Nel corso dell’intervista, il giornalista investigativo Ross Coulthart affronta uno dei temi più controversi del panorama ufologico contemporaneo: le testimonianze di persone che affermano di aver avuto incontri diretti con entità non umane. Coulthart, noto per il suo approccio prudente ma aperto, racconta come negli ultimi anni abbia raccolto numerosi resoconti da testimoni che descrivono interazioni con esseri di natura diversa, spesso in contesti difficili da collocare tra realtà fisica e stato di coscienza alterato.
Il giornalista ammette che fino a pochi anni fa avrebbe liquidato come fantasiose molte di queste storie, in particolare quelle riguardanti i cosiddetti **esseri rettiliani**.
Oggi, tuttavia, sostiene di non poter ignorare la quantità e la coerenza delle testimonianze ricevute. Diversi individui, indipendenti tra loro, gli hanno riferito esperienze che includono incontri con creature dalla fisionomia rettiloide, descritte come presenti in contesti di rapimento o in stati di semi-veglia. Coulthart non ne avalla l’autenticità, ma riconosce che la ripetitività dei dettagli merita attenzione.
Accanto ai rettiliani, emerge un secondo filone di testimonianze: quello degli **“esseri blu”**, figure umanoidi alte, benevole e dotate di un aspetto caratteristico. Coulthart racconta di essere stato letteralmente sommerso da messaggi dopo averli menzionati casualmente in un’intervista. Molti testimoni descrivono incontri avvenuti in quello stato intermedio tra sogno e veglia, durante i quali queste entità avrebbero comunicato attraverso simboli, immagini o veri e propri “download” di informazioni. In un caso citato, un uomo europeo avrebbe visto simboli simili a geroglifici e li avrebbe fotografati; un contatto della NSA avrebbe poi riconosciuto analogie con antiche simbologie sumeriche.
Il quadro si amplia ulteriormente con i racconti riguardanti **esseri simili a mantidi**, figure umanoidi dalla morfologia insettoide. Anche in questo caso, Coulthart sottolinea come un tempo avrebbe considerato tali storie ridicole, mentre oggi riconosce che molti testimoni appaiono sinceri e privi di intenzioni manipolative. Alcuni di loro sostengono che queste entità siano in grado di influenzare emozioni e percezioni, inducendo calma, euforia o un senso di familiarità attraverso un contatto visivo diretto.
Un altro elemento ricorrente nelle testimonianze è la natura **non fisica** di molte esperienze. Coulthart osserva che numerosi incontri sembrano avvenire in una dimensione intermedia, non riconducibile né al sogno né alla realtà materiale, ma capace di lasciare segni fisici o di generare informazioni concrete. Questa ambiguità, secondo il giornalista, rappresenta una delle sfide principali per chi tenta di indagare il fenomeno con criteri tradizionali.
Il tema della **manipolazione della percezione** emerge con forza quando Coulthart cita un documento informativo destinato al Dipartimento della Difesa statunitense, secondo cui il fenomeno UAP potrebbe alterare gli input cognitivi umani. A sostegno di questa ipotesi, il giornalista riporta il caso di un politico australiano di alto livello che avrebbe visto un enorme disco metallico sospeso sopra una piazza, invisibile però alle persone accanto a lui. L’episodio, raccontato con riluttanza dal protagonista, suggerirebbe la possibilità di una percezione selettiva indotta da un’intelligenza esterna.
Coulthart conclude riflettendo sulle implicazioni di tali fenomeni. Pur non affermando che le entità descritte siano reali nel senso convenzionale, sottolinea che la loro capacità — presunta o effettiva — di influenzare la coscienza umana rappresenta comunque una potenziale minaccia dal punto di vista militare e strategico. Non perché necessariamente malevole, ma perché dotate, secondo le testimonianze, di un potere che sfugge alla comprensione attuale.
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