Australia è stata occupata dalle forze militari, i cittadini sono stati rinchiusi in prigione: tra i detenuti ci sono i loro genitori, i loro fratelli e sorelle. Affrontando paure e indecisioni, gli otto ragazzi decidono di combattere, sapendo di essere i soli nelle cui mani c’è ancora una possibilità di salvezza, di riprendersi il loro domani.






 La mia recensione


Il domani che verrà è una lettura illuminante, da divorare con il fiato sospeso fino all'ultima pagina. Ambientata a Wirrawee, bella e selvaggia contea rurale dell'Australia ricca di fattorie e campi coltivati, la storia si apre presentandoci il folto gruppo dei giovani protagonisti, ben sette all'inizio, pronti a passare qualche giorno nell'aspra natura Australiana; Ellie, che sarà anche la voce narrante del romanzo, e Corrie decidono di organizzare una gita memorabile: una discesa all'Inferno, radura da sogno isolata dal mondo. Una serie di coincidenze spingerà le due ad allargare il ristretto gruppo di amici che avrebbero dovuto prendere parte alla spedizione e così entreranno in scena Lee, un affascinante ragazzo asiatico e intellettuale, Fi, una leggiadra ragazza di città, Homer, irruento ragazzo greco e amico d'infanzia di Ellie, Kevin, egocentrico fidanzato di Corrie e Robyn una ragazza forte nel corpo e nello spirito. Solo più avanti nella storia al gruppo si unirà anche Chris, bizzarro coetaneo scampato al delirio che piomberà sulla contea di Wirrawee in loro assenza. I giorni trascorsi all'Inferno saranno infatti gli ultimi momenti sereni che i ragazzi vivranno, perché tornati alla realtà scopriranno che nulla di ciò che si erano lasciati alle spalle è più come lo ricordavano.

Di ritorno dalla memorabile vacanza, i protagonisti verranno catapultati in una realtà di desolazione e distruzione. Le strade che hanno percorso da quando sono nati sono deserte, gli animali che hanno amato e curato morti, le case in cui sono cresciuti vuote e le loro famiglie scomparse. Marsden ci trascina bruscamente nel cuore della storia, che veine travolta quasi immediatamente da un ritmo serrato e intense scene d'azione di grande effetto.
Ai ragazzi saranno concessi pochi istanti di confusione, di panico incontrollabile, di paura allo stato puro che strappa il respiro e lacera il cuore. Terrorizzati, isolati dal mondo, senza corrente elettrica o linea telefonica, i sette cercheranno di scoprire cosa si è abbattuto sulla vita che conoscevano. Le loro ricerche porteranno a una dura e indigesta verità che prenderà il sopravvento: un violento esercito ha invaso la loro città, una guerra forse più grande di quanto si potrebbe immaginare è in atto e le loro famiglie sono state imprigionate. La la necessità di mettersi in salvo e la volontà di liberare i propri cari spingerà Ellie e gli altri ad agire con innato coraggio e sangue freddo. L'autore trasforma così un gruppo di ragazzi in un manipolo di guerriglieri che lottano per la propria vita, senza perdere però credibilità o umanità.

La voce di Ellie, protagonista determinata e convincente, accompagna il lettore nell'esperienza cruda e profonda della guerra. E' facile entrare immediatamente in sintonia con i sentimenti di Ellie, confusi e burrascosi, così come è semplice comprendere le sue insicurezze e il bisogno di darsi delle risposte. Oltre al viaggio reale, che spingerà i ragazzi a scappare per salvare il proprio domani, il libro offre anche il biglietto per un intenso viaggio interiore fatto di interrogativi, sensi di colpa, verità scomode e rivalutazione di ciò che realmente conta al mondo. Marsden dimostra la sua abilità di scrittore e anche la sua grande conoscenza del mondo giovanile, proponendoci dei protagonisti credibili e molto reali a cui ogni essere umano può sentirsi vicino.  

L'autore  ha dato dunque vita a un romanzo che si discosta da quelle opere dal linguaggio forzatamente giovanilistico i cui personaggi sono improbabili e stereotipati, offrendo al lettore importanti spunti di riflessione tramite una storia incredibilmente realistica e ricca di sensazioni forti adatte sia a un pubblico maschile che femminile.
Certo è singolare immaginare un gruppo di ragazzi che si trasforma in un piccolo esercito,  raziona il cibo, organizza spedizioni di guerriglia, ma paradossalmente il risultato è più che soddisfacente: è sensazionale. Marsden però non dimentica che pur sempre di giovani protagonisti si tratta, mantenendo accesa in loro quella irrazionalità tipica dell'adolescenza e dotandoli di sentimenti e desideri a volte anche inappropriati, come quelli sessuali o goliardici. Sono proprio questi sentimenti che consentono al lettore di appassionarsi alla storia di otto ragazzi, che per scampare alla guerra diventeranno dei soldati inarrestabili. 
Essendo il finale molto aperto, mi auguro che la Fazi non voglia pubblicare un libro all'anno, perché l'idea di dover attendere ben sette anni per concludere questa storia mi fa davvero rabbrividire di terrore.



Esercito cinese. La Cina è la nuova potenza mondiale. Ci sarà anche il rischio che segua le orme della Germania nazista ?


Dal film IL DOMANI CHE VERRA' - I ragazzi miracolosamente scampati ai leger di internamento dell'invasore, vengono rintracciati e attaccati con bomardamenti dei caccia.

 

Cina, lo scontro con l'Occidente è solo una questione di tempo

 
Per dieci anni ho sostenuto che la  Cina è il primo esempio di un fascismo maturo. E il più grande riconoscimento immaginabile è stato tributato a questa teoria dalla stessa Repubblica Popolare. Quando di questa mia teoria pubblicai una versione aggiornata (apparsa per la prima volta sul Wall Street Journal nel 2002 e successivamente ripubblicata sulla National Review Online in forma diversa) sulla Far East Economic Review nel maggio del 2008, l’intero numero fu vietato in Cina.
In occasione della visita di Hu Jintao a Washington, appare opportuno rivisitare un tema come questo che mi sembra sia stato abbondantemente confermato dagli eventi.

Maggio 2008
Pechino abbraccia il fascismo classico
di Michael A. Ledeen
Nel 2002 ho elaborato una teoria per la quale la Cina potrebbe essere qualcosa di mai visto prima: un maturo Stato fascista. Gli eventi verificatisi di recente da quelle parti, e specialmente la rabbia della massa in risposta alle critiche occidentali, sembrano confermare quella teoria. Fatto ancor più significativo, durante i sei anni intercorsi i leader cinesi hanno consolidato la propria influenza sugli organi di controllo politici, economici e culturali. Invece di abbracciare il pluralismo come in tanti si erano aspettati, l’élite corporativa cinese è diventata ancor più radicata.
Benché continuino a definirsi comunisti e benché il Partito comunista guidi ancora il paese, il fascismo classico potrebbe essere un punto di partenza per il nostro tentativo di comprendere la Repubblica Popolare. Immaginate l’Italia dopo cinquant’anni dalla rivoluzione fascista. Mussolini sarebbe morto e sepolto, lo stato corporativo sarebbe per lo più intatto, il partito sarebbe saldamente al comando e l’Italia sarebbe governata da politici di professione, parte di un’élite corrotta, invece che dai veri fedeli che avevano marciato su Roma. Non sarebbe più un sistema basato sul carisma ma si appoggerebbe invece quasi per intero sulla repressione di natura politica, i capi non sarebbero idealisti ma freddi e cinici e farebbero continuo ricorso a frasi fatte sulla grandeur del “grande popolo italiano”, “chiamato senza sosta a emulare la grandezza dei propri avi”.
Sostituite con il “grande popolo cinese” e tutto suonerà familiare. Di certo non abbiamo a che fare con un regime comunista da un punto di vista politico o economico. Né i leader cinesi, compresi coloro che avevano seguito il riformatore radicale Deng Xiaoping , sembrano minimamente interessati a percorrere il sentiero, pericoloso e accidentato, che conduce dallo stalinismo alla democrazia. Essi sanno che Mikhail Gorbaciov cadde quando cercò di controllare l’economia mentre elargiva libertà politica. Stanno cercando di fare l’opposto: mantenere una solida presa sul potere politico permettendo al tempo stesso aree relativamente libere per l’economia delle imprese. Sono metodi politici, i loro, piuttosto simili a quelli utilizzati dai fascisti europei ottant’anni fa.
A differenza dei tradizionali dittatori comunisti – Mao, tanto per fare un esempio – che avevano estirpato la cultura tradizionale per rimpiazzarla con uno sterile marxismo-leninismo, ora i cinesi abbracciano entusiasticamente e persino compulsivamente, le glorie della lunga storia cinese. La loro appassionata riaffermazione della grandezza delle dinastie del passato ha lasciato stupefatti e sconcertati gli osservatori occidentali perché non rientra nel modello di un “sistema comunista in evoluzione”.  
Ma anche i leader fascisti degli anni Venti e Trenta avevano usato proprio lo stesso accorgimento. Mussolini aveva ricostruito Roma per dare uno spettacolare promemoria visivo delle glorie passate e aveva sfruttato la storia antica per giustificare la conquista della Libia e dell’Etiopia. L’architetto preferito di Hitler aveva realizzato costruzioni neoclassiche in tutto il Terzo Reich e il suo compositore d’opera preferito organizzava festival per celebrare il passato mitico della nazione. ……
Come i loro predecessori europei, i cinesi reclamano un più ampio ruolo nel mondo in virtù della loro storia e della loro cultura, non soltanto sulla base della loro potenza attuale o delle loro conquiste in campo scientifico o culturale. La Cina addirittura gioca con alcune tra le più bizzarre nozioni dei primi fascismi, come il programma per rendere il paese autosufficiente nella produzione del grano: la stessa ricerca dell’autarchia che aveva ossessionato sia Hitler che Mussolini.
Certo è che il mondo è molto cambiato rispetto alla prima metà del secolo scorso. È più difficile (e talvolta impossibile) andare avanti da soli. Le passioni per la totale indipendenza rispetto al mondo esterno sono temperate dalle realtà dell’odierna economia globale, e l’appetito della Cina per il petrolio e per altre materie prime è assolutamente leggendario. Ma i cinesi, come i fascisti europei, sono intensamente xenofobi e, ovviamente, preoccupati che la propria gente finisca per rivoltarglisi contro se dovessero imparare troppo dal resto del mondo. Essi, di conseguenza, lavorano duro per dominare il flusso dell’informazione. Basta chiedere a Google, costretta a collaborare con i censori per poter lavorare in Cina.
Alcuni studiosi della Cina contemporanea considerano quello di Beijing un regime molto nervoso, forse persino instabile, e sono incoraggiati in tale convinzione quando vedono eventi recenti come l’esplosione del sentimento popolare contro le modeste rimostranze dei monaci tibetani. Quella visione è ulteriormente rafforzata da simili proteste contro il comportamento cinese, dai diritti umani all’inquinamento dell’aria, dalla preparazione dei Giochi Olimpici al fallimento dei controlli di qualità cinesi in materia di beni alimentari e giocattoli.
In tutti questi casi, verrebbe la tentazione di concludere che il regime è preoccupato per la propria stessa sopravvivenza e che, al fine di radunare passioni nazionalistiche, si sente obbligato a dipingere il paese come una vittima globale. E forse hanno ragione. La prova più solida alla base della teoria dell’insicurezza ai più alti livelli della società cinese è la pratica dei “principini”, i figli ricchi delle élites al comando, di comprare case in posti come gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia. Non si tratta delle case di lusso privilegiate dai funzionari e dai facoltosi uomini d’affari dei paesi mediorientali ricchi di petrolio. Si tratta piuttosto di tipiche case “normali”, del genere che il potenziale emigrante potrebbe voler tenere di riserva in caso nel proprio paese le cose dovessero andare male.
Dall’altro lato, la cultura del vittimismo ha sempre fatto parte della cultura fascista. Proprio come la Germania e l’Italia nel periodo tra le due guerre, la Cina si sente tradita e umiliata e cerca di vendicare le sue molte ferite storiche. Non si tratta necessariamente di un autentico segnale d’ansia, è piuttosto parte integrante di quella sorta di ipernazionalismo che è sempre stato connaturato a tutti i regimi e movimenti fascisti. Non siamo in grado di posare lo sguardo all’interno delle anime dei tiranni cinesi, ma ho il dubbio che la Cina sia un sistema fortemente instabile, lacerato tra gli impulsi democratici del capitalismo da una parte e le pratiche repressive del regime dall’altra. È un fascismo maturo, non un forsennato movimento di massa, e l’attuale regime non è composto da fanatici rivoluzionari. I leader cinesi d’oggi sono gli eredi di due rivoluzioni molto diverse, quella di Mao e quella di Deng. La prima è stato un esperimento comunista fallito, la seconda è una trasformazione fascista il cui futuro è ancora tutto da decidere.
Se il modello fascista fosse esatto, non dovremmo minimamente sorprenderci per la recente retorica o per le manifestazioni di massa. La Germania di Hitler e l’Italia di Mussolini erano in tutto e per tutto sensibili a ogni segnale di critica dall’estero come lo sono attualmente i cinesi. Perché in entrambi i casi il vittimismo fa sempre parte della definizione di tali Stati e perché è una tecnica fondamentale di controllo della massa. Le violente denunce degli occidentali che criticano la repressione cinese potrebbero non rappresentare un segnale d’ansia interna o di debolezza. Potrebbero al contrario essere un segnale di forza, una dimostrazione della popolarità del regime. Va ricordato che il fascismo europeo non cadde a causa di una crisi interna, ci è voluta una guerra sanguinosa per buttarlo giù. Il fascismo godeva di una popolarità tanto allarmante che né gli italiani né i tedeschi seppero produrre più di una resistenza simbolica fin quando non cominciarono a perdere la guerra. Potrebbe essere benissimo che la condanna di massa degli appelli occidentali a una maggiore tolleranza politica sia di fatto un segnale di successo politico.
Dal momento che il fascismo classico ha avuto un arco di vita tanto breve, è difficile sapere se uno stato fascista stabile e duraturo sia possibile. Da un punto di vista economico lo Stato corporativo, di cui l’attuale sistema cinese è un esempio da manuale, potrebbe dimostrarsi più flessibile e adattabile di quella rigida pianificazione centrale che ha condannato il comunismo nell’Impero Sovietico e altrove. La nostra breve esperienza con il fascismo rende difficile valutare le possibilità di evoluzione politica, e la Repubblica Popolare è piena di segreti. Ma strateghi dotati di prudenza farebbero assai bene a dare per assodato che il regime durerà un po’ più a lungo, forse molto più a lungo.
Se si tratta di un regime popolare, fascista, deve forse il mondo tenersi pronto per qualche scontro difficile e pericoloso con la Repubblica Popolare? Gli Stati fascisti del XX secolo erano estremamente aggressivi…non è possibile che anche la Cina cercherà estendere il proprio dominio allo stesso modo?
Credo che la risposta a questa domanda sia “sì, ma”. A molti leader cinesi potrebbe essere gradita la vista della propria influenza che si estende attraverso la regione e oltre. L’esercito cinese sta mettendo a punto, e neanche tanto di nascosto, il potenziale per sconfiggere le forze americane in Asia al fine d’impedirne l’intervento in qualunque conflitto alla sua periferia. Nessun serio studioso della Cina dubita dell’enorme ambizione sia della leadership che delle masse. Tuttavia, al contrario di Hitler e Mussolini, i tiranni cinesi non hanno urgente bisogno di una veloce espansione geografica per dimostrare la gloria del proprio paese e l’autenticità della propria visione. Almeno per ora, il successo in patria e il riconoscimento globale dei traguardi cinesi sembrano essere sufficienti. Dal momento che il fascismo cinese è meno ideologico dei suoi predecessori europei, i leader cinesi sono di gran lunga più flessibili di Hitler e Mussolini.
Nondimeno, la breve storia del fascismo classico suggerisce che è solo questione di tempo prima che la Cina cercherà lo scontro con l’Occidente. Si tratta di qualcosa connaturato al dna di regimi del genere. Prima o poi i leader cinesi si sentiranno obbligati a dimostrare la superiorità del loro sistema. Superiorità vuol dire che gli altri devono mettersi in ginocchio e soddisfare i desideri della nazione dominante.
Ma allora le democrazie come devono trattare con la Cina? Il primo passo è liberarci della nozione che vuole la ricchezza come il più sicuro garante della pace. L’Occidente ha trattato con l’Unione Sovietica e le ha anche riconosciuto dei meriti, ma ciò non ha impedito al Cremlino di espandersi nel Corno d’Africa né di sponsorizzare gruppi terroristici in Europa e in Medio Oriente. Una Cina ricca non sarà automaticamente meno incline a far guerra a Taiwan oppure, per lo stesso motivo, a dichiarare o minacciare guerra nei confronti del Giappone.
Anzi, potrebbe esser vero il contrario: più la Cina diventa ricca e forte, più rafforza la propria potenza militare, e più probabili potrebbero diventare guerre del genere. Ne consegue che l’Occidente deve prepararsi alla guerra con la Cina, sperando in tal modo di scoraggiarla. Un grande romano disse una volta: se vuoi la pace, preparati per la guerra. Rispetto a uno stato fascista cinese che vuole giocare un ruolo globale, questo è un consiglio sensato.
Nel frattempo, dovremmo fare tutto il possibile per convincere il popolo cinese che ai suoi interessi a lungo termine fa miglior gioco una maggiore libertà politica, non importa quanto irritante e caotica possa essere a volte. Credo che su questo possiamo credere ai leader cinesi. Ogni regime tanto palpabilmente preoccupato del libero flusso dell’informazione sa bene che le idee sulla libertà possono essere molto popolari. Mettiamo alla prova quell’ipotesi e parliamo direttamente al “miliardo”, ai cinesi. Al giorno d’oggi di sicuro possiamo trovare il modo di arrivare a loro.
Se non compiamo questi passi, il rischio per noi aumenterà di certo e le esplosioni di rabbia, manipolate o spontanee, si ripeteranno. E alla fine prenderanno la forma di azioni concrete.
© Faster, Please!
Traduzione Andrea Di Nino

domenica 30 ottobre 2011

Israele e la terza guerra mondiale


La Terza Guerra Mondiale comincerà così. Israele si sentirà minacciata dall’Iran che appoggia ufficialmente il governo Siriano e, sottobanco, organizza le proteste dei Palestinesi. L’esercito israeliano interverrà per fermare le rivolte nella striscia di Gaza, i continui sconfinamenti delle truppe Siriane nella strisca, a difesa dei palestinesi, irriteranno il governo di Gerusalemme che chiederà all’ONU di intervenire. Naturalmente dietro tutto questo ci sono loro










FONTE: http://www.linchiesta.net

Scritto da Maurizio Agrò   
Mercoledì 17 Agosto 2011 16:09

La Crisi economica del 2011 sta ridisegnando i confini economici e la stabilità degli stati a vantaggio di chi? Dove vanno a finire i soldi “bruciati”? E’ possibile che nessuno stato si ponga queste domande? No, infatti i governi non solo sanno ciò che accade, ma addirittura sono in accordo su come pilotare il futuro. I parametri fondamentali che chiudono l’equazione sono 2, il primo è la constatazione che esiste un malcontento globale nelle popolazioni, il secondo è un dato di fatto, da una crisi economica molto pesante si esce solo con una guerra. Pensare ad una guerra in stile Seconda Guerra Mondiale è piuttosto banale ed approssimativo, nessun paese europeo attaccherebbe l’altro e la stessa cosa sarebbe per gli Stati Uniti, gli interessi economici e i legami personali sono troppi e troppo stretti. Dove e come si combatterebbe questa nuova guerra?
Prima di dare una risposta affrettata è necessario produrre qualche prova. È possibile prendere a modello 3 categorie:

1) Profezie e numerologia;
2) Dati oggettivi;
3) Profezia che si auto adempie;
Per il punto 1 è tutto abbastanza semplice, le profezie, da Nostradamus a Malachia, predicono una guerra terribile con la distruzione della Chiesa e del mondo, chi ad opera dell’uomo e chi ad opera della natura. Però non è necessario scomodare tali affermazioni, basta usare solo il buon senso e un po’ di logica. Nell’uso comune si è soliti dire “non c’è 2 senza 3”, applicandolo scopriamo al tipo di guerra a cui andiamo in contro: 2 sono state le Guerre Mondiali, 2 sono state le Guerre del Golfo, questo elenco di eventi porta sempre il numero 2. In definitiva per l’assioma precedente ci sarà una Terza Guerra Mondiale che si combatterà nel Golfo. Il punto 2, dati oggettivi, conferma la teoria. Infatti non a caso le rivolte del medio oriente sono chiamate “Primavera Araba”, la fascia orientale del nord Africa è attualmente destabilizzata, già in una situazione di guerra urbana e fortemente motivata. A questo aspetto si aggiunge proprio la crisi economica. L’unico modo per uscirne è seguire l’esempio della Germania Nazista, rompere i trattati e gli accordi internazionali, iniziare un riarmo e dichiarare guerra ad un paese starniero. Questa soluzione però non è più praticabile nei paesi eruopei, dunque diventa difficile entrare in guerra con un motivo valido. La crisi Libica dimostra la difficoltà per l’Europa di gettarsi in trincea. La soluzione americana resta invece la più probabile, nonché la più giustificabile. Un attacco alla libertà è motivo sufficiente per un’adeguata risposta militare. Altro dato oggettivo è il temuto Armageddon ovvero il giorno del giudizio, la guerra tra il bene e il male. Questo evento è a cavallo tra il punto 1 (profezie) e il punto 2 (dati oggettivi). Quali dati abbiamo per pensare che sia imminente una catastrofe simile? Bisogna andare in Israele per trovare le radici di questa miccia. L’odio tra israeliani e palestinesi è un dato di fatto, ma anche lo schierarsi dell’Iran contro Israele non è mai stato un mistero. Attualmente la città in rivolta più vicina allo stato di Gerusalemme è Damasco, in Siria, l’estendersi della rivolta potrebbe dunque contagiare proprio la Palestina e la Striscia di Gaza. Israele è dotata di armi atomiche. Il terzo punto, la profezia che si auto adempie. Se conosco una profezia vuol dire che posso decidere di farla avverare. La Terza Guerra Mondiale comincerà così. Israele si sentirà minacciata dall’Iran che appoggia ufficialmente il governo Siriano e, sottobanco, organizza le proteste dei Palestinesi. L’esercito israeliano interverrà per fermare le rivolte nella striscia di Gaza, i continui sconfinamenti delle truppe Siriane nella strisca, a difesa dei palestinesi, irriteranno il governo di Gerusalemme che chiederà all’ONU di intervenire. Dopo i soliti moniti dell’ONU e le solite sanzioni a Sira e Iran questi due paesi si coalizzeranno e inizieranno a violare tutti gli accordi internazionali. Truppe Siriane e Iraniane invaderanno Israele che lancerà il primo missile atomico contro Damasco seguito da un missile su Teheran. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea resteranno attoniti, tutte le cellule terroristiche dormienti in occidente si attiveranno causando attentati diffusi e gettando il mondo nel vero terrore. Le borse crolleranno e si perderà fiducia nei mercati, gli Stati Occidentali vareranno misure antiterroristiche drastiche, sarà istituito il coprifuoco, limitato l’uso di energia, il commercio di importazione sarà ridotto al necessario. I regimi filo-comunisti punteranno il dito contro l’inefficienza di USA e UE sentendo il bisogno di entrare con forza nella disputa mondiale. L’ONU verrà abbandonata dai moltissimi membri dei paesi emergenti diventando il luogo simbolo del fallimento dell’occidente. Intanto il fallout radioattivo colpirà tutta l’Europa e parte dell’Africa con conseguenze facilmente immaginabili. Ovunque inizieranno dibattiti sul significato delle profezie, la fede cristiana crollerà. La Russia e la Cina vendicheranno l’attacco a Siria ed Iran lanciando un’atomica su Tel Aviv, lo stato di Israele sarà ufficialmente considerato distrutto e Gerusalemme sarà sotto il controllo di una forza Palestinese-Siriano-Iraniana. I cristiani che non sono riusciti a fuggire saranno perseguitati e uccisi insieme a tutti gli ebrei. Gli Stati Uniti porteranno le loro navi nel Mediterraneo, ma saranno indeboliti dai continui attentati sul loro suolo. Le città sulle coste del Nord Africa saranno distrutte da un attacco congiunto di Europa e USA, si formeranno solo due fronti, quello Occidentale e quello Orientale, la guerra sarà chiamata “Santa” dai musulmani, Armageddon da Americani ed Ebrei, di Liberazione dagli Europei. Città come Parigi, Bonn, Berlino, Madrid, Barcellona, Londra, Liverpool saranno gravemente ferite, Roma subirà l’offesa in Vaticano, il Papa sarà ucciso nell’esplosione di un’atomica sporca che raderà al suolo la città nel raggio di 1 km con epicentro l’obelisco della Piazza Vaticana, il centro della Cristianità sarà definitivamente distrutto e il governo Italiano sarà impotente. La capitale italiana diventerà Ancona in quanto ritenuta la città più sicura tra i grandi centri, infatti Milano, Torino e Bologna subiranno ripetuti attacchi terroristici. L’attacco al Papa farà cessare la guerra, gli Stati Uniti saranno i primi a ritirare le truppe ed insieme all’ONU verrà sancita la nascita dello stato di Palestina con capitale Gerusalemme. I due blocchi contrapposti si sgretoleranno perché la necessità di una rapida ricostruzione richiede personale specializzato proveniente da tutto il mondo. Sarà firmata una nuova pace, un trattato in cui si sceglierà di mettere al primo posto la scienza come elemento comune dell’umanità, la voglia di conoscere sarà la via nuova che l’uomo percorrerà. Le differenze religiose saranno messe da parte, la religione non avrà più alcun dominio sulla politica o sulla vita sociale, il suo ruolo sarà quello di accompagnare l’uomo verso la conoscenza. Inizierà l'era dell'Aquario. La Terza Guerra Mondiale inizierà il 13 gennaio 2013 e finirà il 21 maggio 2013. Solo 20 anni più tardi si capirà che la causa finale di quest’ultima grande guerra fu l’effetto sulla psiche umana dell’eruzione solare del 21 dicembre 2012.    




Dopo i soliti moniti dell’ONU e le solite sanzioni a Siria e Iran questi due paesi si coalizzeranno e inizieranno a violare tutti gli accordi internazionali. Truppe Siriane e Iraniane invaderanno Israele che lancerà il primo missile atomico contro Damasco seguito da un missile su Teheran. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea resteranno attoniti, tutte le cellule terroristiche dormienti in occidente si attiveranno causando attentati diffusi e gettando il mondo nel vero terrore.
http://it.euronews.net/ 
Raid israeliano nella striscia di Gaza: sei le persone uccise, una decina i feriti. Obiettivo dichiarato dell'azione: sventare il lancio di un secondo razzo da parte dei miliziani palestinesi già ritenuti responsabili di un'altra esplosione non lontano da Tel Aviv. Colpito un campo di addestramento della Jihad islamica a Khan Younis, nei pressi di Rafah. Tre razzi contro il sud di Israele e un ferito lieve, questa la risposta immediata da Gaza:


 

 

 

- - Siria, Assad avverte Occidente contro azione militare


Il presidente siriano Bashar al Assad avverte le potenze occidentali che un loro intervento militare scatenerebbe un terremoto in tutto il Medio oriente.

Un tentativo di dissuasione che giunge dopo le richieste di aiuto espresse dagli attivisiti siriani che da marzo si stanno sollevando contro il regime di Damasco. Assad ha consegnato il suo messaggio a un’intervista con il britannico Sunday Telegraph, sostenendo che la Siria non è come Egitto e Tunisia.

Un tentativo di mediazione tra il regime e l’opposizione è affidato alla Lega araba, che tenta di ottenere la fine delle violenze che avrebbero già causato 3mila morti e un preciso calendario di riforme. Secondo un quotidiano del Quweit, se questo tentativo dovesse fallire, la Lega araba avrebbe avvertito Damasco che un intervento internazionale sarebbe inevitabile.

La repressione delle proteste si è fatta anche più intensa negli ultimi giorni: gli attivisti siriani denunciano 50 vittime civili in 48 ore e scontri tra l’esercito e gruppi di disertori.
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